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Discussione: Prodi Ignora I Gay

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    Predefinito Prodi Ignora I Gay

    PRODI IGNORA I GAY

    Il Professore presenta il programma con cui si candida alle primarie. Nessun accenno al riconoscimento delle coppie omosex e alla lotta alla discriminazione. Delusione tra gli attivisti.

    ROMA - Passo indietro per Romano Prodi. Il testo presentato oggi con cui il Professore presenta il suo programma di governo non presenta nessun riferimento al tema del riconoscimento delle unioni omosessuali o delle convivenze, né alla tutela contro le discriminazioni per orientamento sessuale. Completamente ignorati, dunque, gli argomenti rispetto ai quali il movimento glbt aveva puntato la sua attenzione in vista delle elezioni del prossimo anno. E questo nonostante nel "Programma per l'Italia" presentato alcune settimane fa e che costituisce "il progetto nel quale l'Unione si riconosce", fosse almeno presente l'impegno "a promuovere strumenti giuridici capaci di offrire adeguata e giusta tutela alle esigenze della comunità e ai diritti civili e sociali delle persone".

    La cautela con cui Romano Prodi aveva toccato in alcuni interventi pubblici il tema del riconoscimento delle coppie omosessuali si rispecchia quindi nel suo programma. Suscitando la naturale delusione di molti attivisti.

    «Prodi decide di chiudere gli occhi sul tema dei diritti civili e della laicità dello Stato e di ignorare le legittime istanze di uguaglianza che salgono dalla comunità gay, lesbica e transessuale del Paese». E' l'accusa del Presidente nazionale di Arcigay Sergio Lo Giudice, dopo aver letto il programma per le primarie.

    Tra i sei attuali candidati alle primarie (il termine per presentare le 10.000 firme necessarie alla candidatura il 15 settembre), ben quattro (Pecoraro Scanio, Scalfarotto, Di Pietro e Bertinotti) si sono già pronunciati favorevolmente sui temi posti dall'associazionismo glbt. Da parte di Mastella non pare che ci sia particolare apertura.



    ZAMPATE RIFOGNISTE-CLERICAL-DEMOCRISTIAN-DIESSINE SI AGGIRANO SUL PROGRAMMA DI PRODI.....PECCATO....

    Care Italiane e Cari Italiani,

    il 16 ottobre si svolgono le elezioni primarie per scegliere il candidato dell'Unione alla guida del Paese. E' un momento importante, di partecipazione e di democrazia, una sede di confronto serio e leale tra persone e, soprattutto, tra programmi.
    Se avrete la pazienza di leggerle, nelle pagine che seguono troverete esposte quelle che io ritengo debbano essere le linee guida del nostro programma. In questa lettera voglio dirvi, col massimo della semplicità, poche cose soltanto. Poche, ma per me le più importanti.
    L'Italia ha bisogno di ritrovare coesione e slancio, ha bisogno di etica, di equità e di responsabilità. Senza questo non troveremo le energie per far ripartire l'Italia e per dare risposte adeguate ai tanti problemi della nostra società, per ritrovare serenità e sicurezza per il nostro futuro.
    Tutti insieme, vogliamo e possiamo far ripartire l'Italia, per creare di nuovo occupazione e benessere, per offrire tranquillità e sicurezza alle famiglie, per dare un lavoro vero ai giovani, per permettere alle nostre imprese e ai prodotti italiani di affermarsi nel mondo.
    Tutti insieme, ce la possiamo fare. Tutti insieme vogliamo e possiamo tornare a vincere.
    Ho detto tutti insieme. Un paese spaccato dalle diseguaglianze è un paese cattivo, che non ha futuro. E' finito il tempo per i condoni, per i facili arricchimenti, per l'evasione fiscale. E' tornato il tempo della giustizia, della solidarietà, dello stare insieme. E' tornato il tempo del rispetto per il lavoro e per lo studio.
    Non vi chiedo sacrifici impossibili. E non vi prometto cose fuori dalla realtà. Dobbiamo guardare al futuro, non al passato. Dobbiamo tirarci su le maniche ed essere seri, tutti. A partire da noi politici che abbiamo il dovere di dare il buon esempio.

    Vi aspetto tutti il 16 ottobre

    Romano Prodi

    Ci sono anche gli altri
    La più grande novità dei nostri tempi è la globalizzazione che, in parole molto semplici, vuol dire che ci sono anche gli altri.
    Eravamo abituati a un mondo più piccolo, nel quale un gruppo di paesi più ricchi, tra i quali a pieno titolo l'Italia, si divideva la torta delle risorse finanziarie, energetiche e naturali, e in cui quello stesso drappello di paesi competeva per collocare le proprie merci sui mercati. Alla fine degli anni '80, con la fine della guerra fredda, le politiche di apertura avviate da molti paesi, la liberalizzazione dei flussi finanziari e la diffusione
    delle tecnologie della comunicazione e dell'informazione, questo mondo piccolo è diventato grande.
    'Ci sono anche gli altri' vuol dire che si gioca in un campo aperto, in cui non sono più solo in pochi a competere per le risorse, gli investimenti, la conquista di mercati, che da locali si sono fatti planetari. Da questo mondo più grande e più aperto non ci si può tirare fuori, perchè chiudere le porte e le finestre significa rinunciare alla pace, alla democrazia, all'integrazione e allo sviluppo. Esserci quindi non è una scelta, ma un fatto, e l'Italia, paese avanzato e democratico, intende esserci da protagonista, adeguando le sue capacità di competere, assumendosi appieno le responsabilità proprie di un grande paese, affermando con vigore i suoi valori.
    Tuttavia non tutti hanno accettato questo processo, vivendolo come una forzata imposizione dei costumi, dei valori e del modello sociale occidentali. Da questo rifiuto nasce il terrorismo internazionale che sta così drammaticamente segnando questi primi anni del terzo millennio. E' una sfida che va affrontata con determinazione, con una lotta senza quartiere alla violenza, ma anche con grande sensibilità politica, fatta di rispetto, di convivenza tra le diversità e di superamento definitivo delle logiche del secolo scorso che vedevano gli interessi di alcuni calpestare i diritti e le aspettative di altri.
    Ci sono popoli che al processo di globalizzazione e alle straordinarie opportunità che apre, possono partecipare solo da spettatori lontani perché bloccati dalla povertà, dall'ignoranza e dalle malattie. Quei popoli avranno il nostro sostegno, diretto e attraverso politiche multilaterali, perché possano anch'essi costruirsi un futuro non più salendo su precari barconi in cerca di lidi migliori, ma a casa propria, lì dove sono i loro affetti e le loro radici.

    Europa: la nostra casa
    Il progetto di integrazione europea è nato per costruire una pace duratura nel nostro continente dopo secoli di guerre. L'Europa deve consolidare e ampliare il suo ruolo contribuendo al governo del mondo per garantire pace e sviluppo a livello globale.
    Lo deve fare partecipando da protagonista a un governo multilaterale del pianeta affermando i suoi valori fondanti, che sono il riconoscimento delle diversità, l'affermazione dei diritti e la pace. Non pensiamo a un'Europa che imponga il suo modello ma che diffonda i suoi valori attraverso la piena assunzione delle proprie responsabilità e con una politica attiva per il rafforzamento delle istituzioni multilaterali, nella convinzione che la partecipazione di tutti e la convivenza di modelli diversi non sia solo garanzia di pace ma anche motore di uno sviluppo stabile, sostenibile e diffuso.
    Il ruolo dell'Europa sulla scena mondiale parte da un rapporto privilegiato e paritetico con gli Stati Uniti, che passa anche attraverso una maggiore capacità di impegno sul versante della difesa e della cooperazione.
    Il processo di allargamento dell'Unione Europea è stato un grande successo al quale deve seguire un impegno di attenzione e collaborazione con gli stati confinanti e l'intera area del Mediterraneo. Nello stesso tempo l'Unione Europea deve dispiegare appieno le sue potenzialità di sviluppo all'interno cancellando le residue barriere, rendendo più snella ed efficace la sua azione regolamentare e la sua burocrazia e promuovendo, in una più fluida collaborazione con gli stati nazionali, politiche appropriate per la crescita.
    Di questa Europa l'Italia deve essere uno dei protagonisti, recuperando il suo storico ruolo di grande motore dei processi di integrazione, capace di fare la sua parte nel pieno rispetto dei principi della Costituzione e dei trattati internazionali.
    Solo l'appartenenza all'Europa può darci la forza di partecipare al governo mondiale secondo le nostre legittime aspirazioni, per affermare i valori di equità e giustizia che sono alla base della nostra visione del mondo.
    E' per questi valori e questa visione del mondo che, così come in alcuni casi abbiamo ritenuto legittima e doverosa la partecipazione militare dell'Italia a importanti missioni di pace, delle quali andiamo orgogliosi, non abbiamo invece condiviso la guerra in Iraq e la partecipazione italiana e per questo riteniamo indispensabile la fine della nostra presenza militare in quel paese. Oggi l'Iraq ha urgente bisogno di sostegno per la sua ricostruzione civile ed economica, da avviare sotto l'egida e la direzione delle Nazioni Unite, e in questo caso l'Italia dovrà fare la sua parte.


