Roma. “Casini? E’ un bene che abbia rinunciato alle velleità del suo segretario Follini, ma dopo quanto è accaduto nelle ultime settimane non riuscirà a sostituire Gianfranco nel cuore di Silvio Berlusconi, in vista di una successione”.
I dirigenti di An adesso ragionano così, ottimisti e guardinghi, apparentemente uniti nel sostegno al presidente Fini. Perché stavolta ci credono tutti e più di loro ci crede il capo.
Il quale nelle ultime ore, per un’occasione che considera forse irripetibile, ha chiesto ai propri luogotenenti più critici o delusi un atteggiamento di rinnovata fiducia.
Perciò sta facendo in modo di sanare le residue polemiche nel partito dopo l’azzeramento delle correnti e l’incidente della Caffettiera. A Ignazio La Russa, capogruppo alla Camera, ha offerto la responsabilità di rappresentare il partito al tavolo sulla riforma elettorale, mentre Gianni Alemanno svolge un ruolo identico, e in maniera sorprendentemente collaborativa, sulla Finanziaria.
Fini ha anche voluto ricevere alla Farnesina, per far la pace con loro, i due “scontenti più rappresentativi delle componenti principali e che aveva escluso dal nuovo esecutivo: Carmelo Briguglio di Destra sociale (ex responsabile della segreteria politica) e Italo Bocchino di Destra protagonista (ex capo dell’organizzazione).
Quanto alla strategia, Fini sa che l’ascesa al seggio più alto di Palazzo Chigi passa per un ticket con il Cav. da formalizzare prima possibile, prima cioè che Pier Ferdinando Casini possa tornare a essere un concorrente temibile.
Il ticket tra Berlusconi e Fini sarà lanciato da An nel prossimo fine settimana, durante un seminario che i fedelissimi finiani organizzano nell’abbazia di Farfa.
Registi principali, Adolfo Urso e Altero Matteoli. Con loro, quelli che nel partito sono chiamati con ironia i “Landol-Fini”: oltre al ministro delle Comunicazioni, il portavoce Andrea Ronchi, Silvano Moffa, Gennaro Malgieri e altri.
Sono invitati anche alcuni alleati della Cdl, fra i quali Ferdinando Adornato. Il che lascia supporre un ritorno d’interesse per il partito unitario (ma semmai si vedrà dopo un’eventuale rimonta elettorale).
Di certo c’è che l’abbraccio con il Cav. dovrebbe valere sia nel caso in cui si vada a elezioni primarie sia nell’eventualità – da ieri meno sicura – che la riforma proporzionale renda inutile la competizione fra leader. Se primarie saranno, An vorrebbe trasformarle in una mobilitazione scontata nell’esito favorevole alla coppia Berlusconi-Fini, con gli elettori chiamati a pronunciarsi attivamente sul programma:
“Sarebbe una specie di nuovo contratto con gli italiani siglato nelle urne invece che alla televisione”, dice Urso. In più, sondaggi alla mano – e quello pubblicato ieri su Repubblica sta scaldando i cuori nella Cdl, data per vincente con la nuova legge – i dirigenti di An accreditano uno schema politico fondato su due prospettive auspicabili.
Secondo la prima, il candidato premier vittorioso, Berlusconi, rinuncia a Palazzo Chigi per farsi eleggere al Quirnale; e Fini diventa presidente del Consiglio.
La seconda possibilità – meno gradita – è che il Cav. faccia il premier e Fini il suo unico vice. Entrambe le ipotesi prevedono che Berlusconi, se necessario dopo averlo ridimensionato alle primarie, riconfermi alla presidenza della Camera il redento Casini. Che potrebbe anche ricevere l’offerta d’un posto di rilievo nel vagheggiato partito unitario.
Questo è il paesaggio che An sogna e per il quale sta investendo le proprie risorse.
Ma è verosimile che Casini non abbia rinunciato ad altri progetti, e più ambiziosi.
Da il Foglio
saluti




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