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Discussione: Scienziati vari....

  1. #1
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    Scienziati vari....

    FERMI Enrico (1901-1954), italiano, grande fisico nucleare realizzatore della prima pila o reattore nucleare, studia alla Normale di Pisa, ottiene la cattedra di Fisica teorica a Roma, raccoglie i fisici più promettenti nel laboratorio di via Panisperna, ipotizza l'esistenza del neutrino, vince il premio Nobel, emigra in America a causa della moglie di origine ebrea, realizza la prima pila nucleare a uranio-grafite e lavora alla preparazione della bomba nucleare.

    55. IL GENIO DI FERMI (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica contemporanea)
    Negli archivi della Scuola Normale [a Pisa] si conserva il compito di concorso di Fermi. Il tema era Caratteri distintivi dei suoni. […] L'esaminatore, l'ottimo prof. Pittarelli, rimase alquanto sorpreso [della pregevole fattura dell'elaborato] e decise che, contrariamente ai regolamenti, voleva avere un colloquio col candidato. Finì col dichiarargli che non aveva mai visto nella sua lunga carriera di insegnante un genio come lui, che avrebbe vinto il concorso per certo dato che non era verosimile che ci fosse alcun altro candidato simile e che tutto faceva pensare che il giovane sarebbe andato assai lontano.

    56. L'AUTISTA DI SUA ECCELLENZA FERMI (Fonte G. Gamow - Biografia della Fisica)
    Per le sue prime scoperte nel campo della fisica egli era stato nominato membro della Reale Accademia d'Italia e aveva quindi diritto al titolo di Eccellenza. Un giorno egli si recò con la sua piccola Fiat a una riunione dell'Accademia, che doveva essere presieduta da Mussolini in persona: all'ingresso del cancello principale che dava nel cortile interno erano di guardia due carabinieri. Essi gli intimarono l'alt e gli chiesero chi fosse. "Questi non mi crederanno, se dirò loro di essere un'Eccellenza" pensò Fermi "perché tutte le Eccellenze hanno un aspetto più dignitoso e viaggiano su grandi macchine guidate dall'autista." Egli allora sorrise ai carabinieri e disse loro di essere l'autista di Sua Eccellenza Fermi: il trucco ebbe successo ed egli poté entrare ad aspettare che il suo padrone uscisse dalla riunione.

    57. IL "PAPA" FERMI (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri da R.A.Ricci)
    Oltre al celebre gruppo di via Panisperna ("i ragazzi di Corbino", soprannominato "Dio padre", mentre Fermi era il "Papa"), formato da Rasetti, Segrè, Pontecorvo e D'Agostino, la "scuola" [romana di fisica] si estese ad altri illustri fisici italiani che convennero e soggiornarono a Roma. Tra questi, Gian Carlo Wick e Ettore Majorana, per il quale fermi nutrì sempre grande simpatia e stima e, al momento della sua sparizione (marzo 1938), fece tutto il possibile per richiedere e ottenere indagini a tutto campo da parte delle autorità.

    58. GLI ALIENI DI FERMI (Fonte Sette variazioni sul cielo - M. Hack)
    Ma ci sono davvero [gli alieni]? Gli scettici compensano gli entusiasti. E' famoso il "paradosso" attribuito a Enrico Fermi: "Se gli alieni esistessero, dovrebbero senza dubbio esistere - data l'antichità e la vastità dell'Universo - civiltà molto più avanzate della nostra, che a quest'ora dovrebbero avere già colonizzato la Galassia […].Fermi suggeriva che, se non li abbiamo mai visti, ciò significa che non esistono.

    59. LA PILA ATOMICA DI FERMI (Fonte Il libro di fisica - I. Asimov)
    Il 2 dicembre 1942 [a Chicago] era in corso una reazione di fissione autosostenuta. In quel momento l'umanità entrava, senza saperlo, nell'Era Nucleare. Il fisico che dirigeva il progetto era Enrico Fermi: Eugene Wigner gli offrì una bottiglia di Chianti per celebrare il momento storico. Arthur Compton, anch'egli presente, fece una telefonata interurbana a James Bryant Conant ad Harvard, annunciandogli il successo: "Il navigatore italiano," egli disse, "è giunto nel Nuovo Mondo". Conant chiese: "Come erano gli indigeni?". La pronta risposta fu: "Molto amichevoli!". E' curioso e interessante il fatto che il primo navigatore italiano scoprì un mondo nuovo nel 1492, e il secondo ne scoprì un altro nel 1942.
    Addio Tomàs
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  2. #2
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    EINSTEIN Albert (1879-1955), tedesco, il più grande fisico del XX secolo, celebre per la Teoria della relatività, nasce a Ulm, non va benissimo alle scuole primarie, si trasferisce in Svizzera, si laurea nel 1900 al Politecnico di Zurigo, lavora all'ufficio brevetti di Berna, nell'annus mirabilis 1905 pubblica tre lavori su: l'effetto fotolettrico, il moto browniano e la relatività ristretta, nel 1915 scrive la relatività generale, sposa la serba Mileva Maric dalla quale ha 3 figli, una femmina (nata prima del matrimonio, viene data in adozione) e due maschi, la lascia per la cugina Elsa che ha già 2 figlie, vince il premio Nobel nel 1921, con Hitler al potere si rifugia a Princeton (USA), lavora alla teoria unificata dei campi, muore nel 1955, ha sconvolto il pensare scientifico sullo spazio, tempo e gravitazione.

