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    Predefinito BENTORNATO PAESE SERA!!

    Bentornato Paese Sera

    - 16.11.2009



    Posto questo articolo con 1 mese di ritardo....scusatemi!










    Paese Sera: un nome che rimanda ad una storia iniziata nel dopoguerra, ad un giornale che a 15 anni dalla sua scomparsa non è stato ancora dimenticato, ad un marchio inconfondibile. Nato alla fine degli anni '40 come edizione pomeridiana del quotidiano "Il Paese" di Roma, Paese Sera è stato un quotidiano che ha attraversato cinque decenni di storia italiana, con l'attenzione puntata alle questioni civili e ad un modo innovativo di fare cronaca. Paesesera.it riprende oggi quel logo, che ormai è storia, con il tentativo di riallacciarsi allo spirito che fece di quel giornale il giornale dei cittadini, dando voce e spazio a chi vive e lavora a Roma e nel Lazio.

    Certo, molto è cambiato. Siamo una testata on-line e, come detto, la nostra area d'azione sarà necessariamente locale. Ma proveremo a darvi un po' di quello che una volta Paese Sera riusciva a dare su pagine di carta stampata: informazione su ciò che si muove quotidianamente nella politica e nelle istituzioni locali, interesse e attenzione per i temi sociali, cronaca. Lo faremo con i mezzi che ci mette a disposizione internet: aggiornamenti continui, partecipazione dei lettori alla formazione delle notizie (soprattutto con la pubblicazione dei vostri video), immagini e parole che diano il senso a ciò che accade, ora per ora, nella nostra città e nella nostra Regione, creando uno spazio comunicativo che permetta ai cittadini di denunciare disservizi o di dar voce a battaglie civili che riguardano i diritti di ognuno. Insomma, cercheremo di dare nuova attualità a quello slogan che così bene si attagliava allo spirito di quel glorioso quotidiano: "Lo dico a Paese Sera". Se saremo capaci di farlo, almeno in parte, lo deciderete voi. Buona lettura.


    Nuovo Paese Sera - La voce di Roma

  2. #2
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    Predefinito Rif: BENTORNATO PAESE SERA!!

    Paese Sera era il nome dell'edizione pomeridiana del quotidiano Il Paese di Roma, fondato il 21 gennaio del 1948 per iniziativa del Partito Comunista Italiano allo scopo di disporre, nei mesi immediatamente precedenti alle elezioni del 18 aprile, con il clima politico pesantemente surriscaldato dalla contrapposizione tra DC e Fronte Popolare, di un organo di informazione che si ponesse in alternativa degli altri quotidiani romani "Il Messaggero" e "Il Tempo", in quel tempo entrambi di orientamento conservatore.




    Storia
    Pubblicato dalla società GATE di Amerigo Terenzi, ex amministratore del quotidiano l'Unità, il giornale ebbe come primo direttore Tomaso Smith, già caporedattore de "Il Messaggero" prima dell'avvento del fascismo, e quindi fondatore nell'immediato dopoguerra del quotidiano "Il Momento". Fin dai primi numeri il giornale si distinse per il "taglio" differente ed il tono degli articoli, che faceva appello alle classi popolari e più disagiate.

    Col tempo all'edizione principale seguirono le edizioni del pomeriggio con la testata denominata Paese Sera. Alla fine degli anni cinquanta e per tutti gli anni settanta era conosciuto come un quotidiano a "ciclo continuo", con le sue sei edizioni giornaliere. Alla fine degli anni cinquanta il suo nome si trasformò, anche per l'edizione del mattino, definitivamente in Paese Sera, soppiantando la testata Il Paese.

