
Originariamente Scritto da
salvo.gerli
«Basta giudici usurpatori, cambio la Costituzione»
Scoppia il finimondo, ma la gente è con il premier
Non è una novità che il premier non ne possa più della situazione in cui ci siamo cacciati dando spago a chi usa le istituzioni e i poteri come se fossero roba loro.
Spesso negli anni scorsi e recentemente si è sfogato per denunciare simile fenomeno, ma quanto ha detto ieri, parlando al Partito popolare europeo, ha superato i limiti dell`etichetta e ha lasciato il segno.
Mai nessuno aveva osato parlare con tanta chiarezza sconfinando addirittura nella brutalità.
D`altronde i minuetti della politica vecchio stile e i discorsi di circostanza ammantati di ipocrisia non sono finora serviti a scuotere il Palazzo;
ed è giusto che a questo punto il Cavaliere sia passato a un linguaggio diretto.
Le cose dette da Silvio Berlusconi avranno avuto un suono sgradevole per chi tiene più alla forma che alla sostanza, ma hanno dato sollievo alla parte maggioritaria dell`Italia che, invece, si aspettava da lui un comportamento coerente con la sua personalità di uomo concreto e capace di interpretare al meglio i peggiori travagli del Paese.
Un Paese ingessato, antiquato, impossibilitato da una Costituzione rigida e obsoleta a rinnovarsi adeguandosi alle esigenze di oggi.
Un Paese in cui la politica ha perso il primato cedendolo a una magistratura che sovente applica le leggi a suo piacimento, tradendone spesso lo spirito e la lettera, e addirittura talora le boicotta perché non le condivide.
Un Paese che affoga in un mare di regole (non di rado) contraddittorie, e nel quale l`adorazione della norma è pari alla diffusa abilità di violarla grazie a cavilli cavalcati ad arte da vari azzeccagarbugli.
Il grido di Berlusconi si è levato soprattutto contro la farraginosità del sistema nel quale prosperano e trionfano i burosauri, i sacerdoti della prassi, i conservatori dei propri privilegi, i parassiti delle poltrone.
Ormai, dopo l`attacco sferrato dal presidente del Consiglio ai custodi del vecchiume, al partito dei magistrati, alla Consulta politicizzata ed eletta secondo criteri meramente partitici, il conflitto fra i portatori di interessi legati allo status quo e gli innovatori è aperto, e non si sa dove condurrà.
Certo è che Berlusconi ha ragioni da vendere; ed è altrettanto certo che i suoi elettori gli andranno appresso nella convinzione non sia più lecito sopportare oltre i bizantinismi difesi a oltranza dai professionisti del «non fare».
Da decenni si dibatte sulla necessità di riforme condivise; siccome però è impossibile andare tutti d`accordo su tutto, si dibatte e basta, e non muta mai nulla; trascorrono gli anni, si avvicendano governi di sinistra e governi di destra ma il risultato è sempre il medesimo: zero.
Ecco i motivi che hanno indotto il premier a ribellarsi.
Si sono sprecati lustri e lustri in chiacchiere sulla lentezza della giustizia;
non c`è persona di buon senso che non ravvisi l`esigenza di sveltire i procedimenti; l`intero arco Costituzionale inorridisce davanti alle lungaggini dei processi, poi però, se il ministro Alfano studia un provvedimento per sveltire la macchina succede un pandemonio, e si scopre che molti in realtà sono innamorati dei processi interminabili.
Sembra una cattiva commedia dell`assurdo.
Il guardasigilli dice: vanno bene sei anni per giudicare un imputato?
Risposta corale della sinistra: sei matto? Sei anni sono un sospiro. Ne occorrono almeno dieci. Non si rendono conto i progressisti dei miei stivali che dieci anni sono una vita.
Si è smarrito il senso della misura e del ridicolo. Pensate.
Si è riunito il Csm (Consiglio superiore della magistratura) e ha pronunciato il suo parere: il processo breve (chiamalo breve se dura sei anni) è anticostituzionale.
Come se nella Costituzione ci fosse scritto: se la giustizia non ha un`andatura lumachesca non è giustizia.
In questa benedetta Carta ciascuno ci legge ciò che gli fa comodo.
A nessuno viene in mente che in qualsiasi altro Paese i tempi della giustizia sono cortissimi rispetto al nostro.
Negli Stati Uniti, quel Madoff che aveva truffato milioni di americani per miliardi di dollari contribuendo al disastro finanziario, nel giro di tre mesi è stato smascherato, condannato a 150 anni di prigione e incarcerato. Ripeto, tutto in tre mesi.
I nostri giudici per dare una carezza a Tanzi e rimandarlo a casa tra i suoi agi hanno impiegato anni, e l`ultima parola non è ancora stata detta.
Nonostante l`evidenza, qualcuno in Italia sostiene con serena incoscienza che sei anni sono una saetta e bisogna concederne parecchi di più.
Perché? Per essere rapidi - affermano i lumaconi - servono più soldi e modifiche nelle procedure.
Sui soldi si discuta; quanto alle modifiche, fatele perdio.
Mi domando però come si possano fare se ogniqualvolta si sfiora un codice, l`Anm (l`associazione delle toghe) strilla e si dispera quasi che i tribunali fossero di sua proprietà.
Sulla Consulta conviene stendere un velo pietoso.
Quando Berlusconi dice che undici quindicesimi di essa è composta da giudici di sinistra, dov`è l`errore? Lo sanno tutti che è così. E allora perché non si può dire? Le reazioni alle ovvietà espresse dal premierprovocano il mal di ventre. Napolitano è «profondamente rammaricato e preoccupato».
Fini sollecita chiarimenti, non condivide: e mi pareva...
Originale e fantasioso Di Pietro: «Questo è fascismo».
Occhio a Casini:
«Silvio non è il padrone del Paese».
Enrico Letta: «Un comportamento antitaliano».
Anna Finocchiaro:
«Uno show indecente».
Massimo Donati: «Deriva populista».
Mi fermo qui perché ho finito l`Alka Seltzer.
Governo Italiano - Rassegna stampa
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CE N'EST QU'UN DEBUT CONTINUONS LE COMBAT!!
LOTTA DURA SENZA PAURA!!
ncav:
ncav: