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  1. #1
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    Predefinito riassunti libri interessanti

    Spero possa essere interessante leggere il riassunto di alcuni libri con tesi molto interessanti, così chi vuole può approfondire e chi non ha il tempo può comunque farsi un'idea. io ne posto un po' ma chiunque può aggiungere, ovviamente.

  2. #2
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    Predefinito "Gli occhi di Maria" d Messori e Cammilleri

    Gli occhi di Maria, Vittorio Messori, Rino Cammilleri

    lettura scorrevole, ma dettagliata.

    Ancona, sabato (giorno di culto della Vergine) 25 giugno 1796: gli occhi della Madonna dipinta nel Duomo si muovono mentre si prega il beato Fatati. Tre giorni prima s’era firmato l’armistizio con Napoleone che permetteva ai Francesi l’occupazione di Ancona. La Madonna raffigurata mesta e con occhi semichiusi, apre gli occhi e accenna un sorriso, segno che viene interpretato come una rassicurazione dei fedeli. Il fenomeno continua a ripetersi, si assiste a un mutamento del comportamento della gente. Dei giacobini- nemici della Chiesa- che volevano aizzare il popolo contro i signori si convertono e la congiura prefissata non è attuata. Napoleone, visto il quadro che voleva bruciare, diventò pallido e ordinò di coprirlo con un drappo e non lo fece distruggere. Furono condotte indagini scientifiche da scienziati e pittori sul quadro senza dare spiegazioni umane del fenomeno.

    Roma, sabato 9 luglio (giorno di commemorazione del miracolo) 1796: per la prima volta gli occhi dell’immagine della Madonna dell’Archetto si muovono. È l’inizio d’una lunga serie: a Roma in più di cento luoghi diversi, anche per le strade dove tutti non solo potevano, ma erano costretti a vedere. La Madonna guarda la folla pervenuta e poi in alto e il fenomeno avviene maggiormente se si sta recitando il Rosario, le Litanie o il Salve Regina. "rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi". Si esamina da vicino il fenomeno con i migliori strumenti ottici del tempo. Alcune Madonne piangono con vere lacrime, i colori dei dipinti si fanno più vivi, altre volte è un crocifisso o un santo. Mucchi di armi sono depositate ai piedi delle immagini, molti si convertono. "Dal frutto si riconosce l'albero".



    Alla vigilia dell’invasione napoleonica dello Stato pontificio centoventidue (centouno in Roma, ventuno in località diverse dello Stato pontificio) immagini sacre compiono miracoli. Più di mezzo milione di testimoni oculari di diverse nazionalità, religioni (persino giacobini) e classe sociale. L’effetto: “fiduciosa attesa dell’aiuto divino” e nessun incitamento alla lotta contro i francesi.

    Nel 1799 muore papa Pio VI nel carcere di Valece, città francese, e si pensa che con lui muoia il papato.

  3. #3
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    Grazie!
    Molto bello quel testo (più nella parte descrittiva, di Cammilleri mi pare, che nella parte interpretativa, di Messori).


  4. #4
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    I falsi miti della rivoluzione francese

    Purquoi nous ne célèbrerons pas 1789

    Jean Dumont

    fin troppo schematico, mette in luce molti punti interessanti, da appronfondire e documentare



    I. perchè rifiutiamo di celebrare le menzogne rivoluzionarie



    mnzogna della pretesa «presa della Bastiglia da parte del popolo di Parigi».
    Gli stessi Marat e de Barras, futuri capi, e il futuro cancelliere Pasquier notano come fu un’azione di sparuti gruppi di vagabondi, disertori o stranieri che cercavano munizioni, mentre il popolo non c’entra nulla. È stato un ingresso con la porta aperta per ordine del governatore e all’interno non c’era alcun prigioniero politico.



    menzogna dell’”epopea dei volontari dell’anno II”
    incontrò la resistenza della classe contadina, il 90 % della popolazione

    I volontari non furono tali ma obbligati e vi furono 800.000 disertori su 1.200.000 chiamati alle armi nel 1794 e furono pagati. Nei primi mesi 200.000 vite umane si sprecarono per l’inefficienza di qst truppe.



    menzogna della “modernizzazione decisiva”
    1789-1799: decennio di catastrofe economica nazionale



    menzogna del “popolo al potere”
    la Comune del 1792 ha solo 2 operai su 176 membri (borghesi, militari, 3, intellettuali) fra cui assassini, ladri, falsificatori, borseggiatori.



    menzogna della “felicitò del popolo”
    è un martirologio operaio, vittime dell’inflazione e della politica antipopolare: scioperatori arrestati, imposizoione salario massimo che riduce di un terzo i salari. La mortalità aumenta così come i suicidi.

    La soppressione della decima, a carico dei proprietari ha vanificato i considerevoli aiti della Chiesa verso i poveri. C’è una soppressione di fatto dei tradizionali diritti comunitari di pascolo spigolatura passaggio raccolta ghiande e legna. La soppressione dei diritti signorili: ammontava a una cifra irrisoria e spesso non era neppure riscossa, quindi inefficace a ricolmare le perdite. I poveri non hanno più nulla e non possono neppure comperare i beni sequestrati alla Chiesa à scioperi di massa, si trasferiscono in città, diventano proletari.



    menzogna dell’“antiaristocratismo”
    l’aristocrazia di Luigi Filippo, 40 anni dopo la Rivoluzione, ha tanto potere quanto quella di Luigi XVI. Il termine aristocratico designava solo gli antirivoluzionari. Nel 1794, in pieno Grande Terrore, è emanata una norma che protegge i proprietari di castelli. La soppressione della decima coinvolge i proprietari. La nobiltà di toga e di ufficio i cui uffici sono soppresi è indennizzata con somme cospicue con cui possono acquistare i beni confiscati alla Chiesa. molti nobili erano a capo dell’esercito: Robespierre, Bonaparte, Nicolas.