    Il primo numero dell'edizione del pomeriggio uscì il 6 dicembre del 1949, e ben presto Paese Sera acquisì un'ampia diffusione, soprattutto grazie ai suoi articoli di "cronaca nera" e di "cronaca rosa". che contribuirono ad incrementare il numero dei lettori. Casi celebri quali l'uccisione di Salvatore Giuliano, il rinvenimento del cadavere di Wilma Montesi, l'alluvione del Polesine, l'attentato a Togliatti trovarono sulle pagine di Paese Sera ampia e dettagliata eco, talvolta arricchita di testimonianze ed elementi ignorati dalla cosiddetta "stampa borghese". Veniva inoltre dato risalto a fatti di cronaca che altri giornali relegavano in poche righe perché coinvolgevano personaggi di spicco del governo o del clero, quali l'arresto di Monsignor Cippico, accusato di reati valutari per aver tentato di contrabbandare in Argentina parte del "tesoro" che gli Ustascia croati, alleati dei fascisti durante la Seconda guerra mondiale, avevano nascosto in Vaticano con la complicità di alti prelati, oppure l'estromissione nel 1952 del Professor Alighiero Tondi, religioso gesuita, dalla Pontificia Università Gregoriana per le sue prese di posizione nei confronti della collusione in atto tra gli ambienti vaticani e gruppi di neofascisti.

    Le pagine culturali del giornale, pubblicate nella edizione serale che usciva in edicola alle 21, davano ampio spazio alle recensioni dei film neorealisti, regolarmente stroncati dalla critica degli altri quotidiani e sforbiciati dalla censura, ai libri di Don Lorenzo Milani ed alle opinioni di altri sacerdoti ed intellettuali cattolici "dissidenti" tra cui Raniero La Valle e padre Ernesto Balducci. Particolarmente apprezzata era la rubrica "Settevolante", redatta da Jolena Baldini che si firmava con lo pseudonimo di Berenice. Di grande richiamo era anche il corsivo di prima pagina su temi politici, di cronaca e di costume, che appariva quasi tutti i giorni, con la firma Benelux, pseudonimo di Gianni Rodari e - per un periodo brevissimo, legato a problemi di salute di Rodari - di Furio Sampoli e di Luigi Silori.

    Nel 1956 lo scrittore satirico ed ex deputato democristiano Mario Melloni, già direttore del quotidiano Il Popolo, subentrò a Tomaso Smith alla direzione di Paese Sera, dopo che quest'ultimo si era dimesso in seguito ai noti fatti d'Ungheria, durante i quali si era rifiutato di censurare le corrispondenze che pervenivano dal suo inviato a Budapest, Giorgio Bontempi. Melloni fu anche noto come corsivista de l'Unità con lo pseudonimo di Fortebraccio. Nel 1963 divenne direttore Fausto Coen, che rimase alla direzione fino al giugno del 1967, quando rassegnò le dimissioni per protestare contro il mutato atteggiamento del PCI nei confronti di Israele in seguito alla guerra dei sei giorni. La direzione passò quindi a Giorgio Cingoli, sotto la cui guida il giornale raggiunse la massima espansione sul territorio nazionale, con l'apertura di redazioni locali a Firenze, Bologna e Milano, ed il massimo storico della sua tiratura.

    Tra le firme ospitate dal giornale si ricordano Norberto Bobbio, Natalino Sapegno, Andrea Barbato, Elio Pagliarani, Umberto Eco, Gianni Rodari, Tullio De Mauro, Arturo Gismondi, Edoardo Sanguineti, Dolores Prato. Paese Sera fu inoltre una vera e propria "scuola di giornalismo" nella quale si fecero le ossa molti giovani professionisti che in seguito avrebbero trovato fama e fortuna non solo nell'ambiente giornalistico. Nel 1956 Aldo Biscardi entrò nella redazione sportiva, mentre nel 1957 Maurizio Costanzo vi iniziò la sua carriera come cronista. Anche Pasquale Squitieri, divenuto in seguito apprezzato regista cinematografico e senatore di AN, lavorò nella redazione del quotidiano romano, occupandosi dei problemi della scuola. Altri noti personaggi provenienti da questo apprendistato sono Giampiero Mughini, Ernesto Bassignano, Daniele Del Giudice, Dario Argento, Antonio Carlucci, Paolo Boccacci, Maurizio Boldrini, Vincenzo Sparagna, in seguito direttore de Il Male e di Frigidaire, e Danilo Maestosi. Dal 1967 al 1975 ne fu vicedirettore Sandro Curzi