    SERENITÀ E SICUREZZA
    La nostra società è sempre più attraversata da ansie e insicurezze, rese più acute e diffuse dall'esplosione del terrorismo internazionale e dalla presenza della guerra come elemento della nostra vita. Dal Kosovo, passando per l'Afghanistan e per l'Iraq, sono ormai sette anni che la guerra è entrata nella nostra quotidianità e nell'esperienza delle giovani generazioni. E dall'11 settembre del 2001 ci sentiamo, in quanto Occidente, sotto l'attacco del terrorismo.
    Ma non sono solo la contiguità con la guerra e la permanente minaccia del terrorismo a minare le nostre sicurezze. Nel giro di pochi anni l'Italia si è aperta e oggi milioni di stranieri vivono nel nostro Paese, portando la diversità delle loro culture con le quali spesso non eravamo abituati a confrontarci e, talvolta, portando anche un aumento del tasso di illegalità.
    Sul terreno dell'economia l'arrivo di nuovi soggetti con una forte capacità competitiva, come la Cina e l'India, ha determinato in molti la convinzione di non poter reggere l'aumento della concorrenza e, quindi, che il futuro potrebbe riservarci una diminuzione del nostro livello di benessere.
    Anche il mondo del lavoro è diventato più competitivo e le certezze che hanno caratterizzato la generazione passata lasciano il campo a una sensazione di precarietà crescente.
    Infine c'è il timore che i sistemi di tutela legati allo stato sociale possano non essere sostenibili e quindi che i livelli attuali potrebbero non essere garantiti per il futuro.

    La cura dall'ansia non può essere l'angoscia dei diritti limitati, ma l'equilibrio tra il massimo impegno normativo, di polizia, dei servizi di informazione e la massima cura nel preservare i fattori qualitativi più alti di una società libera e democratica.
    La sicurezza si costruisce quotidianamente con una politica non solo di contrasto ma con un impegno di lungo periodo per rimuovere gli squilibri, allargare l'area dei diritti e della democrazia e favorire una gestione multilaterale delle tensioni e dei grandi problemi del pianeta.
    Il nostro impegno è fare di un senso collettivo della legalità la condizione normale di vita nel nostro Paese. Questo comporta una lotta senza quartiere alla criminalità organizzata che mina la convivenza civile e le potenzialità di sviluppo di grandi aree del paese, ma comporta anche una nuova sensibilità di fronte a tutte le forme di illegalità. Solo in un ambiente ispirato alla cultura della legalità cresce la qualità della cittadinanza, è tutelata la dignità delle persone, è favorita l'attività economica.
    In questo quadro, la strada per ridurre il rapporto tra l'immigrazione e l'illegalità implica la lotta all'immigrazione clandestina e al lavoro nero e richiede una politica capace di coniugare la garanzia dei diritti con l'obbligo di un puntuale rispetto delle regole e delle norme della nostra società. Per affrontare le sue insicurezze l'Italia ha bisogno di ritrovare fiducia in se stessa, di ripartire puntando sulle sue grandi potenzialità, di ritrovare il gusto della vittoria. La politica e le istituzioni devono fare la loro parte ma ce la possiamo fare solo tutti insieme.
    La nuova competizione internazionale, la precarietà del mercato del lavoro e la preoccupazione sulla tenuta dello stato sociale vanno affrontate ridando qualità allo sviluppo, trasparenza e credibilità ai conti pubblici e modernizzando lo stato sociale. Siamo impegnati a dare a tutti accesso alla salute, a una buona scuola, a un lavoro di qualità, a una vecchiaia dignitosa. Tutto questo lo possiamo fare solo se il Paese ritornerà a crescere, sul serio.


    FAR RIPARTIRE L'ITALIA
    Sono ormai 25 anni che il tasso di crescita dell'Italia è in diminuzione: siamo passati dal 3,6 per cento medio degli anni '70 al 2,4 degli anni '80, all'1,7 dei '90 fino allo 0,7 per cento del periodo 2001-2005 e alla recessione dell'inizio di quest'anno. A partire dal 2001 inoltre è avvenuta una forte redistribuzione della ricchezza che ha penalizzato larghe fasce della popolazione che hanno visto progressivamente peggiorare le proprie condizioni economiche. La nostra priorità è invertire questa tendenza per tornare a crescere in maniera sostenuta.
    Solo con un elevato tasso di sviluppo potremo dare risposta ai bisogni di una popolazione che invecchia e alle speranze di affermazione di tanti giovani e donne.
    Dobbiamo anzitutto liberare il campo da una mistificazione: colpa dell'euro. Quando ci siamo impegnati perché l'Italia entrasse nella moneta unica, eravamo consapevoli che si doveva compiere uno sforzo per aumentare l'efficienza del sistema produttivo. Il continuo ricorso alle svalutazioni aveva minato la capacità competitiva di medio periodo e l'euro imponeva di avviare l'ammodernamento troppo a lungo rinviato del nostro Paese. Quello sforzo non c'è stato e il forte calo dei tassi di interesse e la stabilizzazione valutaria, non hanno potuto dispiegare i loro benefici effetti sull'intera società. E' così avvenuto quel trasferimento di ricchezza che ha avvantaggiato alcune fasce sociali impoverendone altre, senza un impulso allo sviluppo complessivo.



    L'esito di questo processo è che non solo siamo gli ultimi in Europa in termini di crescita ma siamo anche il paese con il quadro economico più squilibrato.
    Resta la certezza che l'euro ha consentito all'Italia di reggere in questi anni difficili di turbolenze nei mercati finanziari, valutari e delle materie prime.
    Il nostro impegno è rimuovere le distorsioni provocate dall'assenza di adeguati controlli, tornando a un più corretto e sostenibile equilibrio tra i prezzi e i redditi delle famiglie.


    Ridurre i costi delle attività economiche
    Sulle imprese italiane gravano costi superiori a quelli sostenuti dalle imprese di altri paesi. Tali costi danneggiano la competitività internazionale dei nostri prodotti e peggiorano le condizioni di vita dei nostri cittadini aumentando i prezzi di beni e servizi. I maggiori costi di cui parliamo sono quelli che dipendono specificamente dalle inefficienze e sperequazioni del 'sistema paese'. Noi ci impegniamo a rimuoverle.
    La prima ragione dei costi più elevati è l'inefficienza dei mercati, che va corretta rilanciando le liberalizzazioni in tutti i settori, favorendo piene possibilità di accesso a nuovi soggetti e assicurando a produttori, consumatori e risparmiatori un più efficiente funzionamento dei mercati. Occorre perciò una revisione del sistema di regole e una riorganizzazione delle autorità di garanzia.
    Tra i maggiori costi vistoso è il divario di quello dell'energia in Italia rispetto alla media europea. Per rimuoverlo avvieremo una politica che prevederà la piena liberazione del mercato, una politica di risparmio energetico, un grande programma di ricerca finalizzato sia al contenimento dei consumi che allo sviluppo di nuove tecnologie. Dobbiamo aumentare la qualità della nostra capacità produttiva utilizzando tutte le fonti, rinnovabili e non, allo scopo di soddisfare una domanda crescente e ridurre la dipendenza dal petrolio.
    Una grande debolezza del sistema Italia è il peso della burocrazia sulle attività economiche. Questo peso non è più sostenibile. Tra i punti centrali della nostra azione ci sarà la riduzione dei tempi della burocrazia, la revisione del sistema di regole per diminuirne il numero e aumentarne la trasparenza e la trasformazione della cultura delle strutture pubbliche. La pubblica amministrazione deve essere sempre di più un fattore di sviluppo e non un controllore sospettoso e a volte ostile all'iniziativa economica.
    Insieme alla burocrazia l'altro vincolo storico allo sviluppo sono le infrastrutture ormai da decenni inadeguate. Questo ostacolo va rimosso con strumenti normativi efficaci, una chiara definizione delle priorità e aprendo il settore in maniera effettiva alla partecipazione finanziaria dei privati.
    Ci assumiamo l'impegno a sviluppare sistemi di trasporto nuovi per il Paese: cabotaggio, navigabilità e alta velocità ferroviaria. Ci impegniamo anche a rimuovere le strozzature più gravi del sistema stradale e ferroviario, a riorganizzare il sistema aeroportuale e a completare la rete telematica per rendere accessibile a tutti la banda larga, indispensabile per l'efficienza delle imprese, le attività di comunicazione e lo sviluppo della conoscenza.
    Ultimo, ma non in ordine di importanza, è il trattamento fiscale e contributivo del lavoro, assai più oneroso rispetto a quello delle attività finanziarie e delle rendite. Su questo terreno si impongono due linee di intervento. La prima è il riequilibrio del trattamento fiscale, che è una delle ragioni per le quali in questi anni l'investimento in attività puramente finanziarie e speculative si è fortemente accresciuto rispetto agli investimenti produttivi. La seconda è la sostanziale riduzione della differenza tra il costo del lavoro e il salario, dovuta a un ammontare eccessivo di contributi previdenziali e assicurativi, da cui trarranno beneficio imprese e famiglie.


