A Parigi si starebbe decidendo il futuro politico della Siria. In queste
settimane infatti la capitale francese è testimone di intense attività
diplomatiche internazionali riguardanti il destino dell’attuale regime di
Damasco e dei suoi possibili successori. Coinvolte nelle manovre dietro le
quinte, oltre a rilevanti personalità libanesi e siriane, anche i
rappresentanti delle cancellerie di Stati Uniti, Francia e Arabia Saudita.
Risale a qualche giorno fa la notizia diffusa da circoli dell’opposizione
siriana a Parigi di due incontri, svoltisi la scorsa settimana, tra il
libanese Saad ad-Din Hariri, figlio del defunto premier Rafiq Hariri, l’ex
vice presidente siriano Abd al-Halim Khaddam e l’ex capo di Stato maggiore
di Damasco Hikmat Shihabi. Secondo le indiscrezioni, confermate da fonti dei
fratelli musulmani siriani in esilio a Londra e da ambienti istituzionali
libanesi, a Khaddam sarebbe stata offerta la poltrona di presidente della
repubblica siriana, mentre a Shihabi quella di premier in un governo
provvisorio. Ai due incontri avrebbero partecipato anche il consigliere per
il Medio Oriente del presidente Chirac, un funzionario del segretario di
Stato Usa e il principe saudita Turki Faysal, ex ambasciatore di Riyad a
Londra e da poco nominato capo delegazione a Washington.
Secondo le fonti, i presenti avrebbero discusso della concreta possibilità
di indebolire ulteriormente il regime di Bashar con pesanti sanzioni
economiche e politiche, giustificate dall’accusa formale che, alla fine di
ottobre prossimo, il rapporto della commissione Onu sulla morte di Hariri
dovrebbe pronunciare contro i responsabili della sicurezza siriana in
Libano. Se il regime di Damasco dovesse essere coinvolto in toto dalle
accuse Onu, spiegano le fonti, allora a Washington e Parigi starebbero
seriamente valutando l’ipotesi di un “cambio di guardia indolore”. E qui
entra in gioco il ruolo di Khaddam e Shihabi, entrambi ai vertici di un
‘comitato politico provvisorio’, con Khaddam nuovo raìs (come secondo alcuni
sarebbe dovuto accadere nell’estate 2000 dopo la morte di Hafez al-Asad) e
Shihabi a capo di un esecutivo “composto da molti personaggi simbolo
dell’opposizione siriana e altri indipendenti”, un governo “che rappresenti
tutte le etnie e le confessioni del paese per evitare uno smembramento del
paese”. Questo - prosegue il rapporto proveniente da Parigi - assicurerebbe
“una transizione pacifica e tranquilla verso elezioni democratiche sotto gli
occhi vigili delle Nazioni Unite”. Secondo le fonti, Saad ad-Din Hariri, al
termine dei due incontri avrebbe assicurato di portare queste proposte con
sé a New York, nella visita che attualmente sta compiendo al Palazzo di
Vetro a margine del Summit Onu. Intanto a Parigi nei giorni scorsi sarebbero
arrivati due uomini del regime di Damasco considerati vicinissimi a Bashar:
suo cugino Rami Makhluf, con lo scopo di investire ingenti quantità di
denaro nel settore dell’edilizia, e Asef Shawkat, genero del presidente, in
una visita ‘privata’ di cui non si hanno per il momento altri dettagli.
Infine, fonti diplomatiche occidentali a Damasco, affermano che la moglie
del presidente Bashar, Asma, avrebbe ordinato nelle settimane scorse il
trasferimento a Londra di “numerose casse contenenti propri oggetti
personali” e che lo stesso raìs avrebbe effettuato il trasferimento di
rilevanti somme di denaro da conti siriani a conti esteri. Secondo gli
osservatori, sarebbero tutti segnali di una possibile tempesta politica in
Siria che, nel giro di pochi mesi, potrebbe coinvolgere le alte sfere del
regime.
Lto/Aki




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