    Il 5 novembre del 1975 Arrigo Benedetti, già direttore dei settimanali Oggi, L'Europeo e L'Espresso, venne nominato direttore di Paese Sera, ma la sua esperienza al timone del quotidiano romano finì anzitempo a causa della morte, che lo colse il 26 ottobre del 1976. Gli subentrò Aniello Coppola, che diresse il giornale durante gli "anni di piombo" incurante delle minacce e delle intimidazioni degli "autonomi", arrivando a scampare per miracolo ad un agguato terroristico sul finire del 1978.

    Coppola lasciò la direzione del giornale nel 1979, quando venne inviato a New York a sostituire Alberto Jacoviello come corrispondente de l'Unità. Gli anni ottanta videro alternarsi alla direzione di Paese Sera due giornalisti provenienti dal Tg2 della RAI: Giuseppe Fiori (dal 1979 al 1982) e Andrea Barbato. Proprio durante la direzione di Barbato i rapporti del quotidiano con il PCI cominciarono ad incrinarsi seriamente. Le prime avvisaglie si erano già manifestate nel 1980 quando da via delle Botteghe Oscure arrivò ad alcuni giornalisti l'ordine perentorio di smettere di attaccare Bettino Craxi, che aveva minacciato di ritirare l'appoggio del PSI alla giunta comunale di Roma, di cui era sindaco Luigi Petroselli. Lo stesso Andrea Barbato era stato estromesso dalla direzione del Tg2 per mano di Claudio Martelli.

    La crisi e la fine
    La crisi cominciò a far sentire i suoi effetti con la concorrenza di nuovi quotidiani come "La Repubblica" e "Reporter", quest'ultimo finanziato occultamente dal Partito Socialista e venduto ad un prezzo inferiore a quello degli altri quotidiani. Anche l'espandersi del fenomeno delle emittenti radio e TV private contribuiva a sottrarre lettori al giornale, mentre già era iniziato da qualche anno il lento ma inesorabile abbandono del giornale ad opera del PCI che evidentemente non contava più sull'appoggio di una testata "collaterale", nonostante il giornale nel 1980 vendesse ancora 100.000 copie al giorno più 13.000 in abbonamento. La proprietà del giornale venne così ceduta da Terenzi ad una misteriosa società "Impredit", che il 3 aprile del 1983 inviò le lettere di licenziamento a tutto il personale. La chiusura "d'autorità" di uno dei maggiori quotidiani nazionali destò grande scalpore, suscitando la mobilitazione di numerosi intellettuali e giornalisti. Il Presidente della Repubblica Sandro Pertini ricevette al Quirinale una delegazione di operai e tipografi, e una sottoscrizione indetta tra i lettori per salvare il quotidiano raccolse in breve tempo 120 milioni di lire.

    I giornalisti superstiti, costituitisi nella "Società Cooperativa 3 aprile", diedero battaglia in tribunale per ottenere il diritto a pubblicare nuovamente il giornale, che tornò in edicola il 1º dicembre 1983 con sole 18 pagine ed al prezzo di 500 lire. Direttore del quotidiano risorto fu per qualche mese Piero Pratesi, ed in seguito Claudio Fracassi dal febbraio del 1984. La sottoscrizione aveva fruttato 600 milioni, che bastavano appena per pagare la carta ed il resto. Come se non bastassero le difficoltà, pochi giorni dopo che il giornale era tornato in edicola una banda di malviventi compì una rapina a mano armata negli uffici del giornale portando via 200 milioni di lire in contanti, che dovevano servire per pagare gli stipendi e le tredicesime del personale. Fu necessario ridurre il personale e tagliare le spese, ma il giornale riuscì comunque a tirare 30-40.000 copie al giorno, se non di più specialmente in occasione di diversi "scoop", come la notizia dello scandalo Iran-Contras raccontata dal corrispondente Lucio Manisco, o la nomina di Antonio Pizzinato a segretario nazionale della CGIL al posto di Luciano Lama. In particolare la sera del 15 maggio del 1983 l'edizione straordinaria pubblicata in occasione del secondo scudetto della Roma andò letteralmente a ruba.