    Rimodellare il sistema delle imprese
    Ridotti i costi delle attività economiche, dovremo però affrontare con decisione il problema della struttura del nostro sistema produttivo, concentrato in settori a basso valore aggiunto, con una dimensione delle imprese troppo piccola e un tasso di internazionalizzazione troppo basso. Ci concentreremo su quattro elementi: il trasferimento tecnologico per aumentare il tasso di innovazione delle produzioni; la crescita dimensionale delle imprese con interventi fiscali e normativi che favoriscano le fusioni, le acquisizioni, la nascita di gruppi e il consolidamento delle filiere; l'internazionalizzazione con sostegni concreti alle imprese che esportano e che affrontano nuovi mercati e con una politica attiva per favorire gli investimenti delle imprese italiane all'estero e delle imprese estere in Italia; la nascita e lo sviluppo di imprese in nuovi settori, anche con grandi progetti di ricerca cofinanziati dal settore pubblico.
    Uno dei perni della nuova politica industriale è il rilancio del ruolo dei territori nella formazione di economie e di risorse fondamentali per la produzione, con la riorganizzazione dei distretti e la costruzione di reti di servizi avanzati per le imprese. Ci impegneremo perché il settore dei servizi alle imprese e alle persone faccia un salto di qualità.


    La coesione sociale fattore di sviluppo
    La coesione sociale è un elemento fondante della qualità civile di una società, un patrimonio che era stato faticosamente costruito e che negli ultimi anni è stato in parte dilapidato. Noi dobbiamo ricostruirlo, ma in un'ottica nuova. L'insieme dei servizi sociali, la sanità, la scuola, la previdenza, la stessa distribuzione dei redditi non sono, nella nuova ottica, solo il risultato di politiche di redistribuzione, ma parte integrante di un progetto di sviluppo civile, sociale ed economico del paese. Non possiamo pensare di competere riducendo il livello delle tutele e dei servizi sociali né aumentando gli squilibri nei redditi, ma al contrario, dobbiamo valorizzare i fattori di equilibrio e coesione della nostra società per favorirne la crescita.
    I due settori più importanti sono la sanità e la scuola.
    La sanità non è solo un costo: è un grande settore che occupa centinaia di migliaia di persone qualificate, che produce tecnologia e innovazione. Finché continueremo a considerarlo un costo, l'ottica dominante resterà quella dei tagli. Se invece lo percepiremo come un settore importante della nostra società, fermo restando l'impegno ad un razionale ed efficiente impiego delle risorse, potremo dedicare la nostra attenzione allo sviluppo e alla valorizzazione delle competenze e delle grandi potenzialità.
    Per il futuro dell'Italia e per il suo sviluppo l'elemento principale è l'istruzione, fattore essenziale per la crescita civile e, nell'età della conoscenza, elemento fondamentale per lo sviluppo del Paese. Dobbiamo investire in conoscenza diffusa, in qualità ed efficacia dei percorsi formativi, cominciando dalle scuole per l'infanzia fino ai livelli più alti, restituendo valore e dignità ai percorsi formativi tecnici e creando centri di eccellenza. Siamo consapevoli che la scuola è una macchina complessa che ha bisogno di un progetto condiviso e di lungo periodo per dispiegare l'efficacia della sua azione educativa. Dopo dieci anni di riforme e controriforme è giunto il momento di mettere ordine e dare stabilità, valorizzando appieno l'autonomia degli istituti e il ruolo degli insegnanti.
    Nell'economia della conoscenza l'università ha un posto centrale sia per la didattica che per la ricerca. La competizione tra atenei è positiva, ma la concorrenza deve essere basata sulla qualità della didattica e della ricerca, e su un più moderno e costruttivo rapporto tra gli atenei e il mondo delle imprese, delle professioni e del lavoro.


    Liberare energie e risorse
    La società e l'economia italiane sono in declino anche perché non valorizzano appieno le risorse umane - giovani, donne, immigrati - ambientali e territoriali di cui il Paese è ricco.
    In Italia i giovani giungono più tardi dei loro coetanei europei sul mercato del lavoro, sono costretti a una lunga fase di precarietà che per molti rischia di trasformarsi in una condizione permanente. Questi fattori negativi vanno rimossi. I giovani devono accedere al lavoro con anticipo rispetto ad oggi, avendo completato il ciclo di studi in tempi più brevi. La flessibilità è stata interpretata come precarizzazione che non ha aumentato la capacità competitiva del sistema ma lo ha anzi impoverito. Dobbiamo rivedere le leggi esistenti e i sistemi contributivi e rendere più conveniente alle imprese investire sulla professionalità dei giovani. Allo stesso tempo dobbiamo riproporre forme di flessibilità legate ai bisogni organizzativi e all'aumento della produttività più che alla riduzione dei costi.
    La società italiana ha bisogno di minore precarietà ai livelli medio bassi di impiego, mentre necessita di una cospicua iniezione di competizione ai livelli medio alti. Una competizione che premi il talento individuale e la capacità di lavoro, la creatività e la capacità di leadership. Una competizione orientata a ristabilire il principio di responsabilità.
    Le donne in Italia partecipano al mercato del lavoro in misura molto minore rispetto agli altri paesi industrializzati, sono penalizzate nei salari e nelle carriere e poco rappresentate nelle istituzioni e nelle sedi decisionali, nonostante il loro livello di scolarità sia in linea con le medie europee.
    Questa discriminazione priva il Paese di una grande ricchezza. I punti chiave da risolvere sono l'accesso, la permanenza nel mondo del lavoro dopo la maternità e le prospettive di carriera e di realizzazione professionale. Va affrontato in maniera decisa il rapporto tra impegno familiare e lavoro, rimuovendo uno degli ostacoli alla natalità e garantendo alle donne e alle imprese una permanente rete di servizi e di normative per sostenere la conciliabilità delle funzioni familiari e lavorative.
    Anche l'immigrazione è una risorsa non pienamente utilizzata. Interi settori dell'economia italiana - agricoltura, alcuni comparti dell'industria, turismo, edilizia e ristorazione - sarebbero già paralizzati senza il contributo di lavoratori stranieri. I timori degli italiani per la competizione sul lavoro e nell'accesso ai servizi sociali non possono essere ignorati, ma possono essere superati con un'immigrazione ordinata e controllata numericamente che non leda i diritti di nessuno. Gli assurdi sistemi di accesso e il non governo della qualità dell'immigrazione favoriscono la clandestinità e impediscono la stabilizzazione e l'inserimento degli immigrati nella nostra società. Il tetto numerico va mantenuto perchè il processo va governato, ma dobbiamo rivedere la politica delle quote per un'immigrazione di qualità che accolga senza creare clandestinità. Insieme alla selezione dei flussi occorre promuovere e favorire la piena integrazione fino alla cittadinanza.

    Risorse importantissime sono l'ambiente, il territorio e il patrimonio culturale del Paese. L'Italia ha una serie di caratteristiche distintive, non ripetibili né esposte - per la loro unicità - alla competizione globalizzata. Queste caratteristiche rappresentano un patrimonio importantissimo da tutelare e valorizzare. Ogni linea di sviluppo deve perciò partire dalla riqualificazione dell'ambiente e dalle risorse dei territori, dell'agricoltura di qualità e del turismo. Proponiamo quindi un grande piano per l'ambiente, progetti di recupero delle grandi vie storiche, piani per la navigabilità del Po, recupero della montagna e dei borghi.
    Fra le risorse del territorio ricchissima quella rappresentata dai beni culturali. Essi hanno bisogno di politiche innovative per la loro tutela e valorizzazione.

