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    Predefinito Perchè fallì Credieuronord

    IL SOLE 24 ORE DEL 26 AGOSTO 2005
    POLITICA & AFFARI


    Perché fallì CrediEuronord
    L'ex presidente FRANCESCO ARCUCCI critica i metodi utilizzati nella gestione della banca vicina alla Lega Nord e spiega i motivi della crisi e il ruolo di Bpi.



    di Francesco Arcucci



    In principio fu Gian Maria Galimberti. A lui Umberto Bossi e gli alti papaveri della Lega Nord diedero l'incarico di fondare la banca della Lega. E Galimberti, che forse aveva combinato qualche pasticcetto in passato nel mondo bancario con la Barclays, si mise all'opera.
    L'idea era che la politica è una bella cosa, ma, come altri partiti disponevano di strutture economiche e finanziarie già collaudate nei decenni, anche la Lega, un partito di militanti, doveva avere una sua struttura nel mondo finanziario.
    Ma fare una banca non è una cosa semplice. In base alle statistiche della Banca d'Italia il 70% delle neobanche finisce in modo inglorioso nei primi due anni, e l'altro 30% sopravvive, ma vivacchia.

    I dirigenti della Lega Nord, analfabeti finanziariamente, queste cose non le sapevano e così l'operoso Galimberti cominciò a raccogliere il capitale sociale della costituenda banca CrediNord, poi diventata CrediEuronord per evitare denunce alla magistratura da parte di una banca francese Crédit du Nord fondata nel 1840 per eccessiva assonanza dei due nomi.
    Il capitale necessario fu raccolto e non risulta che sia mai stato spiegato da Galimberti il fatto che era per i soci un investimento a rischio e non liquido poiché si trattava di quote di capitale di società non quotata in borsa e non di un credito che i leghisti facevano a CrediEuronord. D'altra parte, come non rispondere al richiamo di " Alberto da Giussano"?! La militanza ha i suoi costi, palesi o occulti che siano. E così, dopo una lunga incubazione, la banca vide la luce e avrebbe anche potuto sopravvivere e avere successo, sebbene le sue dimensioni fossero destinate a restare piccole, anche nell'ambito del gruppo delle più piccole banche popolari e delle più piccole banche di credito cooperativo.

    Ma Galimberti sembrava morso dal ragno della smania. A Pontida, a Venezia, nelle Assemblee dei soci lui solo prendeva la parola dicendo: « cresceremo tanto da far male alle altre banche » , come il topolino che ha deciso di strangolare l'elefante. Ma era quando tornava in banca che dava il meglio di sè. Non voleva Presidente ( che allora era chi scrive, poi autosospesosi) o Consiglieri fra i piedi. Lui era la banca, il padre padrone. Disponeva dei soci, delle strutture, di una segreteria megagalattica e del personale, specie femminile. Un padre padrone, quasi un proprietario della banca. E, quando riceveva delle telefonate dall'alto, il suo comportamento era quello per cui la struttura dell'ufficio fidi veniva da lui scavalcata. « Non accetto dei pareri negativi » diceva, quasi anticipando quanto si è letto nel tormentone estivo delle intercettazioni ben note. Il parere che contava era solo quello del padre padrone, il quale, poi, in Consiglio di Amministrazione si presentava con garanzie, fideiussioni, assegni di clienti ( a cui voleva dare dei prestiti) poi rivelatisi carta straccia.

    Finita ingloriosamente la vicenda di CrediEuronord, anche perché 4 o 5 clienti affidati si sono guardati bene dal restituire i milioni di euro concessi in prestito su iniziativa imperiosa del padre padrone ( e non si sa bene se siano stati denunciati, poiché molto ammanicati con la Casa delle Libertà, vedi l'ex calciatore Franco Baresi), la Lega Nord ha avuto una nuova bella pensata. Al posto del piccolo Galimberti perché non puntare sul grande banchiere Gianpiero Fiorani? In questo modo la Banca del Nord era già fatta. Si trattava soltanto di chiudere la sgradevole vicenda CrediEuronord facendola rilevare dalla Banca Popolare di Lodi ( ora Banca Popolare Italiana) e di dare una mano al grande banchiere di Lodi per acquisire la Banca AntonVeneta, diluendo le sorprendenti sofferenze della Lodi in un bacino più grande: la nuova Banca del Nord, nata dalla fusione di una banca lombarda con una ben più grande banca veneta.

