La commissione di esperti voluta dall’assessore Pilia ha trovato l’accordo:
si chiama “Limba sarda
comuna” e sarà la lingua della Pubblica amministrazione.
di Marco Sedda
Sorradile centro del sardo
Habemus sa “Limba
sarda comuna”.
La commissione
tecnicoscientifica
di studiosi
del sardo è riuscita a trovare
l’accordo per una lingua
con un codice ortografico comune.
Alla presenza del presidente
della Regione Renato
Soru, dell’assessore alla Pubblica
istruzione Elisabetta Pilia
e della studiosa e membro della
commissione regionale Cultura
Giovanna Cerina, gli esperti
riuniti da due giorni al Caesar’s
Hotel si sono accordati su una
variante di sardo del centro
Sardegna, là dove confinano le
province di Nuoro, Oristano e
Cagliari. La Limba sarda comuna,
«è una variante linguistica
naturale che costituisce
una mediazione tra le parlate
più comuni e diffuse - sottolineano
dalla Regione - ed è
aperta ad alcune integrazioni
volte ad assicurare la sovramunicipalità e la semplicità del codice linguistico». La variante corrisponde al dialetto parlato nella zona di Sorradile, vicino al lago Omodeo.
LA LIMBA SARDA COMUNA sa -
rà, oltre all’italiano, la lingua
della Pubblica amministrazione.
In pratica i cittadini potranno
scrivere nel sardo che conoscono o privilegiano, ma gli enti regionali dovranno rispondere solo in questa variante.
La Limba sarda comuna
sostituisce così la Limba sarda
uni ficada (Lsu), creata nel
2001 dopo due anni di lavoro da
un’altra commissione di esperti.
Tante sono state le discussioni
tra chi sosteneva la Lsu, la
Limba de mesania o un dialetto
di un’altra parte dell’isola. Alla
fine un accordo, all’unanimità
dei presenti (mancavano Brigaglia,
Angioni e Lupinu), si è
trovato, ma questo non vuol
dire che le discussioni siano
finite. È facile ipotizzare che le
polemiche riprendano vigore
nei prossimi giorni, quando la
Limba sarda comuna sarà conosciuta in ogni suo aspetto.
Anche perché in questi anni, da
quando la legge 489 del 1999
(“Norme in materia di tutela
delle minoranze linguistiche
storiche”) permette alla Sardegna
di adottare una sua lingua
per i documenti ufficiali, le discussioni e le burrascose riunioni tra esperti sono state infinite.
La commissione ha trovato
l’accordo anche sull’indagine
che dovrà verificare lo stato
di salute del sardo e conoscere
le varianti parlate. Il
questionario, composto da una
settantina di domande, verrà
ultimato nei prossimi giorni e
sarà sottoposto a un campione
di adulti e a un altro di bambini
sotto i 14 anni. Dovrà rispondere
a queste domande: con chi
si parla il sardo? Quale varietà
si parla, in quanti lo capiscono,
lo parlano e hanno la necessità
di utilizzarlo? «I risultati dell’indagine si conosceranno tra un anno e mezzo», dice l’assessore Pilia.




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