    Il Mezzogiorno ha oggi nuove opportunità per colmare i suoi ritardi. La prima opportunità ci è offerta dal cambiamento dei flussi delle merci a livello mondiale e dalla nuova centralità del Mediterraneo. Non perdiamo questa ultima grande occasione: il Mezzogiorno può diventare la piattaforma di interconnessione tra Asia ed Europa, agganciando i programmi di investimento all'estero delle economie asiatiche e puntando non solo sui porti e sui trasporti ma anche sulla logistica, l'assemblaggio e il terziario. La seconda opportunità data dal cambiamento delle logiche di investimento, per le quali il maggiore fattore di attrazione la presenza di capitale umano qualificato. Dobbiamo investire in formazione e puntare con decisione, anche con incentivi mirati, su iniziative innovative e di alta qualità.

    Risanare i conti pubblici
    Una crescita sana e stabile non è perseguibile se i conti pubblici non sono in ordine. I parametri europei sono importanti perché indicano un percorso comune, ma per ciascun paese un bilancio pubblico in ordine vuol dire stabilità, tassi di interesse più bassi, credibilità internazionale e, soprattutto, vuol dire uno Stato che non sottrae risorse all'attività economica. Questo vale per tutti ma in particolare per l'Italia, che ha accumulato un debito pesantissimo, e deve impegnarsi a non scaricare sulle prossime generazioni un onere che rischia di incidere in maniera determinante sullo sviluppo dei prossimi decenni. La prima cosa di cui i cittadini, le imprese e i mercati hanno bisogno è l'assoluta trasparenza: la chiarezza dei conti e delle prospettive è un elemento fondamentale per le scelte di risparmio, di consumo e di investimento.
    Trasparenza e risanamento sono un imperativo, ma dopo cinque anni di stagnazione il Paese non è in grado di reggere un risanamento non accompagnato da politiche di sviluppo. Per avviarle subito dovremo affrontare con determinazione assoluta l'evasione fiscale e contributiva. Un paese che ha un sommerso vicino a un terzo della sua economia, oltre all'iniquità e alla distorsione dei meccanismi della concorrenza, si priva di una quantità importante di risorse che da sole consentirebbero di avviare una consistente riduzione del debito, di finanziare riforme e politiche infrastrutturali e di rilancio, senza gravare sulle tasche dei cittadini e delle imprese che contribuiscono onestamente.


    ETICA, EQUITÀ E RESPONSABILITÀ
    La costruzione dell'Italia che noi vogliamo richiede una politica di ampio respiro che vada a ricostruire, e in alcuni casi a costruire, una nuova e più moderna cittadinanza basata sull'etica singola e collettiva, sull'equità e sulla responsabilità. Questo a partire dalla fedeltà ai principi fondamentali della nostra Costituzione che intendiamo difendere ma anche aggiornare e rendere più adatta ai cambiamenti del nostro tempo. Serve una politica che si fondi sulla chiarezza e sulla trasparenza di alleanze stabili e unite per dare al Paese un governo autorevole e duraturo, capace di decidere, di affrontare e risolvere i problemi, un Parlamento efficiente e più snello al passo coi cambiamenti sociali e istituzioni di garanzia davvero indipendenti con poteri di controllo effettivi. L'Italia ha bisogno di certezze e di sapere chi è responsabile di cosa, nelle istituzioni come nella società.
    In questo paese non c'è più spazio per l'evasione e l'elusione fiscale e contributiva, non c'è più spazio per i condoni, né per l'abusivismo. Costruiremo regole chiare, credibili e soprattutto applicabili.
    Il nostro obiettivo è una legalità sostenibile, che vuol dire meno divieti, spesso impossibili da far rispettare, una normativa più semplice e chiara, costruita non per essere aggirata o elusa ma per essere rispettata da tutti, deboli e forti, potenti e non. Non più divieti seguiti da abusi e poi da condoni, ma regole che tutelino l'interesse collettivo senza mortificare gli interessi privati. Una legalità sostenibile richiede una giustizia certa nei tempi e nelle pene.
    Regole applicabili e rispettate e una giustizia certa nel campo civile, penale ed amministrativo, sono i pilastri di un nuovo rapporto tra le istituzioni, l'amministrazione e i cittadini.
    E' un processo che comincia con l'azione di governo, con l'attività del Parlamento e di tutte le istituzioni centrali e locali, ma che deve permeare l'intera società a cominciare dalla scuola. E' anche venuto il momento di proporre a tutti i cittadini italiani, perché ne discutano in modo approfondito, l'ipotesi di istituire un periodo di servizio civile per i ragazzi e le ragazze, integrabile con la parte finale del ciclo di studi o con l'avvio all'attività lavorativa.
    Parte integrante di una nuova etica della responsabilità è anche la revisione dei costi della politica e delle istituzioni, un grande rigore nel rapporto fra il mondo della politica e il mondo degli affari, una decisa lotta alla corruzione.
    Tutto ciò è urgente e indispensabile ma non ancora sufficiente. Un profondo e sentito rispetto reciproco tra Stato e cittadini si costruisce anche con una società più equa, nella quale il carico fiscale sia ripartito con maggiore equilibrio e adeguata progressività, nella quale non si premino le rendite ma innanzitutto il lavoro e l'impresa, dove ci sia un accesso alle opportunità aperto e corretto, con il superamento delle barriere di entrata alle professioni, l'eliminazione di posizioni di monopolio, la riforma dell'intero sistema delle autorità di controllo, la garanzia di accesso per tutti all'informazione.
    Il nostro Paese può fare conto su una generosa tradizione di strutture di volontariato che vanno valorizzate pienamente.




    PER UN'ITALIA CHE GUARDI AL FUTURO
    Questi sono i punti che qualificano il mio impegno in queste primarie per l'Unione. Siamo chiamati ad un impegno straordinario. L'Italia non ha più tempo da perdere.