    37. EINSTEIN A SCUOLA (Fonte Le cinque equazioni che hanno cambiato il mondo - M. Guillen)
    Il primo giorno di scuola è traumatico per quasi tutti i bambini, ma per il giovane Einstein fu particolarmente doloroso [in una scuola cattolica di Monaco]. Mentre a casa il suo carattere introverso veniva tollerato, ora le severissime regole della scuola confessionale lo costrinsero a partecipare attivamente e a integrarsi con il mondo esterno. "La cosa peggiore", racconterà Einstein, "è quando una scuola viene gestita essenzialmente con la paura, con la forza e con un autoritarismo fine a se stesso. Non ne possono uscire che dei servi." Da quel momento in poi, Einstein cominciò a odiare la disciplina. Quanto più i suoi insegnanti insistevano sul formalismo, tanto più lui si sentiva estraneo; e quella sensazione lo avrebbe accompagnato per quasi tutta la vita.[…] La situazione non migliorò nella scuola secondaria, il liceo classico Luitpold: Einstein ne disprezzava la meccanicità dei metodi didattici e gli insegnanti rigidi e arcigni. Purtroppo, la disistima era reciproca. "Non combinerai mai nulla di buono", lo rimproverò un giorno l'insegnante di latino. Non che Einstein venisse poi bocciato: otteneva sempre buoni voti. Ma dava l'impressione di essere un saccente pieno di sé.

    38. L'ANNO MIRABILIS DI EINSTEIN (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica contemporanea)
    Poi nel 1905 fu toccato dalla folgore divina e scrisse in marzo, maggio e giugno tre lavori ognuno dei quali sarebbe bastato a renderlo immortale. Solo Newton ventitreenne confinato nel suo villaggio di Woolsthorpe dalla peste del 1665 ha avuto una primavera simile. Il primo lavoro Un punto di vista euristico relativo alla generazione e trasformazione della luce, contiene la scoperta dei quanti di luce e come minore applicazione la spiegazione dell'effetto fotoelettrico. Il secondo Movimento di particelle sospese in liquidi in quiete, richiesto dalla teoria molecolare del calore, contiene la teoria del moto browniano, mostra una volta di pù la reale esistenza degli atomi e determina in un nuovo modo la costante di Boltzmann. Il terzo Elettrodinamica dei corpi in movimento contiene la teoria della relatività ristretta da cui segue la celebre formula E = mc2 che spesso è tutto quello che il pubblico sa di Einstein. C'è del resto anche qualcuno che crede che questa formula sia il 'segreto della bomba atomica', un segreto di esistenza assai più dubbia di quella dell'unicorno…

    39. EINSTEIN E I MATTI QUANTISTICI (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
    Quando Einstein era professore a Praga, una delle finestre del suo studio dava su un giardino che apparteneva a un ospedale psichiatrico, come si diceva allora. Einstein era solito condurre i suoi ospiti davanti a questa finestra e, riferendosi ai pazienti che lì passeggiavano, osservare: "Là vedete la parte di matti che non si occupa della teoria dei quanti".

    40. EINSTEIN POLEMIZZA CON BOHR (Fonte Superforza - P. Davies)
    Il manicomio del mondo atomico, dichiarò Einstein, non è fondamentale, bensì solo una facciata. A un livello di descrizione più profondo regna la razionalità. Einstein cercò di trovare questo livello più profondo in una continua discussione con Bohr, il più forte rappresentante della "linea ortodossa", secondo cui l'incertezza quantistica è intrinseca alla natura e irriducibile. Einstein sferrò più di un attacco, condotto con vivace immaginazione, all'indeterminazione quantistica, sforzandosi di inventare esperimenti ipotetici - o "esperimenti concettuali" - per evidenziare pecche logiche nella concezione sociale. Ogni volta Bohr contrattaccò abbattendo gli argomenti di Einstein. In un'occasione memorabile, a una conferenza cui erano convenuti la maggior parte dei principali fisici europei per aggiornarsi sugli sviluppi più recenti della teoria quantistica, allora nuova, Einstein sferrò il suo attacco a una variante del principio di indeterminazione che si occupava della precisione con cui si può determinare l'energia di una particella assieme all'istante di tempo in cui essa possiede tale energia. Einstein aveva escogitato un piano particolarmente ingegnoso per aggirare l'indeterminazione energia-tempo. La base dell'idea di Einstein era quella di misurare con precisione l'energia della particella usandone il peso. La famosa relazione di Einstein E = mc2 assegna una massa m a una quantità di energia E, e la massa può essere determinata mediante pesatura. Quella volta Bohr fu visibilmente scosso, e i testimoni raccontano che accompagnò Einstein in albergo, di ritorno dalla conferenza, in uno stato d'animo agitato. Dopo una notte insonne trascorsa ad analizzare nei particolari l'argomentazione di Einstein, il giorno seguente Bohr si rivolse alla conferenza nuovamente riunita con aria di trionfo. Svolgendo la sua argomentazione contro l'indeterminazione quantistica Einstein, per una curiosa ironia, aveva trascurato un aspetto della sua stessa teoria della relatività. Questa teoria richiede che il tempo venga distorto dalla gravità. Poiché non si può eseguire la determinazione di un peso in assenza di gravità, non è lecito ignorare l'effetto di distorsione del tempo che questa produce. Bohr dimostrò che, se si tiene conto in modo appropriato di quest'effetto, l'indeterminazione ritorna agli stessi livelli.

    41. EINSTEIN, DIO E I DADI (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
    […] Sarebbe stato meglio se Albert avesse preso più sul serio le domande su Dio e non avesse intrattenuto il mondo con tali facezie retoriche, quali per esempio "Sottile è il Signore, ma non maligno", oppure "Dio non gioca a dadi col mondo".

    42. EINSTEIN, LA RELATIVITA' E DIO (Fonte Superforza - P. Davies)
    [Lo scrittore scientifico Richard] Morris riferisce una testimonianza sul modo in cui Einstein reagì alla notizia che una predizione cruciale fatta dalla sua teoria generale della relatività era stata confermata da un'osservazione astronomica. Einstein rimase impassibile. Alla domanda di come avrebbe reagito se l'esperimento avesse contraddetto la teoria, rispose: "Mi sarebbe spiaciuto per il buon Dio: la teoria è giusta".

