Fazio e Noi

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di Ida Magli
_23 Settembre 2005
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_Il Preside__ Con la vicenda “Fazio” il punto limite del processo di globalizzazione dell’Europa (all’interno di quella globalizzazione del mondo che i detentori del potere da lungo tempo perseguono) si è finalmente rivelato. Rivelato per modo di dire, naturalmente: a noi, poveri cittadini di uno Stato che si comporta in modo grottesco non è stato spiegato nulla salvo che vedere le massime Istituzioni distruggersi l’una con l’altra e al tempo stesso autodistruggersi come sta facendo il governo Berlusconi.
__ Vogliamo provare a dire con poche, chiare parole comprensibili per tutti, perché il caso “Fazio” segni il punto limite. La causa scatenante, come è noto, è stata la resistenza di Fazio alla vendita di Banche italiane ad acquirenti stranieri. Questi però nell’ottica dell’Unione europea non soltanto non sarebbero “stranieri” ma addirittura naturali e giusti acquirenti nella libertà di mercato prevista e doverosa nell’Unione. Il peccato capitale di Fazio, dunque, è un peccato contro l’Unione europea, contro il Principio assoluto che presiede all’Unione: l’eliminazione delle differenze nelle proprietà, nei confini, nelle storie, nelle monete, ecc. ecc.
C’è un convitato di pietra al processo contro Fazio: lo Spazio Europeo del Mercato Finanziario, rappresenta il massimo della eliminazione delle differenze, la cancellazione degli Stati, della possibilità stessa di esistenza di uno Stato, e di esistenza, insieme allo Stato, dei suoi cittadini. Nel mondo contemporaneo, infatti, lo Stato è responsabile e al tempo stesso garantisce i beni essenziali e il loro funzionamento: è datore di lavoro e proprietario dei capitali corrispondenti. Con i Trattati firmati da Maastricht in poi l’Italia ha perso quasi tutti i connotati di Stato: la consegna delle Banche, del flusso di denaro degli Italiani che passa attraverso le Banche, segna appunto quel limite di cui parlavamo all’inizio.
__ Le Banche, i non-luoghi per eccellenza dell’economia vera, sono depositarie concrete di tutto ciò che appartiene ad ognuno di noi, che ci colloca nello spazio e nel tempo in rapporto alla società in cui viviamo: nome e cognome, indirizzo, stipendi, pensioni, abitazioni di proprietà, di affitto, risparmi, eredità, debiti, depositi in conto corrente...
Ebbene, di tutto questo nessuno ci renderà conto passandolo in mani straniere perché era questo l’ideale massimo cui il processo di unificazione europea voleva giungere: il capitale non ha patria. Gli Italiani non hanno patria.
__ Noi invitiamo i correntisti di qualsiasi Banca italiana che stia per essere acquistata da Banche non italiane a chiudere i propri conti correnti, a trasferirsi, per quanto possa essere scomodo e in perdita, in altre Banche.