    Da parte sua il PCI, ex proprietario del giornale, non gradiva affatto la sua sopravvivenza contro ogni previsione, ed i rapporti si raffreddavano al punto che Pratesi, alla sua richiesta di intervistare Alessandro Natta o Giorgio Napolitano alla vigilia delle elezioni per il Parlamento Europeo, si vide rispondere un secco ed inaspettato rifiuto. Con il PSI era ormai guerra aperta, testimoniata da un famoso scambio di battute avvenuto sul finire del 1985 durante una conferenza stampa televisiva di Bettino Craxi. All'affermazione del leader socialista, che aveva definito Paese Sera un "giornale comunista", Claudio Fracassi aveva ribattuto: «Non è vero, è un giornale libero, indipendente...», venendo interrotto da Craxi che rispose: «Beh, questo vallo a raccontare a tuo nonno!»; l'ultima replica di Fracassi fu: «Lei è un grande maleducato!».

    Gli sforzi di Fracassi riuscirono nel giro di un anno a far tornare Paese Sera competitivo, ed il 29 settembre del 1986 i lettori ebbero la sorpresa di trovare in edicola un giornale totalmente rinnovato nella grafica e stampato nel più pratico formato tabloid. Il primo numero della nuova serie, quaranta pagine di cui la prima a colori venduto al prezzo di 700 lire, fece registrare il tutto esaurito vendendo il doppio della normale tiratura. La crisi era superata solo per poco tempo. Contrasti tra la cooperativa dei giornalisti ed il consorzio editoriale che curava la stampa e la distribuzione del giornale, e manovre neanche tanto occulte da parte di una cordata di imprenditori (tra cui Silvio Berlusconi) che si dichiara disposta a entrare nella gestione del giornale in cambio delle dimissioni di Fracassi e di un cambio nella linea politica[senza fonte] rendono la situazione sempre meno sostenibile.

    Il 14 gennaio del 1987 Fracassi lascia la direzione del giornale per fondare il settimanale "Avvenimenti", e da allora la crisi del giornale ricomincia a manifestarsi con interruzioni e riprese delle pubblicazioni, nonostante si succedano alla sua guida noti giornalisti: Giuseppe Rosselli, Silvano Rizza, Giorgio Rossi, Antonio Caprarica, Arnaldo Agostini, Pasquale Giordano e Renzo Foa che nel luglio del 1994 è costretto ad annunciare la cessazione definitiva delle pubblicazioni.

    Edizioni
    Tra le altre, si ricordano l'edizione del mattino, cioè l'"Edizione nazionale", l'edizione delle ore tredici del primo pomeriggio, l'"ultimora" e quella delle "Ore 21", in cui l'attrice Franca Valeri aveva una rubrica di costume quotidiana insieme all'oroscopo di Lucia Alberti.

    Negli anni sessanta e settanta presentava anche delle pagine regionali, oltre alle pagine di Roma e del Lazio, e cioè quelle della Toscana, dove era stata istituita una redazione, dell'Umbria una vera e propria edizione, con pagine locali a Perugia e provincia (Lamberto Sposini, Alvaro Fiorucci ed altri), e Terni e provincia (tra gli altri il giornalista Giancarlo Padula che vi rimase fino al fatidico 3 aprile 1983, poi redattore e caposervizio al Corriere dell'Umbria, La Gazzetta di Macerata, di cui è stato responsabile, Il Centro Marche e la Nuova Fermo del Gruppo Espresso - La Repubblica); quella di Napoli e Campania. A Napoli, la sede del giornale era in piazzetta Matilde Serao, sotto la Galleria Umberto, non molto distante da via Toledo e dal Banco di Napoli. Sandro Ruotolo fu un cronista di Paese Sera e della redazione di Napoli. Nella città campana arrivavano tre edizioni quotidiane del giornale, comprendendo "Ultimora" che diventava "Estrazioni del Lotto" al sabato, ed "Ore 21", in distribuzione solo alle edicole della stazione centrale.