    43. EINSTEIN E CHAPLIN (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
    La fama di Einstein crebbe a dismisura, e i media ne erano affascinati: aveva i capelli sempre in disordine e sembrava avere la testa tra le nuvole; suonava il violino e aveva sviluppato quelle incomprensibili formule con cui pretendeva di spiegare il mondo intero; […] Charlie Chaplin disse una volta a Einstein: "Io amo tutte le persone perché capiscono ciò che dico; Voi, invece, amate tutte le persone perché non capiscono nulla di quello che dite".

    44. EINSTEIN E I NAZISTI (Dal Big Bang ai buchi neri - S. Hawking)
    Nel 1933 salì al potere Hitler. Einstein, che si trovava allora in America, dichiarò che non avrebbe fatto ritorno in Germania. Poi, mentre i nazisti facevano un'incursione in casa sua e gli confiscavano il conto in banca, un quotidiano berlinese usciva con questo titolo: "Buone notizie da Einstein: non ritorna più".

    45. LE ULTIME PAROLE DI EINSTEIN (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica contemporanea)
    A Princeton chiuse tranquillamente la sua vita a 76 anni nel 1955. Disse di se stesso "Dio è inesorabile nel concedere i suoi doni. A me ha dato solamente l'ostinazione di un mulo; no, veramente mi ha anche dato un buon fiuto".
    Addio Tomàs
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  3. #3
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    FARADAY Michael (1791-1867), inglese, il più grande fisico sperimentale dell'ottocento, uno dei grandi dell'elettromagnetismo, figlio di un maniscalco, autodidatta, segue le conferenze, rilegatore di libri, nel 1813 entra nel laboratorio di Davy, nel 1825 diventa direttore dei laboratori della Royal Institution.

    47. FARADAY CERCA UN LAVORO SCIENTIFICO (Fonte Il mondo dentro il mondo - J.D. Barrow)
    Faraday, quasi una figura di eroe popolare, nacque nel 1791 nella povera famiglia di un maniscalco e ricevette pochi rudimenti di istruzione in una scuola di paese, prima di abbandonarla, all'età di tredici anni, per andare a lavorare come apprendista in una legatoria. Ma sembra che passasse più tempo a leggere che a rilegarli, e in breve acquistò una vasta istruzione.[…] La sua unica ambizione era di essere coinvolto in cose scientifiche; e infatti acquisì una tale preparazione da riuscire a compilare una raccolta completa di appunti delle lezioni tenute da Sir Humphey Davy alla Royal Institution. Faraday rilegò la raccolta e la spedì a Davy, accompagnandola con la richiesta di un impiego presso la Royal Institution. Davy stesso riferisce di uno scambio di opinioni da lui avuto con un amico a proposito di questa richiesta: "Come devo comportarmi? Questa lettera me l'ha mandata un giovane di nome Faraday: ha seguito le mie lezioni e vuole che gli offra un impiego alla Royal Institution. Che fare?"." "Che fare? Mettilo a lavare la vetreria; se è buono a qualcosa accetterà, se non lo è, rifiuterà". "No, no, dobbiamo metterlo alla prova con qualcosa di meglio". Faraday fu assunto nel 1813 come aiutante di laboratorio di Davy, con una paga ben misera.

    48. FARADAY E LADY DAVY (Fonte Le cinque equazioni che hanno cambiato il mondo - M. Guillen)
    Durante il suo primo viaggio all'estero […] Faraday imparò anche a digerire gli affronti che gli derivavano dal fatto di essere un legatore di libri, un proletario che cercava di farsi accettare dagli aristocratici del mondo scientifico. Tutto sommato, i pregiudizi erano più difficili da tollerare delle esplosioni chimiche. […] La colpevole fu la moglie di Davy… e in parte lo stesso Davy. In origine, Davy aveva invitato Faraday a seguirlo nel ciclo di ricerche e conferenze in qualità di assistente di laboratorio. Tuttavia, le guerre napoleoniche ancora in corso rendevano pericoloso spostarsi per l'Europa e all'ultimo momento lo schizzinoso cameriere di Davy si era tirato indietro. Controvoglia, Faraday accettò di prendere il posto del domestico, ma solo fino a Parigi, la prima tappa, dove lo scienziato aveva promesso che avrebbe assunto qualcun altro. In realtà, Davy non trovò nessuno in grado di soddisfare le sue aristocratiche esigenze; dunque, per la durata dell'intero viaggio, chiese a Faraday di fargli, oltre che da assistente, da lacchè. Questo fu il danno; la beffa fu Lady Davy. "Le piace immensamente mostrare la propria autorità", si lamentò Faraday in una lettera ad un amico; "e si compiace assai di mortificarmi." Pur rendendosi conto della competenza dimostrata dal giovane nell'assistere il marito nelle sue ricerche, la signora continuava a presentarlo a tutti come il loro domestico e a trattarlo di conseguenza.

    49. FARADAY, IL CONFERENZIERE (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica classica)
    Faraday coltivò solertemente la sua abilità di conferenziere giungendo a risultati eccelsi nell'arte dell'esposizione scientifica. Egli lasciò in proposito vari scritti in cui entra in minuti particolari sull'arte del conferenziere. I suoi ammonimenti e istruzioni sono tuttora validissimi e vengono fatti leggere a chi è invitato a parlare alla Royal Institution. Come risultato pratico, benché i biglietti di ingresso alla Royal Institution fossero abbastanza cari, quando parlava Faraday l'uditorio era sempre pieno, mentre in media per altri oratori la sala era occupata per circa due terzi. Una delle serie di conferenze da lui tenute a Natale, dal titolo Chemical history of a candle (La storia chimica di una candela), ha deliziato e ispirato moltissimi giovani (compreso il sottoscritto) per più di un secolo, è stata tradotta in molte lingue e viene tuttora pubblicata.

