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    Predefinito Sono incazzato con D'alema

    Onorevole D’Alema, si discute molto dei “fischi” al cardinale Ruini. «Se li è cercati», come dice qualcuno?
    «La Chiesa ha il diritto di esprimere le proprie posizioni. E queste vanno discusse nel merito. Io ritengo che il cardinale Ruini abbia torto su alcune questioni cruciali. Ma sono contrario ai fischi. Che sono controproducenti e servono solo a fare apparire il presidente della Cei come una vittima dell’intolleranza. Ritengo che vi siano sufficienti argomenti per rispondere a Ruini, senza bisogno di fischiare. Chi come noi ha la responsabilità della politica e dell’informazione dovrebbe spiegare che è molto meglio rispondere con la forza degli argomenti. Lisciare il pelo a queste manifestazioni di intolleranza mi sembra francamente una sciocchezza. In alcune posizioni colpisce la mancanza di solidarietà, di rispetto umano. Usando una parola propria della cultura cattolica, persino la mancanza di carità verso gli altri. Nessuno mette in discussione la necessità di sostenere la famiglia e l’articolo 29 della Costituzione. Semmai sarebbe interessante discutere quali politiche bisognerebbe portare avanti per sostenere la famiglia. E penso che nel corso di questi anni il centrodestra non abbia fatto nulla per sostenere la famiglia..».

    Questi rilievi li avanza anche il Cardinale, per la verità.
    «Cominciamo da qui, dalle famiglie più povere. Io, ad esempio, sono interessato ad aprire una discussione sul quoziente familiare. È evidente, infatti, che il salario di una famiglia monoreddito con due figli non può avere lo stesso trattamento del salario o dello stipendio di una persona sola. E c’è anche l’enorme problema della casa. Il centrosinistra dovrebbe introdurre una forma di garanzia pubblica per consentire l’accesso al mutuo casa ai giovani che hanno lavori discontinui. Una delle ragioni per cui è difficile mettere su famiglia sta nel fatto che c’è precarietà di lavoro e che per molti giovani è impossibile andare a vivere in proprio».

    È sulle coppie di fatto, però, che il Cardinale dà l’alt alla politica e a Prodi in particolare.
    «Ecco. Privilegiare la famiglia non può significare introdurre una discriminazione tra le persone. È questo il punto. Non può significare perseguitare o colpire la dignità di altre persone. La società non può non farsi carico del fatto che in questo Paese ci sono 500mila coppie di fatto eterosessuali o omosessuali e che bisogna salvaguardare i diritti di queste persone. Cosa che non riguarda soltanto le loro relazioni interpersonali. Non è una questione esclusivamente di obbligazioni di natura privatistica. Perché bisogna dare un fondamento di certezza a rapporti che si sono consolidati nel tempo. Prodi ha posto la questione in modo equilibrato e credo che noi dobbiamo andare avanti. Discutendo, certo. Ma senza subire impedimenti o veti».

    Le posizioni, però, sembrano radicalizzate. C’è lo spazio per evitare guerre sante all’indomani del referendum sulla procreazione assistita?
    «In generale a me pare che manchi lo sforzo di ricercare soluzioni condivise. In grado, cioè, di non offendere il sentimento religioso e, allo stesso tempo, di dare risposte che allarghino il campo della libertà e dei diritti. Sulla fecondazione assistita, ad esempio, non si è fatto uno sforzo per trovare soluzioni che potevano rappresentare un compromesso alto tra un punto di vista cattolico e un punto di vista laico».

    Sarebbe stato possibile?
    «Faccio un esempio: con la legge che consente l’espianto degli organi si stabilì che la morte coincide con la cessazione delle attività cerebrali. In realtà noi sappiamo che anche in quel momento gli organi continuano a funzionare ed è questo che rende possibile il loro espianto. Si è riconosciuto, cioè, che un organismo che ha ancora una vita fisica, se è destinato inesorabilmente a estinguersi, lo si può considerare morto con vantaggi per la vita. Questa è stata una convenzione accettata, anzi, favorita da parte cattolica. Ecco: è possibile che non si possa applicare lo stesso criterio ai 30000 embrioni criocongelati che giacciono nei frigoriferi? È possibile che non si possa permettere che vengano utilizzati per la ricerca e per salvare vite umane? Con lo stesso criterio che sta alla base dell’espianto di organi ancora funzionanti non si possono prelevare le cellule dagli embrioni? Ecco, questo ragionamento venuto avanti da parte cattolica avrebbe potuto rappresentare un punto di compromesso tra la ricerca laica e una obiezione di principio nel nome della difesa della vita. L’esempio che ho fatto dimostra che era possibile, e sarebbe possibile, trovare soluzioni condivise anche per questioni delicate senza precipitare nello scontro di religione e senza ripararsi dietro il fragile schermo della libertà di coscienza. Questa c’è sempre, per tutti, ma dovendo legiferare in materie complesse è necessario ricercare un punto di compromesso che superi reciproci oltranzismi».