    1. La Costituzione
    Difendere i valori della Costituzione per unire il Paese, il senso della legge contro la cultura dei condoni e contro l'uso privato delle leggi; il pieno dispiegamento della libertà religiosa per la pace e il dialogo delle culture contro i nuovi razzismi e i fondamentalismi, il concreto riconoscimento dell'autonomia della magistratura, contro ogni tentativo di indebolirla e catturarla.
    2. Sviluppo e Mezzogiorno
    Ridurre le tasse sul lavoro, equilibrare i trattamenti fiscali della produzione e delle rendite, riorganizzare l'amministrazione per garantire una efficiente e permanente lotta all'evasione con la fine di ogni condono. Aprire alla concorrenza il mercato delle professioni per aumentare l'efficienza del sistema e offrire nuove opportunità di lavoro, e il settore dei servizi, dell'energia e della distribuzione per permettere di contenere il costo della vita. Investire sulle opportunità dell’economia del Sud per rilanciarne lo sviluppo.
    3. I giovani e le donne al centro dell'economia e della società
    Mettere i giovani al centro del rilancio dell'economia, restituendo dignità all'istruzione professionale, incentivando l'accesso alle facoltà scientifiche, promuovendo le esperienze all'estero per chi studia e chi lavora, riformando le leggi sul lavoro per impedire che la necessaria flessibilità si tramuti in precarietà. Mettere i giovani al centro della società progettando un nuovo servizio civile che li metta in rapporto con le grandi questioni dell'Italia e dell'Europa. Promuovere la presenza delle donne nell'economia, nella politica e nelle istituzioni, sostenere l'occupazione femminile e la maternità, lanciare, in accordo con comuni e regioni, un piano per offrire un posto in un asilo nido almeno alla metà di tutti i bambini.
    4. Il sostegno alla famiglia e alla vita dei più deboli
    Impostare una politica fiscale e di accesso ai servizi in funzione del sostegno alle famiglie e alle estreme povertà (assegni familiari, trattamento fiscale, servizi per l'infanzia, per gli anziani, per i non autosufficienti, per i disabili).
    5. Scuola, ricerca e innovazione
    Dare ordine e stabilità alla scuola, valorizzare a pieno l'autonomia degli istituti e il ruolo degli insegnanti, sostenere l'innovazione con un programma di ricerca nazionale sulle nuove tecnologie e i nuovi materiali, l'energia e l'ambiente.
    6. Le infrastrutture per un nuovo paese
    Completare le infrastrutture in corso, accelerare quelle già programmate, approvare un piano per la trasformazione e la riqualificazione delle città, per i porti, in particolare nel Mezzogiorno, per il cabotaggio, per la navigabilità del Po.
    7. Le nuove regole dell'economia e della finanza
    Riformare il sistema delle autorità indipendenti per garantire la trasparenza e la stabilità dei mercati finanziari, la tutela del risparmio, la concorrenza e il pluralismo dell'informazione.
    8. La giustizia per i cittadini
    Avviare un programma coerente per ridurre i tempi della giustizia a partire dalla giustizia civile, approvare una nuova e severa regolamentazione sul conflitto d'interessi, cancellare le leggi ad personam.
    9. L'amministrazione pubblica come risorsa
    Lanciare un grande piano di modernizzazione, innovazione e rinnovamento del sistema delle amministrazioni pubbliche statali, regionali e locali, per migliorare la qualità dei servizi e delle prestazioni, per creare un ambiente più favorevole alla crescita, per semplificare la vita dei cittadini, per ridurre i costi.
    10. I beni culturali e le radici del paese
    Lanciare un piano di recupero e di valorizzazione del patrimonio culturale, artistico e naturale attraverso il quale si è espressa l'identità nazionale (le grandi vie dei pellegrini, le abbazie, i castelli, i piccoli comuni e i borghi).
    11. Immigrati e nuova cittadinanza
    La presenza degli immigrati nel nostro paese e' una risorsa per l' economia ed e' una sfida per la nostra cultura. Nell'obbedienza alla Costituzione e alle leggi si devono costruire nuove regole per l'immigrazione e nuove forme di cittadinanza che ne permettano la piena integrazione e al tempo stesso ne rispettino le culture e le tradizioni.
    12. La sicurezza, un bene primario
    Garantire la sicurezza dei cittadini con un nuovo impegno per la difesa del territorio, un'azione esterna coordinata in ambito europeo, una riforma dei servizi di intelligence, la costituzione di un Consiglio per la Sicurezza Nazionale.
    13. Nel cuore dell'Europa e per la pace nel mondo
    Ricollocare l'Italia tra i paesi guida dell'Europa, riaffermare e riequilibrare i rapporti transatlantici per contribuire alla sicurezza internazionale sotto l'egida delle Nazioni Unite, sostenere una più efficace politica dello sviluppo internazionale, istituire nel bilancio dello Stato un fondo speciale per il finanziamento delle missioni all'estero decise, nel rispetto e sulla base della nostra Costituzione, per contribuire ad assicurare la pace e la giustizia tra le Nazioni. Approvare un calendario per il rientro del contingente militare in Iraq e la sua sostituzione con forze impegnate nel consolidamento dell'economia, delle istituzioni e delle capacità operative dello Stato iracheno.
    14. Una politica meno costosa
    C'è un ultimo punto, senza il quale tutto il resto è più fragile, ed è il buon esempio che deve venire da chi ha e chiede responsabilità di governo. Ridurre il costo della politica, accorpando in due soli turni le elezioni italiane, mettendo un limite vero alle spese per le campagne elettorali, adottando vincoli pluriennali per ridurre il costo delle istituzioni e le indennità di coloro che sono eletti e nominati a livello nazionale, regionale e locale.


  2. #2
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    era da vedere

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    Non mi sembra corretto dire che Prodi ignori i gay..... ho fatto una ricerca su Internet, e di seguito vi posto una serie di articoli che riportano la posizione di Prodi sui PACS e in generale sul riconoscimento delle coppie di fatto, alcune reazioni, e poi ancora la notizia che Prodi ha promesso a Grillini di discutere dell'argomento nella Fabbrica del Programma....

    ARTICOLO DI REPUBBLICA

    ARTICOLO DI REPUBBLICA DEL 21 LUGLIO 2005
    (Stessa notizia riportata anche dal Corriere della Sera)

    Intesa a sinistra. "Riconoscimento diritti civili per gli omosessuali"
    Applausi dall'Arci gay: "Bene così, voteremo per lui alle primarie"
    Prodi: Pacs per le Coppie di fatto
    "Modello francese per i conviventi"
    I Ds: "La proposta deve entrare nel programma per le elezioni"
    Un piano per il rilancio dell'Europa "Ora ci vuole un comitato di saggi"
    di MARCO MAROZZI


    ROMA - Racconta un'Italia che si apre ai Pacs, i patti di solidarietà previsti dalla Francia per le convivenze gay. Riceve subito gli applausi delle associazioni degli omosessuali e al pomeriggio si trova costretto a chiarire che "come è noto non ho mai equiparato le convivenze di fatto al matrimonio". Ma ripete: "Ritengo tuttavia che un governo debba preoccuparsi dei diritti di tutti i cittadini e della necessità di disciplinare i problemi giuridici e civili anche di coloro che scelgono di vivere insieme stabilmente in forme diverse dal matrimonio".

    Chiarisce e insiste Romano Prodi, "cattolico e laico" che dice di ispirarsi a De Gasperi. I giornalisti della stampa estera vogliono sapere che tipo sia, i programmi per l'Italia, come viva l'Europa. E lui, in un'ora e mezzo, molto più a suo agio che con gli italiani, annuncia un Paese profondamente diverso da quello di Berlusconi. Senza "leggi ad hoc", senza un presidente della Banca d'Italia scelto a vita, senza la legge Bossi-Fini, senza "compiaciuto antieuropeismo".

    I giornalisti di mezzo mondo sono molto attenti ai diritti civili, ai rapporti - "ingerenze" dice uno - con il Vaticano nell'epoca di Papa Ratzinger e del sorgere in Italia di molti teo-con. "Vi consiglio di leggere il discorso fatto da Ciampi di fronte al Papa, al Quirinale - risponde Prodi - è stato di grandissimo equilibrio e di dottrina ferma". È un richiamo alla laicità dello Stato prendendo come faro il presidente della Repubblica.

    "Io sono cattolico e laico - si racconta il Professore - ho sempre ritenuto, fin dalla mia formazione giovanile, che un cattolico in politica debba obbedire ad alcuni grandi principi e orientamenti, ma abbia la responsabilità di tradurli autonomamente in politica. Una responsabilità che spesso porta dei problemi".

    "Mai strumentalizzando la Chiesa, - insiste - mai rinunciando ai miei principi e mai rinunciando ai miei doveri di politico e alla responsabilità che un politico deve avere, e al rispetto dei principi da un lato e della propria coscienza soprattutto". Questa è "la difficoltà del politico moderno", quella "con cui tanti politici italiani si sono misurati, a cominciare da De Gasperi, al quale cerco di ispirarmi".

    È in questa luce che Prodi parla di diritti. "Nell'Unione riflettiamo in modo non formale - risponde sui gay - e l'orientamento verso i patti di tipo francese è di tutta la coalizione. Sui singoli articoli si può discutere ma solidarietà e riconoscimento dei diritti civili per i gay ci guidano verso un orientamento comune". "Bravo" applaudono a sinistra. In casa Ds, Barbara Pollasatrini, Livia Turco, Giovanna Melandri ("ora i Pacs nel programma dell'Unione"), Luigi Manconi. Pecoraro Scanio per i Verdi. L'Arci Gay annuncia che voterà per il Professore alle elezioni primarie.

    Ma il cattolico Prodi non è comunque - con il no ai matrimoni omosessuali - il socialista Zapatero, che dice di preferire a Blair ma confinando il discorso sulla politica europea in cui sono "allineati". E si fermano alla Ue le critiche al premier britannico, a cui si concede "un'attenzione positiva" per il "rinnovamento della società inglese".

    Europa, Italia. Prospetta un "comitato di saggi" - "vedrei a presiederli Helmut Kohl" - per tentare di far uscire la Ue dalla paralisi dei no alla Costituzione. Dice che "ora il cammino della Turchia verso l'ingresso è molto più complicato". Accusa "qualche membro del governo italiano" (Tremonti in testa) per aver "strumentalizzato" quei risultati per nascondere i "fallimenti nazionali". Ma definisce giuste" le proposte di Pisanu sul terrorismo.

    (21 luglio 2005)

  4. #4
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    Tre posizioni espresse dal Circolo Mario Mieli, dal sito dei DS (che riassume anche l'argomento) e dal Riformista (che porta anche l'attenzione sulla questione del'uso della parola matrimonio e sull'adozione dei figli.

