" [...]Rispetta la patria di ogni uomo, ma ama la tua". In poche parole, esso deve concretarsi in un orgoglio etnico-culturale che conduca ad una riscoperta delle proprie più antiche tradizioni, in contrapposizione ai barbari modelli capitalisti, ma che non sfoci in deliri xenofobi o dottrine razziste, di modo da non rendere impossibile la necessaria e giusta solidarietà tra le civiltà che tentano di resistere all'invasione occidentalista. Uscendo dal campo puramente teorico, si dovrebbero sviluppare (non rinnegare) i piccoli nazionalismi attuali di modo da renderli partecipi di più grandi "nazionalismi" di civiltà: nazionalismo europeo, nazionalismo arabo, nazionalismo africano, nazionalismo sudamericano, ecc. E' assolutamente necessario che questi non cozzino l'uno contro l'altro, ma riconoscano negli altri i propri alter ego animati dai medesimi sentimenti e desideri, solo rivolti verso la propria dimensione etnico-culturale: il che implica rispetto, amicizia e apertura reciproca.
Se il quadro suddetto è veritiero, e le considerazioni accettabili, le conseguenze non possono essere diverse da un profondo movimento riformatore tanto nella "destra" che nella "sinistra" antagoniste al sistema: la prima deve rinunciare a disdicevoli teorie supremazioniste, la seconda alla sua smania di fusione dei popoli; qual ora ciò non avvenisse, entrambe continuerebbero a prestarsi facilmente alle strumentalizzazioni del comune nemico. Va notato che una buona amalgama tra le due frange anti-sistema è storicamente osservabile in tutto il Mondo - bolivaristi, guevaristi e peronisti in Sudamerica, il partito Ba'ath nella nazione araba, sono perfetti esempi di questa augurabile promiscuità - eccetto l'Europa. E' inutile ora spendere molti pensieri e troppe parole nella ricerca delle ragioni del fenomeno; forse il fattore principale fu lo status di nazione libera del quale l'Europa ancora godeva quando sorsero le ideologie del secolo scorso, o forse è una più complessa differenza culturale - ma poco importa ora. Poco importa perché il nemico è tanto grande da oscurare tutti gli altri pretendenti, e perdersi in litigi tra nani, mentre il gigante sta per schiacciarli tutti, è davvero assurdo. Come assurdo è perpetuare la condizione di frattura ideologica tra una gente che dev'essere una e compatta, se vuol essere libera. Basta, per favore, con le anacronistiche dicotomie "destra-sinistra", "comunismo-fascismo", "internazionalismo-nazionalismo", "socialismo-corporativismo": oggi l'unica lotta auspicabile, e proponibile, è tra la realtà americano-occidentale, capitalista e borghese, e quella europeo-tradizionale, comunitaria e popolare! Dio solo sa quanto ci sarebbe di guadagnato se la si smettesse di discutere e accapigliarsi riguardo fatti accaduti oltre mezzo secolo fa, e s'iniziasse finalmente a badare al presente! Chi accetta il sistema capitalista, la globalizzazione, la tirannide borghese, l'imperialismo statunitense, con tutti i paralipomeni del caso, è nemico, a prescindere dalla sua autoproclamata collocazione politica; chi rifiuta la barbarie di qui sopra, e vi oppone il comunitarismo, la fratellanza tra i popoli e la giustizia nel consesso delle Nazioni - ebbene, questo è nostro amico, e chi se ne importa se sta a "destra" o "sinistra"; perché questa è l'epoca in cui una tale distinzione, finalmente, crolla. E crollando, lascia l'animo degli uomini nudo, che non possono più nascondersi dietro a fazioni e motti. Qui si vedrà chi sarà fondatore della Nazione Europea, e chi collaborazionista dell'occupante statunitense; tutto il resto, sono solo stupidaggini per bambini troppo cresciuti!
Daniele Scalea
Mi piacerebbe sentire il vostro parere riguardo a queste considerazioni, camerati.




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