    menzogna dell’antimonarchismo
    Voltaire, Diderot, Marmontel, Raynal, d’Alembert, Rousseau (insopportabile e odioso giogo degli uguali), nessuno fu antimonarchico. Nel 1791 l’Assemblea inventa un falso rapimento del re per difenderlo e spara si coloro che reclamano la deposizione del re. Dal 1792 è fuorilegge chi parla di Repubblica.



    menzogna maggiore: dissimulazione del vero progetto: l’anticristianesimo
    massacri di sacerdoti, soppressione della decima, interdizione di voti religiosi, dispersione comunità religiose, confische beni della Chiesa, approvazione d’una Costituzoine civile del clero che lo laicizza separandolo da Roma, obbligo imposto ai sacerdoti di giurare su tale costituzione promulgata dal re nonostante il dissenso del Papa. Luigi XVI porrà il veto sulla legge del 29 novemmre 1791 che poneva ogni saerdote refrattario nella condizione di essere imprigionato e a quella di maggio che sanciva la deportazione all’estero e la perdita di cittadinanza per sacerdoti denunciati anche da un solo cittadino. Nonostante i veti, vengono arrestati i sacerdoti e il 14 luglio 10 sono uccisi. I monconi dei sacerdoti massacrati sono trascinati per le vie e sospesi come decorazione sui passeggi.



    II. perché rifiutiamo di celebrare le incapacità rivoluzionarie



    1. incapacità di realizzare il consenso nazionale

    ridimensionamento importanza religione, di cui si nutre lo spirito nazionale, vedi Inghilterra dove potere temporale e religioso s’identificano con estremo sentimento della nazione. In Francia ci sono anche deificazioni alternative (vedi culto alla dea Ragione: il razionalismo è irrazionale), scontri ideologici e inaridimento della cultura.



    2. incapacità alla libertà d’insegnamento

    scuole acattoliche, spesso anticattoliche, già nel 1799 in un rapporto si leggeva: “è necessario innalzare un muro fra insegnamento e i culti”. Le statistiche del ministero della Difesa del 1986 mostrano che, come prima della scuola pubblica laica e obbligatoria di Ferry, il 7% dei chiamati alle armi sono analfabeti



    3. incapacità allo spirito imprenditoriale

    leggi sulla soppressioni delle società anonime messa sotto i sigilli di banche e agenzie di cambio, confisca monete, fissazione del prezzo del grano e del salario massimo, requisizione commercio con l’estero istituzione tessera per pane uova carne, tassa sulle finestre (no aereaz à tubercolosi). La soppressione della primogenitura spezzetta le fabbriche i laboratori e le terre impedendo la stabilità e continuitò delle aziende, tra l’altro gli altri figli avevano diritto alle legittima, dei compensi.





    III. perché rifiutiamo di celebrare le ignominie rivoluzionarie



    1. ignominie del Terrore poliziesco

    modello della Gestapo, del KGB, “da quando siamo liberi,non possiamo più uscire dalla città senza un passaporto”, nel comune di residenza bisogna avere un certificato di civismo, senza il quale non si può nemmeno chiedere del pane, bisogna per forza esibire la coccarda nazionale, simbolo di entusiasmo obbligato per la rivoluzione, se no prigione e si è considerati “sospetti”, chi “profana” la coccarda: sei mesi di reclusione I sospetti erano massacrati e fucilati da bambini reclutati tra i borghesi.

    Si afferma che la Francia deve essere ridotta a cinque milioni di abitanti affinchè si possa ben fondare la repubblica.



    2. ignominie della deportazione e dei campi di concentramento e di sterminio

    abbattuta la monarchia. Tutti i sacerdoti che non avevano accettato la Costituzione civile del clero furono obbligati a esiliare, deportazione di 75 mila sacerdoti. Chi li denuncia riceve del denaro. Nel 1792 vengono arrestati e concentrati sacerdoti che devono dormire per terra senza poter mangiare né dormire per alcuni periodi, poi legati due due sono condotti su una nave e deportati in Spagna i sopravvissuti.



    3. ignominia del massacro eugenetico di settembre 1792

    dopo una perquisizione generale, massacrate 1400 persone tra cui la maggior parte erano prima in manicomi, ospizi e riformatori, così come Rousseau nel contratto sociale prende a modello la purezza spartana, Hitler dirà che Sparta deve essere un modello per la Germania perché stermina i suoi figli più deboli.



    4. ignominiadel genocidio vandeano

    la rivolta vandeana s’identifica con la fede al culto cattolico privato dalla rivoluzione, il generale Turreau prevede lo sterminio totale di questo popolo.



    5. ignominia dell’espansionismo rivoluzionario

    obiettivo: saccheggio sistematico Europa a vantaggio del Tesoro svuotatosi per il fallimento economico del regime, ovunque rivolte: Belgio, cantoni svizzeri, Francoforte, campagne romane, Abruzzi. La Commiss d’estrazione fu creata per gestire il ricavato dei saccheggi e delle rapine.





    IV. perché rifiutiamo di celebrare la morte di quanto ci sta più a cuore.



    6. la morte dell’identità francese

    con la società multi razziale è repressa anche la possibilità di protesta da parte dei Francesi: mentre sono cacciati fuori dalla Francia molti sacerdoti, è eletto come deputato un anglo americano appena francesizzato. Quando il deputato che si definiva “nemico personale di Gesù” è eletto deputato, sono arrestate le carmelitane di Compiègne. Naturalizzare quanti più stranieri permette di eliminare tutte le tradizoni e i legami locali: i tedeschi naturalizzati annegavano i sacerdoti. Nel 1791 gli ebrei askenazim sono naturalizzati in massa senza preoccuparsi della loro integrazione nella società e della loro condotta à moto di antisemitismo l’anno dopo, quando la naturalizzazione progressiva degli ebrei sefardim non aveva prodotto nessuna protesta.



