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  1. #1
    W il Patriottismo Siciliano!
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    Predefinito Nasce la Mafia. Ecco il ruolo dell'"amata" Italia!

    Maledetto il giorno in cui Garibaldi mise piede in Sicilia!

    Volevate le fonti? Intanto accontentatevi di questa, in attesa che possa reperire altro materiale.

    Morte, sangue, furti, menzogne: questa è l'annessione della Sicilia all'Italia!

    Parlate sempre di 'sangue italiano' versato per unire l'Italia, e vi cullate sul fatto di non voler tradire quello stesso sangue, quando c'è gente che per ignoranza (ignoranza causata dalla stessa Italia!) loda le gesta di quell'assassino e ladro di cavalli che era Garibaldi, insieme ai suoi leccaculo!

    Sangue di italiani!? PUAH! E' il sangue di siciliani che è caduto nell'oblio, non quello di 'italiani'!

    Siate stramaledetti, invasori!

    http://www.csssstrinakria.org/mafia.htm

  2. #2
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    Un po tardi per chiedere giustizia, temo che i responsabili siano tutti trapassati da un po.


    Ps
    L'accostamento Impero Romano = Mafiosi in compenso fa ridere....



  3. #3
    W il Patriottismo Siciliano!
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    Originally posted by Il_Grigio
    Un po tardi per chiedere giustizia, temo che i responsabili siano tutti trapassati da un po.


    Ps
    L'accostamento Impero Romano = Mafiosi in compenso fa ridere....


    E' l'atteggiamento ciò di cui si parla, non tanto della Mafia in sé, per come è diventata oggi. Ciò per dimostrare che il popolo siciliano c'entra ben poco con un male che è stato inculcato alla nostra terra dal di fuori!

    Tardi per chiedere giustizia? No: non è mai troppo tardi, e chiudere gli occhi sarebbe un tradimento verso quello stesso sangue versato.
    Chi, dopo aver letto ciò, può avere ancora il coraggio di definirsi italiano, pur essendo siciliano?

  4. #4
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    Mafia, politica, verità
    Le scelte arrivano non quando si sa troppo poco, ma quando si sa troppo
    di Giancarlo Caselli

    Ricordando il 1992 e l’attacco globale di Cosa nostra, la possibilità che l’Italia ebbe di vincere contro la mafia e la «cancellazione» di quella lotta vittoriosa.
    Può la Politica eludere la Verità?
    Un intervento del procuratore generale di Torino Giancarlo Caselli.


    Con le stragi di mafia del 1992 si abbatté sull’Italia il pericolo gravissimo di diventare uno Stato-mafia, un narco-Stato di tipo colombiano, dominato da un’organizzazione criminale spietata.
    Per fortuna, con il concorso di tutti (istituzioni, società civile, forze dell’ordine e magistratura), invece di precipitare nell’abisso siamo riusciti a resistere. Vi sono stati, innanzitutto, i risultati ottenuti sul versante della cosiddetta «mafia militare» (risultati imponenti e sufficientemente noti, anche se Bruno Vespa, nel suo salotto, non ne ha mai fatto cenno…).
    Doverosamente, si sono fatti anche processi a imputati «eccellenti».
    Con esiti significativi: ora di condanna, ma nessuno ne parla; ora di assoluzione, sempre secondo lo schema tipico dell’insufficienza di prove; ora di proscioglimento per intervenuta prescrizione. Ma questi particolari (insufficienza di prove, prescrizione) sono taciuti.
    Soprattutto si tace la circostanza incontrovertibile che in tutte le sentenze, sia di condanna che di assoluzione o prescrizione, è sempre riconosciuta e dimostrata l’effettiva sussistenza di fatti gravi, realmente accaduti, tali da rendere obbligatoria l’attività d’indagine.