    CIRCOLO MARIO MIELI

    Il si di Prodi ai Pacs
    Roma, 21 luglio 2005

    Qualche mese fa Romano Prodi dichiarava che il concetto di famiglia non appartiene e non è applicabile alle coppie omosessuali e che è assolutamente contrario ai matrimoni fra persone dello stesso sesso. Il leader dell’Unione, pur rimanendo dell’idea che il matrimonio alla Zapatero non vada bene per l’Italia e il concetto di famiglia, per carità, non va applicato alle copie dello stesso sesso, tuttavia apre invece alla possibilità che le coppie gay abbiano un riconoscimento giuridico dal punto di vista dei diritti. In sostanza, parlando ai giornalisti della stampa estera che gli domandavano un parere sul riconoscimento dell’unioni gay, Prodi si è dichiarato favorevole ai Pacs alla francese che introdurrà nel programma dell’Unione per le prossime elezioni politiche.

    Il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli nel provare una certa soddisfazione per le aperture di Romano Prodi si chiede se tutto ciò che è stato dichiarato non subirà cambiamenti ed influenze da parte dei cattolici presenti all’interno dello schieramento del centrosinistra o invece, come dice lo stesso Prodi, da cattolici e laici guarderanno a questa legge come a una conquista di civiltà e di democrazia. Altri paesi cattolici come l’Italia (vedi Spagna, Belgio, Francia) non si sono lasciati influenzare nel legiferare in tal senso dalla gerarchia ecclesiastica del proprio paese. Speriamo che L’Italia sarà altrettanto capace di mantenere il suo carattere di laicità quando dovrà legiferare in materia di diritti per le persone omosessuali.

    Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli

    Fonte: http://www.mariomieli.org/02primopia...?idnotizia=356

    SITO DS Con riassunto dell'argomento

    21 Luglio 2005
    Prodi: Sì ai Pacs per le coppie di fatto secondo il modello francese


    Intervistato dalla stampa estera sulla questione delle coppie di fatto e dei diritti delle coppie omosessuali il leader dell'Unione Romano Prodi prende una posizione chiara a favore di una legge che si ispiri al modello francese: «Stiamo riflettendo in tutta l'Unione, ne abbiamo ripetutamente parlato tra di noi in modo informale e posso dire che l'orientamento di tutti è verso patti di tipo francese. Discuteremo poi sui singoli articoli, garantendo che alla base ci sia la solidarietà e il riconoscimento dei diritti civili».

    In Francia, già dal 1999, i patti civili di solidarietà regolano gli aspetti giuridici ed economici delle coppie gay, ma non sono equiparati al matrimonio.

    Le affermazioni di Prodi raccolgono immediatamente il plauso di tutto il centrosinistra e delle associazioni che tutelano i diritti degli omosessuali.

    Andrea Benedino, portavoce nazionale di Gayleft, la consulta degli omosessuali dei Ds, esprime la sua soddisfazione per le dichiarazioni di Romano Prodi a favore di una legge sui Pacs: «L'accordo all'interno dell'Unione annunciato oggi da Prodi, sul modello dei Pacs francesi, rappresenta una svolta storica per il centrosinistra italiano che finalmente si pone l'obiettivo di colmare il ritardo del nostro Paese rispetto all'Europa sul tema dei diritti degli omosessuali. Per questi motivi - conclude Benedino - gli omosessuali dei Ds sosterranno con decisione la candidatura di Romano Prodi alle elezioni primarie affinché l'Unione possa presentarsi alle prossime elezioni politiche con un leader forte, autorevole e in grado di parlare a un Italia laica, moderna ed europea».

    Anche Sergio Lo Giudice, presidente dell'Arcigay, apprezza le parole del candidato leader dell’Unione: «Bravo Prodi: finalmente rompe gli indugi e, per la prima volta, si pronuncia apertamente a favore di una legge sul Pacs. In poche parole, da cattolico, ha dato una lezione sul corretto rapporto fra sentimento religioso personale e laicità delle istituzioni, superiore a quella di tanti falsi laici».

    «Il Pacs – spiega Lo Giudice - non ha niente a che vedere col matrimonio, ma rappresenta un istituto differente ed estraneo a quello. L'introduzione in Italia del Pacs consentirebbe a due persone che scelgano di condividere una parte importante della propria vita una serie di responsabilità e diritti reciproci: assistersi liberamente in ospedale in caso di malattia, prendere decisioni importanti sulla salute del partner in caso di sua incapacità, ereditare reciprocamente senza i limiti e gli svantaggi di un testamento, ricevere la pensione di reversibilità, essere tutelati in caso di separazione, godere della miriade di diritti e agevolazioni concesse alle coppie eterosessuali sposate».

    Livia Turco, responsabile Welfare dei Ds, plaude alla presa di posizione di Prodi: «L'importante affermazione sui Pacs di Prodi dimostra un atteggiamento di apertura e di comprensione dei cambiamenti degli stili di vita. Ed è la dimostrazione che all'interno dell'Unione si può costruire una convergenza tra culture diverse perché unanimi e forti sono i valori che ci uniscono».
    «D'altra parte conclude Livia Turco- i Pacs non mettono in discussione la concezione della famiglia basata sul matrimonio ma in applicazione dell'articolo 2 della Costituzione sostengono e favoriscono i diversi legami sociali e riconoscono la convivenza al di fuori del matrimonio».

    La proposta di Prodi trova favorevole riscontro anche nelle parole di Barbara Pollastrini, responsabile Donne Ds e seconda firmataria alla Camera della legge sui Pacs: «Riconoscere finalmente diritti e doveri delle coppie di fatto omosessuali e non è un atto di responsabilità della politica».

    FONTE: http://www.dsonline.it/stampa/docume...p?id_doc=27097


    IL RIFORMISTA La questione della parola matrimonio e l'adozione dei figli

    L'APERTURA DI PRODI SUI PACS E IL SUPERAMENTO DI UNA STRATEGIA INADEGUATA
    Il Prof per la prima volta salta l'ostacolo della «libertà di coscienza» rivelatasi inadeguata
    domenica 24 luglio 2005 , di Il Riformista