    50. L'ESAURIMENTO DI FARADAY (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica classica)
    Già negli anni giovanili Faraday aveva sofferto di emicranie, di vertigini e, soprattutto, di perdite di memoria. Questi sintomi venivano attribuiti al troppo lavoro, ed effettivamente Faraday migliorava quando riusciva a riposarsi. I disturbi divennero più gravi negli anni compresi tra il 1839 e il 1844, ed egli fu costretto a un lungo periodo di riposo.

    51. FARADAY E LA TASSA SULL'ELETTRICITA' (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica classica)
    Nel corso di alcuni mesi di lavoro, verso la fine del 1831, egli fece enormi progressi e, oltre alle fondamentali scoperte che fecero epoca, pose anche le basi, almeno concettuali, della futura industria elettrica. Si narra che quando un uomo politico gli chiese a che cosa servissero quelle scoperte, egli abbia risposto:" Al momento attuale non lo so, ma un giorno sarete in grado di tassarle".

    52. L'ASSISTENTE DI FARADAY (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica classica)
    Faraday fu assistito in gran parte del suo lavoro da un sottufficiale a riposo, il sergente Anderson: egli era la persona ideale per fargli da aiutante, perché obbediva ciecamente alle sue direttive e Faraday nei suoi scritti lo elogiò molto. La natura dei loro rapporti è illustrata da un aneddoto. Si dice che Faraday, sceso in laboratorio una mattina presto, trovasse Anderson che rimescolava una sostanza fusa. Meravigliato gli domandò che cosa stesse facendo. Anderson rispose:" Ieri pomeriggio mi avete detto di rimescolarla e non mi avete mai detto di smettere".

    53. FARADAY E LA FEDE RELIGIOSA (Fonte Il mondo dentro il mondo - J.D. Barrow)
    La chiesa sandemanista, alla quale la famiglia di Faraday apparteneva da due generazioni, era una comunità religiosa piuttosto singolare; […] Rifiutava ogni forma di organizzazione e di cerimoniale. Rigorosamente fondamentalista, […] non accettava alcuna forma di interpretazione della Bibbia da parte di teologi e si atteneva strettamente alla lettura del testo sacro, con un numero minimo di aggiunte interpretative. […] La fede religiosa ebbe per Faraday molta importanza, e influenzò tutto quanto egli fece e disse. Il suo vecchio amico e collega John Tyndall, del tutto privo di simpatie religiose, scrisse una volta: " Io penso che gran parte della forza e della tenacia che Faraday esibisce durante la settimana traggono origine dai suoi esercizi domenicali. La domenica egli beve da una sorgente che ristora il suo spirito per l'intera settimana".
    Addio Tomàs
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  4. #4
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    GÖDEL Kurt (1906-1978), di origine ceca emigra in America, uno dei matematici più geniali del XX secolo, famoso per il teorema che ha rivoluzionato la logica matematica, di personalità instabile.

    71. LA PAZZIA DI GÖDEL (Fonte Il computer di Dio - P. Odifreddi)
    Nato il 28 aprile 1906 in Moravia, che allora era austroungarica e in seguito divenne cecoslovacca, da bambino Kurt Gödel fu tanto curioso da meritarsi l'appellativo di Herr Warum, "Signor Perché". A sei anni ebbe una febbre reumatica da cui i medici dicono che guarì perfettamente, ma che secondo lui gli lasciò una lesione permanente al cuore: qui nacquero, simultaneamente l'ipocondria e la sfiducia nei medici che Gödel coltivò per tutta la vita. Oltre le malattie fisiche immaginarie ne ebbe comunque anche di mentali reali, e finì internato a più riprese in ospedali psichiatrici.[…] In Leibniz, che riteneva un filosofo estremamente dotato perché "aveva sbagliato tutto", trovò invece l'ispirazione per una dimostrazione matematica dell'esistenza di Dio. Secondo la moglie, però, uno dei suoi interessi più profondi era la demonologia. Questa moglie era una ballerina divorziata e più vecchia di lui, di cui Gödel si era innamorato da studente, ma che aveva potuto sposare soltanto nel 1938 a causa dell'opposizione dei genitori. Lei doveva avere un certo senso dell'ironia, se un giorno gli disse dopo un congresso: "Kurtino, se confronto la tua alle altre conferenze, non c'è confronto". Certo la sua presenza costituì un fattore di stabilità emotiva, e qund'ella fu ricoverata negli anni settanta la depressione e la paranoia di Gödel ebbero via libera. Messosi in testa che lo volevano avvelenare, morì il 14 gennaio 1978 di "malnutrizione causata da disturbi della personalità".

    72. LE STRANEZZE DI GÖDEL (Fonte La luna nel pozzo cosmico - J. D. Barrow)
    Gödel era una strana persona. […] Su Gödel circolano numerose strane storielle che mostrano quanto quest'uomo totalmente logico fosse a disagio nella vita quotidiana. A quanto raccontano i colleghi, se qualcuno gli telefonava per combinare un incontro, Gödel fissava subito un appuntamento, ma poi non si presentava mai nel luogo e all'ora concordati. Infine, quando una volta gli fu chiesto perché, se non aveva intenzione di incontrarsi con le persone, prendeva accordi così precisi, rispose che questo procedimento era l'unico che gli garantisse, appunto, di non incontrarle.

