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Discussione: Riforma della Curia?

  1. #1
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Riforma della Curia?

    da: www.korazym.org

    Capitolo nomine: l’attesa per le scelte di Benedetto XVI

    di Stefano Caredda/ 31/08/20

    Previste per la fine dell’estate, potrebbero slittare ancora la riforma della Curia romana e l’avvicendamento alla guida dei dicasteri vaticani. Il Sinodo dei vescovi e un'enciclica fra gli impegni immediati di Benedetto XVI.



    Quattro mesi e mezzo sono trascorsi dall’elezione di Joseph Ratzinger al soglio pontificio: un periodo di tempo certo non lunghissimo, ma quanto mai indicativo dello stile e delle priorità che il nuovo papa ha voluto imprimere alla Chiesa. Un papa concentrato sull’essenza del messaggio evangelico, pronto a richiamare l’importanza della fede in Dio, sincero nel porre di fronte al mondo le cause della crisi che essa attraversa. E più che mai certo di non poter prescindere dall’Eucaristia, tanto meno nel corso dell’anno che Giovanni Paolo II aveva voluto fosse dedicato ad essa. Benedetto XVI si è mosso con molta cautela, riservando aperture sincere e ricercando attivamente un dialogo capace di porre fine – nel rispetto delle reciproche condizioni – anche alle questioni più delicate ancora sul tappeto, dai rapporti con la Cina a quelli con le altre confessioni cristiane. Gli incontri interreligiosi di Colonia e l’udienza ai rappresentanti dei lefebvriani non sono – in questo ambito - che le ultime mosse di un percorso costante partito lo scorso 19 aprile.

    C’è però un settore nel quale Benedetto XVI finora non si è avventurato, se non nei termini ai quali davvero non poteva sottrarsi. E’ il capitolo nomine, la scelta cioè dei suoi più stretti collaboratori, degli uomini chiave da porre alla guida dei vari dicasteri vaticani. All’indomani della sua elezione, come consuetudine, papa Ratzinger confermò nel loro ruolo tutti gli uomini della Curia. Per forza di cose, dovette procedere solamente ad una nomina, quella del suo sostituto alla guida della Congregazione per la dottrina della fede. Una scelta caduta su William Joseph Levada, ora ex arcivescovo di San Francisco, che ha portato a Roma la sensibilità (e al tempo stesso l’intransigenza) di un cattolicesimo certamente dinamico ma anche lacerato nel profondo dalla grave vicenda dello scandalo - pedofilia.

    La vera impronta di Benedetto XVI si vedrà solamente con le altre nomine, che – attese per la fine dell’estate – potrebbero slittare di qualche settimana, anche in considerazione del fitto calendario che il papa ha di fronte. Settembre potrebbe essere dedicato allo studio e alla scrittura dell’enciclica di cui si parla già da mesi e che papa Ratzinger starebbe scrivendo da qualche tempo; ottobre sarà caratterizzato dal Sinodo dei vescovi sull’Eucaristia (relatore il patriarca di Venezia, card. Scola), evento mondiale di grande rilevanza per comprendere anche come Benedetto XVI intenderà rapportarsi con il tema della collegialità episcopale.

    Prima o poi, comunque, arriverà il tempo delle scelte. E sono molti coloro che pensano non tanto ad un cambio di uomini, ma ad una vera rivoluzione – o almeno ristrutturazione – dell’intera Curia vaticana. Una intenzione che alcuni mesi fa fu annunciata dal cardinale José Saraiva Martins, prefetto della congregazione per le cause dei santi, secondo il quale Benedetto XVI avrebbe provveduto ad una riforma degli organismi curiali nel senso di un loro snellimento e di una loro maggiore funzionalità.

    Impossibile però non parlare anche di uomini, a maggior ragione dopo la presa di possesso della diocesi di Cracovia da parte di mons. Stanislaw Dziwisz, per 27 anni segretario personale di papa Giovanni Paolo II. Il suo insediamento in Polonia ha segnato ufficialmente la fine dell’era Wojtyla in Vaticano, e seppur ancora piuttosto influente – e probabilmente presto anche insignito della porpora cardinalizia – mons. Stanislao non gioca ormai più il ruolo cruciale che si era ritagliato durante gli ultimi anni della vita del papa polacco. A tener alto il buon nome della Polonia penserà verosimilmente un altro Stanislaw, mons. Rylko, attuale guida del Pontificio consiglio per i laici, l’organismo vaticano che ha curato – con successo - la Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia.

