Lasciamo perdere per un attimo la disputa sul maggioritario o sul proporzionale, lanciata da Follini come estremo tentativo per reggersi a galla, e cerchiamo di capire perchè il governo Berlusconi rappresenti un ostacolo allo sviluppo di questo Paese.
Nell'economia teorizzata da Berlusconi e dagli integralisti cattolici che lo circondano la famiglia è il caposaldo della nostra economia. Il potere economico passa da padre in figlio e l'azienda, più che un bene sociale che deve contribuire allo sviluppo del Paese, è considerata un bene familiare su cui deve consolidarsi il potere economico di una dinastia.
L'etica del capitalismo moderno è in sostanza inesistente. Nell'economia italiana vigono i princìpi su cui si reggevano le società pre-illuministiche: il potere passa da padre in figlio per diritto divino, e tutti - a cominciare dalle banche - devono piegarsi alla volontà di Dio. Non si finanzia un'azienda, si finanzia una famiglia, considerata il caposaldo dell'ordine sociale. L'individuo, i suoi meriti, le sue competenze, la sua iniziativa, non contano nulla. Egli può essere nel suo lavoro il migliore professionista di questo mondo; se non appartiene a una dinastia imprenditoriale, può aspirare al massimo a diventare collaboratore del figlio dell'imprenditore, che per diritto divino si trova a capo dell'azienda, come per diritto divino il principe ereditario ereditava il trono dal padre all'epoca delle monarchie assolute.
Ditemi, cosa c'è di etico in tutto questo? Il governo Berlusconi, i Cattolici integralisti, il sistema finanziario hanno appoggiato in Italia una classe di potere composta da figli di papà, che ha cercato di condizionare il mercato subordinandolo ai propri interessi personali. Sbarazzarsi di questo governo è un tentativo per sbarazzarsi di questi "principi ereditari", affinchè i meriti del singolo prevalgano sulla strumentalizzazione di Dio e della volontà divina per esercitare un potere che non si merita, raggiunto solo grazie ai legami di sangue.
Ciao
Elios




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