    7. la morte del cristianesimo

    soppressione ordini monastici, genocidio popolo cristiano, in Vandea, culto proibito negli anni II e III, cioè dal 1793 al 95, oggetti preziosi opere d’arte e oggetti di culto bruciati, in alcune chiese si celebrano culti alla Ragione, a Bruto, a Marat. Nel 1795 dopo la ribellione dei vandeani il culto è riammesso e pure i protestanti e gli ebrei tornano liberi di praticare il loro culto vietato anche privatamente in precedenza. Nel 1792 24.000 sacerdoti su 29.000 studiati rifiutano il credo religioso: frutto della costituzione civile del clero.



    8. la morte della civiltà occidentale

    la divisione ugualitaria tra gli eredi del 1793 ha fatto ridurre la discendenza al figlio unico. Dopo la rivoluzione c’è stato un crollo di nascite che persiste tuttoggi. Invecchiamento accelerato e neccessità d’immigrazione faranno perdere l’identità all’intera Europa. Le sole regioni che conservano un alto tasso di natalità sono quelle che nel 1791 avevano rifiutato la costituzione civile del clero che decretava il rifiuto della vita.



    La rivoluzione aveva come motto la liberté ou la mort: cessata la libertà, è restata la morte.

    (il motto liberté egalité fraternité di origine massonica compare dal 1793 sempre così: liberté egalité fraternité ou la mort)

  5. #5
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    Predefinito Il quadrato magico, Cammilleri

    Il quadrato magico di Rino Cammilleri

    R O T A S
    O P E R A
    T E N E T
    A R E P O
    S A T O R


    Nell'anno 1936 fu ritrovata a Pompei, incisa su una colonna,
    una combinazione di cinque parole, disposte a quadrato,
    ciascuna composta da cinque lettere che si possono leggere sia da sinistra a destra che da destra a sinistra. È il noto quadrato magico.
    È il Quadrato più antico che è stato ritrovato finora.
    Nel libro, di veloce lettura,
    si elencano le numerose interpretazioni
    e traduzioni di questo palindromo.
    La traduzione più verosimile è:
    il seminatore Arepo tiene con cura le ruote.
    Il nome Arepo non è mai stato attestato.
    Hanno pensato che possa derivare da aleph e omega(Cristo).
    Il quadrato presenta una serie di misteriose coincidenze impressionanti.
    Vari studiosi hanno ipotizzato la non- cristianità dello stesso, ma calcolando le probabilità che le stesse parole dessero
    Casualmente questo risultato-
    A

    P
    A
    T
    E
    R
    A P A T E R N O S T E R O
    O
    S
    T
    E
    R

    O
    -: una su diecimila miliardi di miliardi.
    “Una probabilità che i matematici considerano prossima allo zero
    e la gente comune zero tondo”.
    Oltretutto è stata accertata la presenza di ebrei
    e cristiani a Pompei e dintorni.
    La croce è motivo di gloria per i cristiani,
    seppure rappresenti la morte di Gesù.
    Nel quadrato si nota la croce greca formata dalle parole
    tenet
    e poi quella data dall’incrociarsi dei due
    paternoster.
    Il libro si conclude con una storia curiosa:
    quella del primo apologeta cristiano.
    Difese i cristiani presso l’imperatore Adriano
    parlando delle guarigioni e risurrezioni di Cristo
    che potevano essere smentite
    “continuamente dai presenti, non soltanto mentre il
    Salvatore vveva quaggiù, ma anche dopo la sua dipartita
    tanto che alcuni di loro giunsero fino ai tempi nostri”.
    “Aveva un nome romanissimo: Quadrato”

    Scrive di conosciuto alcuni dei miracolati da Gesù, che al suo tempo erano ancora viventi, quindi le opere straordinarie del Salvatore non solo erano vere per il tempo della Sua esistenza, ma riscontrabili anche dopo molto tempo, grazie a questi longevi testimoni dei miracoli da lui operati e che loro avevano ricevuto.

    Pure il quadrato magico è un importante “apologeta” del Cristianesimo poichè dimostra che: 1) prima dell'anno 79, anno dell'eruzione vulcanica che seppellì la città, a Pompei vivevano dei cristiani; 2) vi era già noto il culto della Croce; 3) si conosceva il Paternoster in lingua latina e questo vuol dire che il vangelo era già stato tradotto; 4) vi era conosciuta la simbologia dell'Alfa e dell'Omega, tipica di san Giovanni. Evidentemente questi scrisse Vangelo e Apocalisse prima di quell'anno.
    Per finire: sopra il "quadrato magico", sulla stessa colonna pompeiana fu trovato inciso un triangolo, simbolo evidente della Trinità.

  6. #6
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    Patì sotto Ponzio Pilato di Vittorio Messori
    Un’indagine sulla passione e morte di Gesù, Società Editrice Internazionale, Torino 1992, pp. 368