    Inutile negare però che la prima “casella” in ordine di importanza è quella del segretario di stato, carica ora ricoperta dal card. Angelo Sodano. Il porporato si avvia – a novembre – a toccare la soglia dei 78 anni di età, ben tre oltre il tetto fissato per la cessazione di ogni incarico. Un tetto che il papa potrebbe ancora decidere di “ignorare” (il pontefice ne ha piena facoltà) ma che potrebbe anche essere preso alla lettera. E in tal caso sarebbero davvero in tanti a dover saltare: per citare solo i cardinali, i responsabili di Curia che stanno per raggiungere o hanno già raggiunto l'età pensionabile sono Castrillon Hoyos (Prefetto della Congregazione per il Clero), Hamao (Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti), Herranz (presidente del pontificio consiglio per i testi legislativi), Moussa Daoud (prefetto della congregazione per le Chiese orientali), Poupard (presidente del pontificio consiglio della cultura) e Szoka (presidente del governatorato e della pontificia commissione per lo stato della Città del Vaticano).

    Per sostituire Sodano – qualora questa fosse la scelta – Benedetto XVI potrebbe intraprendere la pista interna (il sostituto alla segreteria, mons. Leonardo Sandri, argentino, o il “ministro degli esteri” vaticano, mons. Giovanni Lajolo, italiano) o optare per un uomo non già impegnato presso la Segreteria di Stato. In tal caso si fanno i nomi del card. Giovanni Battista Re, attuale prefetto della congregazione dei vescovi, e del card. Crescenzio Sepe, ora prefetto della congregazione per l’evangelizzazione dei popoli. Ma qui si entra nel campo del “toto-nomine”, che come sempre lasciano il tempo che trovano.

    Comunque essa venga intrapresa, la riforma della Curia e dei suoi uomini non potrà fare a meno di considerare anche i doverosi cambi in seno alla Chiesa italiana. L’attuale presidente della CEI, il card. Camillo Ruini, compirà i 75 anni il prossimo febbraio, completando il suo terzo mandato alla guida dei vescovi. Probabile una sua partenza, come pure quella dei titolari di altre due diocesi italiane, entrambe sedi cardinalizie: Napoli e Palermo. Nella città campana il card. Michele Giordano entrerà in età pensionabile il prossimo 26 settembre, in quella siciliana il card. Salvatore De Giorgi ci sarà già fra una settimana, il 6 settembre.

    Una situazione complessa, dunque. A papa Ratzinger il compito di scegliere.
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  2. #2
    Vox Populi
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    Avevo letto un articolo mi sembra di Tornielli sulle probabili nuove nomine nella Curia Romana. Provo a ricercarlo

  3. #3
    Vox Populi
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    Originally posted by Vox Populi
    Avevo letto un articolo mi sembra di Tornielli sulle probabili nuove nomine nella Curia Romana. Provo a ricercarlo
    Oops, ero stato proprio io a postarlo su questo forum (evidentemente comincio a perdere colpi )

    http://www.politicaonline.net/forum/...33#post2460333

  4. #4
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    Benedetto XVI studia dossier e organigrammi: vuole semplificare la Curia romana. Dopo il Sinodo di ottobre il valzer delle poltrone

