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Discussione: Incipit...

  1. #211
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    Predefinito Re: Incipit...

    «La mascella di Samuel Spade era ossuta e pronunciata, il suo mento era una V appuntita sotto la mobile V della bocca. Le narici disegnavano un'altra V, più piccola. Aveva occhi giallo-grigi, orizzontali. Il motivo della V era ripreso dalle spesse sopracciglia che si diramavano da due rughe gemelle al di sopra del naso aquilino e l'attaccatura dei capelli castano-chiari scendeva a punta sulla fronte partendo da un'ampia stempiatura. Somigliava, in modo abbastanza attraente, a un diavolo biondo.»

    Dashiell Hammett, Il falcone maltese, 1930

  2. #212
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    Predefinito Re: Incipit...

    Sono andata a letto e le stelle non c'erano più. Ho pulito per bene il vetro della finestra, ma niente da fare. Erano sparite.
    Era sparita Sirio e Venere e Carmilla e Altazor. E anche Mab e Zelda e Bacbuc e Dandelion e la costellazione del Tacchino e la Croce di Lennon.
    Non ditemi che alcune di queste stelle non esistono. Sono i nomi che gli ho dato io. Infatti rivendico il diritto di ognuno, specialmente delle fanciulle fantasiose come me, a chiamare le cose non soltanto con il nome del vocabolario, ma anche quello del vocabolaltro, cioè con un nome inventato e scelto. In fondo tutti lo fanno. I miei genitori mi hanno chiamato Margherita, ma io amo essere chiamata Maga o Maghetta. I miei compagni di scuola, ironizzando sul fatto che non sono proprio snella, a volte mi chiamano Megarita; mio nonno, che è un po' arteriosclerotico, mi chiama Margheritina, ma a volte anche Mariella, Marisella oppure Venusta, che era sua sorella. Ma soprattutto, quando sono allegra mi chiama Margherita Dolcevita.

    Stefano Benni, "Margherita Dolcevita", Feltrinelli 2005

  3. #213
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    Predefinito Re: Incipit...

    Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, perché le parole le immiseriscono – le parole rimpiccioliscono cose che finché erano nella vostra testa sembravano sconfinate e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è più che questo, vero? Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov’è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portar via. E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perché vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. Questa è la cosa peggiore, secondo me. Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare.


    Stephen King, Stagioni diverse
    Sperling & Kupfer 2013

  4. #214
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    Ospite

    Predefinito Re: Incipit...

    Il cadavere leggeva il giornale del giorno prima alla pagina degli spettacoli. Gli occhi aperti, sbarrati, erano appiccicati al foglio asciutto sull'erba bagnata.
    Guardandolo dalla strada asfaltata, si sarebbe detto un corpo sdraiato con il volto affondato nel foglio di un giornale. Non stava leggendo, naturalmente, visto che era morto. Né prendeva il sole, né aspettava l'improbabile sole delle sette e trenta del mattino. Ma soprattutto non stava leggendo, a meno che, chi può dirlo, l'anima, prima di abbandonare il corpo ormai inservibile per andarsene chissà dove, non si fosse trattenuta un altro po', giusto per vedere, per pura curiosità, cosa davano al cinema Odeon e cosa pensava un noto critico televisivo, un po' civettuolo, di un recente special tivù sulla reincarnazione.


    Andrea G. Pinketts, "Il vizio dell'agnello", Feltrinelli 2002

  5. #215
    il pleure dans mon coeur
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    Predefinito Re: Incipit...

    3 aprile
    Myriam,
    tu non mi conosci e, quando ti scrivo, sembra anche a me di non conoscermi. A dire il vero ho cercato di non scrivere, sono già due giorni
    che ci provo, ma adesso mi sono arreso.
    Ti ho vista l'altro ieri al raduno del liceo. Tu non mi hai notato, stavo in disparte, forse non potevi vedermi. Qualcuno ha pronunciato il tuo
    nome e alcuni ragazzi ti hanno chiamata "professoressa". Eri con un uomo alto, probabilmente tuo marito. È tutto quello che so di te, ed è
    forse già troppo. Non spaventarti, non voglio incontrarti e interferire nella tua vita. Vorrei piuttosto che tu accettassi di ricevere delle lettere da me.

    Che tu sia per me il coltello - David Grossman

  6. #216
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    Predefinito Re: Incipit...

    Prima che Anna Politkovskaja venisse ammazzata sulle scale del palazzo in cui abitava, il 7 ottobre 2006, soltanto chi si interessava da vicino alle guerre cecene conosceva il nome di questa giomalista coraggiosa, dichiarata avversaria della politica di Vladimir Putin. Da un giorno all’altro, il suo volto dall’aria triste e decisa è diventato in Occidente un’icona della libertà d’espressione. A quel tempo io avevo da poco finito di girare un documentario in una cittadina russa — andavo spesso in Russia — sicchè, appena si è diffusa la notizia, una rivista mi ha proposto di prendere ii primo volo per Mosca. Il compito che mi era stato affidato non era di svolgere un’inchiesta sull’assassinio della Politkovskaja, ma di far parlare le persone che l’avevano conosciuta e amata. Ho trascorso così una settimana negli uffici della “Novaja Gazetas”, il giomale di cui lei era l’inviata di punta, ma anche nelle sedi di associazioni per la difesa dei diritti umani e di comitati di madri dei soldati uccisi o mutilati in Cecenia. Erano uffici minuscoli, male illuminati, forniti di computer antidiluviani. Non meno in là con gli anni, e pateticamente poco numerosi, erano spesso anche gli attivisti che trovavo ad accogliermi. Si tratta di una cerchia ristrettissima di persone, dove tutti si conoscono, e dove in poco tempo ho conosciuto tutti, una ristrettissima cerchia che rappresenta di fatto l’unica opposizione democratica in Russia.