    Giuda
    Nel Nuovo Testamento ci sono delle apparenti contraddizioni che hanno fatto sospettare che i vangeli non siano storici, ma inventati. Per esempio, Matteo dice che Giuda “s’impicca”, mentre negli Atti è detto che, “precipitando, si squarciò in mezzo e si sparsero fuori tutte le viscere”. Ricciotti nella sua Vita di Gesù Cristo propone una soluzione intelligente. Prima s’impicca, poi le convulsioni lo fanno precipitare. A quel tempo per impiccarsi, si appendeva la testa tra due rami. La scelta più adatta era un posto che dava su un burrone cosicchè, precipitando, si sarebbe squarciata la pancia. Negli impiccati, inoltre, si verifica un rilassamento dei muscoli con la fuoriuscita dei contenuti intestinali e comunque se il corpo non è scoperto subito, si lacera per la pressione dei gas interni o per via degli sciacalli. I due passi non sono quindi in contraddizione. Negli Atti, inoltre, la descrizione più scientifica della morte confermerebbe che Luca era un medico.
    Altro caso di apparente contraddizione: in Matteo, “i sommi sacerdoti, raccolto il danaro gettato loro da Giuda, dicono: <<Non è lecito metterlo nella cassa delle offerte perché è prezzo di sangue>> e, tenuto consiglio, comprano con esso il campo del vasaio per la sepoltura degli stranieri, perciò quel campo fu denominato campo di sangue”. Negli Atti, “Giuda compera un campo con i soldi, la cosa è divenuta così nota agli abitanti di Gerusalemme che quel campo è stato chiamato akeldamà, campo di sangue”. Alcune traduzioni dicono che Giuda “possiede” il campo. Secondo Ricciotti, l’acquisto o il possesso del campo è attribuito a lui, in quanto suoi erano i soldi. I due passi, quindi, risultano veri entrambi.
    Si possono, poi, notare delle ulteriori conferme di storicità. Luca, l’autore degli Atti, si rivolge ai Greci a seguito di san Paolo e spiega il nome in aramaico del campo. Matteo, Giudeo che si rivolge a Giudei, non ha bisogno di specificarlo, infatti dice “fino ai giorni nostri”: il campo con il suo nome esisteva ancora quando Matteo ha scritto, perciò prima della distruzione della città, nel 70. Un altro particolare che conferma la storicità di queste frasi è che i morti erano seppelliti fuori dalla città dove c’erano anche artigiani e fonditori di metalli, quindi risulta probabile il nome “campo del vasaio”. Il cimitero per stranieri che, vecchi e malati, morivano in pellegrinaggio è confermato dagli scavi: la zona argillosa, significativamente posta proprio fuori dalla porta nominata “dei cocci di terracotta”, era adibita a cimitero dato che l’argilla facilita la decomposizione e godeva anche di correnti d’aria favorevoli alle fiamme dei forni. I vasai, inoltre, erano sospettati di impurità permanente (in quanto emettevano esalazioni pericolose e potevano costruire degli idoli) e il cimitero era un luogo impuro. Anche i trenta denari e il campo comprato con essi erano impuri, perciò dovevano rimanere attestati a Giuda. In Matteo, il termine per designare e offerte e, per estensione, il luogo di raccolta delle offerte, cioè la cassa, non è termine greco, ma è la traslitterazione dall’aramaico, qorban, comprensibile agli ebrei di Gerusalemme quando c’era il tempio con la cassa delle offerte. Coloro che non accettano la storicità di questi testi inventano, poi, incredibili storie, come per esempio Loisy che dice che nell’akeldamà è stato sepolto Gesù. Renan dice che Giuda vive felice nel suo campo. Secondo Zullino, vengono gli apostoli ad ucciderlo a testa in giù, come un rituale mafioso. Eppure non c’è alcun motivo per non credere alla storia di Giuda.
    Shalom Ben Chorin, ebreo contemporaneo, si chiede il motivo dell’esistenza stessa di un tale personaggio. La comunità cristiana non aveva alcun motivo per inventare un personaggio per essa tanto penoso e “disturbante”. Subilia, un valdese, afferma che Giuda rappresenta uno scandalo. Per Keim dimostrare che il tradimento di Giuda non ha avuto luogo significherebbe togliere una pietra molto pesante che grava sul cuore del cristianesimo, ma disgraziatamente non si può. La figura del traditore, per alcuni considerata necessaria, era in realtà dannosa, oltrechè inutile. Lo ammetto lo stesso incredulo Guignebert. Gesù stesso ha scelto i suoi apostoli, fra cui il traditore che decide da sé di consegnare il Figlio di Dio ai sacerdoti per una somma irrisoria, neppure il prezzo d’uno schiavo. Giuda si reca al Monte degli Ulivi con le guardie dei sommi sacerdoti e con la corte romana di presidio a Gerusalemme comandata dal tribunus militum. Tutti i nomi tecnici di questo brano sono precisi. Per alcuni, però, tutto l’episodio sarebbe stato inventato a partire dalle profezie di Geremia citate. In realtà, il prius è Gesù, il quale è spiegato e reso meno sconvolgente con le Scritture. Matteo sbaglia persino profeta: è Zaccaria ad aver previsto i trenta sicli d’oro. La Tradizione, però, ha fatto giungere fino a noi questo errore così evidente, a riprova del fatto che ciò che è stato scritto non è stato più cambiato, nemmeno se era dannoso o incomprensibile. Un altro elemento di forte discontinuità con gli interessi della prima comunità è quel non perdonare Giuda per il suo atto, quando invece il perdono e l’amore per i propri nemici costituiscono il cardine del Cristianesimo. Negli atti apocrifi di Andrea, Paolo e Filemone, Giuda perdonato è mandato nel deserto per purificarsi; si fa possedere dal demonio, ma è mandato nell’Amenti, un inferno meno duro.
    Barabba
    Barabba è un altro personaggio scandaloso e scomodo che, se non fosse davvero esistito, non sarebbe stato inventato di certo. È attestato in tutti i vangeli. Per Giovanni è uno zelota guerrigliero contro l’occupazione romana. Luca specifica che la rivolta era scoppiata a Gerusalemme dove poteva essere considerata religiosa. Marco, che scrive ai cristiani di Roma, parla di un tale chiamato “bar abbas”, in aramaico “figlio del padre”, appellativo messianico. Matteo parla d’un generico prigioniero, quasi per non risvegliare ammirazione, ma ammette che è famoso. In molti testi, il nome completo è Gesù Barabba. Un nome alquanto dissacratorio e non si spiega come gli evangelisti, se l’avessero inventato, abbiano scelto lo stesso nome di Cristo, proprio essi che provenivano, per la maggior parte, da una cultura per la quale il nome di Dio è talmente importante che non può essere pronunciato. In alcuni testi, infatti, questo primo nome non è trascritto, ma la Tradizione l’ha comunque fatto arrivare fino a noi. Gesù Barabba è preferito dai sinedriti e dalla vox populi; nessuno prende le difese dell’altro Gesù, quello per cui sono stati scritti i vangeli. Il supposto intento di colpevolizzare gli ebrei, basato su questi brani, è infondato: nel Credo si dice infatti che “patì sotto Ponzio Pilato”, non sotto gli ebrei, Roma è la nuova Babilonia nell’Apocalisse e la stessa croce è un metodo di supplizio tipico dei romani.