    Sembrava fatta.
    Cosa nostra e i suoi complici stretti in un angolo, sotto una gragnola di colpi portati con rigoroso rispetto delle regole e delle garanzie. Invece...
    Invece è accaduto che, pur di scongiurare il salto qualitativo nell’azione di accertamento dei legami e delle collusioni con Cosa nostra, alcuni consistenti settori dello Stato hanno accettato di perdere una guerra che si sarebbe potuto vincere.
    Questa strategia rinunciataria si è articolata in varie tappe:
    – l’insinuazione di uno scorretto rapporto tra pentiti e inquirenti (diffusa già ai tempi del pool, quando si diceva che Falcone «portasse cannoli» a Buscetta);
    – l’accusa a pubblici ministeri e giudici di costruire teoremi per ragioni politiche o, più brutalmente, di «essere comunisti o amici dei comunisti» (poco originale: vent’anni fa Antonino Salvo, uomo d’onore riservato della famiglia di Salemi accusato dal pool di Falcone proclamava di essere «sotto il mirino dei politici e in particolare, anzi soltanto, del Partito comunista italiano»; e Salvatore Riina – 24 maggio 1994, Corte d’assise di Reggio Calabria – ha accusato «i comunisti» di complottare ai suoi danni anche nella Procura della Repubblica di Palermo;
    – la «celebrazione» di un vero e proprio «processo» alla stagione giudiziaria che ha seguito le stragi del ’92, con tanto di commentatori più o meno autorevoli pronti a pronunziare sentenze di presunto fallimento, deliberatamente ignorando i risultati investigativi e processuali ottenuti e anzi ricorrendo a un massiccio stravolgimento della verità o alla sua «cancellazione».

    Si è così arrivati (interessatamente) a smarrire persino il significato delle parole, al punto da confondere «assoluzione» con «prescrizione», nel silenzio o nella rassegnata, passiva accettazione dei più (il riferimento è alla sentenza 2.5.03 della Corte d’appello di Palermo, definitivamente confermata dalla Cassazione, che ha dichiarato estinto per prescrizione il reato di associazione per delinquere «concretamente ravvisabile a carico» del sen. Andreotti e da lui «commesso»…).
    Tanto premesso, si pone – per la Politica – un interrogativo ineludibile.
    È o non è un problema per la Politica – da discutere: non da rimuovere o cancellare! – il fatto obiettivo che in numerose sentenze, alcune definitivamente confermate dalla Cassazione, sia univocamente affermata e dimostrata, per la prima volta con tanta ampiezza e precisione, la sussistenza di fatti gravissimi a carico di soggetti appartenenti alla borghesia politica, imprenditoriale e professionale (cioè a settori che da sempre, secondo le analisi più accreditate, hanno avuto un ruolo centrale nella storia della mafia)?
    Partendo da questa realtà – se fosse comunicata – si dovrebbero innescare rigorosi percorsi di «bonifica politico-morale». Invece, non succede praticamente nulla. Anzi, molte volte gli imputati, pur responsabili a livello penale o politico-morale di fatti gravissimi, vengono regolarmente beatificati; e i magistrati, naturalmente, sono sempre cialtroni o felloni.
    Perché questa «cancellazione» della verità (per di più accettata sostanzialmente da tutti!)? La cancellazione può essere funzionale all’obiettivo di rimuovere definitivamente rilevanti questioni legate alla storia del nostro Paese; può servire, nello stesso tempo, a contrabbandare la tesi rancida, ma consolatoria, di inchieste giudiziarie pilotate da «burattinai» interessati all’eliminazione dei loro avversari politici; ma può anche darsi che la verità sia incompatibile con la politica (si spera non tutta la politica). E può anche darsi che confondendo deliberatamente prescrizione e assoluzione certa politica voglia liberarsi da ogni responsabilità per tutte le malefatte: di ieri di oggi e magari anche di domani.
    Di sicuro la cancellazione non avvicina alla verità, quale essa sia. Di più. Essa racchiude in sé un grave pericolo: un sostanziale invito alla «scaltrezza» tipica del tempo passato, quando i rapporti tra mafia e politica non c’era chi non li ammettesse in teoria, ma poi tutti o quasi facevano finta di niente o li negavano nelle prassi giudiziarie quotidiane. Gli attacchi ai magistrati che interpretano la loro funzione antimafia con rigore (senza compromessi), oltre a indebolirne l’azione, possono anche funzionare da monito per chi si trovi a operare su materie analoghe. Se quando si tratta di personaggi di peso (imputati per fatti specifici, certamente non per il loro status, checché se ne dica), giustizia giusta è – per definizione – soltanto quella che assolve, mentre il magistrato che indaga o, eventualmente, condanna riceverà invariabilmente fango, in quanto «colpevole» a priori di giustizia ingiusta, c’è da chiedersi se non vi sia il pericolo di alimentare una cultura del disimpegno, del basso profilo, delle strizzatine d’occhio (parente stretta della vecchia scaltrezza). Spero, francamente, che tale pericolo rimarrà virtuale, ma il problema c’è.
    Ed è problema che attiene al sereno e libero esercizio della giurisdizione.
    Un caposaldo dello Stato di diritto.