    Gli amici degli amici sono miei amici, dicono i francesi, ma anche gli italiani e, quindi, gli amici di Fiorani e tutti coloro che lo favoriscono in questo ambizioso disegno sono amici della Lega. Non importa che siano palazzinari romani, speculatori di basso rango, etc. L'importante non sono gli uomini. L'importante è il disegno strategico, l'obiettivo della grande politica bancaria della Lega Nord: da una piccola banca creata dal sudore dei leghisti, a una grande banca creata dalla lungimiranza del megabanchiere della ricca e grassa terra agricola lodigiana.
    Purtroppo, come la banca CrediEuronord non è finita molto bene ( ma inni si sciolgano al salvatore Gianpiero), così la grande strategia bancaria della Lega ha incontrato in queste ultime settimane qualche piccola difficoltà.
    Machiavelli e soci sono rimasti invischiati nel loro machiavellismo.

    26 agosto 2005


    Io credo solo in parte a quello che scrive il prof. Arcucci, che ho potuto conoscere in varie occasioni.
    Mi chiedo: perchè lui non si è prontamente dimesso quando si è accorto delle palesi e spericolate irregolarità e che la Banca non andava comunque per il verso giusto? Gli alti papaveri della Lega che componevano il consiglio di amministrazione CEN cosa ci stavano a fare? O erano solo dei mentecatti che dicevano sempre di sì?
    Se le statistiche della Banca d'itaglia dicono che il 70% delle neobanche fa in breve una brutta fine, perchè il presidente Arcucci non ha mai informato i soci CEN?
    Troppo comodo dirlo ora a posteriori su IL SOLE24ORE!
    Capitale di rischio va bene, ma non capitale soggetto a truffa certa!

  2. #2
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    Predefinito Re: Perchè fallì Credieuronord

    In origine postato da Orso Brrrrr
    IL SOLE 24 ORE DEL 26 AGOSTO 2005
    POLITICA & AFFARI


    Perché fallì CrediEuronord
    L'ex presidente FRANCESCO ARCUCCI critica i metodi utilizzati nella gestione della banca vicina alla Lega Nord e spiega i motivi della crisi e il ruolo di Bpi.



    di Francesco Arcucci



    In principio fu Gian Maria Galimberti. A lui Umberto Bossi e gli alti papaveri della Lega Nord diedero l'incarico di fondare la banca della Lega. E Galimberti, che forse aveva combinato qualche pasticcetto in passato nel mondo bancario con la Barclays, si mise all'opera.
    L'idea era che la politica è una bella cosa, ma, come altri partiti disponevano di strutture economiche e finanziarie già collaudate nei decenni, anche la Lega, un partito di militanti, doveva avere una sua struttura nel mondo finanziario.
    Ma fare una banca non è una cosa semplice. In base alle statistiche della Banca d'Italia il 70% delle neobanche finisce in modo inglorioso nei primi due anni, e l'altro 30% sopravvive, ma vivacchia.

    I dirigenti della Lega Nord, analfabeti finanziariamente, queste cose non le sapevano e così l'operoso Galimberti cominciò a raccogliere il capitale sociale della costituenda banca CrediNord, poi diventata CrediEuronord per evitare denunce alla magistratura da parte di una banca francese Crédit du Nord fondata nel 1840 per eccessiva assonanza dei due nomi.
    Il capitale necessario fu raccolto e non risulta che sia mai stato spiegato da Galimberti il fatto che era per i soci un investimento a rischio e non liquido poiché si trattava di quote di capitale di società non quotata in borsa e non di un credito che i leghisti facevano a CrediEuronord. D'altra parte, come non rispondere al richiamo di " Alberto da Giussano"?! La militanza ha i suoi costi, palesi o occulti che siano. E così, dopo una lunga incubazione, la banca vide la luce e avrebbe anche potuto sopravvivere e avere successo, sebbene le sue dimensioni fossero destinate a restare piccole, anche nell'ambito del gruppo delle più piccole banche popolari e delle più piccole banche di credito cooperativo.