    Croce
    A proposito della croce, c’è chi la nega. Nel 1878 Fulda e poi Schmidt sostennero che ci sia stato un palo al posto della croce. Dal 1891 al 1931 il simbolo della Società Torre di guardia fu una croce latina circondata da foglie di alloro, solo nel 1937 il presidente della Congregazione Rutherford la negò. Secondo i testimoni di Geova, infatti, la croce sarebbe un simbolo pagano penetrato nel III/IV secolo. Tuttavia Giustino già nel 135 descrive la croce con precisione, Tertulliano prima del 200 dice che i cristiani pregando a braccia aperte riprendono la posizione di Cristo sulla croce. Ancora, aratro, albero della nave tagliato alla sommità da una traversa e timone sono alcuni fra i simboli dei primi cristiani e rimandano chiaramente alla croce. A Ercolano (sepolta nel 79) c’è una croce nascosta.
    Il quadrato magico di Pompei mostra come la croce sia un simbolo sin dall’inizio, oltre che la simbologia di Giovanni dell’alpha e dell’omega era già tradotta in latino così come la preghiera del Pater noster e che si era già formato il culto della trinità (triangolo soprastante) forse addirittura prima del 63, dato che la palestra, dove è scritto il quadrato, era caduta in disuso in quell’anno a causa d’un terremoto.
    Nel Deuteronomio si dice che esiste la morte per palo, mai Israele ha crocifisso: era un’usanza tipicamente romana. Tuttavia Gesù “patì sotto Ponzio Pilato”: un Romano che lo giudicò e condannò secondo le sue usanze. Nel I sec. è improbabile che gli Ebrei abbiano potuto condannare a morte. Il braccio verticale, stipes o staticulum, era già piantato nelle città con tribunale come un monito. Il condannato doveva portare il suo patibulum, braccio orizzontale, come prevedeva il diritto romano. Nel vangelo di Giovanni si nominano “chiodi”, al plurale, non uno come s’immaginano i tdG. Sulla croce era esposta una tavoletta che spiegava il motivo della condanna e serviva come monito. È questo il titulus, termine tecnico che Giovanni traslittera in greco, titlos. Non si spiega come mai il titulus è al di sopra del suo capo: se fosse stato un palo sarebbe stato al di sopra delle sue mani. È significativo, inoltre, ciò che vi è scritto, Jesus Nazarenus Rex Judaeorum: Pilato non poteva condannare per un motivo religioso. Anche il fatto che non lo voglia cambiare, nonostante le richieste dei sinedriti è verosimile: non si poteva, infatti, cambiare il motivo della condanna, una volta scritto.
    Processo religioso
    Anche sotto Roma, i crimini religiosi erano giudicati dai sommi sacerdoti. Eletti a vita, ma deposti spesso sotto Erode, formavano la classe dei sommi sacerdoti, secondo Flavio. Caifa era in quel tempo il sommo sacerdote, ma era guidato dall’anziano parente Anna. Solo Giovanni parla di Gesù da Anna, ma nel vangelo stesso viene data la possibile motivazione. Si parla d’un discepolo conosciuto dal sommo sacerdote, il che, secondo l’uso semitico, vuol dire che era conosciuto da qualcuno della casa del sommo sacerdote. La portinaia che chiede a Pietro se è un discepolo era forse anch’essa della Galilea, come molti servi allora e come Giovanni. È probabile, quindi, che lo conoscesse. Ci sono altri motivi per credere che fosse Giovanni il discepolo entrato: precisa anche il parente di Malco, il servo mozzato da Pietro; Pietro entra in un giardino la cui collocazione è specificata. Sono tutti dettagli che completano il racconto senza scopi teologici né sviluppando letterariamente i sinottici, perciò risultano proprio essere dei particolari autoptici. Una breve parentesi: si è recriminato che solo i Romani potevano avere armi in Gerusalemme, quindi Pietro non avrebbe potuto ferire Malco, ma nella sala del banchetto pasquale sono porti a Gesù due lunghi coltelli-spade per tagliare l’agnello ed è verosimilmente con quelli che Pietro taglia l’orecchio del servo. Questo è un segno di disprezzo usato almeno già nel 183 a.C.
    Probabilmente il processo di Anna era informale, anche se nulla si sa delle regolamentazioni ebraiche di quel tempo. Il processo è comunque credibile perché i sinedriti avevano sicuramente anche uno scopo politico- Caifa afferma che è meglio che muoia solo uno, piuttosto che tanti, come sarebbe successo se fosse scoppiata una ribellione- e lo schiaffo in seguito alla risposta di Gesù è verosimile. L’assenza nei sinottici non è in contraddizione perché c’è in ogni vangelo una diversa organizzazione del racconto.
    Nel processo di Caifa raccontato da Marco e Matteo il sommo sacerdote, ascoltata una bestemmia, si straccia le vesti, proprio come un buon ebreo avrebbe fatto. Gesù infatti aveva detto di poter ricostruire in tre giorni il tempio distrutto dagli uomini e poi si proclama figlio di Dio. La frase riguardante il tempio era stata pronunciata nel tempio, dopo aver scacciato i commercianti che lo profanavano. In questo episodio, le offerte sono precisate correttamente: bue, pecora o colombe. Il commercio si svolgeva all’interno nel cortile dei Gentili. La decima del tempio esigeva un cambiavalute, perché il tempio accettava solo una moneta, quella senza raffigurazioni di esseri viventi. È usato il termine tecnico per indicare il laccio da mettere al collo degli animali grossi nelle stalle o in commercio nel tempio. I venditori di buoi e pecore erano separati dagli altri a causa del letame prodotto e si trovavano nel luogo più lontano dal santuario. Marco dice che Gesù non permetteva che si portassero attrezzi da lavoro e masserizie attraverso il tempio. In effetti, molta gente accorciava la strada passando attraverso il tempio e sono rimaste disposizioni talmudiche precise al riguardo. Esistevano le guardie dei gran sacerdoti cui competeva l’ordine interno al tempio, quindi non occorreva l’intervento dell’esercito romano. Il sinedrio aveva paura di Gesù perché denunciò che si concedeva a pagamento il privilegio di commerciare dentro il tempio, cosa proibita, infatti gli chiedono se è legittimo che sia egli a scacciarli, non se sia legittimo l’atto in sé. Giovanni ne parla all’inizio della vita pubblica, i sinottici alla fine perché non parlano di altre visite, mentre Giovanni ne cita quattro. Grazie ai racconti di Giovanni si giustifica anche il fatto che nel lamento a Gerusalemme, Gesù dice “quante volte ho tentato di raccogliere i tuoi figli”: Gesù non è stato una volta sola a Gerusalemme.
    Rinnegamento di Pietro
