di Mario Pirani
Si delinea un primo successo nella campagna che Repubblica ha intrapreso contro la lottizzazione nei servizi pubblici. E proprio nel settore, la Sanità, dove essa appare più scandalosa perché incide direttamente sulla salute dei pazienti. L’annunciata novità consiste in una serie di emendamenti che l’opposizione diessin, guidata in questo caso da due bravissime parlamentari, Livia Turco e Marida Bolognesi , assieme ad altri esponenti del gruppo, ha presentato al disegno di legge sul governo clinico, proposto dal governo. La questione centrale si riferisce alla questione della della nomina dei primari (dirigenti di struttura complessa) su cui questa rubrica si è sovente soffermata. Fin ad oggi sia nelle regioni di centro sinistra che di centro destra, la selezione per concorso è una pura finzione non esce una vera graduatoria ma un elenco di idonei(sovente tutti i candidati) fra i quali il direttore generale (designato dal governatore e dall’assessore regionale in base ai soliti criteri spartitori) sceglie il nome che più gli aggrada, quasi sempre conosciuto in partenza. Ne consegue che la targatura politica tende a prevalere sulla competenza professionale o, nel migliore dei casi, ad accompagnarvisi. L’emendamento ds mira a modificare questa stortura ed accoglie, almeno in parte, i nostri suggerimenti. Esso stabilisce la creazione di una commissione d’esame di 5 membri (il direttore sanitario più quattro primari di chiara fama della specifica branca oggetto del concorso estratti a sorte in una lista nazionale) la quale in un'unica seduta valuta i titoli scientifici, professionali, di carriera dei candidati, i quali non possono conoscere l’identità dei commissari se non a concorso ultimato. Fin qui tutto bene. Meno bene la conclusione dell’emendamento che permetterebbe al direttore generale, pur in presenza di una graduatoria esplicita, di disattenderla, salvo l’obbligo di “esprimere per iscritto parere motivato” allorché decida “in difformità”. E’ evidente che la seconda parte dell’emendamento contraddice e annulla le buone intenzioni della prima.
Una contraddizione che denota le densioni che all’interno stesso della sinistra si manifestano allorquando vengono insidiati i meccanismi della lottizzazione. Non vorremmo, quindi, esser tacciati di malizia se qualche dubbio ci sorge quando leggiamo tra i firmatari dell’emendamento anche il nome di quel parlamentare campano di cui sono state intercettate le telefonate ultimative ed un direttore generale che si era permesso di nominare un primario fuori dalle indicazioni di partito.
Se, infatti, i ds (e mi auguro tutta l’Unione) vogliono davvero introdurre trasparenza e correttezza professionale nella Sanità, non si può mantenere ilmpotere decisionale di ultima istanza nelle mani del direttore generale.
Questi è responsabile delle strategie sanitarie esplicitate in un piano aziendale, studiato in base ale caratteristiche sociali, demografiche ed epidemiologiche del territorio assegnatogli. Ad esempio se fra la popolazione amministrata si denota una prevalenza delle patologie cardiovascolari, oncologiche e così via, le strutture sanitarie avranno bisogno di un certo numero di posti letto e servizi collegati per tali patologie. In rapporto al piano il manager (che non ha qualifiche mediche ma può essere , come si è visto recentemente,, un ex responsabile dei servizi cimiteriali, capo dei vigili, dirigente dell’Iri o delle Ferrovie) deve decidere quali, specifici primari gli servono, promuovere il concorso ed adeguarsi alle sue conclusioni: La nomina deve avvenire solo sulla base della classifica elaborata, verificati i titoli, dalla commissione d’esame
In proposito va anche detto che l’emendamento ds contiene qualche ingenuità come quella dell’anonimato dei concorrenti, facilmente eludibbile non fosse altro che dall’elenco delle pubblicazioni presentae.Francamente discutibile inoltre la proposta di includere nelle valutazioni “i creditiformativi” derivanti dalla partecipazione a congressi. Ma la carenza più grave sta nel silenzio sui cosiddetti “primarietti” (i dirigenti di struttura semplice) che oggi costituiscono il grimaldello più efficace per estendere la lottizzazione . Li nomina direttamente il direttore generale (quando non è riuscito ad accontentare tutti), smembrando i servizi in tante mini sottostrutture sottratte al primario così da distribuire al maggior numero di non aventi diritto una poltrona di secondo rango ma pur sempre appetita.
Tutti modi per far rientrare dalla finestra la lottizzazione partitica cui il concorso dovrebbe chiudere la porta. Come diceva Lenin: Due passi avanti e uno indietro”.
E come dico io, ne avanzerebbe uno avanti che è già grasso che cola…
Me sa che Lenin in questo caso si sbagliava.
Comunque confermnato che quando c’è una rogna da affrontare gli uomini si defilano e le volenterose donne dei partiti tolgon loro le castagne dal fuoco…
Così forte è il fascino “del mito” da fare ‘ste figure da peracottare?


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