Elogiato politicamente da Claudio Mutti e Aleksandr Dughin e ricordato per le sue qualità umane da Alessandra Colla e Gabriele Adinolfi, Carlo Terraciano è stato il primo a reintrodurre in Italia una tematica che, con la riorganizzazione del Mondo multipolare in grandi spazi, è oggi più che mai attuale: la Geopolitica.
Collaboratore delle Edizioni di Ar approda ad Orion (dove spiega, nei suo scritti, "la geopolitica dall'abc all'università" secondo l'editore) partecipa alla creazione del Fronte di Salvezza Nazionale - che, al crollo dell'URSS univa le forze neocomuniste e della destra russa contro l'Occidente liberalcapitalista di Eltsin - e infine collabora con la rivista Eurasia. I suoi punti di riferimento sono Julius Evola, Adriano Romualdi e Jean Thiriart, che cercherà di riattualizzare nei tempi attuali - dove l'America e l'Occidente di Bush sono in marcia verso l'Heartland eurasiatico. Al "mare" contrappone "la terra" eurasiatica in varie sfere di influenza, propone l'Europa delle piccole patrie alleata, secondo una geopolitica orizzontale alla Russia (Eurasia) - in collaborazione con l'altra potenza di terra, la Cina. Elogia l'Islam rivoluzionario, analizza la situazione turca, descrive il conflitto in Iraq, in Palestina e le destabilizzazioni dell'Iran (oggi più che mai attuali). Anticipa i tempi con il suo scritto "La Dottrina delle Tre Liberazioni". A mio parere le uniche critiche che si possono muovere sono lo stile della sua scrittura, certe posizioni controcorrente-antagoniste e l'aver letto l'immigrazione come fenomeno esclusivamente economico e sociale fomentato dal mondialismo e dalla globalizzazione, dimenticando quindi i danni etnici che questa invasione può provocare (analisi compensate dalla collana "Iperborei ed Etiopi" delle Edizioni di Ar e, secondo me, da alcuni spunti di Guillaume Faye).
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