Una lancia a favore del progetto socialista e radicale. Contributo di Antonio di Pietro per Italia dei Valori.
16 settembre 2005
Radicali sì, Radicali no. Ritorna il balletto dei veti e delle esclusioni all’interno del centrosinistra. Personalmente ne so qualcosa per aver dovuto subire per anni gli ostracismi di alcuni partiti alleati, a cominciare dallo SDI.
Ironia della sorte, oggi tocca proprio ai socialisti vedersi frenati - all’interno dell’Unione - nel loro progetto di riunificazione interna delle varie anime e di fusione con i Radicali.
Noi dell’Italia dei Valori, però, non vogliano e non dobbiamo partecipare a questo “gioco delle esclusioni” perché lo riteniamo sbagliato nel merito e nel metodo.
Nel metodo: che diritto abbiamo noi e gli altri partiti di entrare nelle scelte e nel progetto politico dello SDI e dei Radicali di costruire una casa comune? La cosa interessante potrebbe essere che anche i Radicali - come lo SDI ha gia fatto - firmino il “manifesto dei principi dell’Unione” che noi promotori della coalizione abbiamo approvato e sottoscritto tutti insieme.
Nel merito: mi sembra autolesionistico rinunciare alla possibilità di allargare la coalizione e così avere maggiori possibilità di vittoria. Già alle scorse elezioni politiche del 2001, a causa dell’esclusione dell’Italia dei Valori e di Rifondazione comunista, il centrosinistra ha perso. Che vogliamo fare, persistere nella sconfitta?
Peraltro, il nuovo soggetto politico liberale, socialista, laico e radicale che lo Sdi e il Pr stanno insieme costruendo, non può lasciarci indifferenti.
Non possiamo scordarci e mettere in secondo piano le battaglie storiche che il Partito radicale ha condotto. Grazie a quella battaglie, grazie al lavoro compiuto a partire dall’Associazione Coscioni, in Italia si è aperto un confronto sui temi della laicità dello Stato, della ricerca scientifica, del ruolo della Chiesa e i fatti di questi giorni, a partire dal Pacs per il riconoscimento delle coppie di fatto, sono il sintomo che qualcosa sta cambiando. Non possiamo farci sfuggire l’occasione di avere nel nostro interno un alleato che dia maggiore forza a questi temi, che sono temi centrali che il centrosinistra deve affrontare ascoltando la pluralità delle voci e non solo quelle che fanno comodo.
Certo, ci sono tanti argomenti portati avanti dai Radicali che noi dell’Italia dei Valori non condividiamo, come ad esempio la loro politica sulle droghe o sulla giustizia, ma questo non può divenire un elemento discriminatorio, perché se così fosse dovremmo prima di tutto fare un “esame del sangue” tra tutti noi partiti dell’Unione. Scopriremmo, allora, che – se il disaccordo su temi specifici o su specifiche persone dovesse essere la ragione dell’esclusone reciproca – ben altri raggruppamenti e ben altre persone non potrebbero stare insieme.
Se poi la discriminante dovesse essere il fatto che i radicali fino a qualche mese fa, con la richiesta di ospitalità alle regionali, proseguivano nel loro dialogo con Berlusconi e la Casa della Libertà, non esito a ricordare che tra i nostri alleati ci sono persone che hanno ricoperto incarichi di Governo di centrodestra.
Un’ultima notazione, che riguarda proprio l’etica nella politica che noi dell’Italia dei Valori abbiamo messo sempre al primo posto. E’ bene ricordare al riguardo che i Radicali non si sono mai sporcati le mani e nessuno di loro è mai stato condannato se non per azioni di disobbedienza civile, pagandone poi le conseguenze in prima persona. Non potrei garantire per tutti gli altri alleati. Un esempio ed una testimonianza: nel mio periodo da Magistrato, durante l’inchiesta Mani Pulite, chiesi un giorno a Bettino Craxi chi fosse coinvolto negli illeciti finanziamenti. Lui mi rispose “tutti” e chiedendogli di specificare chi intendesse con tutti, Craxi spiegò che nella faccenda erano coinvolti tutti i partiti, tranne i radicali.




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