    ANALISI di STEFANO CECCANTI

    La presa di posizione di Romano Prodi sui Pacs ha un'importanza che trascende il tema. Per la prima volta viene abbandonata la linea della cosiddetta libertà di coscienza, rivelatasi inadeguata. Essa infatti era la rassegnazione alle appartenenze pregresse: i cattolici esonerati dall'assumersi una responsabilità propria nel trovare mediazioni ragionevoli, i laici lasciati a protestare contro le ingerenze e a rimpiange-re la Dc che affrontava separatamente le questioni coi vescovi per poi presentarsi al confronto esonerando la Chiesa da molti interventi diretti. E evidente che chi, come Prodi, vuole consolidare un nuovo sistema politico, di cui le primarie sono un passaggio, debba affermare un nuovo modello di laicità di tipo inclusivo, in cui chiunque. vescovi compresi, può entrare nel dibattito politico e legislativo, senza che le forze politiche abdichino al proprio dovere. La libertà di coscienza dei parlamentari si esercita rispetto ad una linea che c'è, non rispetto ad un'assenza di linee.
    Quest'ultima, infatti, ben difficilmente potrebbe portare leggi ragionevoli e con ampi consensi per il mero aggregarsi di scelte di singoli. Potrebbe invece più probabilmente portare, nell'assenza di un ruolo unificante delle forze politiche a scontri traversali tra maggioranze ristrette che farebbero riferimento ad appartenenze esterne al Parlamento, ad una sorta di vincolo di mandato con Chiese, logge, lobbies. Le coalizioni italiane sono chiamati a fare un passo avanti, non indietro, in termini di responsabilizzazione collettiva; ciò non al fine di precostituire rigidi schieramenti, ma di realizzare su questi temi ampie convergenze. Qui si colloca il secondo merito della posizione di Prodi, l'aver scelto come riferimento un modello, quello dei Pacs francesi, che per il fatto di essere un ragionevole punto di mediazione tra l'irrilevanza giuridica delle unioni e l'equiparazione al matrimonio non solo si presta a una convergenza tra laici e cattolici del centrosinistra, ma anche con larga parte dello schieramento opposto, in alternativa a una logica di bipolarismo etico. Quest'ultimo punto dovrebbe essere evidente: il Pacs è stato approvato in Francia anche da parte del centrodestra (che si è ben guardato dal toccarlo dopo l'alternanza) e lo stesso Partito Popolare spagnolo lo ha sostenuto in alter-nativa alla legge di Zapatero. Potrebbe incontrare un'ostilità sproporzionata da parte della Chiesa cattolica? Questo è forse l'aspetto più urgente da chiarire per capire che la preoccupazione appare infondata. La Chiesa nella sua dottrina ufficiale, ribadita in ultimo dal Compendio della Dottrina sociale, sul piano legislativo si limita a condannare «l'eventuale equiparazione legislativa tra la famiglia e le unioni di fatto» sia quelle eterosessuali perché precarie sia quelle omosessuali perché non conformi alla legge morale. Non quindi un riconoscimento diverso dall'equiparazione. Che poi singoli uomini di Chiesa, per loro impostazione personale o generazionale, sia-no anche contrari a questa so-glia diversa, è del tutto legittimo, ma è altra questione. Anzi vanno segnalate negli ultimi anni alcune autorevolissime posizioni in senso chiaramente favorevole, anche con riferimento esplicito ai Pacs francesi. Si tratta soprattutto di ve-scovi canadesi e spagnoli: essendo nei loro paesi entrata nel dibattito la soluzione estrema dell'equiparazione, essi si sono sentiti in dovere di precisare bene i limiti accettabili del riconoscimento giuridico che, in sostanza, consistono nel non chiamare come matrimonio delle unioni diverse e nel non consentire l'adozione. Il cardinale Ouellet, primate del Canada, in una dettagliata presa di posizione rivolta ai parlamentari, affinché essi potessero «votare in piena libertà, con una coscienza illuminata sulle sfide e le implicazioni», il 22 gennaio scorso ha richiamato l'esistenza in varie province della «forma giuridica dell'unione civile che garantisce alle persone di orientamento omosessuale alcuni benefici sociali e patrimoniali. Tale quadro giuridico protegge il loro diritto». Pertanto «essendo tale constatazione fatta e accettata, siamo ora di fronte a una so-glia critica nell'evoluzione sociale e culturale... e bisogna riflettere molto seriamente prima di superarla» finendo con l'includere «due realtà così diverse sotto una medesima categoria», falsando «il senso delle parole che devono designare la realtà obiettiva e non aggiustare la realtà ai nostri desideri». Qualche giorno prima monsignor Blanchet, altro vescovo canadese, aveva ancor più chiaramente affermato che «altri Paesi, come la Francia, hanno misurato meglio di noi l'importanza di questa sfida. La Francia ha creato i Pacs», che sono rapidamente illustra-ti nei loro vari aspetti senza nessun commento critico. An-che il nuovo presidente della Conferenza episcopale spagnola monsignor Blazquez, in una conferenza dello scorso 4 luglio, ha chiarito che l'opposizione della Chiesa alla legge voluta da Zapatero non va visto solo in negativo,dato che essa ha invitato a prendere come esempio «altri Paesi intorno alla Spagna» che hanno scelto «altre forme di rispetto e di salvaguardia di possibili diritti degli omosessuali, fiscali, di sicurezza sociale e altri, come si è fatto in Francia col cosiddetto Pacs». La questione era stata del resto autorevolmente affrontata anche dal cardinal Martini, allora arcivescovo di Milano, nel discorso alla città per la vigilia di S. Ambrogio nel 2000. Martini, partendo dalle sentenze della nostra Corte costituzionale che hanno creato un primo parziale (anche se inevitabilmente frammentario) riconoscimento giuridico delle unioni, ha sostenuto l'opportunità di «considerare l'eventuale rilevanza giuridica di altre forme di convivenza» purché non si pretenda «l'equiparazione» alla famiglia. «L'autorità pubblica - sostiene Martini sulla medesima linea dei Pacs - dunque può adottare un approccio pragmatico e certo deve testimoniare una sensibilità solidaristica», fermo restando che «nella famiglia si dà un di più di stabilità...che va giuridicamente premiaLa». Anche con questa iniziativa di Prodi si dà quindi corpo a quella laicità «dinamica e vivente, in quanto integratrice» e per questo non votata all'immobilismo, anche sul piano normativo, che la rivista Esprit, in questi giorni, nel centenario della legge francese sulla separazione tra Stato e chiese, indica come sfida comune per il futuro delle nostre società.

    Da Il Riformista

  5. #5
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    Adesso la posizione di Franco Grillini (e Katia Zanotti) e quella promessa fatta da Prodi a Grillini su un treno Roma - Bologna....

    PROMESSA DI PRODI Fatta sul treno Roma Bologna

    Grillini. Pacs: "Prodi vuole una posizione unitaria"
    Subito dopo l'estate alla 'Fabbrica del Programma' di Romano Prodi si discuterà dei Pacs. E' stato il Professore stesso durante un recente viaggio in treno Roma-Bologna ad anticipare a Franco Grillini l'intenzione di riunire esperti, politici e associazioni di area dell'Unione per un confronto sullo delicato tema. --------------------------------------------------------------------------------

    Roma, 21 lug. (Apcom) - Subito dopo l'estate alla 'Fabbrica del Programma' di Romano Prodi si discuterà dei Pacs. E' stato il Professore stesso durante un recente viaggio in treno Roma-Bologna ad anticipare a Franco Grillini l'intenzione di riunire esperti, politici e associazioni di area dell'Unione per un confronto sullo delicato tema.

    L'obiettivo è di arrivare alla prossima legislatura con una posizione unitaria su una normativa riguardante lo status giuridico delle coppie di fatto. Durante quel viaggio il presidente onorario dell'Arcigay, nonché parlamentare Ds e primo firmatario della proposta di legge in Parlamento, ha avuto modo illustrare a Prodi l'attuale testo normativo in discussione in Parlamento e le garanzie giuridiche in esso contenute che permettono di superare l'attuale discriminazione.

    "Le affermazioni che ha fatto ieri alla Stampa Estera il Professor Prodi, e cioé che l'Unione é orientata ad adottare un modello francese di 'patti civili' - ha spiegato Franco Grillini ad Apcom - sono importanti e mostrano che nella prossima legislatura anche in Italia vi sarà finalmente una legge sulle coppie di fatto. Come del resto è in vigore in quasi tutti i paesi d'Europa: Francia, Germania, Olanda, Belgio, Portogallo Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda, Lussemburgo, Spagna. Ma anche Gran Bretagna Svizzera e Croazia si stanno attrezzando. Quello che voglio dire è che l'Italia costituisce una anomalia nel panorama europeo ed è doveroso che si adegui".

    Quanto all'apertura di Prodi sul sostegno alle coppie di fatto, anche omosessuali, Grillini chiarisce che "Prodi è contrario alle forme di discriminazione. Me lo ha detto in varie occasioni. Per questo pensa ad una soluzione alla francese. Tuttavia da cattolico liberale qual è, resta fermo nella sua opposizione alle adozioni ai gay e alla parificazione tra matrimonio e coppie di fatto. Abbiamo avuto modo in diverse occasioni di confrontarci e parlarne. Entrambi siamo di Bologna e per giunta persino vicini di casa. Ci si conosce da anni. Poi conosco bene suo fratello Paolo col quale ero assieme, in Consiglio Provinciale".

    "I Pacs - aggiunge Grillini - sono uno strumento a tutela di coloro che scelgono di condividere una parte importante della propria vita, con una serie di responsabilitÖ e diritti reciproci. Come assistersi liberamente in ospedale in caso di malattia, prendere decisioni importanti sulla salute del partner in caso di sua incapacità, ereditare reciprocamente senza i limiti e gli svantaggi di un testamento, ricevere la pensione di reversibilitÖ, essere tutelati in caso di separazione".

