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In genere si entra in uno “Stripclub” per passare una serata con gli amici alla vigilia di qualche evento speciale come un matrimonio. Piu’ sovente, gli avventori di questi locali sono in cerca di ben altro che quattro schiamazzi ed avvinazzate sconcerie urlate alle spogliarelliste.
I solitari che frequentano questi posti hano spesso una moglie a casa che li aspetta; forse una moglie noiosa, forse sciatta, ma pur sempre una moglie. E magari anche dei figli.
Ma questo non é un tentativo di fare della psicologia di bassa lega.
Quando si entra in questi posti, quello che piu’ colpisce é lo sguardo annoiato delle ragazze, uno sguardo che somiglia a quello della vecchia barista che, nella sua carriera ultraventennale, ne ha viste proprio “di cotte e di crude”; con la differenza che queste ragazze sono giovani…giovanissime e di certo hanno aggiunto alla noia della barista, il calcolo della prostituta ed il disprezzo verso gli uomini, la cui dimensione é ridotta al livello di un portafoglio di pelle gonfio di soldi, per lo meno, per quella sera.
Il protocollo di uno stripclub é semplice, anche se varia a seconda dei luoghi. In Nord America le studentesse al college dotate di esteriore bellezza, spesso si avvicinano a questo universo per pagarsi gli studi, i quali (diversamente che in Italia) sono molto costosi, troppo per essere sovvenzionati dalla famiglia o dallo Stato. Ma il modello “vincente” della stripper contagia spesso e volentieri anche ragazze molto piu’ giovani.
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