Il padre del “pensiero debole” si schiera con gli antagonisti della sinistra antiamericana
Intervista a Gianni Vattimo: “Odio Bush, è un terrorista”
di Aldo Torchiaro
Gianni Vattimo ha una fama che travalica le Alpi (grande successo, e non da ieri, per i suoi testi in Europa) ed è un filosofo che alla politica si è prestato con indiscutibile passione. Da ex europarlamentare dei Ds, si è candidato nell’ultima tornata elettorale con i Comunisti Italiani sempre per Strasburgo. E non è andata bene. Ma la deriva gauchiste sembra inarrestabile, il padre del pensiero debole sta sposando, una dopo l’altra, le cause meno fortunate del terzinternazionalismo. Ha dedicato le sue energie alla difesa di Fidel Castro, di Chavéz, ed ora ha scoperto la “resistenza irachena”. Quella che ogni giorno produce qualche innocente vittima del tritolo, e che – relativismo per relativismo – agli occhi del filosofo torinese assume il nome di “legittima opposizione”. Comunque vadano le cose. Lo abbiamo visto polemizzare con il Corriere della Sera, durante il mese di agosto: “Se la scelta è tra la democrazia imperfetta europea e nordamericana, ormai soffocata dal peso del denaro che domina le campagne elettorali, e la democrazia imperfetta di Chávez e di Castro (anche di quest'ultimo, le cui violazioni dei diritti umani sono largamente spiegabili con la povertà della sua isola e gli effetti del blocco economico che subisce da vent'anni), scelgo quest’ultima”.
Poca sorpresa, quindi, nel leggere il suo nome tra i partecipanti al raduno del Campo Internazionalista di Chianciano Terme, l’1 e il 2 ottobre. Ma abbiamo chiesto al filosofo di chiarirci le ragioni della sua scelta.
Lei conferma che prenderà parte alla “Conferenza internazionale” promossa da Pasquinelli?
Sì, la notizia è uscita sulle agenzie. Non ho niente da negare, anzi sono felice di parteciparvi.
Non le sembra di appoggiare una iniziativa dai contorni ancora non del tutto specchiati?
Guardi, appoggio questa iniziativa perché ne sono convinto. Mi sembra una cosa utile, importante. Si confrontano tra loro personaggi che hanno vissuto direttamente l’occupazione americana, non si può che imparare dai loro racconti.
Nonostante vi siano sospetti di collusione tra l’organizzazione promotrice ed il terrorismo islamico?
Nonostante, io dico, la pressione americana che vuol farci credere che qualsiasi cosa si opponga a Bush e ai Neocon sia di matrice terroristica. E io sto diventando antiamericano, anzi: antiamericano doc.
Perché?
Perché quello che avviene in Iraq non è tollerabile. Chi deve vergognarsi delle sue frequentazioni è chi oggi è filoamericano. Perché non parliamo di Abu Grahib?
Su Abu Grahib si è aperto un processo, in America. Sarebbe favorevole ad una inchiesta sul presunto finanziamento del Campo Antimperialista ai gruppi armati iracheni?
Glielo ripeto: dietro al Campo Antimperialista ci sono bravi ragazzi, per quanto ne so. Forniscono medicinali ed acqua minerale in parti remote dell’Iraq, dove non è facile arrivare.
Acqua minerale?
Per quanto ne so, è così. Certo non si occupano di armi.
Mi scusi, ma insieme con lei siederà Ibrahim Al Kubaysi, il cui fratello è stato arrestato perché trovato in possesso di ingenti quantità di armi, a capo di una fazione armate tra le più sanguinarie… Siederà serenamente a quel tavolo, professore?
Non so cosa abbia fatto il fratello di quella persona, che non conosco. So cosa hanno fatto gli americani in Iraq, e so che sono contro ogni terrorismo. Per questo ce l’ho con Bush. Perché è lui il vero terrorista.
(26 agosto 2005)




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