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Discussione: Incipit...

  1. #141
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    Citazione Originariamente Scritto da pcosta Visualizza Messaggio
    È tutto accaduto, più o meno. I brani di guerra, in ogni caso, sono abbastanza veri. Un tale che conoscevo fu veramente ucciso, a Dresda, per aver preso una teiera che non era sua. Un altro che conoscevo minacciò veramente di fare ammazzare i suoi nemici personali, dopo la guerra, da dei killer. E così via. Ho cambiato tutti i nomi.
    Io tornai veramente a Dresda con i soldi della Fondazione Guggenheim (Dio la benedica) nel 1967. Somigliava molto a Dayton. Nel terreno dovevano esserci tonnellate d’ossa umane.
    Ci tornai insieme a un vecchio compagno di guerra, Bernard V. O’Hare, e facemmo amicizia con un tassista che ci portò al mattatoio dove eravamo rinchiusi la notte come prigionieri di guerra. Si chiamava Gerhard Müller. Ci disse che era stato per un po’ prigioniero degli americani. Gli domandammo che effetto faceva vivere sotto i comunisti, e lui disse che il principio era terribile, perché tutti dovevamo lavorare molto duro, e perché non c’erano case e mancava da mangiare e da vestirsi. Ma adesso le cose andavano molto meglio. Lui aveva un bell’appartamentino, e la figlia frequentava una buona scuola. Sua madre era rimasta incenerita nell’incendio di Dresda. Così va la vita.
    A Natale mandò a O’Hare una cartolina, ed ecco cosa diceva:
    «Auguri a lei, alla sua famiglia e al suo amico buon Natale e felice anno nuovo e spero che ci incontreremo di nuovo in un mondo libero e in pace nel mio tassì, se il caso vorrà».
    Mi piace molto quel «se il caso vorrà». Non vi dirò quanto mi sia costato, in soldi, tempo e ansietà questo schifoso libretto. Ventitré anni fa, quando tornai a casa dalla Seconda guerra mondiale, pensavo che mi sarebbe stato facile scrivere della distruzione di Dresda, dato che tutto quel che dovevo fare era riferire quel che avevo visto. E pensavo anche che sarebbe stato un capolavoro o che per lo meno mi avrebbe fatto guadagnare un sacco di quattrini, dato che il tema era così forte.
    Ma allora non mi venivano molte parole da dire su Dresda, o almeno non abbastanza da cavarne un libro. E non me ne vengono molte neanche adesso, che son diventato un vecchio rudere con tutti i suoi ricordi sul gobbo e le sue Pall Mall e i figli ormai grandi.
    Penso a quanto mi siano stati inutili i miei ricordi di Dresda, e a quanto sia stato comunque tentato di scriverne, e mi viene in mente il famoso limerick:
    C’era un giovin d’Istambul,
    che al suo attrezzo parlò:
    «La borsa m’hai vuotato,
    la salute m’hai rovinato,
    e adesso, mio dannato,
    non funzioni neanche un po’».
    E mi viene anche in mente quella canzone che fa:
    «Mi chiamo Yon Yonson,
    e sto nel Wisconsin,
    a sgobbare in segheria.
    Quando cammino per la via
    la gente mi chiede:
    “Come ti chiami?”.
    E allora rispondo:
    Mi chiamo Yon Yonson,
    e sto nel Wisconsin...».

    E così via all’infinito. Durante tutti questi anni, la gente che ho incontrato mi ha chiesto spesso a che cosa stavo lavorando, e io di solito rispondevo che la cosa in cui ero più impegnato era un libro su Dresda. Lo dissi, una volta, a Harrison Starr, e lui alzò le sopracciglia e mi chiese: «È un libro contro la guerra?».
    «Sì», dissi, «penso di sì».
    Ci si rivede Kurt, figlio di puttana...

  2. #142
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    Lo studio era colmo di un intenso profumo di rose, e quando la leggera brezza estiva agitava gli alberi del giardino dalla porta aperta giungeva l'effluvio greve dei lillà o la fragranza più delicata dei cespugli rosa dell'eglantina.

  3. #143
    .
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    Nel diciottesimo secolo visse in Francia un uomo, tra le figure più geniali e scellerate di quell'epoca non povera di geniali e scellerate figure. Qui sarà raccontata la sua storia. Si chiamava Jean Baptiste Grenouille, e se il suo nome, contrariamente al nome di altri mostri geniali quali de Sade, Saint-Just, Fouché, Bonaparte, ecc., oggi è caduto nell'oblio, non è certo perché Grenouille stesse indietro a questi più noti figli delle tenebre per spavalderia, disprezzo degli altri, immoralità, empietà insomma, bensì perché il suo genio e unica ambizione rimase in un territorio che nella storia non lascia traccia: nel fugace regno degli odori.