    Durante il processo religioso, Pietro rinnega per ben tre volte Gesù. Si è rimproverato che era impossibile che ci fosse un gallo, considerato impuro, ma nella Mishnà (insegnamenti di rabbini raccolti fino ai primi tre secoli) si dice: “al canto del gallo, suonavano le trombe” e ne fu ucciso uno che aveva ucciso un bimbo. Il divieto di avere galli era dovuto al fatto che sollevavano da terra le impurità, ma ciò non accade se sono allevati con granaglie o in un orto, quindi i galli potevano esserci. Un tale episodio, poi, è di una discontinuità con gli interessi degli stessi discepoli che non ha alcun motivo per essere stato inventato, anzi c’è da chiedersi come mai non l’abbiano omesso. Era, però, avvenuto in pubblico, quindi gli evangelisti hanno preferito essere sinceri. È interessante notare come nei primi tre vangeli ci siano più particolari e solo Matteo ha il particolare del riconoscimento a causa della lingua galilea. Nel Talmud c’era una storiella che parlava d’un Galileo che non si faceva capire per la pronuncia e in Giudea era vietato leggere in sinagoga ai Galilei, ma questo è un particolare che solo gli ebrei avrebber capito e infatti solo Matteo ne parla.
    Pilato
    Per quanto riguarda il processo di Pilato- la cui esistenza è stata confermata da un’iscrizione trovata nel 1961 che parla proprio di un Pilato prefetto della Giudea durante l’impero di Tiberio- c’è un episodio contestato come se fosse un’invenzione.
    La moglie di Pilato gli disse di non assumersi responsabilità nei confronti di quell’innocente. I governatori romani sotto Tiberio potevano portare la moglie con sé e, inoltre, le donne, soprattutto, nutrivano interesse per le questioni giudaiche. Poppea, per amore della quale Nerone fece uccidere sua moglie, per esempio, era un proselita. Il suo sogno non è un miracolo, ma per gli ebrei cui Matteo si rivolge erano importanti, quindi è per questo che è riportato. Grazie allo spionaggio romano, se era interessata all’ebraismo, di sicuro sarebbe stata informata su Gesù, anzi forse è lei la Claudia che saluta Timoteo nella lettera di Paolo. Nulla vieta di pensare che si sia convertita: per la Chiesa greca Claudia, moglie di Pilato, è una santa. Essa “mandò a dire” del suo sogno: nessun colpo di scena, quindi. Anche per i Romani, infatti, i sogni erano importanti. C’è, invece, da domandarsi a che gioverebbe un simile personaggio. A niente, se non, forse, a peggiorare ancor di più la condizione di Pilato e quindi dell’autorità. Il gesto di lavarsi le mani è citato da Erodoto e nell’Eneide, quindi era conosciuto dai Romani. Non è raro, tuttavia, che si imitino altre usanze. Il processo era svolto in greco, sconosciuto alla folla, pertanto il segno era efficace per la comprensione. Credibile, dunque, anche perché è in discontinuità con la predicazione cristiana. San Paolo, infatti, dice che l’autorità viene da Dio e insiste sulla lealtà da avere nei confronti dei governatori. Gli apologeti, inoltre, hanno sempre esaltato il popolo romano.
    Erode
    Il vangelo di Luca dice che Erode e Pilato erano in inimicizia, forse perché Erode era uno spione presso Tiberio, come racconta anche Giuseppe Flavio. Pilato era in una situazione instabile a causa di precedenti disordini verificatisi durante il suo governo. Far giudicare Gesù da Erode era un segno d’amicizia e, infatti, Luca dice che quel giorno i due divennero amici. È probabile anche che Pilato non si lasciasse scappare l’occasione per mandare per primo il rapporto. Giustino, che visse almeno vent’anni a Roma e vi fondò una scuola, nella sua Apologia del 150 rivolta all’imperatore Antonino Pio fa riferimento agli archivi romani circa un rapporto di Pilato, la cui esistenza, quindi, poteva essere controllata e pertanto è verosimile. Non c’era, però, bisogno di mandare Gesù da Erode. Egli era nato in Giudea, a Betlemme, ma sia il diritto romano che l’ebraico pensano al domicilium, non all’origo. Giuridicamente non c’era necessità di rinvio dell’imputato dal forum delicti commissi al forum originis o perlomeno non se n’è certi. Giuseppe Flavio racconta dell’abitudine di Erode di recarsi a Gerusalemme per la Pasqua per un fatto religioso e in quell’anno anche politico. C’era stato, infatti, un massacro di Galilei a causa di Pilato e Erode doveva far vedere che li proteggeva. Il palazzo in cui si stabiliva Erode, di cui ci parla Flavio, godeva probabilmente di extraterritorialità. Forse Pilato voleva solo un parere tecnico perché sotto Erode si era svolta la maggior parte dell’attività di Gesù. Era, poi, un atto contro i sinedriti che odiavano Erode e che Pilato non poteva certo condannare di calunnia, come sarebbe stato logico, se Gesù fosse risultato innocente. Erode era “frivolo, capriccioso, gaudente e corrotto”(Flavio), sicuramente incuriosito da Gesù, del quale aveva sentito parlare, per deriderlo e infatti lo ricopre d’una veste scintillante, forse un abito orientale usato in occasioni solenni consunto e fuori uso. (se è vera l’ipotesi per cui il bianco, colore del re, e il rosso del mantello, colore del gran sacerdote, erano in polemica con alcuni ritiratisi a Qumràn che aspettavano due messia, un re e un sacerdote, i vangeli di Marco e di Luca sono stati scritti prima della distruzione di Qumràn nel 68, ma mi sembra una teoria troppo elaborata, anche se affascinante, per alcuni che hanno come scopo soltanto la testimonianza.) Il mutismo di Gesù non è per nobile il mondo antico e anzi è poco dignitoso. Il versetto di Isaia -“maltrattato si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca”- che potrebbe giustificare un simile comportamento, non è mai citato. Anche il versetto citato negli Atti –“si sollevarono i re della terra e i principi contro il Signore e contro il Cristo”- non è sufficiente a dimostrare che gli evangelisti si siano inventati simili episodi vergognosi. Tra l’altro né Erode né Pilato furono esplicitamente contro Cristo. Insomma, inventare un simile episodio appare inutile, se non dannoso e non ci sono motivi per rifiutarne la storicità.
    Gesù o Barabba?
