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Discussione: Incipit...

  1. #121
    Zemlja i Volja
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    Cominciò stranamente. Ma poteva forse esserci un altro inizio? Si dice che tutte le cose sotto il sole cominciano stranamente e finiscono stranamente e sono strane; una rosa perfetta è strana, proprio come una rosa imperfetta, e come la rosa di normalissimo colore e gradevoleza che cresce nel giardino del vicino. Conosco quella prospettiva da cui ogni cosa appare terrificante e misteriosa. Rifletti sull'eternità, considera, se ne sei capace, l'oblio, e tutto diventa un portento. Eppure in assoluta umiltà io dico che certe cose sono più straordinarie di altre e che io sono una di esse.

    -Il seno-
    Philip Roth

  2. #122
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    Ecco dove dovresti essere, a un grande ricevimento di nozze in una enorme villa di West Hills, composizioni floreali e funghi farciti sparsi per tutta la casa. Questa si chiama ambientazione di scena: dove ci sono tutti, chi è vivo, chi è morto. Questo è il grande momento di Evie Cottrell al suo ricevimento nuziale. Evie è in piedi a metà della grande scalinata nell'atrio della villa, nuda dentro quel che rimane del suo vestito da sposa, col fucile ancora in mano.


    Chuck Palahniuk - Invisible monsters

  3. #123
    decolonizzare l'immaginario
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    Dai "Canti Orfici" di Dino Campana:

    La Notte

    Ricordo una vecchia città, rossa di mura e tur-
    rita, arsa su la pianura sterminata nell'Agosto torrido,
    con il lontano refrigerio di colline verdi e molli sul-
    lo sfondo. Archi enormemente vuoti di ponti sul fiu-
    me impaludato in magre stagnazioni plumbee: sago-
    me nere di zingari mobili e silenziose sulla riva: tra
    il barbaglio lontano di un canneto lontane forme ignu-
    de di adolescenti e il profilo e la barba giudaica di un
    vecchio: e a un tratto dal mezzo dell'acqua morta le
    zingare e un canto, da la palude afona una nenia pri-
    mordiale monotona e irritante: e del tempo fu sospeso
    il corso.

  4. #124
    decolonizzare l'immaginario
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    Da "Mille Gru" di Yasunari Kawabata:

    Sebbene avesse varcato il recinto del tempio Engakuji a Kamakura, Kikuji era ancora indeciso se recarsi o meno alla cerimonia del tè. Egli era già in ritardo. Chikako Kurimoto lo invitava ad ogni tè che dava nell'appartato padiglione dell'Engakuji; ma lui, dopo la morte del padre, non c'era più andato, non ritenendolo altro che un gesto formale, ormai. Questa volta, però, Chikako aveva aggiunto sul biglietto di invito che intendeva presentargli una sua allieva.

  5. #125
    il pleure dans mon coeur
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    Era una fresca limpida giornata d'aprile e gli orologi segnavano l'una. Winston Smith, col mento sprofondato nel bavero del cappotto per non esporlo al rigore del vento, scivolò lento fra i battenti di vetro dell'ingresso agli Appartamenti della Vittoria, ma non tanto lesto da impedire che una folata di polvere e sabbia entrasse con lui.

    1984 - George Orwell

  6. #126
    decolonizzare l'immaginario
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    Da "Foglie d'erba" di Walt Whitman, 'Partito da Paumanok'

    Partito da Paumanok, isola a forma di pesce, dove son nato,
    ben generato e allevato da madre perfetta,
    dopo aver errato per terre molte, amante dei marciapiedi affollati,
    abitante della mia città di Mannahtta, o delle savane del Sud,
    dopo essermi accampato come soldato, portando zaino e fucile,
    aver fatto il minatore in California,
    esser vissuto rude nella mia capanna tra le foreste del Dakota,
    mangiando carne, bevendo alla fontana,
    o essermi ritirato a fantasticare e meditare in qualche profondo recesso,
    lontano dal clamor della folla, trascorrendo intervalli rapiti e felici,
    esperto del generoso, fresco, fluente Missuri, esperto del
    maestoso Niagara,
    delle mandre di bufali che pascolano per le praterie, del toro irsuto
    dal petto possente,
    avendo sperimentato terra, pietre, fiori del Quinto Mese,
    e contemplato stupefatto le stelle, la pioggia e la neve,
    studiato i toni del mimo e il volo del falco montano,
    e udito all'alba il canto senza pari del tordo eremita, celato
    tra le tuie,
    solitario, nell'Occidente, così intono il canto per un Mondo Nuovo.

  7. #127
    decolonizzare l'immaginario
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    Da "Foglie d'erba" di Walt Whitman 'Il canto di me stesso',


    Io celebro me stesso, io canto me stesso,
    e ciò che io presumo devi tu pure presumere,
    perchè ogni atomo che mi appartiene è come appartenesse
    pure a te.

    Pigro m'attardo e invito l'anima mia,
    pigro m'attardo a mio agio e mi curvo a osservare un filo
    d'erba estiva.

    La mia lingua, ogni atomo del mio sangue, formato da questo
    suolo, da quest'aria,
    qui nato, da genitori nati qui, i loro padri e i padri dei padri
    nati qui parimenti,
    io, che ho trentasette anni ora godo perfetta salute, incomincio,
    sperando di non cessare che alla morte.

    Credi e scuole in aspettativa,
    un poco indietro ritrattomi, contento di ciò che essi sono,
    ma non dimenticandoli mai,
    accolgo il bene e il male, lascio parlare a caso,
    la Natura senza alcun freno e con la nativa energia.

  8. #128
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    Le è venuta una faccia da scema. Non se n'era accorta, l'ha vista stamattina nello specchio del parrucchiere, mentre una delle ragazze le asciugava i capelli a spazzolate, e l'estetista intanto era lì a avvolgerle al collo una salvietta per prepararla alla depilazione: li chiamavano "i baffetti", loro, con innocenza brutale, e invece leiha girato sempre attorno a questa ombra nerastra e fastidiosa tra naso e labbro senza avere il coraggio di nominarla.

    La bruttina stagionata - Carmen Covito

  9. #129
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    Ero meravigliato di esser vivo, ma stanco di aspettare soccorsi.Stanco soprattutto degli alberi che crescevano lungo il burrone, dovunque ci fosse un posto per un seme che capitasse a finirvi i suoi giorni.Il caldo, quell'atmosfera morbida, che nemmeno la brezza del mattino riusciva a temperare, dava alle piante l'aspetto di animali impagliati...

    Ennio Flaiano, Tempo Di Uccidere

  10. #130
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    La prima cosa che colpisce è la luce. Gran luce ovunque, tanto sole, un chiarore abbagliante. Risalgono appena a ieri la Londra autunnale, l'aereo lucido di pioggia, il vento freddo, l'oscurità. Qui, di primo mattino, l'eroporto inondato di sole e noi tutti immersi nel sole.

    Ryszard Kapuscinski - Ebano

 

 
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