    Ma Galimberti sembrava morso dal ragno della smania. A Pontida, a Venezia, nelle Assemblee dei soci lui solo prendeva la parola dicendo: « cresceremo tanto da far male alle altre banche » , come il topolino che ha deciso di strangolare l'elefante. Ma era quando tornava in banca che dava il meglio di sè. Non voleva Presidente ( che allora era chi scrive, poi autosospesosi) o Consiglieri fra i piedi. Lui era la banca, il padre padrone. Disponeva dei soci, delle strutture, di una segreteria megagalattica e del personale, specie femminile. Un padre padrone, quasi un proprietario della banca. E, quando riceveva delle telefonate dall'alto, il suo comportamento era quello per cui la struttura dell'ufficio fidi veniva da lui scavalcata. « Non accetto dei pareri negativi » diceva, quasi anticipando quanto si è letto nel tormentone estivo delle intercettazioni ben note. Il parere che contava era solo quello del padre padrone, il quale, poi, in Consiglio di Amministrazione si presentava con garanzie, fideiussioni, assegni di clienti ( a cui voleva dare dei prestiti) poi rivelatisi carta straccia.

    Finita ingloriosamente la vicenda di CrediEuronord, anche perché 4 o 5 clienti affidati si sono guardati bene dal restituire i milioni di euro concessi in prestito su iniziativa imperiosa del padre padrone ( e non si sa bene se siano stati denunciati, poiché molto ammanicati con la Casa delle Libertà, vedi l'ex calciatore Franco Baresi), la Lega Nord ha avuto una nuova bella pensata. Al posto del piccolo Galimberti perché non puntare sul grande banchiere Gianpiero Fiorani? In questo modo la Banca del Nord era già fatta. Si trattava soltanto di chiudere la sgradevole vicenda CrediEuronord facendola rilevare dalla Banca Popolare di Lodi ( ora Banca Popolare Italiana) e di dare una mano al grande banchiere di Lodi per acquisire la Banca AntonVeneta, diluendo le sorprendenti sofferenze della Lodi in un bacino più grande: la nuova Banca del Nord, nata dalla fusione di una banca lombarda con una ben più grande banca veneta.

    Gli amici degli amici sono miei amici, dicono i francesi, ma anche gli italiani e, quindi, gli amici di Fiorani e tutti coloro che lo favoriscono in questo ambizioso disegno sono amici della Lega. Non importa che siano palazzinari romani, speculatori di basso rango, etc. L'importante non sono gli uomini. L'importante è il disegno strategico, l'obiettivo della grande politica bancaria della Lega Nord: da una piccola banca creata dal sudore dei leghisti, a una grande banca creata dalla lungimiranza del megabanchiere della ricca e grassa terra agricola lodigiana.
    Purtroppo, come la banca CrediEuronord non è finita molto bene ( ma inni si sciolgano al salvatore Gianpiero), così la grande strategia bancaria della Lega ha incontrato in queste ultime settimane qualche piccola difficoltà.
    Machiavelli e soci sono rimasti invischiati nel loro machiavellismo.

    26 agosto 2005


    Io credo solo in parte a quello che scrive il prof. Arcucci, che ho potuto conoscere in varie occasioni.
    Mi chiedo: perchè lui non si è prontamente dimesso quando si è accorto delle palesi e spericolate irregolarità e che la Banca non andava comunque per il verso giusto? Gli alti papaveri della Lega che componevano il consiglio di amministrazione CEN cosa ci stavano a fare? O erano solo dei mentecatti che dicevano sempre di sì?
    Se le statistiche della Banca d'itaglia dicono che il 70% delle neobanche fa in breve una brutta fine, perchè il presidente Arcucci non ha mai informato i soci CEN?
    Troppo comodo dirlo ora a posteriori su IL SOLE24ORE!
    Capitale di rischio va bene, ma non capitale soggetto a truffa certa!

    se fosse vero quanto sostiene quel tipo, Bossi non c'entra proprio un tubo con quanto successo alla Credieuronord allora a menochè Galimberti non agisse per conto di Bossi...ma non ne sarei così sicura

  3. #3
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    Predefinito Re: Re: Perchè fallì Credieuronord

    In origine postato da pensiero
    se fosse vero quanto sostiene quel tipo, Bossi non c'entra proprio un tubo con quanto successo alla Credieuronord allora a menochè Galimberti non agisse per conto di Bossi...ma non ne sarei così sicura
    Secondo me c'entrano tutti, sia quelli che han fatto la frittata sia quelli che gliel'hanno lasciata fare senza muovere un dito, salvo cercare di pararsi il culo con la svendita della CEN a Fiorani.
    La pesante ombra del dubbio sull'onestà delle persone rimane indelebile finchè davanti al misfatto risulteranno tutte "innocenti". Non mi risultano denunce da parte della Lega nei confronti dei compagni che sbagliano, ergo...
    Arcucci tende a scaricare tutto su Galimberti: può darsi che abbia ragione, ma il presidente era lui. E poi tutti gli altri...