    Tutti gli evangelisti, tranne Luca, parlano del privilegium paschale di liberazione d’un prigioniero, a scelta del popolo. Secondo Bickermann, tutto il racconto del processo è fondato giuridicamente, tranne questo particolare. Questo privilegium corrisponde all’ossequio alle altre religioni da parte dei Romani e risponde a un motivo politico di pace, soprattutto in periodi pericolosi come quello della Pasqua. Nel diritto romano c’era l’indulgentia, grazia concessa a un condannato solo dall’imperatore o da suoi delegati espliciti, mentre Pilato era dipendente dal legato di Siria. Vi è poi la seconda forma di grazia, l’abolitio concessa da qualsiasi funzionario prima della condanna. I vangeli precisano che non erano ancora stati ancora condannati, quindi Pilato poteva applicare l’abolitio per Barabba. L’unica prova che adducono coloro che smentiscono questo fatto è il silenzio delle fonti: insufficiente come prova perché era un’usanza minore, forse praticata per pochi anni in una città distrutta due volte nel 70 e nel 132. C’è, invece, un papiro che afferma che nell’86 in Egitto il governatore Settimio Vegeto ha applicato l’abolitio. Le acclamationes, ovvero le suppliche del popolo in favore d’un condannato, erano normate ed era previsto che in previsione di disordini, il giudice non condannasse un colpevole; addirittura l’imperatore Diocleziano raccomandò di non farsi influenzare dalle vanes voces populi. Tito Livio riferisce dell’usanza di liberare tutti i prigionieri durante la festa religiosa dei Lectisternia. Nei Mishnà si dice che un prigioniero ha buoni motivi di essere liberato in occorrenza della Pasqua. Insomma ci sono tutti i presupposti affinchè si ritenga verosimile questa usanza.
    L’incoronazione e la flagellazione
    Marco parla dell’incoronazione (“Salve, re dei Giudei”) dei soldati, nonostante si rivolga proprio ai Romani e Luca è il solo a tacerne, quindi è probabile che sia un fatto storico, anche perché è in discontinuità con gli interessi dei primi cristiani, in quanto si deride Gesù e non è necessario per l’economia del racconto. Ci sono, inoltre, sufficienti elementi storici che confermano gli episodi della flagellazione e incoronazione. Fuori Roma, gli ufficiali indossavano un mantello scarlatto. Si sa di un pazzo che fu denominato re per disprezzo al tempo del re Agrippa. Per un provinciale non cittadino romano, la pena era proprio il flagellum. Nelle province erano i soldati gli esecutori. In Palestina ovunque si dovesse accendere un fuoco c’erano fascine di arbusti dal significativo nome Ziziphus spina Christi che hanno spine flessibili che permettono di essere intrecciate senza pungersi. Queste erano un’ulteriore umiliazione oltre alla crocifissione, ma servivano anche a provocare più velocemente la morte cosicché i soldati non dovessero restare troppo tempo a custodire il crocefisso.
    Simone di Cirene
    Anni fa è stata scoperta una tomba con un Simone di Cirene notabile. Il Simone di Cirene che porta la croce per Gesù torna dai campi, quindi è probabile che fosse un notabile. Questo passante è padre di Alessandro e di Rufo, precisazioni forse dovute al fatto che Rufo è lo stesso che Paolo saluta nella lettera ai Romani: un cristiano, dunque. È stato rimproverato che né Alessandro né Rufo sono nomi ebraici, ma erano usati dagli ebrei contemporanei di Gesù: Alessandro era membro del sinedrio, Rufo è l’ellenizzazione di Ruben. Egli torna a mezzogiorno, mentre di solito si tornava la sera, ma era il venerdì prima di Pasqua, quindi anche questo dettaglio è coerente. I lavori gratuiti, inoltre, erano chiesti dai Romani proprio a persone di spicco e questo era particolarmente umiliante perché rendeva impuri e quindi impossibilitati a festeggiare la Pasqua. Marco usa il verbo fero che usa anche per paralitici e bisognosi letteralmente “trascinati”, alcuni ne dedussero addirittura che era indebolito poichè aveva la malaria, comunque è un elemento di discontinuità.
    Figlie di Gerusalemme
    Figlie di Gerusalemme erano chiamate, anche da Gesù, le donne che confortavano i condannati e davano loro vino e mirra com’era previsto nel trattato giudaico del sinedrio per far perdere conoscenza.
    Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
    Alcuni copisti non trascrissero il versetto “Padre perdonali perché non sanno quello che fanno” perché troppo sconvolgente, ma ancor di più lo è “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” riportato anche da Marco che ha uno stile asciutto e pacato, non facile, quindi, a drammatizzazioni. Nel vangelo apocrifo di Pietro “mio Dio” viene significativamente sostituito con “mia forza”. Alcuni, però, sostengono che questa esclamazione non suonasse poi così dura, dato che è l’incipit del salmo 22 che inizia con un lamento, ma si conclude con un ringraziamento al Signore che salva. Tuttavia questo versetto è riportato anche da Marco che scrive per i Gentili di Roma che al contrario degli Ebrei per cui scrive Matteo non avrebbero capito l’allusione.
    Divisione della veste
    Il distaccamento per un’esecuzione capitale in provincia era effettuata dal quaternio militum, cioè da quattro soldati con il centurione, inoltre avevano il il diritto di spolia o pannicularia. Era tipico della Galilea, da dove Gesù proviene, la tunica d’un solo tessuto senza cuciture. Anche l’episodio della divisione della veste di Gesù in quattro parti, quindi, è confermato.
    I due ladroni
    Briganti come Barabba, probabilmente suoi compagni, sono i due crocifissi con Gesù. Essi gli tolgono la centralità. Suscitano maggiore pietà in quanto sono privi della certezza della risurrezione e muoiono senza gloria. Giovanni è il solo a dire che furono loro tagliate le gambe per accelerare la morte e togliere i cadaveri dalla croce prima del sabato. Il crurifragium prevedeva la morte per soffocamento in quanto non si potevano appigliare le gambe sul chiodo che trafiggeva i piedi. Nel 1968 sono stati ritrovati dei cadaveri a nord di Gerusalemme con gambe mozzate. Gesù, invece, muore prima dei due ladroni, apparentemente soffrendo meno. Alcuni, sovrainterpretando, dissero che i ladroni erano legati con delle corde e non crocifissi come Gesù, per spiegare come mai non erano morti. In realtà Gesù era stato sottoposto precedentemente a terribili torture ed era quindi indebolito. Non si può applicare lo schema riduttivo, secondo cui tali episodi sono stati inventati a partire da profezie precedenti - “e fu così annoverato tra i briganti”- aggiunte tardivamente nel vangelo di Matteo per giustificare un simile inconveniente. I due ladroni sarebbero invenzioni controproducenti, ma rispondono allo scopo di dare “testimonianza veridica”. In Luca c’è il particolare del buon ladrone e del dialogo dei due con Gesù. Prove su vivi e su morti hanno dimostrato la possibilità di parlare per i crocifissi, soprattutto appena crocifissi. C’è poi da ricordare che il sigolare motivo della condanna di Gesù- essere re dei Giudei- era scritto in latino, greco ed ebreo sul ben visibile titulus e tutti gli ebrei maschi sapevano leggere. Gesù non era sconosciuto, anzi forse era stato giudicato la mattina stessa insieme a loro da Pilato. Non è inverosimile, quindi, il loro dialogo.