    Addio Tomàs
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  5. #5
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    KEPLERO Giovanni (1571-1630), tedesco, uno dei più grandi astronomi, scopre le 3 leggi dei moti dei pianeti, protestante e spirito mistico, di salute cagionevole, ha 2 mogli, collaboratore di Tycho Brahe

    81. LE SFORTUNE DI KEPLERO (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
    Keplero soffriva di una forte miopia, era debole di costituzione e spesso malato, non riusciva mai a riscuotere i lauti stipendi che pur meritava, nonostante dovesse mantenere i numerosi figli (avuti da due matrimoni); fu anche costretto a difendere la madre dall'accusa di stregoneria. […] Gli abitanti di Graz ebbero piuttosto diffidenza nei confronti di quel matematico sempre malato che sapeva però quando avrebbe fatto buio [previsione dell'eclisse solare del 1600], e nel fatidico giorno uno di loro gli rubò addirittura il portafoglio (con molti soldi).

    82. IL SECONDO MATRIMONIO DI KEPLERO (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
    Poco dopo aver abbandonato Linz, il vedovo Keplero si era sposato una seconda volta, attribuendo grandissima importanza al fatto che il matrimonio "avesse luogo il giorno dell'eclisse di Luna", "affinché lo spirito da astronomo venga oscurato, poiché voglio celebrare il giorno di festa".

    83. KEPLERO E LA STREGA (Fonte La nascita della scienza moderna in Europa - P. Rossi)
    Nella cittadina di Leonberg, in Svezia, nel corso dell'inverno del 1615-16 vennero bruciate sei streghe. In un paesotto vicino, Weil (oggi Weil der Stadt), la cui popolazione non superava le duecento famiglie, fra il 1615 e il 1629, ne verranno bruciate trentotto. Una vecchia un po' pettegola e strana, di nome Katharine, che viveva a Leonberg, venne accusata dalla moglie di un vetraio di aver fatto ammalare una vicina con una pozione magica, di aver gettato il malocchio sui figli di un sarto e di averli fatti morire, di aver trafficato con un becchino per procurarsi il cranio di suo padre che voleva regalare come calice a uno dei suoi figli, astrologo e dedito alla magia nera. Una bambina di dodici anni che portava dei mattoni a cuocere al forno, incontrò per la strada quella vecchia e provò al braccio un terribile dolore che le tenne il braccio e le dita come paralizzati per alcuni giorni. Non per caso lombaggine e torcicollo vengono ancora oggi chiamati […] in Italia colpo della strega. Quella vecchia, che aveva allora settantatré anni, venne accusata di stregoneria, fu tenuta per mesi in catene, fu chiamata a discolparsi da 49 capi di accusa, fu sottoposta alla territio, ovvero all'interrogatorio con minaccia di tortura di fronte al boia[…]. Dopo più di un anno di prigione, venne finalmente assolta il 4 ottobre del 1621, a sei anni di distanza dalle prime accuse. Non le fu possibile tornare a vivere a Leonberg perché sarebbe stata linciata dalla popolazione. Quella vecchia aveva un figlio famoso, che si chiamava Johannes Kepler, il quale si era impegnato spasmodicamente nella sua difesa e che, negli anni del processo, oltre a un centinaio di pagine scritte per difendere sua madre dalla tortura e dal rogo, scriveva anche le pagine dell'Harmonices Mundi nelle quali è contenuta quella che viene chiamata, nei manuali, la terza legge di Keplero.
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    NEWTON Isaac (1642-1727), inglese, il più grande fisico di tutti i tempi, lo scopritore dei tre principì della dinamica e della legge di gravitazione universale, inventa il calcolo differenziale, pubblica un trattato di ottica, figlio di un piccolo proprietario terriero, studia a Cambridge e diventa lì professore, di carattere chiuso, ha liti famose con Leibniz e Hooke, governatore della Zecca, Presidente della Royal Society, il suo libro più celebre è "Principia Matematica Philosophiae Naturalis".

    92. NEWTON, L'ULTIMO DEI MAGHI (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica classica - da Lord Keynes)
    A partire dal diciottesimo secolo Newton fu considerato il primo e maggiore scienziato dell'età moderna, un razionalista, un uomo che ci insegnò a pensare lungo le direttrici di una ragione fredda e pura. Non lo vedo in questa luce, e non credo vi possa riuscire nessuno di coloro che hanno lavorato sui documenti contenuti nella cassa che egli stesso confezionò quando lasciò Cambridge definitivamente nel 1696. […] Egli fu l'ultimo dei maghi, l'ultimo dei babilonesi e dei sumeri, l'ultima grande mente che guardò il mondo visibile e intellettuale con gli stessi occhi di coloro che cominciarono a costruire la nostra tradizione culturale un po' meno di 10000 anni fa. Isaac Newton, il figlio postumo nato nel giorno di Natale del 1642, senza padre, fu l'ultimo bambino miracoloso al quale i Magi potessero presentare omaggi sinceri e appropriati.[…] In termini volgari moderni, Newton era profondamente nevrotico, di un tipo non raro, ma - a giudicare dai documenti - lo era in grado estremo. I suoi istinti più profondi erano occultistici, esoterici, semantici, con una profonda tendenza a ritirarsi dal mondo circostante, un terrore paralizzante di esporre i suoi pensieri, le sue opinioni, le sue scoperte, nude, alla vista e alla critica del mondo.

