Legami con il progetto di attentato alla Corte suprema spagnola Terrorismo internazionale, blitz a Milano Perquisizioni in una ventina tra aziende e appartamenti: gli 11 algerini indagati sospettati di appartenere al gruppo salafita STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
Un fermo immagine ripreso dal TG5 che mostra documenti sequestrati dalle Fiamme Gialle a Milano (Ansa)
MILANO - Gli undici algerini indagati da lunedì mattina sulla base dell’articolo 270-bis del Codice penale, che riguarda il reato di terrorismo internazionale, erano in contatto con alcuni esponenti della cellula spagnola sgominata l’anno scorso mentre preparava un attentato contro l’Audiencia Nacional, uno dei maggiori organi giudiziari del Paese iberico, con sede a Madrid. A carico degli indagati ci sarebbero numerosi contatti telefonici rilevati dalla polizia giudiziaria.
Le indagini partite su "input investigativi del Gico", secondo quanto spiega il maggiore Mariano La Malfa, della Guardia di Finanza, hanno portato all’individuazione «di un network che raccoglieva fondi per finanziarie altre cellule europee di mujaheddin». Oltre ai finanziamenti il gruppo si occupava di procurare documenti falsi. In una serie di perquisizioni eseguite a Milano e in provincia oltre che, in un caso, nella provincia di Varese, gli uomini della Guardia di Finanza hanno sequestrato anche materiale informatico che ora sarà sottoposto alle indagini tecniche degli inquirenti.
Degli undici denunciati, sei sono a piede libero mentre cinque si trovavano già in carcere in seguito a una condanna per traffico illegale di armi. Tutti e undici gli indagati sarebbero appartenenti al Gruppo salafita di predicazione e combattimento, una costola del Gia, il Gruppo islamico armato. Tra i cinque già in carcere c’è anche quello che viene considerato il capo della cellula napoletana del Gia, Lounici Djamel.
L'azione è stata avviata dopo la scoperta, attraverso la ricostruzione di operazioni su diversi conti bancari, che alcune somme raccolte in Italia sono state utilizzare per acquistare l'esplosivo utilizzato in Spagna, a Madrid, per il mancato attentato alla suprema Corte iberica. Secondo gli inquirenti, il gruppo di islamici avrebbe inviato denaro in Algeria per finanziare le attività estremistiche in quel paese. Gli accertamenti mirano a verificare come in Italia siano stati raccolti tali finanziamenti. Il sospetto è che ciò sia avvenuto non solo nelle moschee, ma anche grazie ad attività imprenditoriali, quelle appunto - operative nel campo dell'informatica, dell' import-export e del settore tessile - oggetto delle perquisizioni e che apparterrebbero, direttamente o indirettamente, agli indagati. Nell'ambito dell'inchiesta sono in corso anche alcune rogatorie in Algeria.
27 settembre 2005


Rispondi Citando