    E sui Pacs quale potrebbe essere il punto di compromesso?
    «La questione dei Pacs è già un tipico compromesso. Da una parte il movimento degli omosessuali rinuncia alla richiesta del matrimonio gay, in nome anche del rispetto dell’articolo 29 della Costituzione, dall’altra si offre una forma di tutela efficace dei diritti individuali. Da una parte si rispetta la famiglia basata sul matrimonio e dall’altra si tutelano diritti diffusi. Noi dobbiamo insistere su questo criterio. Che è quello del dialogo, del confronto culturale sui valori e poi della ricerca di soluzioni condivise attente ai bisogni umani e ai sentimenti religiosi della maggioranza degli italiani».

    Non c’è più un grande partito come la Dc, ma sono tanti - sia nel centrodestra che nel centrosinistra - coloro che si intestano la rappresentanza del mondo cattolico...
    «Non c’è dubbio che l’esistenza in Italia di un grande partito cattolico ha evitato in tanti momenti un impatto diretto tra la Chiesa e il sistema politico. E la Dc ha saputo rappresentare un punto di mediazione molto spesso efficace tra presenza della Chiesa e garanzia di una laicità dell’azione politica e delle scelte pubblica. Il fatto che non ci sia più la Dc fa sì che il rapporto tra mondo cattolico, Chiesa e sistema politico sia più diretto. E questo dato di fatto può innescare, a volte, una rincorsa al voto cattolico. Prima il partito dei cattolici era la Dc, adesso in qualche modo sembra aperta una specie di gara alla rappresentanza della Chiesa, del suo insegnamento e, quindi, dell’elettorato cattolico. Io credo che questo tipo di gara sia illusoria perché l’elettorato cattolico si orienta laicamente».

    Un pluralismo consolidato, malgrado i richiami neo conservatori di questi anni?
    «La presenza dei cattolici nella vita pubblica è talmente ricca che non è riducibile a una posizione politica neo conservatrice. In questi anni i cattolici hanno avuto un grande peso nel movimento per la pace, sono presenti nel volontariato, nella lotta alla povertà, nelle iniziative di solidarietà. Le loro strade hanno incrociato o sono state parallele a quelle della sinistra. È molto difficile, oggi, incasellare la presenza cattolica in un’area di centrodestra. E io non credo che sia pensabile in Italia una strumentalizzazione della fede religiosa al fine di cementare una ideologia neoconservatrice, come è avvenuto in altri Paesi. Detto questo, però, io considero pericolosa la strumentalizzazione della posizione della Chiesa, dannosa anche per la stessa Chiesa».

    Non si pone, a questo punto, il tema della costruzione di un nuovo rapporto tra Chiesa cattolica e mondo politico nel suo complesso?
    «Certo. In un tempo in cui è finita e non è più riproponibile l’unità politica dei cattolici, il problema è come si sviluppa questo nuovo rapporto. In Germania, ad esempio, c’è un dialogo permanente tra il Parlamento, la Chiesa cattolica e quelle protestanti. Anche in Italia dovremmo studiare le modalità attraverso le quali il sistema politico, le istituzioni, in primo luogo il Parlamento, mantengono aperto un canale di dialogo con la Chiesa cattolica e con altre confessioni religiose. Un rapporto che si articoli in forme di confronto istituzionalmente trasparenti e che coinvolgano l’insieme dello schieramento politico. Senza pretendere da parte di qualcuno di ricostruire canali privilegiati che rischiano di ripetersi in forme assai meno nobili di quanto la Dc non abbia saputo garantire per molto tempo».

    Lei pensa che l’esito dell’ultimo referendum abbia favorito un protagonismo più marcatamente politico della Cei? C’è adesso chi teme la messa in discussione di leggi come quella sull’aborto..
    «Credo si debba stare attenti a dare una lettura un po’ enfatica del referendum sulla fecondazione. Il prevalere delle astensioni, infatti, è stato il frutto del convergere di tanti fattori diversi. C’è stato anche un astensionismo militante del mondo cattolico, ma direi che il dato prevalente è stato quello di un distacco dei cittadini, di un arretrare di fronte alla complessità della materia, dell’idea che questioni così delicate vadano risolte in una sede parlamentare. Tante motivazioni. Ed è del tutto strumentale appropriarsi di una maggioranza di astenuti. Con una maggioranza di persone che rimane a casa non si fanno le crociate. È ragionevole far prevalere una valutazione prudente, quindi. E mi pare che nel mondo cattolico ci sia la consapevolezza che spostando il tiro su leggi che hanno rappresentato un avanzamento del Paese si possa determinare una resistenza molto più attiva dell’opinione pubblica».