    93. IL CAZZOTTO DEL GIOVANE NEWTON (Fonte Le cinque equazioni che hanno cambiato il mondo - M. Guillen)
    All'improvviso, avvertì un forte dolore al ventre; i suoi pensieri si bloccarono di colpo. Non appena ebbe riordinato le idee, il giovane Newton uscì dal suo sogno a occhi aperti scoprendo il suo peggiore incubo: Arthur Storer, un bulletto beffardo e provocatore, suo compagno di scuola, gli aveva appena rifilato un calcio allo stomaco. A questo Storer, uno dei figliastri del signor Clarke, piaceva molto prendersela con Newton, stuzzicandolo crudelmente per il suo comportamento eccentrico e perché aveva fatto amicizia con sua sorella Katherine. […] Mentre di solito Storer si limitava a chiamare Newton "femminuccia", quella mattina decise di dargli dello stupido. Purtroppo era vero che Isaac era uno dei peggiori studenti della scuola superiore Re Edoardo VI di Grantham, assai più scadente di Storer. Ma l'idea che quel prepotente si considerasse intellettualmente superiore a lui sviò i pensieri del giovane introverso dai mulini a vento a propositi di vendetta. […] Non appena il signor Stokes [l'insegnante] ebbe congedato la classe, Newton schizzò fuori dell'aula, e si mise ad aspettare l'attaccabrighe nel cimitero adiacente. Nel giro di pochi minuti si formò intorno a lui una chiassosa folla di studenti. […] In un primo momento, nessuno faceva il tifo per il giovane Newton. Quando invece Storer mollava un bel cazzotto, gli studenti d'indole più violenta gridavano evviva, istigando la piccola canaglia a tirare ancora più forte. […] Newton si rialzò faticosamente in piedi: non aveva intenzione di lasciar spadroneggiare il rivale per il resto dei suoi giorni. Messo in guardia dalle urla dei compari, Storer si voltò, e ricevette un calcio nello stomaco e un pugno sul naso; Newton vide il sangue colare e riprese coraggio. Per alcuni minuti i due se le diedero di santa ragione lottando per terra. Molto spesso Storer si allontanava barcollando, convinto di aver battuto l'altro, ma se lo ritrovava immancabilmente di fronte. Quando finì, gli spettatori rimasero muti per lo stupore. Poi, appena l'arbitro intervenne per complimentarsi con Newton, insanguinato ed esausto, gli esterrefatti compagni si riscossero e cominciarono ad applaudirlo, esclamando esultanti che era diventato Davide, mentre danzavano intorno allo sconfitto Golia.

    94. LA MELA DI NEWTON (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica classica)
    A Woolsthorpe egli scoprì anche [dopo il teorema sui binomi] la legge di gravitazione e la dinamica del sistema solare. L'aneddoto della mela, secondo cui la caduta di una mela da un albero sotto cui riposava lo portò a pensare alla gravitazione universale, può essere più o meno vero.

    95. NEWTON E I GIGANTI (Fonte A. Cromer - L'eresia della scienza)
    Ai tempi di Newton vi era la consapevolezza che la scienza era entrata in un periodo di rivoluzione. L'aristotelismo era morto. Nuovi approcci basati sulla sottile combinazione di matematica e sperimentazione stavano sostituendo le lunghe sfilze di ragionamenti speculativi basati su verità "evidenti".[…] Newton vinse questa sfida in parte perché, come egli stesso aveva detto, si era posto sulle spalle di giganti, e in parte perché egli si trovò a essere un gigante ancora più grande di loro.

    96. NEWTON POLEMIZZA CON LEIBNIZ (Dal Big Bang ai buchi neri - S. Hawking)
    Tanto Leibniz quanto Newton avevano sviluppato indipendentemente una branca della matematica detta calcolo infinitesimale, che sta alla base di gran parte della fisica moderna. Anche se noi oggi sappiamo che newton scoprì il calcolo infinitesimale vari anni prima di Leibniz, lo pubblicò però molto tempo dopo. Ne seguì un'aspra disputa sulla priorità, e vari scienziati vi presero energicamente parte a favore dell'uno o dell'altro dei due contendenti. E' però degno di nota che la maggior parte degli articoli apparsi in difesa di Newton siano stati scritti in origine di suo pugno, e solo pubblicati sotto il nome di amici! Al crescere della controversia, Leibniz commise l'errore di appellarsi alla Royal Society per risolverla. Newton, in quanto presidente della Royal Society, designò per investigare sulla questione un comitato "imparziale" che, vedi caso, era formato per intero da suoi amici! Ma non fu tutto: fu poi lo stesso Newton a scrivere il rapporto del comitato e a farlo pubblicare dalla Royal Society, accusando ufficialmente Leibniz di plagio. Non ancora soddisfatto, scrisse una recensione anonima del rapporto, pubblicandola nel periodico della Royal Society. Si dice che, dopo la morte di Leibniz, Newton avrebbe dichiarato di aver provato una grande soddisfazione nello "spezzare il cuore di Leibniz".

    97. NEWTON SVELA BERNOULLI (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica classica)
    Sembra che alla Zecca egli avesse ancora le sue antiche capacità intellettuali, poiché nel 1696 riuscì a risolvere un nuovo tipo di problema matematico: trovare la traiettoria passante per due punti fissi che dà il minimo tempo di caduta di un grave. Il problema era stato posto da J. Bernoulli come una difficile sfida lanciata a tutti i matematici, ed egli aveva concesso sei mesi per la sua soluzione. Un giorno, dopo essere rientrato dal suo ufficio alla Zecca, Newton venne a conoscenza della sfida e il mattino successivo aveva già trovato la soluzione del problema. Si dice che Bernoulli, vedendola, senza conoscere l'autore, abbia detto:" Tamquam ex ungue leonem" (dagli artigli riconosco il leone). Newton fu comunque coinvolto sempre di più in parecchie controversie personali con insigni contemporanei.
    Addio Tomàs
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  7. #7
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    CARTESIO (DESCARTES Renè) (1596-1650), francese, il padre del razionalismo, filosofo e matematico, celeberrimo il suo "Cogito, ergo sum".