  4. #4
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    Predefinito arcucci contro galimberti

    perchè galimberti tace ?

  5. #5
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    Predefinito

    Non è il solo a tacere, ma prova a chiederglielo a lui

  6. #6
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    Predefinito Re: Perchè fallì Credieuronord

    In origine postato da Orso Brrrrr
    IL SOLE 24 ORE DEL 26 AGOSTO 2005
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    Perché fallì CrediEuronord
    L'ex presidente FRANCESCO ARCUCCI critica i metodi utilizzati nella gestione della banca vicina alla Lega Nord e spiega i motivi della crisi e il ruolo di Bpi.



    di Francesco Arcucci



    E, quando riceveva delle telefonate dall'alto, il suo comportamento era quello per cui la struttura dell'ufficio fidi veniva da lui scavalcata. « Non accetto dei pareri negativi » diceva, quasi anticipando quanto si è letto nel tormentone estivo delle intercettazioni ben note. Il parere che contava era solo quello del padre padrone, il quale, poi, in Consiglio di Amministrazione si presentava con garanzie, fideiussioni, assegni di clienti ( a cui voleva dare dei prestiti) poi rivelatisi carta straccia.



    e quindi chi sarebbe questo padre padrone di cui parla? faccia i nomi ....

  7. #7
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    Maroni: sì a proposte che non interferiscano con le operazioni finanziarie Riforma Bankitalia, le condizioni della Lega Il dibattito nella maggioranza dopo l'audizione di Fazio. Berlusconi resta prudente

    ROMA - «La nostra - dice Roberto Maroni - non è la battaglia in difesa di Fazio, ma contro un sistema che vuole impedire lo sviluppo di una forte presenza finanziaria di stampo padano». La Lega Nord pone le sue condizioni. Purché non intralci o blocchi i piani della Popolare italiana, sarebbe disposta a considerare la riforma della Banca d’Italia. Una posizione tattica, comunque diversa da quella intransigente dei giorni scorsi quando escludeva categoricamente un intervento del governo, al quale punta il ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, sostenuto da An, Udc e buona parte di Forza Italia. La maggioranza sembra più compatta, ma la decisione politica, attesa il 2 settembre dal Consiglio dei ministri, non è affatto scontata.

    BERLUSCONI PRUDENTE - La posizione della Lega, nella quale c’è chi arriva a leggere un messaggio diretto al Governatore, non tranquillizza certo Siniscalco. E lo stesso presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che venerdì aveva promesso la riforma a settembre, resta tuttavia assai prudente su tutta la vicenda, che comunque, vista la posizione della Lega, sarà difficilissima da gestire politicamente. Stempera le accuse imputate ad Antonio Fazio di aver compromesso la credibilità italiana. E teme, dice chi lo ha sentito in queste ore, che colpire il Governatore possa rivelarsi una mossa politica controproducente, con il rischio di mettere in subbuglio il mondo bancario in un Paese dove le grandi imprese dipendono dalle banche, in cui spesso gli imprenditori siedono come amministratori. Dentro Forza Italia, però, i sostenitori del rinnovamento di Bankitalia hanno rotto gli indugi. E puntano dritti alla riforma, con un mandato a termine di 8 anni per il governatore e anche un limite di età fissato a 70 anni (Fazio ne ha 69) per aggirare il parere della Bce secondo il quale Fazio dovrebbe essere confermato in un regime transitorio, stante l’impossibilità di rimuoverlo per legge. Altrettanto convinti sono An e Udc. Il partito di Marco Follini aspetta da Siniscalco proposte concrete per il 2 settembre. «Uno o più emendamenti al disegno di legge sul risparmio all’esame del Senato per introdurre mandato a termine e collegialità nelle decisioni» spiegano dal partito.

