Della storia e delle lingue (che della cultura sono fra le espressioni più evidenti e immediate) dei popoli padani si è già parlato diffusamente: non resta che esaminare - pur brevemente - le altre manifestazioni culturali più significative.
La cultura esprime ì1 suo rapporto col sacro attraverso la religione. Oggi la Padania è quasi uniformemente cattolica ed è arrivata a questa condizione attraverso un percorso assai complesso che ne ha fortemente influenzato l'odierno atteggiamento religioso e ne ha plasmato il modo di intendere il suo Cristianesimo.
I popoli padani originari avevano credenze devozionali piuttosto simili, tutte costruite sulla speciale cultura religiosa di tutti i popoli celo o celtizzati: un rapporto "gagliardo" (quasi paritetico) e per niente prono o passivo col soprannaturale, l'assoluta certezza in un mondo ultraterreno inteso come naturale continuazione della vita, un pantheon pittoresco ma riconducibile a un sostanziale mono¬teismo. Ma era soprattutto un profondo senso di sacralizzazione della natura a cadenzare il loro rapporto col divino: tempo e spazio erano organizzati su ierofanie che ritmavano le stagioni e conferivano grande famigliare rispetto per ogni componente del mondo che era considerata carica di vita e di religiosità propria. I nostri antenati vivevano in un mondo immerso nel mito nel quale ogni manifestazione era sacra, ogni evento naturale era espressione di sacralità, ogni atto o oggetto era divíno(b).
(6) Fra le moltissime opere che si sono occupate di religione celtica, va ricordato per la sua completezza- Margarete Riemschneider, La religione dei Celti (Milano- Il Falco, 1979).
In una situazione del genere, il Cristianesimo si è diffuso con grande tranquillità, senza contrasti nè traumi: è stato accettato come una naturale evoluzione delle credenze più ataviche e ad esse è stato adattato. Del mondo celtico, esso ha rafforzato la visione trinitaria, il culto della Vergine e dei Santi, il piacere di attribuire un patrono e una finalità apotropaica, terapeutica o magica a tutte le manifestazioni naturali appena speciali. Non è un caso che l'espansione territoriale del Cattolicesimo corrispondesse nell'VIII secolo all'area dei paesi celti.
Non ci sono stati tanti martiri nel mondo celtico, non ci sono stati i contrasti come con le tetre religioni mediterranee e con i loro truculenti assolutismi. I druidi si sono trasformati in sacerdoti, gli Dei in Santi, il culto delle Matrones in quello della Vergine (magari nera) e tutto si è evoluto con naturalezza. E assai significativo che a rievangelizzare l'Europa nel VI e VII secolo siano stati i monaci della Chiesa celtica d'Irlanda e che uno dei luoghi del loro più felice insediamento sia proprio stata la Padania(7).
È sintomatico che l'accanimento contro i segni di sacralità naturalista (considerati animisti) sia venuto solo dopo, quando il Cattolicesimo ha preso a "mediterraneizzarsi", a diventare severo, intransigente e dogmatico.
Tutto questo ha fatto della Padania una terra uniformemente cattolica ma sicuramente mai disposta ad accettare alcunchè senza convinzione profonda, e molto attenta ai problemi, percorsa da frequenti fermenti e per questo portata a discutere e anche ad
(7) Si vedano: Jean Markale, Le Crhristianisme celtique et ses survivance populaires (Paris: Imago, 1983) CristopherBamford e William Parker Marsh, Celtic Christianity1 Edinburgh: Flons, 1986).
abbracciare eresie e differenze, che hanno qui avuto grande e ricorrente fortuna. Qui si è stati Ariani, qui si sono avuti i primissimi episodi di Precatarismo (XI sec.), qui è nata la Pataria (XI sec.), qui hanno avuto larga influenza i Catari (XII sec.) e poi i Valdesi (XIII sec.) che vi hanno addirittura trovato uno stabile stanziamento territoriale. Qui ci sono stati gli Apostolici-Dolciniani (XIV sec.), qui non è mai venuto meno un certo Donatismo (convinzione secondo la quale i sacramenti amministrati da preti indegni non sono validi) che ha preparato terreno fecondo per il Luteranesimo e - soprattutto - per un Calvinismo, sempre presente e latente in tutti gli strati della società padana(8).
Qui ha anche però agito con grande forza la Controriforma. Profondamente "padano" (per coeren¬za, impegno e convinzione) era Carlo Borromeo che ha combattuto con asprezza ogni dissenso e ogni rigurgito di paganesimo ma che era anche portatore consapevole di immagini e simboli pre-cristiani: si pensi ai Sacri Monti, e soprattutto ai loro allineamenti che sono l'espressione più forte e antica del disegno celtico di sacralizzazione del territorio(9).
La Padania è dunque casa di eresie e di grande Fede, luogo dove la religione è vissuta seriamente: terra di differenze riconosciute anche dalla Chiesa con il Rito Ambrosiano (l'unico elemento di distinzione "ufficiale" sopravissuto nel mondo occidentale e che caratterizzava all'origine quasi l'intera Padania) e con le peculiarità del Patriarcato veneziano. Quest'ultimo è
(8) anni Gonnct, Le eresie e i movimenti popolari nel basso medioevFirenze D 'Anna, pagg.1976(9) Gilberto Oneto, II monte Sacro. Note stigli aspetti simbolici dei Monti ', li: AAA
La città rituale.La città e lo stato di Milano nell'età dei Borromeo (Milano: Franco Angeli , 1982), pagg189-216; Gilberto Oneto Il paesaggio sacralizzato(Milano: D.V.1984),
erede della gloriosa tradizione del Patriarcato di Aquileja ed è l'unico Patriarcato sopravissuto in Occidente, assieme a quello assai più recente di Lisbona. La Padania è terra di Santi e di grandi Pontefici: degli otto Papi eletti nel '900, ben sei vengono da qui, soprattutto dalla fascia pedemontana dove la vecchia fede celtica era più forte (10) Anche oggi la Padania ospita grandi fermenti religiosi, qui nascono movimenti, qui le idee nuove trovano grandi sostenitori, negatori e studiosi.
Anche rispetto all'Italia peninsulare ci sono grandi differenze: non si dimentichi che fino al X secolo la Sicilia era musulmana (e che larga parte delle coste peninsulari è rimasta esposta all'influenza e alla costante presenza dell'Islam) e che parte del Meridione (prima ortodosso) è definitivamente diventato cattolico solo fra il XII e il XV secolo. Si è trattato dell'unico caso al mondo di passaggio (forzato) dall'Ortodossia al Cattolicesimo«».
In quanto a Roma, essa è sempre stata "papista", ma per abitudini e ragioni che poco hanno a che fare con la sostanza religiosa.
Gilberto Oneto : L'Invenzione della PADANIA