    27. LA TEMPESTA DI CARTESIO (Fonte Anche tu matematico - R. Vacca)
    Era il 10 novembre 1619 - la vigilia di San Martino. Un vento freddo, partito dalle gelide pianure dell'Est, aveva spazzato le colline slovacche, le foreste boeme e aveva investito la cittadina bavarese di Neuburg sulle rive del Danubio. L'esercito del Grande Elettore di Baviera, in guerra contro la Boemia, era acquartierato lì nei rifugi invernali. Ne faceva parte il ventitreenne nobile francese René Descartes. Quella sera i soldati avevano celebrato la festa di san Martino, bevendo e cantando a lungo. Finalmente le allegre brigate si erano ritirate. Descartes si era addormentato sentendo il vento che fischiava. Ora, angosciato, sognava un vento irresistibile, cattivo che lo strappava al suo vecchio collegio di La Flèche e lo spingeva lontano. Poi, lungo quel tragitto doloroso, incontrava qualcuno - una persona forte, ma indistinta - ferma e immobile in mezzo ai turbini di vento. Qui aveva trovato protezione assoluta. Ma non si trattava di un essere umano. Quell'essere impersonava la scienza scevra da ogni superstizione. La tempesta, analizzata scientificamente, non era più un pericolo. René era salvo - e cominciò a pensare a quale vita avrebbe potuto condurre nel resto dei suoi anni. Fu allora che Descartes, svegliatosi, formulò il primo progetto del suo discorso sul metodo e delle sue ricerche di geometria, sulle meteore, sulla luce.

    28. CARTESIO E LA METAFISICA IL MATTINO PRESTO (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
    Descartes ebbe il suo maggiore successo pubblico come dietologo, osservando tra l'altro, che troppa metafisica nuoce alla salute. Cosa che doveva sperimentare sulla sua pelle: egli diede, infatti, la propria disponibilità a trattare di filosofia con la regina svedese Cristina nelle ore più insolite. La grande dama lo invitò a Stoccolma, ma, essendo molto occupata, fissò gli incontri di "metafisica" alle cinque di mattina. Lo spirito era certo vivo, ma il corpo si dimostrò troppo debole, e René, che per tutta la vita fu un convinto assertore del sonno, si piegò al desiderio della sovrana, ma non riuscì a sopravvivergli. La metafisica nelle prime ore del mattino al nord gli provocò, nel febbraio del 1650, una polmonite, che doveva rivelarsi mortale. Non aveva ancora 54 anni.
    Addio Tomàs
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  8. #8
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    BOHR Niels (1885-1962), danese, uno dei padri della fisica quantistica, propone il famoso modello atomico quantistico, lavora nel laboratorio di Rutherford, fonda in patria un Istituto di fisica teorica, avversa Hitler e gli armamenti nucleari, premio Nobel.

    18. LA LENTEZZA DI BOHR (Fonte G. Gamow - Biografia della Fisica)
    Probabilmente la sua [di Bohr] più strana caratteristica fu la straordinaria lentezza nel capire e nel pensare le cose. Di sera [a Copenhagen nel 1930], quando alcuni allievi di Bohr 'lavoravano' nell'Istituto Paa Blegdamsvejen discutendo i recenti sviluppi della teoria dei quanti o giocando a ping-pong sui tavoli della biblioteca, fra tazzine di caffè disposte in modo da rendere il gioco più difficile, Bohr era solito comparire lamentandosi di essere stanco e dicendo che voleva 'fare qualcosa', il che inevitabilmente significava andare al cinema. I soli spettacoli che gli piacessero erano quelli intitolati: Il cannone tuona al ranch del cavallo pigro o Il cavallo solitario e la ragazza Sioux. Ma era un tormento andare al cinema con Bohr, il quale non riusciva a seguire l'intreccio e disturbava di continuo gli altri spettatori ponendoci domande del tipo:" Quella è la sorella del cow-boy che ha sparato all'indiano che cercava di rubare un capo di bestiame di suo cognato?".

    19. LE PAROLE CROCIATE DI BOHR (Fonte G. Gamow - Biografia della Fisica)
    Un altro esempio della lentezza di Bohr nel pensare era la sua incapacità a risolvere rapidamente le parole incrociate: una sera l'autore si recò in macchina alla casa di campagna di Bohr […], dove Bohr aveva lavorato tutto il giorno col suo assistente belga Leon Rosenfeld […]. Sia Bohr sia Rosenfeld erano completamente sfiniti per la faticosa giornata di lavoro e, dopo cena, Bohr propose 'per rilassarci' di risolvere qualche cruciverba di una rivista inglese. Non fummo molto brillanti e dopo un'oretta Fru Bohr […] propose che si andasse tutti a dormire. Durante la notte, a un certo momento io e Rosenfeld, che ci dividevamo la stanza per gli ospiti, al piano superiore della casa di campagna, fummo svegliati di soprassalto da un colpo picchiato alla porta; balzammo in piedi nel buio, gridando:" Cosa c'è ? Cosa è successo?". Ci rispose una voce assonnata da dietro la porta:" Sono io, Bohr, scusate, non intendevo svegliarvi, volevo solo dirvi che il nome della città inglese di sette lettere che termina in ich è Ipswich!".

    20. IL FERRO DI CAVALLO DI BOHR (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica contemporanea)
    Una storiellina tipica su Bohr […] ricorda, in vena scherzosa, la personalità e il modo di pensare. Bohr aveva una casa in campagna in cui soleva trascorrere le vacanze e su una porta della casa aveva posto un ferro di cavallo. Uno dei visitatori gli domandò un po' meravigliato se credesse che i ferri di cavallo portassero fortuna, Bohr rispose:" No, ma mi hanno detto che la portano anche a chi non ci crede".

    21. BOHR E I PAZZI QUANTISTICI (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
    Bohr ha al tempo e in seguito sottolineato che se qualcuno non impazzisce sentendolo parlare della teoria dei quanti, significa che non l'ha capita.

