LIGABUE CHE NON T'ASPETTI
L'amore conta. Frega la morte
Lorenzo Sperti
Il più grande concerto a pagamento di un cantante rock italiano. Questo è il primato che Luciano Ligabue si accinge a raggiungere con il colossale concerto di oggi a Reggio Emilia. Si calcola che duecentomila persone parteciperanno all'evento musicale dell'anno. E fin qui sembra semplicemente un primato interno al mondo del rock, alla concorrenza tra big della canzone e ai bilanci dei botteghini.
Ma l'evento del Campovolo si presta anche a qualche considerazione in più.
Il genere rock evoca non raramente qualcosa di perverso, di trasgressivo spinto, addirittura di satanico. E non è solamente un pregiudizio. Sesso, droga, violenza, la fanno talora da padroni nei testi più estremi (e non solo nei testi…). Lo sballo, infatti, è tutt'altro che un incidente di percorso, o un imprevisto. Eppure, ai suoi fan, che arriveranno da ogni parte d'Italia, il Liga si ripromette di offrire non soltanto ore di suoni assordanti e caleidoscopiche coreografie che emozionano, e scatenano gli istinti. Basta analizzare qualche suo testo per constatare quanto i temi siano quelli che interessano profondamente l'uomo, di sempre, in perenne e affannata ricerca per dare un senso alla propria e altrui esistenza sulla terra.
"Nome e cognome" è il titolo dell'ultimo album, in uscita il 16 settembre, e di cui se ne avrà oggi qualche anticipazione live. Nome e cognome sono i primi dati anagrafici che identificano un soggetto. Ovvio? Magari lo fosse. I tempi sono tali per cui un numero, un codice a barre, una smart, una categoria rispondono più efficacemente all'esigenza di rapida identificazione e sostituiscono con disinvoltura nome e cognome, appunto. Ma non possono prendere il posto del desiderio di ogni persona di rimanere se stessa, un individuo unico, inconfondibile. Ligabue tenta di farsi interprete di questo desiderio, lo ricorda alla massa sudata dei suoi spettatori ciondolanti nella penombra del parterre.
Quando si è giovani e pimpanti la morte appare lontana, perfino innominabile. Ma non è scortese il Liga quando ricorda di averla incontrata da vicino, nella vicenda dolorosa di una persona cara, un cugino-fratello al quale indirizza il suo canto ("Lettera a G") per dirgli ciò che il tempo breve non gli ha permesso di esprimergli. Davanti alla morte ogni certezza vacilla. Subentra la tentazione della disperazione, che tale rimane anche se camuffata da volontà di potenza, dai miti del successo, dalle illusioni dell'estasi artificiale. E qui avviene la virata che fa la differenza: "L'amore conta. Conosci un altro modo per fregare la morte". Ligabue invita a provare. A questo punto, amore non è più semplicemente una rima da cercare o il diversivo per un'avventuretta. Diventa bisogno dell'anima, la vera avventura umana. Un anelito profondo che si propaga sulla platea con le sonorità della band.
E c'è anche traccia - udite, udite - di sentimento religioso. Luciano chiede a Dio "hai un momento per me?". Con l'immediatezza sfrontata di chi sa di poter osare, non disdegna la confidenza col divino. Il rapporto vorrebbe farsi personale, un tu per tu diverso dal sentimento vago, confuso, da New Age, che fa tanto tendenza e non scomoda gran che.
Oggi - ammettiamolo - sono rimasti pochi i personaggi in grado di muovere le grandi masse giovanili, in particolare nel vecchio continente. Se il primo posto, ineguagliabile, spetta sicuramente al Papa, senza bisogno di dimostrarlo, subito dopo resistono ancora i maestri del rock. Ma proprio perché quasi mai si pongono come suggeritori di vita buona, l'evento di Reggio Emilia assume in questo frangente una connotazione particolare. Vi sarà infatti non soltanto musica di un certo tipo, ma anche spunti e spiragli. D'accordo, siamo ancora distanti dalla piena adesione a un mondo di valori, alla risposta della fede. Del resto un cantante rock non è un catechista. E il Liga non fa eccezione. Tuttavia, diversamente dal passato c'è qualcosa di diverso nel senso di interessante, di potenzialmente positivo nella prop osta del rocker emiliano. Lo rileviamo per accompagnare con simpatia i duecentomila giovani che si muovono per sentire un artista che afferma convinto "l'amore conta". E vuole essere creduto




Rispondi Citando