    La redazione romana di Paese Sera si trovava a Roma, nello stesso stabile di quello de L'Unità e cioè in via dei Taurini 19. Negli ultimi anni le edizioni del giornale divennero soltanto tre, che coincisero con il cambio della grafica della testata, fondo nero e scritta in bianco su due righe in riquadro, mentre al suo fianco per l'edizione del mattino c'era un cerchio con la scritta "il Paese", un cerchio recante la scritta pomeriggio per la seconda edizione, notte per la terza edizione.

    La grafica e i fumetti
    Tra i tanti primati di Paese Sera c'è quello di essere stato il primo quotidiano che pubblicò ogni giorno un'intera pagina di strisce a fumetti, considerate una forma di "arte minore" dalla cultura italiana del tempo. Tantissime le strisce pubblicate: Arcibaldo e Petronilla, Blondie e Dagoberto, Hi e Lois, B.C., Il mago Wiz. Anche Mafalda e i Peanuts trovarono la prima uscita italiana sulle pagine di questo quotidiano. Nel 1968 Paese Sera indisse un concorso per l'ideazione di una striscia satirica italiana. Il vincitore della prima edizione fu Bonvi con le fortunate Sturmtruppen. Il concorso fu ripetuto per diversi anni. Tra i vincitori ricordiamo nomi come Giorgio Forattini, Pino Zac, Daniele Panebarco, Torti, Claudio Medaglia, Angese. Anche Hugo Pratt approdò su questo giornale con le storie di Corto Maltese. Roberto Perini vinse nel secondo anno il concorso e continuò a lavorare nella redazione per 10 anni insieme ad Angese, grande fumettista che diede una forte impronta alla grafica satirica politica del quotidiano. Da ultimo si ricorda il noto inserto giallo sui "motori" dove si descrivevano le novità motoristiche del tempo, con prove su strada e test e di cui è stato anche responsabile Tommaso Tommasi. L'inserto conteneva anche rubriche di viaggi ed itinerari turistici.

    Il ritorno in edicola? [modifica]
    Il 19 gennaio 2008 gli imprenditori calabresi Fausto Aquino e Piero Citrigno, editori del quotidiano calabrese Calabria Ora, comprano la società "Paese Sera srl", titolare della testata giornalistica, promettendo di riportare lo storico quotidiano nelle edicole entro la fine dell'anno. Ad oggi però ancora non è ripresa la pubblicazione.

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    Predefinito Rif: BENTORNATO PAESE SERA!!

    Alemanno: stop a cortei e sit-in fino al 12 gennaio

    - 12.12.2009














    E' ufficiale: da oggi fino al 12 gennaio non sarà autorizzato alcun corteo o sit-in che invada le strade e crei disagio al traffico cittadino fatta eccezione per la manifestazione sindacale del prossimo 21 dicembre. I sit-in potranno essere autorizzati solo in piazze chiuse dove non creino alcun intralcio alla circolazione. Lo ha annunciato il sindaco di Roma Gianni Alemanno al termine di un colloquio telefonico con il prefetto e il questore della Capitale. "Durante questa 'tregua' - ha dichiarato Alemanno - avremo il tempo per definire una regola stabile che valga per tutto l'anno e che impedisca i gravissimi disagi che si sono verificati anche in questi giorni".


    Nuovo Paese Sera - La voce di Roma

 

 

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