Le differenze tra la destra e la sinistra
Il grande Giorgio Gaber ripeteva in un suo splendido brano "Cos'è la destra e cos'è la sinistra……". E, in effetti, in qualunque società occidentale del dopoguerra, è particolarmente difficile trovare una definizione completamente soddisfacente che descriva le differenze tra destra e sinistra.
Riassumiamo però comunque alcune informazioni raccolte qua e là dai classici della politica.
1. Dal punto di vista cronologico possiamo far risalire la divisione tra destra e sinistra all'epoca della rivoluzione industriale in Inghilterra, con Tory (DX) e Labour (SX), i quali, rispettivamente, difendevano i privilegi della classe ricca, i nobili, gli industriali, e i diritti dei lavoratori delle fabbriche (che, di diritti ne avevano ben pochi).
2. Ogni società di "uomini" ha bisogno di essere organizzata, e, a seconda che uno sia di "destra" o di "sinistra", la organizzerebbe in modo diverso.
A volte, costruendo questa organizzazione, è necessario limitare le libertà ed i diritti dei cittadini per il bene di un "ente superiore" la cui soddisfazione è superiore al bene del singolo cittadino.
La differenza tra destra e sinistra, a questo punto, risiederebbe nell'individuazione di questo ente superiore.
Sembra che la destra identifichi questa realtà nello stato, mentre la sinistra lo individua nella collettività, nell'insieme delle persone. La differenza è sottile, ma sostanziale.
3. Di solito, i partiti di sinistra si distinguono dai partiti di destra e dai partiti conservatori perché vogliono trasformare la società. I conservatori sono quelli che vogliono conservare quello che c'è, i partiti di sinistra lo vogliono trasformare.
Ma per trasformare sono necessari principi e ideali che giustifichino la trasformazione: bisogna giustificare la trasformazione e trovare le forze ideali che mobilitino energie.
La differenza fra il conservatore e il riformatore è che il conservatore non ha bisogno di giustificare la conservazione, invece colui che vuole riformare la società deve giustificare, deve motivare, dire perché la vuole, e non può farlo se non ricorrendo a grandi principi
4. La destra vorrebbe sostituire le "svalutazioni competitive", effettuate fino al 1996 nel periodo antecedente la moneta unica, con una "flessibilità" dei lavoratori che significa, di fatto, la libertà di estromettere immediatamente chi non è funzionale al profitto.
La sinistra, pur riconoscendo l'attuale necessità di flessibilità, deve garantire adeguati ammortizzatori sociali atti ad un rapido reinserimento produttivo del lavoratore.
....5. "Non stiamo a sottilizzare su queste differenze. Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza" (Norberto Bobbio).
Tre tesi programmatiche che rimarcano le differenze
Queste tesi programmatiche insistono sulle differenze sostanziali e visibili tra destra e sinistra politica cercando di offrire, con un linguaggio semplice, uno spunto di riflessione.
Tesi 1. Il mercato non ha sempre ragione.
È dovere dello Stato correggere la lotteria genetica.
Oggi tutti accettano le regole del mercato per produrre ricchezza ed il diritto individuale ad avanzare nella scala sociale e ad arricchirsi, materialmente e spiritualmente secondo i propri meriti.
Mentre la destra iperliberista ritiene che questo diritto deve valere di fatto per pochi eletti quasi sempre favoriti dalla nascita, per la sinistra liberal-sociale il diritto ad avanzare ed anche ad arricchirsi secondo i propri meriti deve valere per il maggior numero possibile di cittadini.
Se la destra propone l'abolizione della tassa di successione anche per i grandi patrimoni, la sinistra deve battersi per la realizzazione dell'art.3 della Costituzione "…è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che… impediscono il pieno sviluppo della persona e l'effettiva partecipazione…". Si tratta di un articolo sempre più calpestato dai provvedimenti di questo governo che tende, di fatto, a rendere "mercatabili" anche beni non mercatabili come istruzione, salute, pensioni e sicurezza.
Per la sinistra liberal-sociale il diritto all'avanzamento sociale ed anche all'arricchimento non deve valere per i pochi favoriti dalla lotteria genetica, ma deve valere di fatto per tutti.