    Andrea Tornielli
    www. ilgiornale.it 3 settembre 2005

    da Roma

    La Curia romana vive come sospesa, attendendo di sapere che cosa accadrà in autunno, dopo il Sinodo sull'eucarestia, quando molti prevedono che Benedetto XVI cambi la «squadra» dei suoi collaboratori in Vaticano. Ai cardinali, che in questi quattro mesi e mezzo sono stati ricevuti in udienza, Papa Ratzinger ha parlato dell'intenzione di mettere mano a una riforma della Curia romana che ne semplifichi la struttura. Ma una riforma che accorpi e snellisca gli uffici della Santa Sede richiede esecutori in grado di realizzarla (quella di Paolo VI vide l'allora Sostituto Giovanni Benelli nel ruolo di factotum) ed è per questo che sul tavolo del Pontefice fin dall'estate si trovano anche delle ipotesi di organigramma, con promozioni, spostamenti e trasferimenti che ridisegnino i vertici vaticani.
    Una novità rispetto al passato è però rappresentata dall'assoluta assenza di notizie: Benedetto XVI trascorre molte ore della giornata da solo nel suo studio a leggere e studiare le carte, non riceve persone per la Messa celebrata nella cappella privata, non vede persone a pranzo e raramente a cena (si è recato una volta nel palazzo del Sant'Uffizio dal suo ex segretario, il vescovo Josef Clemens, e un'altra volta ha invitato il vescovo tedesco Paul Cordes, presidente di Cor Unum). Dunque nessuno sa se seguirà i consigli dei porporati che in queste ultime settimane gli hanno sottoposto progetti e proposte. Lo stile di Papa Ratzinger è molto riflessivo, come dimostra il suo studio approfondito dei dossier sulle nuove nomine vescovili che il cardinale Giovanni Battista Re gli consegna e che il Pontefice trattiene senza decidere subito come invece faceva Giovanni Paolo II.
    Ci sono stati dicasteri vaticani che si sono visti recapitare direttamente dal Papa delle lettere autografe nelle quali venivano espressi dei pareri, senza che queste passassero dalla Segreteria di Stato. Un'altra novità è rappresentata dall'abolizione delle udienze private ai nunzi apostolici: il nuovo Papa saluta personalmente quelli che sono presenti all'udienza del mercoledì ma fino ad oggi non li ha ricevuti singolarmente. Un indizio, secondo alcuni, del fatto che Ratzinger vuole privilegiare l'aspetto pastorale della sua missione, rispetto a quello diplomatico.
    La mossa principale sullo scacchiere vaticano riguarda il Segretario di Stato. Il cardinale Angelo Sodano compie 78 anni il prossimo novembre e anche se il suo entourage ripete che potrebbe rimanere in carica fino agli ottant'anni, sono in molti a credere che il Papa gli permetterà di ritirarsi. Un gruppo di anziani porporati curiali sta proponendo al suo posto l'attuale presidente dell'Apsa, l'amministrazione del patrimonio della Santa Sede, il cardinale Attilio Nicora, già vescovo di Verona. Nonostante sia entrato nella Curia romana da solo tre anni, Nicora sta scrivendo un progetto di riforma amministrativa per sottoporla al Papa. Prevede una drastica riduzione del personale, una maggiore centralizzazione delle risorse economiche e dei bilanci dei singoli dicasteri, una riforma dello Ior. Un altro candidato forte appare l'arcivescovo di Genova, Tarcisio Bertone, già Segretario della Congregazione per la dottrina della fede ed esperto canonista: è stato a lungo collaboratore del cardinale Ratzinger, ha visitato Papa Benedetto XVI in Val d'Aosta e ha discusso più volte con lui del futuro della Curia romana. Un terzo possibile «primo ministro» vaticano è il patriarca di Venezia, Angelo Scola, che sarà relatore al prossimo Sinodo e ha collaborato da teologo con Ratzinger. C'è poi chi non esclude - ma la possibilità appare più remota - che il Papa possa chiamare a Roma come suo primo collaboratore il cardinale più votato dopo di lui al conclave dello scorso aprile, vale a dire l'arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio, che nella votazione della tarda mattinata di martedì 19 aprile era arrivato ad ottenere una quarantina di consensi.
    È significativo che tra i candidati dei quali si parla oggi per la Segreteria di Stato non vi siano ecclesiastici provenienti dal servizio diplomatico, ad eccezione dell'attuale nunzio in Francia, monsignor Fortunato Baldelli. Sembrano avere invece meno chances gli attuali due vice del cardinale Sodano. Il Sostituto, Leonardo Sandri, potrebbe essere promosso alla guida di un'importante diocesi argentina ed essere creato cardinale, oppure sostituire il cardinale Castrillón Hoyos alla guida della Congregazione del clero. Il «ministro degli Esteri» Giovanni Lajolo (che Sodano vorrebbe come successore) sarebbe invece destinato alla guida del Governatorato o della Congregazione per le Chiese orientali, entrambi posti cardinalizi. All'incarico di «ministro degli Esteri» potrebbe venire chiamato il nunzio in Kenya Alain Paul Lebeaupin. L'attuale Prefetto della Segnatura apostolica, Agostino Vallini, che già è stato vescovo ausiliare del cardinale Giordano, potrebbe diventare il nuovo arcivescovo di Napoli. Inoltre, Benedetto XVI potrebbe chiamare a Roma in un posto di rilievo il cardinale Ivan Dias, arcivescovo di Bombay.
    Sarebbe infine in partenza per una diocesi italiana il vescovo Piero Marini, cerimoniere del Papa, che secondo un altro progetto potrebbe diventare il nuovo cardinale arciprete di San Pietro.
    Gilbert

 

 

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