L'hanno presa con disinformazione
di Riccardo Meynardi - 25 agosto 2005
Alla sinistra appartiene il trono dell'informazione. Uno scettro potente, capace di distorcere la realtà, grazie ad un lussuoso e poco nobile privilegio che si arroga. E non si tratta semplicemente del fatto di raccontare balle senza ritegno e di non curarsi neppure di raccontarle con criterio. Né tantomeno è una questione di demonizzazione dell'avversario tramite pura denigrazione. Ma è l'unione di queste due capacità ad una terza possibilità che solo la sinistra, con le sue decine di quotidiani, periodici e con i programmi d'informazione di cui ha preso possesso, può permettersi. Solo la sinistra può estrapolare quelle piccole porzioni di realtà superficiale che fanno comodo a Prodi e Bertinotti e Fassino. Accade quotidianamente sulle pagine di opposizione ed ha una resa eccezionale.
Quando un certo numero di fonti d'informazione diffondono notizie di dubbia utilità, queste acquisiscono una certa importanza. Così accade per ogni dibattito in Parlamento, per ogni intervista, per ogni scambio di battute tra gli esponenti della maggioranza, per ogni discorso del Premier. A fine luglio, si è tenuto a Roma un grande incontro politico del maggior partito italiano. I vertici di Forza Italia si sono riuniti in presenza del loro leader. Un giorno intero di interventi importanti di ministri e parlamentari, in cui Silvio Berlusconi ha parlato per quasi due ore del panorama politico italiano ed internazionale, con marcati accenti sul problema del terrorismo, dell'economia e della situazione del programma di governo. Due ore di discorso di cui la carta stampata della sinistra ha saputo abilmente sottolineare le poche parole che il Presidente ha usato per alleggerire la tensione del suo intervento. Nel paginone dedicato all'evento dal Corriere della Sera, erano evidenti in caratteri grandi sia la battuta autoironica che Berlusconi ha fatto sullo stato della sua capigliatura sia le tre frasi che raccontavano della sua passione per la botanica. Solo questo. E così anche Repubblica, Unità and Co.
Allo stesso modo sono interpretati anche i fatti altrui. Repubblica si attacca alle parole di qualsiasi personaggio televisivo per gettare discredito sui maledetti americani. Ecco che allora titola «"Dovremmo uccidere Chavez" L'anatema del predicatore Usa», riferendosi a quanto detto da Pat Robertson («Se proprio pensa che vogliamo ucciderlo, dovremmo farlo davvero»). Sapete che questo Pat Robertson non è presidente, non è senatore, non è ministro, non è neppure segretario di nessuno, non è un politico. E' un predicatore televisivo, di quelli che si vedono nei film, si occupa di religione. Ma perché proprio i più potenti sostenitori del laicismo si preoccupano delle sue parole? Semplice, perché non possono perdere l'occasione di abbinare la parola «Usa» al verbo «uccidere». Se ne fregano dell'importanza che può avere questo tizio, se ne fregano. Basta affiancare il nome del nemico ad un termine negativo. E' strategia. E' campagna elettorale.
La sinistra non sa governare. Romano Prodi non sa governare, lo sanno tutti, lo sanno gli europei. Lo sa la Francia, lo sa la Germania, lo sa la Spagna, lo sanno tutti quelli che lo sostengono con la speranza di poterlo poi manovrare a piacimento. Non saprà governare, ma, dannazione!, sa vincere le elezioni. «Un Euro per sconfiggere Berlusconi», sarà questo lo slogan della Festa dell'Unità di quest'anno. Una raccolta fondi, come per le vittime dello tsunami. E se lo possono permettere grazie ai milioni di titoli falsi pubblicati sui quotidiani di sinistra usciti negli ultimi 10 anni.


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