    LA DIFESA DI FAZIO - «Il governo sta lavorando con equilibrio e serietà. Bloccata la strada demagogica e irresponsabile del linciaggio del Governatore - ha detto il ministro udc Carlo Giovanardi - non rimane che quella della riforma dell’istituto, pensata non contro qualcuno, ma per farsi carico delle mutate condizioni istituzionali, monetarie, politiche ed economiche in cui diversamente dal passato si trova ad operare» ha aggiunto. Nessuno nella maggioranza butta la croce addosso al Governatore. Tanto meno la Lega Nord. «Intendiamo contrastare fino in fondo un’operazione che vede Fazio come capro espiatorio, ma che è un’operazione finanziaria e di potere che coinvolge grandi banche, il Corriere della Sera e anche la sinistra» ha detto Maroni. «Essere rimasti soli a lottare contro l’establishment ci esalta», ha aggiunto il ministro del Welfare. «Al Consiglio dei ministri se ci sarà una proposta equilibrata, che non vuole bloccare a tutti i costi le operazioni in corso, la valuteremo positivamente. Se sarà, come temo, una proposta che vuole interferire con le operazioni finanziarie in corso noi staremo dalla parte di chi difende le regole e non di chi le vuole modificare a suo uso e consumo» ha aggiunto Maroni.
    Mario Sensini

    28 agosto 2005

    da "corriere.it"
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  8. #8
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    Predefinito Re: Re: Perchè fallì Credieuronord

    In origine postato da pensiero
    se fosse vero quanto sostiene quel tipo, Bossi non c'entra proprio un tubo con quanto successo alla Credieuronord allora a menochè Galimberti non agisse per conto di Bossi...ma non ne sarei così sicura
    Pensiero,
    solitamente di una struttura economica legata
    ad un movimento politico ne è responsabile
    il segretario del movimento stesso.
    Di solito se una struttura del genere va incontro
    ad un serio fallimento il segretario stesso
    si sente in dovere di dimettersi.
    Se la cosa fosse successa in Giappone qualche
    decennio fa ... ti lascio immaginare cosa avrebbe
    fatto il segretario.

  9. #9
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    Predefinito Re: Re: Re: Perchè fallì Credieuronord

    In origine postato da Rotgaudo
    Pensiero,
    solitamente di una struttura economica legata
    ad un movimento politico ne è responsabile
    il segretario del movimento stesso.
    Di solito se una struttura del genere va incontro
    ad un serio fallimento il segretario stesso
    si sente in dovere di dimettersi.
    Se la cosa fosse successa in Giappone qualche
    decennio fa ... ti lascio immaginare cosa avrebbe
    fatto il segretario.
    Quoto.
    Iunthanaka
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  10. #10
    Ecogiustiziere Insubre
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    La cena della Banda dei Quattro...

    BANKITALIA: CENA TRA BERLUSCONI, BOSSI, MARONI E CALDEROLI

    ROMA - Incontro a cena tra Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, Roberto Maroni e Roberto Calderoli per affrontare le vicende di Bankitalia in vista del consiglio dei ministri di venerdì. Lo ha annunciato lo stesso Maroni al termine dell'incontro con il ministro dell'Economia Domenico Siniscalco.

    "Il ministro Siniscalco è una persona seria ed è d'accordo per una riforma vera di Bankitalia, eliminando innanzitutto il clamoroso conflitto di interessi che riguarda la proprietà della banca centrale". Lo ha detto il ministro del Welfare Roberto Maroni al termine dell'incontro con Siniscalco. Maroni si è detto inoltre "certo" che al consiglio dei ministri di venerdì ci sarà una soluzione "condivisa da tutti".

    LA MALFA, FAZIO CONSIDERI LE DIMISSIONI
    Antonio Fazio dovrebbe "considerare, nell'interesse precipuo dello Stato e della Banca d'Italia, la possibilità di offrire le sue dimissioni". E' quanto afferma il ministro delle Politiche comunitarie e presidente del Pri Giorgio La Malfa in un editoriale che sarà pubblicato sulla 'Voce repubblicana' di domani. La Malfa, secondo il quale "non sussistono elementi per una censura dell'operato di Fazio", ritiene che "un termine al mandato del Governatore della Banca d'Italia costituisca essenzialmente un presidio della sua indipendenza".



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