...se ne va dalla disperazione (si fa per dire)...
Ora abbiamo toccato il fondo. Pierluigi Collina, il migliore arbitro italiano e forse del mondo, l'unico sul quale non è mai stato sollevato un sospetto, è costretto a difendersi in una conferenza stampa. Nelle ultime due settimane è stato aggredito e infangato senza una ragione concreta. La vicenda è nota. A Collina è stato chiesto di indossare una maglia sponsorizzata da una nota casa automobilistica. Niente di strano: da tempo l'Associazione degli arbitri è entrata nel gioco dalle sponsorizzazioni. Famosa, più delle altre, una pubblicità collettiva per un vantaggioso conto bancario.
Forte dei precedenti, Collina ha chiesto e ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie e si è disinteressato del problema, concentrandosi sulla preparazione necessaria per portare a termine nel modo migliore il suo ultimo anno di attività arbitrale. Un bel giorno, i giornali hanno scoperto che la nota fabbrica di automobili è la stessa che sponsorizza il Milan. Capito lo scandalo? Come se nel calcio fossimo a corto di scandali veri, il caso Collina è esploso fragorosamente e il risultato sarà che il miglior arbitro italiano potrà arbitrare solamente la serie B, a meno di non rinunciare allo sponsor.
Ma Collina non rinuncia e fa bene, unico uomo tra tanti quaquaraquà. Perché ha seguito le regole e non ha mai pensato di fare qualcosa di sbagliato. Se facesse marcia indietro, sarebbe come ammettere che dietro uno sponsor si nasconde il demone di una possibile corruzione.
Ciò che Collina non può dire, infatti, è che sollevare sospetto è discredito sul migliore degli arbitri contribuisce a gettare sempre più in basso l'intera categoria, già rovinata da un'anacronistica situazione di sottomissione. Per anni l'AIA e i vertici del calcio si sono lamentati degli attacchi che le ex giacchette nere subiscono sistematicamente.
E adesso che fanno? L'ipotesi di corruttibilità la sollevano loro, a freddo, nei confronti dell'unico insospettabile. Degli altri sono stati analizzati per anni e ingiustamente professioni, amicizie, legami extraprofessionali. Una grande spazzatura che ha soltanto contribuito a peggiorare le cose. E i vertici del calcio, imitando i peggiori Ultrà, oggi ci vengono a dire che se la pubblicità accomuna indirettamente soggetti distinti, ugualmente presenti nello stesso campionato, potrebbe influenzare la regolarità delle decisioni arbitrali, dunque del campionato. Che capolavoro di intelligenza, che bel manifesto sull'indipendenza arbitrale! Pensate che a noi la storia l'hanno raccontata così: Collina è andato da Lanese, presidente dell'AIA e gli ha detto: "Tullio, ho una proposta da parte della General Motors". E Lanese: "Va bene, non c'è problema". Scoppiato lo scandalo, Lanese chiamato in causa per l'autorizzazione avrebbe confessato: "E che ne sapevo, che General Motors e Opel sono lo stesso marchio?". Capita la finezza?
Non possiamo giurare sull'autenticità dell'aneddoto, di sicuro c'è che la classe arbitrale è ridotta al lumicino per le sue stesse colpe, per avere accettato una subordinazione assurda all'interno del mondo del calcio.
Perché non esiste la Federazione degli arbitri? Autonoma, come i medici sportivi e i cronometristi, per definizione al di sopra delle parti. Si è sempre voluto controllare gli arbitri, fino a screditarli. Fino a scaricare su di loro ogni sospetto, ma parafrasando un famoso titolo dell'Espresso di molti anni fa, potremmo oggi scrivere: Arbitro Sospetto, uguale Calcio Infetto. E' inutile lamentarsi della violenza nel calcio e rinfacciare le responsabilità, se si mina la credibilità della classe arbitrale.
Da quel discredito ha origine la violenza. E sarebbe bene ricordare tutti che senza arbitri non esiste il calcio. Si può giocare senza soldi, senza società, senza maglia, con pochi giocatori improvvisati, mai senza un arbitro.
http://www.tgcom.it/sport/articoli/articolo272640.shtml
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