se anche i banana lo rimproverano
Una commedia all'italiana PENTITI, PROCESSI E IMMAGINE DEL PAESE
Dopo la commedia dell’arte e il melodramma l’Italia sembra avere inventato, per la gioia dei suoi osservatori più malevoli, un terzo genere teatrale: quello tragico e farsesco del processo all’italiana. I due ultimi spettacoli sono andati in scena a Perugia e a Torino con grande successo e ci hanno garantito per alcuni giorni un posto fisso sulle prime pagine della stam*pa internazionale. Il pri*mo ha suscitato l’indigna*zione di molti americani, ma ha soddisfatto gli ingle*si e ha esteso a molti altri Paesi il gioco della con*trapposizione morbosa fra innocentisti e colpevolisti. Il secondo è stato visto e letto come il copione d’uno straordinario dram*ma sui rapporti fra mafia e politica.
Non tutti gli osservatori stranieri conoscono i mec*canismi delle nostre proce*dure giudiziarie, e gli ame*ricani, in particolare, si so*no accorti con sorpresa che il nostro processo, guarda caso, è molto diver*so dal loro. Poiché nulla è tanto assurdo quanto ciò che non si riesce a capire, Perugia e Torino hanno contribuito a diffondere nel mondo l’immagine di una giustizia confusa e pa*sticciona. Nel caso del se*condo, in particolare, il co*ro stonato delle reazioni politiche, a cominciare da quelle del presidente del Consiglio, ha dato a molti spettatori la sensazione di un Paese litigioso, pieno di pagine oscure e incapa*ce di fare giustizia.
Esistono tuttavia voci più equilibrate. In un’inter*vista al New York Times sul processo di Perugia, un noto avvocato e profes*sore americano, Alan Der*showitz, ha osservato che Amanda Knox potrebbe es*sere favorita in ultima ana*lisi dall’esistenza in Italia di un processo di seconda istanza alquanto diverso dall’appello americano. E’ un processo ex novo in cui ogni prova viene nuova*mente scrutata e pesata con esami più approfondi*ti. Ne abbiamo avuto la di*mostrazione ieri a Paler*mo quando abbiamo con*statato che la testimonian*za di Gaspare Spatuzza era soltanto il passaggio ne*cessario di una procedura soggetta a confronti e veri*fiche. E’ probabile che le discordanti testimonianze di Spatuzza e Filippo Gra*viano scatenino il gioco delle ipotesi sulle strate*gie della mafia. Ma ciò che conta, dal punto di vista processuale, è che il pri*mo è stato smentito dal se*condo. A questo punto tut*ti, incluso il presidente del Consiglio, farebbero bene a ricordare che i processi non sono partite di calcio in cui ogni gol suscita spe*ranze di vittoria o timori di sconfitta. Sono percorsi logici in cui ogni ipotesi viene sottoposta a un esa*me della verità. Pensare che una testimonianza ba*sti da sola a pregiudicarne l’esito e che da essa si pos*sano trarre analisi politi*che è sbagliato. Ai giudici non serve in queste occa*sioni una tumultuante giu*ria popolare. Serve soprat*tutto un po’ di silenzio. E poiché i migliori esempi vengono dall’alto, un Ber*lusconi più distaccato e pa*ziente potrebbe aiutarci a convincere il mondo che l’Italia è meglio della sua attuale immagine.
Sergio Romano
12 dicembre 2009




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