Lo scetticismo di Pirrone
Il Follini che non vuole "né questo né quello"
Abbiamo qualche difficoltà a comprendere cosa esattamente abbia voluto comunicare il segretario dell'Udc, onorevole Follini, quando, nel corso della direzione del partito, avrebbe detto che l'Udc "non vuole rompere e non vuole mollare" e che per "non rompere, bisogna non mollare". Le sue parole ci ricordano la formula dello scettico antico Pirrone: "né questo, né quello". Ora, una pars construens sarebbe consigliata per esercitare un ruolo sano nella coalizione e nel governo, di cui pure il suo partito fa parte. Le proposte che provengono dalla direzione dell'Udc sono tutte discutibili e noi apprezziamo ad esempio la richiesta di un maggiore impegno per il Mezzogiorno. Ma, per realizzarle, considerando anche i pochi mesi a disposizione della legislatura, occorre uno spirito positivo ed aperto, possibilmente senza essere accompagnato da ultimatum.
La stessa istanza proporzionalista ha a nostro avviso una certa ragionevolezza, ma anche qui non abbiamo compreso come l'Udc giudichi la levata di scudi dell'opposizione e, soprattutto, come voglia confrontarsi con essa. Vuole ignorarla e chiedere alla maggioranza di procedere comunque, visto che egli sostiene che sulle riforme il suo partito non intende fare passi indietro; o dare prova di realismo, prendendo atto che sfidare l'opposizione su questo terreno può portare ad un nulla di fatto? Cosa sceglie l'Udc? Le due cose insieme non si tengono.
In attesa di questa scelta, davvero il clima potrebbe deteriorarsi ulteriormente e l'opposizione, che Follini non vuol far vincere, potrebbe dimenticare le sue contraddizioni - che pure sono gravi - e trarre nuova linfa dalla situazione. Si pone, Follini, questo problema? Ci perdoni, ma noi davvero non capiamo che cosa voglia. A meno che egli voglia semplicemente una nuova premiership: ma allora, per lo meno, la indichi alla coalizione o a chi ritiene possa sostenerla. Molti giornali si esercitano nel commentare la presa di posizione del premier a riguardo di tanto scompiglio procurato nelle sue file, affermando, sostanzialmente, che la Casa delle libertà, per quella che avevamo conosciuto nel 2001, è finita politicamente. E anche qui ci domandiamo se questo fosse il fine di Follini, e ancora non capiamo con cosa egli voglia sostituire questa alleanza, visto che non vuole aderire al centrosinistra, ma nemmeno i centristi di quello schieramento intendono schierarsi con lui. Nell'antichità gli eredi di Pirrone furono molti. Fra questi i gimnosofisti, i quali passavano il loro tempo immobili, rigorosamente chiusi nell'afasia.
Roma, 21 settembre 2005
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