Caltagirone, “mattonaro buono”?
Roma. Quelle di Pier Ferdinando Casini e del quasi suocero Francesco Gaetano Caltagirone sono vicende simili che narrano di riposizionamenti paralleli.
Il primo, dopo mesi di silenzi calcolati, parla di continuo e dice che vuole rivoluzionare la Casa delle libertà. Ma sta già pensando di guidare la ricostruzione del centrodestra, dato per franante nel 2006. E’ il presidente della Camera nel doppio ruolo di carica istituzionale e costruttore della futura centralità politica moderata.
L’altro, immobiliarista lo è in senso stretto, oltreché editore di free press e di quotidiani come il Messaggero e il Mattino. Caltagirone tace ostinatamente. Però presenzia con scaltrezza nella penombra in cui s’incrociano le grandi e redditizie manovre finanziarie.
A loro, Casini e Caltagirone, guardano gli osservatori in cerca di segnali di novità nel Palazzo e nei santuari senza più sacerdoti della finanza italiana. Entrambi rappresentano figure forti, enigmatiche, collegate tra loro come se ognuno portasse in dote l’altro, ma dove però?
A Pier Ferdinando Casini l’accusa berlusconiana di vendersi al vincitore che verrà, cioè l’Unione di Romano Prodi, non è andata giù e anzi con il segretario dell’Udc Marco Follini ne ha fatto un caso politico. Con richiesta formale di smentita, poi soddisfatta dal portavoce del Cav., Paolo Bonaiuti.
In verità Casini è stato chiaro circa il proprio obiettivo: un centro-(destra) a guida moderata alternativo alla sinistra, deberlusconizzato nella premiership e fluidificato da una legge elettorale proporzionale (che certo non spiacerà al centro del centrosinistra).
Casini ha però davanti a sé due elementi incapacitanti. Primo: Berlusconi e la Lega non si fidano di lui né del partito che rappresenta.
Dunque, per Palazzo Chigi, meglio adesso rassegnarsi.
Secondo: date le premesse, l’attuale maggioranza è destinata alla sconfitta nelle prossime politiche. La deduzione logica –confermata nel mare irrequieto del centrismo nazionale – è che Casini si stia sganciando dal Cav., un po’ per gradi un po’ strattonando, e voglia farlo prima del 2006.
In modo da presentarsi nella prossima legislatura con un manipolo di parlamentari, ma luccicante nel prestigioso ruolo di capo post-berlusconiano.
Ruolo che gli consentirebbe, perché no, di sperare nella riconferma alla presidenza di Montecitorio. Con un occhio rivolto alla Margherita e all’Udeur, che rischiano di diventare il porto dei moderati sopravvissuti alla sconfitta e un affronto al potere contrattuale della sinistra radicale.
Circospezioni simmetriche
Francesco Gaetano Caltagirone ha la fama di neutrale di peso in un teatro, quello finanziario, nel quale si è mosso con la stessa circospezione usata dal quasi genero Casini prima di avventarsi sul futuro della Cdl.
Pure su Caltagirone convergono interrogativi. Accuse nessuna. I Ds fanno il suo nome per legittimare l’Opa di Unipol su Bnl (perché una compagnia assicurativa non può investire nel risparmio, visto che la Fiat fa auto ma investe in Mediobanca, Corriere e Stampa;
Della Valle fa scarpe e borse e partecipa in Bnl e Corriere; Caltagirone costruisce case, è proprietario di giornali e ha varie partecipazioni?).
Emanuele Macaluso ha ricordato che Caltagirone era il punto di riferimento dei contropattisti di Bnl (fra cui Ricucci e gli altri) e però nessuno se ne ricorda.
Anzi, quando Francesco Rutelli imbraccia la morale applicata alla finanza, si rammenta di tutti fuorché di lui.
“Sarà in cerca di benemerenze romane” dice Macaluso al Foglio.
Salvo novità inattese, è impossibile estorcere a Caltagirone un parere su illazioni e retropensieri che lo riguardano a proposito del gioco politico-finanziario di scalate bancarie e appetiti editoriali (Rcs). Però si notano alcuni elementi che fanno di lui, come dicono pittorescamente a Roma, un “mattonaro buono”.
Buono perché ha venduto il suo 2 per cento in Rcs prima che l’establishment dominante potesse sospettarlo d’intelligenza con la gens nova.
Buono, Caltagirone, perché pur avendo brindato con Giovanni Consorte di Unipol ai 250 milioni di plusvalenza ricavati nell’affare Bnl – erano nel suo studio romano dove avevano firmato la compravendita di azioni – è riuscito a non mescolarsi troppo ai nuovi immobiliaristi nella faccenda della banca romana (è stato fra i primi a vendere).
Buono perché ha dato l’impressione di voler fare soldi senza vagheggiare rivoluzioni che danneggiassero gli equilibri esistenti. E soldi Caltagirone ne ha fatti, circa due miliardi di euro pronti per essere reinvestiti. Dove e quando? Magari di nuovo in Rcs, in autunno, se le risoluzioni della gens nova si dimostreranno velleitarie o sleali. Fosse così, l’autunno di Casini avrebbe una luce in più da riflettere nella sfida personale al Cav., e all’eventuale riserva di Prodi dopo le primarie di ottobre.
Del resto si può dire che il Corriere della Sera non abbia mai voluto male a Casini.
Se è vero che, al di là del galateo tra poteri forti, quando presero a circolare le indiscrezioni sulla successione al Cav. il quotidiano di via Solferino diede luminoso risalto ai sondaggi favorevoli a Casini.
E oggi, superato un’iniziale imbarazzo, l’Udc di Casini e Follini difende il Corriere dalle “ombre della politica”. Caltagirone osserva.
Da il Foglio
saluti




Rispondi Citando