    22. BOHR PISTOLERO WESTERN (Fonte E.P.Fischer - Aristotele, Einstein e gli altri)
    Le discussioni [all'Istituto di Fisica Teorica di Copenaghen] non vertevano soltanto sulla fisica, ma su ogni tema possibile, compresi i film western. Si dibatté a fondo, per esempio, su come mai l'eroe buono dovesse uccidere sempre il cattivo. Anche in questo caso Bohr aveva la risposta: "Perché il buono non deve pensare". Uno studioso di origine russa - George Gamow - volle metterlo alla prova. Acquistò due pistole giocattolo, ne consegnò una a Bohr e si legò alla cinta l'altra. Durante una discussione di fisica, tentò poi di "impallinare" Bohr. Ma senza successo - Bohr estrasse la sua pistola più velocemente, e ne diede la spiegazione seguente: una persona che si propone un'azione, e dunque pensa, agisce più lentamente di un'altra che si limita a reagire, senza dover riflettere. Il danese tranquillo vinse in quella sorta di "mezzogiorno di fuoco"!
    Addio Tomàs
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  9. #9
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    CURIE SKLODOWSKA Marie (1867-1934), francese di origine polacca, celebre figura di scienziata della radioattività, detta Madame Curie, moglie di Pierre Curie, premio Nobel.

    30. MARIA CURIE VA A PARIGI (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica contemporanea)
    Qui si vede l'indole ferrea della persona. E infatti nel 1891 Maria salì su un vagone di IV classe (una specie di carro bestiame adibito allora al trasporto passeggeri) e con 40 rubli in tasca (una somma con cui forse si sarebbe potuta mantenere un mese colla massima economia) diretta a Parigi, a studiare fisica. A pensarci è una situazione stranamente romantica. Ricorda una certa letteratura della fine del secolo XIX, salvo che l'eroina era una delle teste più dure che l'umanità abbia conosciuto.


    CURIE Pierre (1859-1906), francese, un grande della radioattività, marito di Madame Curie, Nobel insieme alla moglie.

    31. LA MORTE DI PIERRE CURIE (Fonte E. Segrè - Personaggi e scoperte nella fisica contemporanea)
    Il 19 aprile 1906 una terribile disgrazia si abbatté su Maria. Nel pomeriggio mentre attraversava una strada di Parigi, Pierre fu investito da un carro i cui cavalli si erano imbizzarriti e fu ucciso. La sua morte sconvolse la vedova che si trovò improvvisamente sola, sovraccarica di responsabilità e di lavoro e per di più celebre in un modo che le ripugnava. Si chiuse severamente in se stessa e accentuò la propria ruvidezza e la tendenza all'isolamento. Fu nominata professore alla Sorbona succedendo a suo marito; questi teneva un corso di radioattività e Maria riprese le lezioni esattamente al punto a cui era arrivato Pierre senza una parola di commento.
    Addio Tomàs
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  10. #10
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    GALILEI Galileo (1564-1642), italiano, il padre della fisica classica e l'inventore del metodo sperimentale, professore di matematica a Pisa e Padova, scopre la legge di caduta dei gravi e la legge d'inerzia, perfeziona i telescopi con i quali osserva le macchie solari e scopre i satelliti più grandi di Giove, nel 1632 pubblica il celebre "Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo", viene processato dalla Santa Inquisizione per le idee copernicane, abiura.

    64. GALILEO E LA TORRE DI PISA (Fonte Biografia della Fisica - G. Gamow)
    Per provare la veridicità delle sue conclusioni, [una pietra leggera e una pesante devono impiegare lo stesso tempo per cadere al suolo nel caso in cui vengano lasciate libere alla stessa altezza] Galileo fece cadere dalla torre pendente di Pisa due sfere, una di legno e una di ferro, e gli increduli spettatori presenti si poterono convincere che esse toccavano il suolo nello stesso istante. Le ricerche storiche tendono ad escludere che questa dimostrazione pubblica abbia mai avuto luogo e affermano che essa rappresenta solo una fantasiosa leggenda; e non è nemmeno certo che Galileo abbia scoperto la legge del pendolo mentre assisteva alla Messa nel Duomo di Pisa. Ma, in un modo o nell'altro, egli certamente eseguì queste esperienze o facendo cadere oggetti di peso diverso dal tetto di casa sua o facendo oscillare, magari nel suo cortile, una pietra appesa ad una corda.

    65. L'ABIURA DI GALILEO (Fonte La nascita della scienza moderna in Europa - P. Rossi)
    […] Il 22 giugno 1633, Galilei in abito di penitenza e in ginocchio davanti ai cardinali della Congregazione, pronuncia una pubblica abiura: "con cuore sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto li suddetti errori et heresie […] e giuro che per l'avvenire non dirò mai più né asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa haver di me simil sospitione, ma se conoscerò alcun heretico o che sia sospetto d'heresia, lo denuntiarò a questo S. Offizio". La condanna che fu firmata da sette giudici su dieci, non colpiva soltanto Galilei, non troncava solo le sue speranze e le sue illusioni. Dava un colpo mortale anche alle speranze di quanti, all'interno della Chiesa, avevano creduto non solo alle verità della nuova astronomia, ma anche alla possibilità, per la stessa Chiesa, di esercitare una funzione positiva nel mondo della cultura. […] Il 30 novembre 1979 il Pontefice Giovanni Paolo II, rivolgendosi alla Pontificia Accademia delle Scienze in occasione del centenario della nascita di Albert Einstein, ricordava che Galileo Galilei "ebbe molto a soffrire […] da parte di uomini e organismi della Chiesa" e affermava che, nei suoi confronti, c'era stato uno di quegli "interventi indebiti" già condannati dal Concilio Vaticano Secondo.

    66. GALILEO: "EPPUR SI MUOVE" (Fonte G. Gamow - Biografia della Fisica)
    Dice la leggenda che subito dopo la 'confessione' [l'abiura davanti al Santo Uffizio del modello copernicano], abbia esclamato "Eppur si muove!", ma pare che ciò non sia vero e che questa frase sia stata soltanto lo spunto di un vecchio aneddoto secondo cui Galileo l'avrebbe pronunciata alla vista della coda di un cane che era entrato per errore nella sala del Santo Uffizio.
    Addio Tomàs
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