Per quanto vengano decantate la democraticità e la libertà dei sistemi attuali, la realtà è ben diversa.
Qualunque persona che lavora sa bene quanto benessere offra la nostra società.
Qual'è il benessere?
Si limita alla possibilità di mangiare a sufficienza?
Si limita alla possibilità di avere un computer, gli ultimi elettrodomestici sfornati dal progresso tecnologico e l'automobile?
Se bastasse questo allora potremmo affermare che abbiamo raggiunto il fine dell'umanità: il benessere, il "progresso sociale" (anche se solo per una maggioranza).
Però se si guarda bene, si capisce che il benessere materiale è solo una parte necessaria ma non sufficiente del benessere.
Il benessere immateriale è la riappropriazione del proprio tempo e del proprio diritto alla partecipazione democratica.
Attualmente l'organizzazione sociale ci priva del benessere immateriale.
All'incirca 5/7 della nostra vita e per molti anche 6/7, sono assorbiti dal lavoro.
Per 5 giorni alla settimana si lavora dalla mattina alla sera, impedendo una coltivazione seria di alcune necessità basilari come la cultura o l'attività fisica, o il semplice e altrettanto necessario diritto di impiegare in proprie faccende almeno la META' della PROPRIA giornata, anche restando semplicemente seduti fuori all'aperto a chiacchierare.
Per la grande maggioranza dei lavoratori il lavoro si svolge all'interno di imprese in cui il principio democratico non è riconosciuto, in quanto si basa sul principio capitalistico moderno "padrone buono - suddito obbediente".
La prospettiva obbligatoria per ogni proletario è quella di funzionare come qualunque altro attrezzo dell'impresa per tutta la propria vita attiva.
La prospettiva obbligatoria per ogni cittadino è quella di far funzionare (in modo meccanico) un'organizzazione sociale che produce SOLO benessere materiale (e non per tutti).
La prospettiva obbligatoria per tutti è quella di una visione della vita segnata dall'apatia e dal fatalismo ("bisogna rassegnarsi" ...).
La prospettiva è obbligatoria, perché nessun non-lavoratore, come chi entra a far parte dell'apparato politico (destra, centro o sinistra), rimane DIRETTAMENTE interessato a cambiare le cose, visto che ormai ha conquistato un diritto INDIVIDUALE alla propria libertà, uscendo dall'obbligo di sprecare 5-6 settimi della propria vita in gabbie da lavoro, e rimane così semplicemente interessato al mantenimento del proprio potere (di parassita). Nessun politico metterà MAI a rischio questo suo potere conquistato, proponendo misure che diffondano democrazia nelle imprese o misure che riducano l'obbligo delle 40-45 ore settimanali.
A noi piacciono democrazia e libertà, pertanto odiamo essere sudditi dei padroni e le 40-45 ore settimanali.
Libertà è disporre del proprio tempo; democrazia è partecipare alle decisioni.
Esse sono nella possibilità da parte dei lavoratori di ogni impresa, di eleggere i propri dirigenti e di revocarli, di scegliere in che condizioni deve svolgersi il proprio lavoro, in che orari e con quale ridistribuzione del guadagno per esempio, all'interno della libera concorrenza fra imprese.
Quindi siamo favorevoli alla diffusione delle imprese cooperative e invitiamo i lavoratori a partecipare alle decisioni.
La libertà sta nella possibilità da parte dei cittadini di dedicare metà della propria giornata ai sacrosanti affari loro, e non svegliarsi ogni giorno sapendo che bisognerà aspettare dopo l'ora di cena per gestire la PROPRIA libertà (il PROPRIO TEMPO) come si vuole.
Quindi sosteniamo le 35 ore obbilgatorie settimanali, fermo restando il diritto di scegliere di effettuare lavoro straordinario.
Che senso ha questa "democrazia parziale", garantita per le istituzioni ma non per i luoghi dove in realtà viviamo tutti i giorni tutto il giorno, cioè le imprese ?
Che senso ha questa vita sprecata per 5-6 settimi a sbrigare un lavoro inutile a noi stessi, se non per garantirci un "benessere materiale", ovvero un insieme di giocattoli che ci distraggono dall'assenza di libertà, dall'assenza di controllo della nostra vita, dall'assenza di gestione del nostro tempo giornaliero?
Inoltre dobbiamo considerare anche altre conseguenze.
Più l’orario lavorativo è esteso, e meno esteso è il tempo che un individuo può dedicare alla propria crescita intellettivo-culturale e fisica.
Dunque più l'orario è esteso più sono diffuse ignoranza e malessere fisico.
L'adattamento evolutivo determinerà un abbassamento progressivo, oppure una stasi perpetua, delle capacità intellettive e fisiche umane.
E' normale che seguendo una via sbagliata si ottenga un peggioramento.
Nelle società moderne, come Francia, Italia o USA, a lavorare sono circa il 35-38% delle persone, e lo fanno per 5-6 giorni alla settimana per 8-9 ore al giorno. Quella percentuale fa fronte al consumo del 100% della società.
La soluzione è lavorare tutti (esclusi minori di 21 anni e anziani), e DI MENO.
Saranno finalmente liberi coloro che ambiscono al proprio accrescimento, così come coloro che vogliono effettuare di libera scelta lavoro straordinario.
E' da tempo arrivato il momento di porre fine alla preistoria dell'umanità.
La speranza ORA risiede nella capacità dei cittadini di capire che solo attraverso l'estensione della democrazia, la riappropriazione del proprio tempo (la PROPRIA LIBERTA'), si realizza il benessere completo, materiale e immateriale: solo integrando il benessere immateriale si dà senso alla propria vita.


Rispondi Citando
