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Discussione: Traffici "religiosi"

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    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Arrow Traffici "religiosi"

    Brasile: una ricerca inedita rivela il “traffico” religioso nel Paese

    Dati raccolti nel 2004

    ITAICÍ (INDAIATUBA), venerdì, 16 settembre 2005 (ZENIT.org).- In una ricerca realizzata dal Centro di Statistica Religiosa e Ricerche Sociali (CERIS) e resa nota al pubblico durante la 43ª Assemblea generale della CNBB (Conferenza dei Vescovi Cattolici del Brasile), sono stati diffusi alcuni dati sul cosiddetto “traffico” religioso nel Paese. L’obiettivo principale della ricerca era quello di monitorare le ragioni e le caratteristiche del cambiamento di religione nella popolazione brasiliana.

    La ricerca ha potuto constatare una diminuzione della percentuale di cattolici in quello che è considerato il più grande Paese cattolico del mondo. Il lavoro mostra anche che il 24% della popolazione ha già cambiato religione nel corso della sua vita, mentre il 68,3% non lo ha mai fatto.

    La percentuale dei cattolici riscontrata dalla ricerca è del 67,2%, valore poco al di sotto di quello diffuso dal censimento della popolazione brasiliana del 2000, che era del 73,9%. Nel 1991, l’83,9 dei Brasiliani si dichiarava cattolico. Il campione dell’indagine era composto da 2.870 persone in 50 città, 23 delle quali capitali.

    Secondo il CERIS, “la presenza in aumento di istituzioni evangeliche nel settore religioso brasiliano, così come di movimenti religiosi che coniugano pratiche esoteriche con altre di tradizione cristiana, produce un effetto di contaminazione o simbiosi nelle Chiese storiche”. E’ stato anche constatato che la pratica del “traffico” religioso avviene soprattutto tra persone divorziate (52,2%) o separate (35,5%).

    La ricerca mostra che gli evangelici pentecostali costituiscono il gruppo religioso che riceve più adepti da varie istituzioni religiose. Nonostante questo, c’è un movimento anche verso il cattolicesimo. Il 26,9% delle persone che prima si dichiaravano appartenenti al protestantesimo storico, ad esempio, oggi si dichiarano cattoliche. Il 18,7% di coloro che appartengono a qualche chiesa pentecostale hanno aderito al cattolicesimo.

    Per quanto riguarda le motivazioni addotte per il cambiamento di religione riscontrate dalla ricerca, le più ricorrenti sono il “sentimento di benessere” e l’“avvicinamento a Dio”. “Le persone cercano sempre più la religione per far fronte alle necessità di ordine soggettivo”, si è sottolineato. La ragione principale fornita nello spiegare l’abbandono della religione precedente è invece la discordanza con la dottrina.

    La responsabile della ricerca, Sílvia Fernandes, sociologa e ricercatrice del CERIS, ha spiegato a ZENIT che uno dei motivi del “traffico religioso” è la pluralità religiosa presente in Brasile. Padre Luciano Mendes de Almeida, Arcivescovo di Mariana, in un’intervista collettiva ha affermato che fino a quel momento la Chiesa in Brasile non possedeva una struttura così seria per autovalutarsi.

    I Vescovi hanno analizzato i dati della ricerca nella 43ª Assemblea Generale della CNBB – il cui tema è stato “Evangelizzazione e Profetismo: nuove sfide per la missione della Chiesa” –, svoltasi a Indaiatuba, nello Stato di São Paulo.

    **********************

    Già l'anno scorso, dopo il Sinodo dei vescovi dell'America Latina, emerse che quanto più diminuiscono i cattolici, tanto più sono in aumento le sètte, il ricorso alla magia, il risveglio di un pericoloso paganesimo misto ad un forte desiderio di Dio bandito, tuttavia, dai doveri che ognuno dovrebbe assumersi con responsabilità.
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

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  2. #2
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Predefinito

    Nuove eresie, anzi antiche... e quando...una Chiesa NON basta più....e quando si è inquieti...si è scontenti.....