    Patrick Suskind - Il profumo

  4. #144
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    Post Incipit

    Ho sempre ritenuto, a torto o ragione, che l'incipit di una novella sia una delle parti più interessanti e difficili.
    Spesso è l'incipit che tramuta un pigro sfogliare in una risoluta decisione di acquisto; altrettanto spesso quando ripensiamo ad un libro ci viene in mente, assieme all'inevitabile terza/quarta di copertina, l'incipit.

    Detto questo, mi piacerebbe postare in questo 3d alcuni degli incipit che più mi sono piaciuti o che mi hanno affascinato nel corso delle mie letture, sarei contentissimo se faceste lo stesso.

  5. #145
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    Predefinito Re: Incipit

    When Mr. Bilbo Baggins of Bag End announced that he would shortly be celebrating his eleventy-first birthday with a party of special magnificence, there was much talk and excitement in Hobbiton.

    The Lord of the Rings: The Fellowship of the Ring by J.R.R Tolkien

    ma anche

    In a hole in the ground there lived a hobbit. Not a nasty, dirty, wet hole, filled with the ends of worms and an oozy smell, nor yet a dry, bare, sandy hole with nothing in it to sit down on or to eat: it was a hobbit-hole, and that means comfort.
    It had a perfectly round door like a porthole, painted green, with a shiny yellow brass knob in the exact middle. The door opened on to a tube-shaped hall like a tunnel: a very comfortable tunnel without smoke, with panelled walls, and floors tiled and carpeted, provided with polished chairs, and lots and lots of pegs for hats and coats – the hobbit was fond of visitors. The tunnel wound on and on, going fairly but not quite straight into the side of the hill – The Hill, as all the people for many miles round called it – and many little round doors opened out of it, first on one side and then on another. No going upstairs for the hobbit: bedrooms, bathrooms, cellars, pantries (lots of these), wardrobes (he had whole rooms devoted to clothes), kitchens, dining-rooms, all were on the same floor, and indeed on the same passage. The best rooms were all on the left-hand side (going in), for these were the only ones to have windows, deep-set round windows looking over his garden, and meadows beyond, sloping down to the river.
    - J. R. R. Tolkien, The Hobbit

  6. #146
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    Predefinito Re: Incipit

    "Alba la presero in duemila il 10 ottobre
    e la persero in duecento il 2 novembre
    dell'anno 1944 »
    (Beppe Fenoglio, I ventitré giorni della città di Alba)

  7. #147
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    Predefinito Re: Incipit

    “It was a dark and stormy night; the rain fell in torrents — except at occasional intervals, when it was checked by a violent gust of wind which swept up the streets (for it is in London that our scene lies), rattling along the housetops, and fiercely agitating the scanty flame of the lamps that struggled against the darkness.”
    — Edward George Bulwer-Lytton, Paul Clifford (1830)

  8. #148
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    Predefinito Re: Incipit

    secondo me è meglio leggere una pagina a caso ché magari uno si sforza di fare l'incipit figo proprio per invogliare i lettori e poi tutto il resto è uno schifo! XD
    "la Le Pen col 40% avrà incassato una grande vittoria" (Candido)


  9. #149
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    Predefinito Re: Incipit

    i fiori blu di queneau nella traduzione di calvino

    Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d’Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano ancora qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente. Si disegnavano all’ orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I Normanni bevevan calvadòs.

  10. #150
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    Predefinito Re: Incipit

    Citazione Originariamente Scritto da Durru Visualizza Messaggio
    i fiori blu di queneau nella traduzione di calvino

    Il venticinque settembre milleduecentosessantaquattro, sul far del giorno, il Duca d’Auge salì in cima al torrione del suo castello per considerare un momentino la situazione storica. La trovò poco chiara. Resti del passato alla rinfusa si trascinavano ancora qua e là. Sulle rive del vicino rivo erano accampati un Unno o due; poco distante un Gallo, forse Edueno, immergeva audacemente i piedi nella fresca corrente. Si disegnavano all’ orizzonte le sagome sfatte di qualche diritto Romano, gran Saraceno, vecchio Franco, ignoto Vandalo. I Normanni bevevan calvadòs.
    Bello, bello, bello, uno dei miei preferiti di sicuro.

 

 
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