C'è un solo modo per correggere i danni della lotteria genetica, fare dell'istruzione un diritto effettivo di tutti, così come della salute e della sicurezza.
Occorre perciò rifiutare il modello "americano" dove istruzione e sanità sono dominate dal libero mercato ed anche la sicurezza è sempre più privilegio di censo, se è vero come è vero che i poliziotti privati superano in numero quelli pubblici, locali statali e confederali.
Tesi 2 . Imposte e stato sociale
Nel Medio-Evo le tasse le pagavano poveri e contadini, dalle tasse sul sale, alle gabelle, ai dazi di consumo, sia sotto forma diretta che indiretta.
Nell'era moderna, sino agli anni sessanta, la situazione si era capovolta con le imposte dirette di aziende e singoli cittadini nettamente prevalenti sulle imposte indirette.
Negli ultimi anni la situazione sta tornando al passato perché aumentano sia le imposte indirette che le imposte dirette pagate dai cittadini lavoratori e produttori rispetto ai detentori di grandi patrimoni.
"Le aziende, che mezzo secolo fa versavano allo Stato americano il 27% di tutte le tasse ed il 45% di tutte le imposte immobiliari ne versano adesso appena il 10% ed il 16% rispettivamente. È ciò che l'economista Robert Reich, ex ministro di Clinton, chiama Corporate Welfare al posto del Welfare State" (cit. in Corsera del 19.07.02).
È una giusta aspirazione quella dei cittadini di pagare meno tasse possibili e soprattutto di vedere spesi bene dallo Stato i soldi che gli versano. Allo stesso tempo, va detto con chiarezza che non è possibile avere "la botte piena e la moglie ubriaca", cioè istruzione, sanità, pensioni e sicurezza per tutti, garantite dallo Stato come in Svezia (50% di pressione fiscale sul Pil) e pagare le tasse come in America (32% di pressione fiscale e pensioni e assicurazione sanitaria solo per chi può pagarsele).
Obiettivo di una sinistra liberal-sociale moderna è quello di far pagare meno tasse possibili compatibilmente col mantenimento di uno Stato leggero, che ha il compito di regolare più che di produrre nei settori di mercato, ma che gioca un ruolo egemone, cioè regola e agisce, in settori "non mercatabili" (per dirla alla Adam Smith) come l'istruzione, la salute, la sicurezza e le pensioni.
Naturalmente la sinistra liberal-sociale deve salvaguardare al massimo il principio della progressività delle imposte - sancito anche dalla nostra Costituzione - contrastando le politiche fiscali dei governi di destra che tendono, di fatto, ad abolire la progressività, riducendo le aliquote a due, caso unico al mondo.
Tesi 3. L'Italia è un paese fondato su produzione e lavoro, non su carta.
"L'Italia, si può affermare statisticamente, non è più un paese fondato sul lavoro, è un paese fondato sui patrimoni" (G. Alvi sul Corsera del 15.01.01).
In questi ultimi decenni infatti il peso di salari e del lavoro autonomo sul Pil è passato da tre quinti a due quinti mentre rendite e profitti sono diventati prevalenti.
Il problema non è solo italiano ma anche americano ed europeo. La attuale crisi delle Borse non è solo grave in se' ma si tratta di un problema assai più serio che investe l'insieme dei privilegi di cui, a partire dal 1980 (avvento di Reagan e Tatcher), l'economia di carta ha goduto rispetto all'economia della produzione e del lavoro.
Ed il problema della crisi economica mondiale, partita alla fine degli anni ottanta in Giappone, nella seconda metà del 2000 negli Usa e poco dopo in Europa, è grave non solo per le bolle delle Borse, del mercato immobiliare e dell'indebitamento (soprattutto in Usa), ma per le origini molto simili a quelle della depressione del 1929: una redistribuzione dei redditi a favore dei patrimoni e dei ceti più abbienti, le pazzie e le bolle di cui si è detto, il calo della domanda aggregata da parte del 70% della popolazione che non ha partecipato al Bengodi di sgravi fiscali, depenalizzazione di reati aziendali, tasse sempre meno progressive.
Obiettivo di una moderna sinistra liberal-sociale è quello di invertire la tendenza in atto di tassare il lavoro e la produzione in maniera maggiore delle rendite e dei profitti finanziari.




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