  5. #5
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    Originally posted by Federico II
    E' l'atteggiamento ciò di cui si parla, non tanto della Mafia in sé, per come è diventata oggi. Ciò per dimostrare che il popolo siciliano c'entra ben poco con un male che è stato inculcato alla nostra terra dal di fuori!

    Tardi per chiedere giustizia? No: non è mai troppo tardi, e chiudere gli occhi sarebbe un tradimento verso quello stesso sangue versato.
    Chi, dopo aver letto ciò, può avere ancora il coraggio di definirsi italiano, pur essendo siciliano?
    D'altra parte non assumersi le proprie responsabilità sarebbe vigliacco....

  6. #6
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    Originally posted by Il_Grigio
    D'altra parte non assumersi le proprie responsabilità sarebbe vigliacco....
    In che senso? Nel senso che noi siciliani abbiamo messo del nostro in tutto ciò? Ah, sicuramente. Ma vorrei vedere cosa sarebbe capitato se fosse successo lo stesso agli altoatesini... Le condizioni di miseria portano a questo e ad altro, amico, e la miseria non è certo nata dal nulla e dai siciliani.

    Durante le proteste per l'esclusione del Messina calcio in serie A, qualcuno ha esposto uno striscione con sù scritto "Repubblica Siciliana"... Fenomenale...

  7. #7
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    Originally posted by Federico II
    In che senso? Nel senso che noi siciliani abbiamo messo del nostro in tutto ciò? Ah, sicuramente. Ma vorrei vedere cosa sarebbe capitato se fosse successo lo stesso agli altoatesini... Le condizioni di miseria portano a questo e ad altro, amico, e la miseria non è certo nata dal nulla e dai siciliani.

    Durante le proteste per l'esclusione del Messina calcio in serie A, qualcuno ha esposto uno striscione con sù scritto "Repubblica Siciliana"... Fenomenale...
    Usare i siciliani (come anche i calabresi, piuttosto che i campani o i pugliesi), come "gente", come "popolo" per GIUSTIFICARE la mafia è vile; oltre che strumentale e "peloso".

    Questo, forse, intendeva il Grigio.
    E, se lo intendeva; lo condivido.

  8. #8
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    Originally posted by MrBojangles
    Usare i siciliani (come anche i calabresi, piuttosto che i campani o i pugliesi), come "gente", come "popolo" per GIUSTIFICARE la mafia è vile; oltre che strumentale e "peloso".

    Questo, forse, intendeva il Grigio.
    E, se lo intendeva; lo condivido.
    Se intendeva ciò, lo condivido anch'io, ovviamente.

  9. #9
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    Intendevo dire che il fenomeno mafioso non può essere ascritto alle sole influenze esterne e che, ad ogni modo, se ha così tanto prosperato ci sono responsabilità anche interne.

  10. #10
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    Originally posted by Il_Grigio
    Intendevo dire che il fenomeno mafioso non può essere ascritto alle sole influenze esterne e che, ad ogni modo, se ha così tanto prosperato ci sono responsabilità anche interne.
    Allora avevo capito bene...

 

 
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