    Esiste in Italia lo spazio per un nuovo partito cattolico?
    «Sarebbe una prospettiva del tutto velleitaria. Altra cosa è che all’interno dei due schieramenti possano esserci partiti, singoli gruppi o singole personalità che si propongano come tramite. Ma sinceramente credo che la Chiesa sia sufficientemente avveduta per essere interessata piuttosto a un dialogo con l’insieme della rappresentanza politica che non alla ricerca di veri o presunti interlocutori privilegiati».

    Molti commentatori sostengono che la Chiesa stia occupando in Italia spazi lasciati liberi dalla politica e dalla sua incapacità di dare risposte “alte”, di suscitare tensione etica, di diffondere valori. È così?
    «Non credo che oggi il problema sia quello di una competizione sui valori tra la sinistra e il mondo cattolico. Su grandi tematiche, la pace o la lotta alla povertà, le strade si incrociano. Col mondo cattolico dobbiamo dialogare. C’è una dimensione laica della politica dove laicità non vuol dire esclusione di valori, ma confronto di valori. Non è un valore la libertà e la dignità della donna? Non è un valore il fatto che una donna che voglia sottoporsi a terapia di procreazione assistita possa farlo nel pieno rispetto della sua salute? Non difendo un valore io? Attenzione a una interpretazione in base alla quale da una parte ci sono i valori e dall’altra c’è il pragmatismo senza principi. Non è così, anzi io vorrei che la politica tornasse ad avere un‘agenda capace di misurarsi con i grandi problemi. Mio figlio ha tutte le curiosità di un ragazzo di 15 anni. Ma se apre la tv e vede che c’è la battuta di suo padre, quella di Mastella, quella di Follini ecc. cambia canale. Se gli capita, al contrario, di trovarsi sul video un servizio che gli spiega che c’è il rischio di un’escalation dell’effetto serra si pianta davanti alla tv. Dobbiamo renderci conto che la politica oggi è misurarsi con le grandi sfide globali. E il primo compito del centrosinistra è riportare l’Italia lì, tra i grandi Paesi che si pongono i problemi del Pianeta, della sopravvivenza della terra e della specie umana. Questa è una politica carica di valori e che risponde alla domanda di senso che viene da milioni di persone. Ed è il volto nuovo della sinistra quello che dobbiamo riuscire a comunicare».


    SONO INCAZZATO CON D'ALEMA

  2. #2
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    In origine postato da antonio
    perche'?
    D'ALEMA:In generale a me pare che manchi lo sforzo di ricercare soluzioni condivise. In grado, cioè, di non offendere il sentimento religioso e, allo stesso tempo, di dare risposte che allarghino il campo della libertà e dei diritti.


    MA QUALE SENTIMENTO RELIGIOSO? se ad un cattolico non piaace ke una coppia gay sia insieme chiede ke i propri adepti non lo facciano ma nn deve rompere se io voglio xke io NON SONO CATTOLICO!

  3. #3
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    [QUOTE]In origine postato da Enrico1987
    [B]D'ALEMA:In generale a me pare che manchi lo sforzo di ricercare soluzioni condivise. In grado, cioè, di non offendere il sentimento religioso e, allo stesso tempo, di dare risposte che allarghino il campo della libertà e dei diritti.


    embè che ha detto di strano

  4. #4
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    essere amici di ruini fa parte della linea riformista, vedete un po' voi

    Paolo

  5. #5
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    semmai il contrario è sempre stata la sinistra comunista culo e braga con la chiesa.....

  6. #6
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  7. #7
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    In origine postato da Enrico1987
    D'ALEMA:In generale a me pare che manchi lo sforzo di ricercare soluzioni condivise. In grado, cioè, di non offendere il sentimento religioso e, allo stesso tempo, di dare risposte che allarghino il campo della libertà e dei diritti.


    MA QUALE SENTIMENTO RELIGIOSO? se ad un cattolico non piaace ke una coppia gay sia insieme chiede ke i propri adepti non lo facciano ma nn deve rompere se io voglio xke io NON SONO CATTOLICO!
    Su questo hai ragione. Peccato, perchè il resto dell'intervista era ottima.

  8. #8
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    In origine postato da benfy
    semmai il contrario è sempre stata la sinistra comunista culo e braga con la chiesa.....


    Paolo

  9. #9
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    In origine postato da yurj
    Su questo hai ragione. Peccato, perchè il resto dell'intervista era ottima.
    bè si in effetti non è così male. io però nn ci ho più visto quando ho letto quella frase..

  10. #10
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    Tutti a sinistra in italia hanno calato le braghe nei confronti della chiesa
    l'unico partito veramente laico è stato il PD'A e poi il PR.
    il PSI lo fu fino a craxi. Il PCI non lo fu mai(almeno la maggioranza) veramente in quanto sempre si è visto nell'accordo con il cattolicesimo l'unica via x uscire dall'isolazionismo.,,,
    Una sinistra veramente laica....maybe a dream

 

 
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