    "Voi chi dite che io sia?", come l'altra richiesta: " Maestro, dove abiti?" - "Venite e vedete!" risponde Gesù.

    È Gesù stesso nel Vangelo a porre la questione decisiva della vita per chi lo ascoltava e per chi fosse stato raggiunto dall’annuncio cristiano nel corso della storia: la domanda relativa alla natura della sua Persona indubbiamente, ma che gioco forza ci conduce per mano NELLA CHIESA, Corpo di Cristo.

    Per questo tutta la riflessione (studium = amore) della prima Chiesa si è focalizzata in primo luogo sulla definizione dell’identità di Gesù; proprio perché la sua presenza fisica aveva rappresentato il porsi del significato ultimo della storia tanto cercato dall’uomo nella sua esperienza. E le risposte fuorvianti che talvolta gli uomini hanno dato a tale domanda indicano le radici degli errori(=eresie) che successivamente hanno percorso tutta la storia, oscillando tra moralismo e sentimentalismo, ma che indubbiamente hanno anche permesso alla Chiesa stessa di emergere quale Maestra di Verità.

    Gesù è veramente uomo, con una carne reale? È veramente Dio, e a quale titolo? È della stessa sostanza del Padre nella sua divinità? In che modo è assicurata la sua unità, nella distinzione delle due nature (divina e umana) che lo caratterizza? Si deve parlare di una o di due persone, di una o di due nature, di una o di due volontà? E a quale Chiesa dare ascolto? A quale insegnante rivolgerci?

    Com-prendere(=come prendere) il Mistero
    Tutte domande che caratterizzarono la Chiesa dei primi secoli mentre l’annuncio e l’esperienza della nuova vita in Cristo abbracciava sempre più tutta la terra e incontrava le varie culture e in particolare la tradizione filosofica greca e le sue pretese di definizione razionalistica dell’essere. Domande che non nascevano a tavolino negli studi di teologi colti o nei circoli filosofici di Atene o di Roma, bensì attraversavano la vita delle comunità, le piazze dei mercati e i porti del Mediterraneo e delle più importanti città dell’epoca, come oggi potremo dire "attraverso l'uso di internet, piazza moderna".

    E questo perché tali domande esprimevano l’amore dei credenti che si interessavano a Cristo per se stesso come significato di tutta la loro vita, ma nello stesso tempo mostravano la difficoltà e la pretesa dell’uomo di “com-prendere” il mistero della persona di Gesù, e fino a qual punto la Chiesa potesse essere più credibile di altri.

    Interpretazioni parziali
    I primi secoli della Chiesa infatti da una parte mostrano la limpidezza della testimonianza dei credenti (spesso fino al martirio) e la grande diffusione della fede ancor oggi descritte dagli storici come «uno degli enigmi più sconcertanti sollevati dalla storia». Ma dall’altra mostrano - sin dall’inizio - la presenza di interpretazioni che tentavano di ridurre il mistero della persona di Gesù a quello che l’uomo poteva capire, sottolineando una parte a scapito della totalità dei fattori (ecco la presenza di eresie: da airesis che in greco significa “scelta di una parte”, deviazione dottrinale che comporta l’allontanamento dalla comunità di quanti vi aderiscono) riducendo in questo modo l’esperienza cristiana ad aspetti che oscillavano tra il moralismo rituale e il sentimentalismo religioso, come oggi non ci sorprenderebbe parlare di universalismo alla new-age.

    Tre furono i pericoli che si manifestarono fin dall’inizio dello sviluppo della riflessione attorno alla figura di Gesù di Nazareth e che corrispondono a tre tentazioni permanenti di ogni tempo:

    1) la misconoscenza della divinità di Cristo per cui Gesù è semplicemente un uomo investito dalla potenza divina;

    2) la negazione della vera realtà umana di Gesù, o come qualche eresia nostrana un Gesù divinizzato successivamente all'incarnazione negando la Theothokos;

    3) e la riduzione di Cristo a un mito, preso esclusivamente come un modello astratto da imitare.

