…scelgo io
Sono finalmente servite, le anime belle che nel corso della campagna referendaria respingevano l’ipotesi che la scelta del sesso del nascituro potesse diventare qualcosa di consentito semplicemente in nome del desiderio dei genitori.
Non chiamatela eugenetica, si è detto, perché la “nostra” selezione del sesso con diagnosi preimpianto non sarebbe mai quella praticata in India, dove le femmine vengono scartate in vitro in favore dei maschi. E non chiamatelo consumismo, si è ripetuto, perché da noi la scelta del sesso serve per evitare malattie gravi, come l’emofilia per i maschi, e non per motivi
“voluttuari”.
Capita ora che in Gran Bretagna, dove si sta discutendo della prossima revisione della legge che dal 1990 regola la procreazione assistita e i temi connessi (vedi il Foglio di ieri, pagina 3), sia uscita allo scoperto la scuola di pensiero che non si fa scudo di ragioni mediche per affermare il diritto di scegliere il sesso del nascituro.
Di scegliere, non semplicemente di desiderare, un figlio maschio o una figlia femmina. L’Inghilterra, lo sappiamo, è il paese battistrada nel campo delle tecniche di procreazione assistita, anche dal punto di vista bioetico.
Conviene quindi tenere bene a mente questa formuletta:
“bilanciamento familiare”.
Possiamo star certi che se ne riparlerà.
E’ in nome del bilanciamento, infatti, inteso come numero di maschi e di femmine all’interno dello stesso nucleo familiare, che nel documento del ministero della Salute inglese si adombra la possibilità di superare il divieto di scelta del sesso per “motivi non medici”.
In nome, cioè, di uno stupefacente “diritto” al maschio dopo due femmine e viceversa.
Sono solo poche righe in un documento che affronta altri punti caldi, dalle modificazioni genetiche dell’embrione alla vendita di sperma su Internet, alla produzione di gameti a partire da cellule somatiche.
Ma quelle righe testimoniano di un importante e ineluttabile salto di qualità.
Solo tre anni fa l’Autorità inglese per la fertilità e l’embriologia aveva negato a una coppia, che aveva perso una figlia, il diritto di scegliere, tra i vari embrioni da impiantare, uno di sesso femminile.
Il diritto del nascituro a non essere predeterminato nel genere era considerato degno di tutela.
Un’ovvietà, ma in Inghilterra forse non sarà più così.
E dire che si tratta della patria delle tre sorelle Brönte: è l’ultima, Emily, ad aver scritto i libri più belli.
Ferrara su Il Foglio
saluti




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