Devolution sì, proporzionale no. Ecco il progetto finiano di Bossi
Affaritaliani.it - Venerdí 16.09.2005 10.45
Far naufragare il progetto centrista di riforma elettorale in senso proporzionale. Ma senza far ricadere la colpa sul Carroccio, tentando così di salvare la devolution. Affari svela il piano segreto di Umberto Bossi, che in questi giorni di attacchi, veleni e ironie nella CdL ha ordinato ai suoi di tenere un basso profilo, lasciando che a scannarsi siano Follini e Fini. E proprio il presidente di Alleanza Nazionale si è dimostrato un alleato tanto inatteso quanto gradito della causa padana. I paletti posti dal ministro degli Esteri sull'eventuale riforma elettorale consentono alla Lega di restare nell'ombra. Un'attacco diretto alla proposta dei centristi, infatti, potrebbe scatenare la ritorsione degli ex Dc sulla devolution.
La strategia del Carroccio dimostra che il fiuto politico di Bossi è quello di un tempo. Il machiavellico obiettivo del Senatur è quello di far fallire il tentativo di reintrodurre la proporzionale, lasciando però che sia Fini il killer della riforma elettorale. Per poi dire ai 'cari amici' dell'Udc: non è colpa nostra se il vostro progetto è fallito e quindi non prentevela con noi. Tutto ciò nella speranza di evitare la ritorsione dei Follini-boys sulla devolution. In questa chiave vanno lette le ultime dichiarazioni Maroni e Calderoli: disponibili al dialogo con gli alleati, con un elogio ovviamente alla fermezza di Fini ma senza infierire troppo contro i centristi (il ministro del Welfare ha parlato di "Udc confusa", quasi una caramella se pensiamo agli strali del passato). E su questa linea si muoverà Bossi dal palco di Venezia, dove domenica la Lega festeggia il nono anniversario della 'dichiarazione di indipendenza della Padania'. Schiena dritta e barra ferma sul federalismo, però nessun attacco frontale agli ex democristiani.
Ma perché il Carroccio non vuole al ritorno al proporzionale? Semplice. "Con l'attuale sistema chi vuole vincere le elezioni deve fare l'accordo con la Lega, decisiva in quasi tutti i collegi del Nord", spiega uno dei massimi esponenti di Via Bellerio. Che aggiunge: "Senza maggioritario la nostra forza verrebbe dimezzata, perché si spalmerebbe sull'intero territorio nazionale". Su questo punto il Senatur ha pochi dubbi: uno degli obiettivi dell'Udc era proprio quello di ridimensionare i voti padani (come hanno confermato ad Affari anche ambienti vicini al segretario Follini) e quindi la capacità del Carroccio di influire sulla coalizione. Insomma, in questa fase alla Lega non resta che evocare con il cuore lo spirito del Po della Padania, in pellegrinaggio dal Monviso alla Lugana, tifando però per il 'nazionalista' Fini.
Un conto sono le bandiere e un conto è la politica. O meglio, la realpolitik...
Come vedete, non c'è traccia dell'Unione: è una faida della CDL che si scarica sul Paese. Ovvio che non ci sia neanche traccia di considerazioni di merito sul beneficio che gli italiani avrebbero dalla riforma elettorale ...




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