    LIMONOV, di Emmanuel Carrère.
    La morte significava ben poco per me. Era l'ultimo scherzo in una serie di pessimi scherzi. Charles Bukowski
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  7. #217
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    Predefinito Re: Incipit...

    Wu Ming
    Previsioni del tempo


    Prologo I

    Bologna, 1993
    Tempo prima, sull'Appennino, era scappata una pantera nera. Gli studenti avevano occupato facoltà in tutto il territorio nazionale, mandandosi messaggi via fax. Il movimento divenne noto come la Pantera. Il Rock che vendeva era duro, Nirvana, Jane's Addiction, Pearl Jam. Molecole bagnavano cervelli, tutto veniva recuperato e frullato. Il culto della felicità originava da Wall Street in vibrazioni concentriche, il comparto farmaceuticochimico giganteggiava, surrogato di ministero della difesa tarato sull'individuo, pronto a produrre inusitati implementi in grado di arginare tutte le brutte cose che passano per la mente, Bomba Prozac+, V-2 biochimica dipinta d'arcobaleno, Desert Storm alle spalle, George I e i repubblicani alle spalle. L'onda lunga bagnava le nostre coste, il paese fatto a stivale, il bel paese: dopo l'uscita di scena degli uomini della prima repubblica sembrava vivesse, si riproducesse e girasse per strada una nuova generazione di uomini, gli ultimi uomini, nuovo modello di uomini che non doveva più preoccuparsi di nulla, le cose sarebbero state amministrate in maniera corretta, i ladri tutti in galera, i corrotti tutti in galera, i fiancheggiatori tutti in galera; i nomi nuovi erano Tonino Di Pietro, Mariotto Segni, eroina-revival per le strade, nuovi anni ottanta, un embrione di ipocrita autocoscienza in più.

    In quei giorni, liquidi rovesciati seccavano al sole lasciando aloni opachi. L'alluminio del tavolino tondo, dove era ancora bagnato, mandava riflessi. Una copia di Cuore faceva mostra di sé all'interno di una bacheca. Il giornale aveva conosciuto giorni migliori, l'anno prima, il congresso dei comunisti, o ex-tali, aveva imposto un colpo di coda ai neuroni dei redattori. Il titolo in prima pagina annunciava:"D'ALEMA CONFERMA: PIENA FIDUCIA A QUEL COGLIONE DI OCCHETTO".
    Attorno al tavolino, altri tavolini. Attorno ai tavolini, la piazza. Attorno alla piazza, la città.
    La morte significava ben poco per me. Era l'ultimo scherzo in una serie di pessimi scherzi. Charles Bukowski
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  8. #218
    La Vengeance
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    Predefinito Re: Incipit...

    "Per molto tempo, mi sono coricato presto, la sera. A volte,
    subito dopo aver spento la candela, gli occhi si chiudevano
    tanto in fretta che non avevo neppure il tempo di dire a me
    stesso: “mi addormento”. Ma nemmeno una mezz’ora dopo,
    il pensiero che era ora di farsi venir sonno mi risvegliava;
    volevo posare il volume che credevo di avere ancora tra le
    mani e soffiare sul lume; non avevo mai smesso, dormendo,
    di riflettere su quello che avevo appena letto, ma adesso le
    mie riflessioni avevano preso una piega un po’ particolare;
    mi sembrava di essere io stesso ciò di cui si parlava nel libro:
    una chiesa, un quartetto, la rivalità tra Francesco I e Carlo V.

    Questa convinzione sopravviveva ancora per qualche istante
    al mio risveglio; non disturbava la mia ragione, ma come se
    avessi delle squame che mi premevano sugli occhi, mi
    impediva di rendermi conto che la candela non era più
    accesa[...]"

    (Marcel Proust - "Dalla Parte di Swann")
    "Due cose hanno soddisfatto la mia mente con nuova e crescente ammirazione e soggezione e hanno occupato persistentemente il mio pensiero: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me" (Immanuel Kant)

  9. #219
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    Predefinito Re: Incipit...

    Sono spesso della mia mente vittima. Ho sempre la sensazione di vivere in una gabbia e di non poter fare a meno della stessa, al punto che la gabbia sento di essere io medesimo. Non so se il piacere mi emancipa, mentre il vero dolore mi è del tutto estraneo. Ho vissuto sempre bene grazie a Dio e il mio istinto di sopravvivenza non è mai stato testato. Sono un naive della vita.
    Michał Damien Santosky, S/T
    Viva i conservatori! (Peppe Sombrero)
    come mi insegni, le lauree non sono garanzia di intelligenza (Druuna)

  10. #220
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    Predefinito Re: Incipit...

    "Per una volta, sul treno, non degnò d'uno sguardo gli avvisi pubblicitari e rinunciò alla lettura delle pagine posteriori dei quotidiani altrui: invece osservò da vicino, per la prima volta, i volti dei suoi compagni di viaggio. Vide coppie felici e coppie infelici; coppie che non avevano niente da dirsi e coppie che non riuscivano a tenere le mani a posto; coppie appena formate e coppie che sembravano sul punto di dividersi. Vide uomini sposati diretti a casa dalle loro mogli e vide uomini soli diretti a casa dalle loro videocassette e dalle loro cene riscaldate al microonde. Vide donne non accompagnate, donne in compagnia e donne in comitiva, e disse a se stessa: sì, io posso prendere posto tra questa gente."

    [Jonathan Coe, La casa del sonno]



 

 
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