    Dal sito di Franco Grillini
    http://www.grillini.it/show.php?2316


    INTERVISTA A Franco Grillni e Katia Zanotti

    Un intervista a Franco Grillini e Katia Zanotti sui PACS....
    IMPORTANTE PERCHE' GRILLINI, IL 26 AGOSTO, RIPORTA L'OPINIONE SU PRODI

    Pacs: la difficile strada dei diritti civili
    In occasione dell'incontro "Nuovi diritti e società: la proposta dei Pacs" tenutosi alla Festa de l'Unità il 26 agosto, abbiamo chiesto ai parlamentari DS Katia Zanotti e Franco Grillini, presidente onorario dell'Arcigay e primo firmatario della proposta di legge sui Pacs, di approfondire il tema dei diritti civili delle coppie di fatto e la proposta di legge sui Patti di solidarietà civile
    Potrebbe brevemente illustrare la proposta di legge sui Pacs (patti di solidarietà civile) e commentarne l'andamento in Commissiono giustizia alla Camera?
    FG la proposta di legge è abbastanza simile a quella approvata nel 1999 in Francia, con i necessari miglioramenti. Può essere definita come strumento di garanzia per i momenti difficile della vita tra due persone conviventi. Il Pacs prevede un intervento in caso di malattia con la possibilità per i partner conviventi di decidere per la persona inabile, l'eredità, la reversibilità della pensione, il diritto di accesso ai bandi di edilizia popolare, la possibilità di decidere in caso di morte sulla destinazione del feretro… tutte questioni che riguardano situazioni difficili che in questo momento non sono regolate dalla legge e che purtroppo producono molta sofferenza. La mancanza di una regolamentazione produce infatti problemi, sofferenza, litigi e incomprensioni soprattutto con le famiglie d'origine. Quindi, approvare il Pacs significa non solo fare un'operazione ormai assolutamente indifferibile, dato che i cittadini conviventi sono ormai milioni, ma significa soprattutto mettersi al passo dell'Europa ed entrare in Europa non solo con la moneta ma anche nell'Europa dei diritti, visto che in moltissimi paesi europei esiste una legge del genere.

    In Europa sempre più aperta alle coppie di fatto, dove un paese cattolico come la Spagna si è dotato di una legge estremamente democratica, l'Italia sembra rimasta un po' indietro. Quali sono a suo parere i principali ostacoli nel nostro paese?
    KZ Intanto, siccome parliamo dei Pacs, vorrei precisare che il Pacs riguarda sia le coppie omo che quelle eterosessuali e dunque milioni di cittadini. L' Italia purtroppo sul tema dei diritti civili si sta rivelando il fanalino di coda in Europa e questo polverone che si sta creando sui matrimoni gay in realtà ha come fondamento un'idea di famiglia che è la famiglia tradizionale fondata sul matrimonio. Esiste un'etica, non so quanto di maggioranza, in questo paese, secondo la quale tutti gli altri modi di fare famiglia non meritano considerazione, sostegno, attenzione. Per questa ragione, per la prevalenza in questo momento di una morale cattolica, soprattutto in termini di composizione parlamentare, purtroppo anche la vicenda del Pacs, per quanto strumento moderato rischia di impaludarsi fino alle elezioni del 2006

    FG In Italia esiste una resistenza molto forte delle gerarchie ecclesiastiche, cattoliche e un'opposizione molto forte della destra di orientamento clericale. Queste opposizioni finora sono state molto efficaci nell'impedire di arrivare ad un voto in Parlamento. È stato impossibile nella passata legislatura ed è molto difficile in questa legislatura, anche se finalmente la proposta di legge è stata messa all'ordine del giorno dei lavori della Commissione Giustizia. Dubito che si arriverà ad un voto in aula in questa legislatura, caratterizzata da un orientamento ultraconservatore in materia di diritti civili e di libertà personali. La mia speranza è che nella prossima legislatura, considerando che finalmente il centrosinistra unitariamente si è espresso a favore del riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto e delle coppie omosessuali, ci sia la maggioranza parlamentare, auspicando la vittoria del centrosinistra, per varare la legge sul patto civile di solidarietà

    Anche Romano Prodi ha mostrato apertura ai Pacs. I diritti degli omosessuali e delle coppie di fatto saranno dunque un punto di forza nel programma di governo dell'Unione?
    KZ Io ritengo, spero ed auspico che nel programma della coalizione sul tema dei diritti civili vi sia un' affermazione molto netta e vi sia determinazione per l'approvazione della legge sul Pacs. Secondo me è fondamentale perché c'è un'opinione pubblica laica che sostiene i diritti civili e li assume come terreno discriminante. Io credo che l'Unione debba parlare a questa opinione pubblica che c'è e si aspetta chiarezza nei programmi

    FG Sono particolarmente d'accordo con l'espressione "punto di forza", perché mi permette di dire che in passato queste tematiche venivano considerate anche a sinistra, anche in certi settori della sinistra, più una fonte di problemi che una risorsa. In realtà, io credo che una sinistra che ignori i diritti di libertà sia una sinistra che dimentica la sua anima, la sua identità. Sono temi questi centrali nella cultura e nella politica del centrosinistra. Io ritengo che siano un grande punto di forza, perché l'aver raggiunto una posizione unitaria su questo terreno costringe anche il centrodestra a pronunciarsi e si è visto come negli ultimi tempi il centrodestra si sia diviso su queste tematiche. Io credo che sia possibile, a partire dalla posizione unitaria del centrosinistra, conquistare anche su queste tematiche pezzi di centrodestra che sono laici, che sono liberali e che magari non sono d'accordo con l'involuzione clericale di partiti come Forza Italia. Quindi a mio parere questo contenuto, il Pacs, sarà un punto di forza e sarà una risorsa per la campagna elettorale per le politiche del 2006

    26-08-2005

    Da http://www.dsbologna.it/pagine/testo.php?t=news&id=728

  6. #6
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    PAROLE PAROLE PAROLE SOLTANTO PAROLE..................................

    Ma che mi frega delle interviste!!!!!

    Il programma di Prodi e' questo?
    Si...bisgona votare questo e se vince applica questo?
    Si..

    Allora nn lo voto semplice, e' come se mi dicessero GUARDI LA CASA DA COMPRARE E' QUI....COSTA DA CONTRATTO 100 MILA EURI, MA SA, HO FATTO 2 INTERVISTE E HO DETTO CHE LA VENDO A 50 MILA.....

    Poi quando pero' la devo pagare la pago 100!!!Non 50....

    Siamo ridotti male....molto molto male!!!!!

    Ah voglia la Zanotti a battersi, povera donna, la inculeranno pure sta volta!

  7. #7
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    Scusa Asti, quello che volevo sottolineare è che Prodi, sul PACS e sul riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali ha questa posizione....

    Non credo che ci sarebbe problema, se andremo al governo, di proporre una legge, magari la stessa che si sta discutendo in questo periodo al parlamento, e di farla approvare....

    Piuttosto, ho visto che si fa una certa differenza tra i Patti alla francese e un altro tipo di riconoscimento della convivenza, e che poi anche il mondo omosessuale ha criticato in alcuni punti i PACS..... tu ne sai qualcosa?

  8. #8
    Obama for president
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    se non lo si mette sul programma ognuno è libero di fare ciò che gli pare e non verrà mai approvato un po' come il conflitto di interessi la scorsa legislatura

  9. #9
    a sinistra!
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    "riformando le leggi sul lavoro per impedire che la necessaria flessibilità si tramuti in precarietà. "

    e cioè? Troppo generico. Chi ha un contratto di collaborazione cosa deve pensare? Suona quasi come un "Ehi tu, collaboratore, non ti preoccupare... se governo io avrai una cinquantina di euro in busta e qualche mese di contratto in più"......

    Avrei preferito un:
    "riformulando la legge sul lavoro per garantire ai lavoratori un lavoro sicuro e dal salario adeguato"

  10. #10
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    In origine postato da Red River
    Scusa Asti, quello che volevo sottolineare è che Prodi, sul PACS e sul riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali ha questa posizione....

    Non credo che ci sarebbe problema, se andremo al governo, di proporre una legge, magari la stessa che si sta discutendo in questo periodo al parlamento, e di farla approvare....

    Piuttosto, ho visto che si fa una certa differenza tra i Patti alla francese e un altro tipo di riconoscimento della convivenza, e che poi anche il mondo omosessuale ha criticato in alcuni punti i PACS..... tu ne sai qualcosa?
    Nel mondo omosessuale ci sono tante tante spaccature. Non ultima sui PACS. i piu anziani(chi ha fatto il 68 e il 77) che non vogliono riconoscimenti xke x loro l'amore omosessuale è contro la famiglia e contro le istituzioni(vengono proprio da rivoluzioni che avevano come obbiettivo abbattere le convenzioni sociali).
    poi c'è chi vuole o il matrimonio o niente.
    poi ci sono i piu moderati e pragmatici a cui va bene il pacs.
    e poi ci sono quelli di destra che vogliono qlcosa meno del pacs(leggersi la proposta di forza italia sul sito web di oliari(gaylib AN))

    Il tutto è un gran casino

    Cmq prodi non ha promesso e grillini, se si ricordasse di qllo che ha detto qlke mese fa(se prodi non promette noi(GAY) votiamo scalfarotto) dovrebbe trarne le conseguenze...

 

 
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