Tony Blair
premessa
Anthony Charles Lynton Blair, detto Tony, è nato il 6 maggio 1953 a Edimburgo, Scozia, è leader del Partito Laburista dal 1994 e primo ministro del Regno Unito dal 2 maggio 1997, vincendo le elezioni dopo 18 anni consecutivi di governi conservatori. È ora il primo ministro più longevo nella storia del partito laburista britannico. Sposato con l'avvocato Cherie Clair Booth, fervente cattolica, e ha quattro figli, tre maschi e una femmina.
New Labour
Il termine "New Labour" prese piede intorno al 1994. I primi a utilizzarlo furono proprio i laburisti nella loro letteratura di partito, col passare del tempo anche la stampa e gli avversari iniziarono a farne uso tanto che nel 1997 un poster elettorale dei Tory recitava "New Labour, New Danger".
Il passaggio alla nuova terminologia avvenne in un periodo in cui nel Regno unito stava 'scivolando a destra'. Primo fautore del riposizionamento del Labour verso una piattaforma neo-centrista fu Neil Kinnock che avviò a livello internazionale anche un avvicinamento ai Democratici USA. Di converso il termine "Old Labour" venne utilizzato per riferirsi all'ala sinistra e pro-sindacato del partito.
I "nuovi valori" del New Labour sono spesso riassunti nello schema "diritti" e "doveri", cioè nel rapporto che ciascun cittadino deve riconoscere tra l'avere delle responsabilità e i corrispondenti diritti legalmente riconosciutigli. Fa parte del pensiero New Labour il concetto di 'stakeholder society'.
La prima riforma interna del Partito fu la modifica della cosiddetta Clausola VI, che parlava della proprietà collettiva dei mezzi di produzione, inserita nello Statuto del Partito nel 1918: "To secure for all the workers by hand or by brain the full fruits of their industry and the most equitable distribution thereof that may be possible upon the basis of the common ownership of the means of production, distribution and exchange, and the best obtainable system of popular administration and control of each industry of service". La modifica del documento avvenne durante una conferenza speciale convocata nel 1995, il nuovo testo recita: "The Labour Party is a democratic socialist party. It believes that by the strength of our common endeavour we achieve more than we achieve alone, so as to create for each one of us the means to realise our true potential and for all of us a community in which power, wealth and opportunity are in the hands of the many not the few, where the rights we enjoy reflect the duties we owe, and where we live together, freely, in a spirit of solidarity, tolerance and respect."
La modifica della Clausola VI fu ritenuta necessaria per non impaurire la City alle elezioni del 1997 e per avviare l'inclusione di politiche economiche "radicali" nel tentavano di bilanciare il laissez-faire Thatcheriano con misure che tenessero di conto dell'impatto sulla società.
La piattaforma con cui i laburisti hanno vinto le elezioni otto anni fa comprendeva un ripensamento della filosofia labour che comportasse, contestualmente a un rilancio di investimenti nel sistema sanitario e scolastico nazionali, un'apertura all'economia di mercato facendo tesoro di quanto portato avanti da quasi due decenni di governi conservatori.
Allo stesso tempo la piattaforma del New Labour si poneva come obiettivo l'avvio di una serie di riforme istituzionali: da una prima 'democraticizzazione' della House of Lords all'elezione diretta dei sindaci nelle grandi citta' (Londra in particolare), dalla 'devolution' - che ha portato alla creazione dell'Assemblea 'gallese e al Parlamento scozzese - alla revisione del sistema elettorale (proporzionale per le europee) e possibile istituzione del ricorso referendario, in particolare per questioni europee, dall'ancoramento al sistema dell'Unione al processo di pace in Irlanda del nord.
Dall'intervento NATO del 1999 agli attentati di Londra del luglio scorso, passando naturalmente per le campagne d'Afghanistan e Iraq, il Governo Blari è anche al centro della politica mondiale. Questa 'sovraesposizione' mediatica ha fatto passare in sordina la qualità e portata delle riforme guadagnate a livello nazionale sottoponendo Blair al quotidiano scrutinio della stampa mondiale ma relegando a fatti di cronaca quando veniva fatto a livello nazionale. Alla vigilia delle ultime elezioni il Guardian, che non ha lesinato critiche al Governo Blair, riconosceva ed elencava tutti progressi degli ultimi anni ritenendoli sufficienti per farsi perdonare le 'svolte' interventiste nel mondo.




Rispondi Citando