Cina, Pelle di condannati a morte usata per creme da esportare in Europa
Cosmetici «umani»
Inchiesta del Guardian: pelle di condannati a morte usata per creme da esportare in Europa
La pelle dei condannati a morte utilizzata in prodotti di bellezza da esportare in Europa. Sembra fantascienza ed invece è la macabra scoperta (a cui è seguita la scioccata denuncia) di una dettagliata inchiesta condotta dal Guardian. Secondo il quotidiano britannico, che ha parlato con numerose persone che lavorano per un'azienda cinese (di cui non viene rivelato il nome), la ditta non esiterebbe a ricorrere alla pelle di persone giustiziate nella realizzazione dei suoi prodotto cosmetici. Pratica, assicurano i dipendenti ai giornalisti del Guardian che si erano spacciati per potenziali clienti, assolutamente normale e diffusa. I dipendenti hanno quindi confermato ai sempre più scioccati "falsi clienti" che l'azienda sta sviluppando un collagene per le labbra e un prodotto anti-rughe proprio utilizzando la pelle prelevata dai corpi dei detenuti condannati a morte, subito dopo la loro esecuzione. Alcuni di questi prodotti sono stati già esportati nel Regno unito. La regolamentazione sui trattamenti cosmetici quali il collagene non sarà sull'agenda dell'Unione europea per diversi anni ed è anche questo a preoccupare deputati e medici britannici. Dopo la rivelazione del Guardian i deputati che fanno parte della commissione Sanità della Camera dei Comuni hanno detto che intendono condurre una propria indagine e verifiche. Anche i medici hanno esposto i loro dubbi e le loro preoccupazioni. Al di là delle questioni etiche infatti, i medici sostengono che l'utilizzo di pelle umana nel collagene è di per sé molto rischioso. Possono infatti svilupparsi infezioni in chi usa determinati prodotti.
Prima di pubblicare la sua inchiesta il Guardian si è rivolto formalmente agli agenti dell'azienda cinese con cui i suoi "falsi clienti" avevano avuto diverse conversazioni. Di fronte ai giornalisti però gli agenti hanno negato che la loro azienda stia sviluppando prodotti con pelle umana e anche (come invece avevano dichiarato ai "clienti") con feti morti. Le registrazioni sono comunque in mano al quotidiano britannico, che ha spiegato di non aver infranto alcun codice etico o professionale inviando i suoi reporter ad investigare sotto mentite spoglie: questa pratica è infatti consentita se non si possono indagare in nessun altro modo questioni ritenute di rilevante interesse pubblico. Dalle registrazioni con gli agenti risulta anche che la pelle utilizzata nei cosmetici viene acquistata da alcuni laboratori di bio-tecnologia che si trovano nel nord del paese, nella provincia di Heilongjiang. Gli agenti hanno anche spiegato ai "clienti-giornalisti" che in Cina si può produrre collagene umano (in Europa si può produrre anche con tessuti di maiale e di bovini e questo nonostante la preoccupazione dei medici che temono la trasmissione di malattie) per meno del 5% dei costi in occidente. Le associazioni per i diritti umani cinesi denunciano da tempo che dai cadaveri dei condannati a morte vengono prelevati organi senza l'autorizzazione delle persone interessate.
O.C.
Il Manifesto
14/9/2005




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