    Adozionismo
    La condanna di Gesù aveva fatto apparire ai giudei - fortemente monoteisti - l’estrema difficoltà ad accettare che un uomo potesse essere realmente Figlio di Dio, un Dio Incarnato. Questa difficoltà continuò anche dopo la sua morte e risurrezione, e in seno alle prime comunità (soprattutto di stampo giudaico-cristiano) venne delineata soprattutto da coloro che riconoscevano Cristo come un grande uomo investito dallo Spirito divino al momento del battesimo presso il fiume Giordano, ma negavano che egli fosse realmente il Figlio generato dal Padre. Egli era un “semplice uomo”, pur essendo stato scelto o adottato da Dio come portatore di una grazia divina eccezionale. Quando nei Vangeli lo si chiama “figlio di Dio” lo si intende nel senso di figlio adottivo, privilegiato tra gli altri uomini (adozionismo), eresia oggi presente ad esempio nella dottrina geovista, ed in alcune forme pentecostali. In questo modo veniva proposta un’immagine di Cristo in senso inverso al movimento dell’Incarnazione: invece di un Dio che diviene uomo, si ammette un uomo che è elevato a una certa condizione divina. Ma tale prospettiva rimane molto lontana dalla rivelazione cristiana della Chiesa in quanto Gesù non diviene veramente Dio e la salvezza viene ridotta - di fatto - a un mero insieme di comportamenti estrinseci alla reale salvezza dell’uomo.

    Docetismo
    Nello stesso tempo è sorprendente constatare che fin dalle origini l’umanità di Cristo sia stata contestata quanto la sua divinità. Infatti abbiamo testimonianza già dalle lettere di san Giovanni di alcuni che «non riconoscevano Gesù venuto nella carne», oggi i geovisti ne sono l'attuale testimonianza. Secondo costoro Cristo era nato, aveva sofferto sulla croce, era morto, solo in apparenza e non in modo reale (docetismo). Infatti era impossibile che Dio, Colui che è “spirito” e talmente superiore al mondo materiale, avesse potuto vivere in una carne reale, implicandosi fino in fondo con l’umano.

    In questo modo però veniva intaccata la natura stessa della salvezza cristiana dal momento che - come dicono i Padri della Chiesa - «ciò che non è pienamente assunto, non è pienamente salvato» e la fede veniva ridotta a puro riferimento spirituale.

    Gnosi
    In terzo luogo durante il II secolo numerosi scritti apocrifi hanno permesso all’immaginario popolare di rappresentarsi Cristo in modo leggendario. La vita di Gesù è presentata come una serie di avvenimenti meravigliosi: essa non appartiene più alla storia ma al mito (gnosi), l'esempio odierno è nella testimonianza della New-Age e di tante forme cristiane di stampo pentecostale che fondamentalmente negano però le dottrine della Chiesa Cattolica sulla Trinità, sull'Eucarestia, ed altro. In tal caso Gesù non è più un fatto nel novero della storia bensì un’immagine della mente, anche se per molti non è così, di fatto è questa la loro dottrina che emerge. Per cui gli uomini si fanno un Cristo secondo la propria convenienza invece di ricevere quello che è stato dato da Dio nella storia dell’umanità, al Cristo di convenienza indubbiamente si crea a questa immagine UNA NUOVA CHIESA, nella quale pur restando apparentemente legati alla base dottrinale della Chiesa, di fatto questa "non basta più". Una tentazione - ancor oggi molto presente - che porta a ridurre la fede cristiana a pura immaginazione, ad un blando pacifismo, ad un moralismo umiliante. In sostanza oggi avviene questo:

    partire da quello che si pensa invece di partire da quello che c’è e che la Chiesa ha sperimentato, attestato, indottrinato trasmettendoci un tesoro prezioso che stiamo lentamente svendendo; e pertanto essere in totale balia della propria deriva sentimentale.

    ***************
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

 

 

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