Milano. La pubblicazione delle liste nere delle compagnie aeree a rischio solleva il problema del rapporto tra sicurezza dei trasporti e mercato.
La sicurezza ha un costo: in assenza di regolamentazione, si assisterebbe a un’offerta variegata, tesa a soddisfare le domande emergenti da individui con diverso reddito e differente propensione al rischio. E’ giusto che il rischio gravi su chi ha meno reddito? L’imposizione di uno standard pone difficili problemi etici: c’è un livello minimo oltre cui non è più morale scendere?
Difficile rispondere. E come garantire il rispetto degli standard?
“Le lungaggini burocratiche insite nella supervisione pubblica – dice un documento del Cato Institute, centro liberista americano – hanno rallentato l’adozione di tecnologie efficienti.
Sebbene nessun paese abbia del tutto privatizzato il controllo aereo, il Canada ha creato un’azienda privata nonprofit di proprietà degli utenti. In questa maniera ha sensibilmente ridotto i ritardi”.
Una soluzione opposta è quella richiesta dall’Intesa dei consumatori: bollino blu da applicare sui biglietti delle compagnie affidabili.
C’è poi il problema delle infrastrutture:
molti economisti ritengono che le grandi opere siano un monopolio naturale, per cui è necessario che a prendersene cura sia lo Stato. Peter Samuel – analista dei trasporti e direttore del bollettino specializzato Toll Roads News – nota che
“l’investimento può essere recuperato riscuotendo un pedaggio”. Ciò porta alla mente una proposta del ministro dell’Economia Domenico Siniscalco: privatizzare le strade pubbliche, alcune delle quali potrebbero poi essere riprese in gestione dallo Stato dietro pagamento di un canone. Per David Schnare della Environmental Protection Agency statunitense, “la concorrenza si manifesta nel momento della costruzione di una via di comunicazione”.
Un paese caratterizzato da grandi spazi e lunghe distanze, come gli Usa, può immaginare percorsi stradali alternativi. L’Italia, no.
“E’ vero che la situazione di monopolista naturale può garantire extraprofitti – riconosce l’ingegnere dei trasporti Francesco Ramella – ma talvolta una compagnia può avere risorse che lo Stato non ha, e costruire una strada a pagamento prima, può generare più benefici che non costruirne una gratuita dopo. Senza contare che si possono immaginare schemi di gestione privata su concessione: a Oslo i privati hanno costruito due tunnel a pagamento che hanno decongestionato la città, senza aggravio per i contribuenti”. Dice Iain Murray (Competitive Enterprise Institute):
“Il prezzo di mercato è giusto per definizione. Nel caso sia troppo alto i viaggiatori faranno scelte differenti: non bisogna dimenticare che la competizione non è solo tra strade, ma anche tra mezzi di trasporto”.
Dall’Università di Bergamo, Giorgio Ragazzi scuote la testa: la sproporzione tra incassi e investimenti delle Autostrade è “uno dei casi più macroscopici di rendita”. In un articolo su LaVoce.info, oltre alla creazione di un’autorità indipendente che vigili sulle concessioni egli caldeggia un adeguamento dei pedaggi in funzione della congestione.
L’evoluzione tecnologica lo sta rendendo possibile, come ha scritto John Tierney sul New York Times di ieri: “Corsie libere per i mezzi pubblici e disponibili per tutti gli altri a una tariffa che varia con la domanda”. Nuovi sistemi di monitoraggio consentono di tenere d’occhio il traffico 24 ore su 24, e in base a ciò modulare le tariffe che sarebbero più care nelle ore di punta. In fondo, il monopolio naturale della telefonia si è infranto contro le onde radio dei cellulari, e quello dell’energia sullo scoglio della generazione distribuita.
Forse si sta avvicinando la fine del monopolio naturale dei trasporti.
saluti




Rispondi Citando
