L’EREDITÀ E LE SFIDE
Ottobre 1965l Vaticano II promulga il documento «Perfectae Caritatis» Ora un simposio internazionale analizza la strada fatta e quella che attende i religiosi
Vita consacrata, dal Concilio al futuro
Rodé: Bibbia, liturgia, fraternità e servizio ai poveri hanno contrassegnato il rinnovamento. Cottier: nel carisma dei fondatori una profezia da attualizzare
Da Roma Mimmo Muolo
Tra i record del Vaticano II ce n'è anche uno che riguarda la vita consacrata. «Mai nessun Concilio ecumenico - ha ricordato ieri il prefetto della Congregazione per i religiosi, monsignor Franc Rodé - aveva parlato in maniera così diffusa e profonda di questo importante carisma nella Chiesa, costituendo così il punto di partenza da cui prese avvio la ricca riflessione che portò al sorgere della moderna teologia della vita consacrata».
Il merito è anche del documento Perfectae Caritatis di cui alla fine di ottobre ricorrerà il quarantennale e che è da ieri sotto la lente di ingrandimento di un convegno organizzato dall'apposito dicastero della Santa Sede.
Oltre 250 religiosi ed esperti provenienti da tutto il mondo sono riuniti nell'Aula sinodale in Vaticano. Ed è stato proprio monsignor Rodé ad aprire in mattinata i lavori, con uno sguardo panoramico ai quarant'anni trascorsi. «Uno sguardo - ha sottolineato il prefetto - che non può non mettere in risalto i molteplici aspetti positivi del cammino: dall'ampio orizzonte biblico che ha vivificato i fondamenti della vita consacrata, alla riscoperta della liturgia e della lectio divina; dalla vita fraterna che ha trovato freschezza e rapporti di autentica comunione, all'impegno con i poveri che ha portato i consacrati ad essere loro più vicini; dalla riconversione delle opere in favore dei nuovi bisogni dell'umanità, all'inserimento più convinto e propositivo nella Chiesa locale».
Naturalmente non sono mancate quelle che il prefetto ha definito «tensioni polarizzanti». «Istituzione e carisma, separazione e presenza nel mondo, verticalismo e orizzontalismo, disciplina regolare e attività apostolica». Soprattutto ci si è chiesto se il vento di novità sia stato «un'evoluzione, un'involuzione o una rivoluzione».
Oggi, ha concluso monsignor Rodé prima di dare la parola al cardinale Georges Cottier, rimane quanto mai attuale «l'istanza di un profondo rinnovamento fatta propria dai Padri Conc iliari e rivolta a tutta la vita consacrata».
Un'istanza che proprio il teologo della Casa Pontificia ha rimarcato e cercato di sviluppare nella sua relazione. Compito dei membri di una famiglia religiosa, ha detto, «è riscoprire il carisma genuino insito nell'intuizione del fondatore o della fondatrice». Questa intuizione, ha spiegato infatti Cottier, «viene da Dio». E anche se la fedeltà a tale carisma «non dev'essere imitazione meccanica, la voce dei fondatori risulta profetica».
Nel campo delle vocazioni, poi, gli ordini devono mantenere «molta attenzione e discernimento». «Ci può essere la tentazione - ha ammonito il cardinale, che appartiene all'ordine dei domenicani - da parte di istituti con scarsità di vocazioni, di accogliere candidati per i quali l'entrata nella vita religiosa rappresenti un elemento di promozione sociale o l'uscita da una condizione di miseria, oppure che pensino così di risolvere i problemi affettivi». Naturalmente simili situazioni vanno evitate.
Ad ogni modo, secondo il teologo della Casa Pontificia, «ogni forma di rinnovamento non avrà successo se non sarà accompagnata da un parallelo rinnovamento spirituale».
Infine la questione dell'obbedienza. «Chi si trova in situazioni di frontiera - ha osservato il relatore - può percepire il proprio stato come una condizione di solitudine e di abbandono, e alcuni possono cadere nella tentazione di autoproclamare una qualifica di profeta». Contro questi «atti di imprudenza», secondo Cottier, «serve un dialogo aperto con i superiori, mentre i superiori devono ascoltare i sottomessi e far sì che obbediscano spontaneamente e volontariamente».
Il simposio si chiuderà oggi con la Messa nella Basilica di San Pietro, dopo un attento esame della situazione della vita consacrata nei diversi continenti.
Avvenire - 27 settembre 2005




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