    La morte
    Secondo i sinottici, la morte è accompagnata da signa con evocazione di temi biblici escatologici, pure nel Talmud le morti di alcuni rabbini erano così descritte. Tali segni sono più numerosi in Matteo che si rivolge agli Ebrei, ma si dice anche “a causa del terremoto”. Venuta l’ora sesta, il sole si eclissò o perlomeno s’indebolì. La Pasqua si lega alla luna piena in cui è impossibile un’eclissi di sole. Forse è il fenomeno del khamsin, ovvero lo scirocco nero che toglie il sole per qualche ora e si avvera ad aprile. Matteo dice “in tutta la terra”, espressione enfatica che si ritrova per indicare la Giudea o la zona fino all’orizzonte. Forse è il risveglio d’un vulcano nella regione non a caso detta Terra nera per la natura vulcanica. Il velo del tempio, simbolo della separazione fra pagani ed Israele, si squarciò nel mezzo. È in realtà una metafora per indicare che con Cristo non esiste più tale separazione. Le due cortine del tempio erano molto grandi e nessun vento poteva squarciarle, forse il terremoto. Il velo katapetasana è termine tecnico.
    La lancia
    Un soldato colpì Gesù morto con la sua lancia, storicamente data in dotazione alle truppe ausiliari provinciali.
    Deposizione
    Secondo i vangeli, è stato Giuseppe d’Arimatea a deporre Gesù nella tomba.
    Negli Atti, invece, si dice che Gesù fu deposto dagli abitanti di Gerusalemme, secondo l’uso semitico dei plurali di categoria.
    Giuseppe era originario della Giudea, ma abitante di Gerusalemme. La contraddizione, quindi, è solo apparente e, anzi, per questo episodio ci sono validi motivi per ritenerlo storico.
    Provvedere a una sepoltura era opera pia tipica dei sinedriti. Giuseppe lo era. Il sabato, i lavori erano vietati. I crocifissi, dunque, dovevano essere tolti dalla croce prima del tramonto. Si ha prova della fretta che si aveva perché è stato ritrovato un cadavere con il chiodo ancora attaccato.
    Pilato dà a Giuseppe il corpo perchè non considera Gesù un vero delinquente e Giuseppe si affretta a provvedergli un sepolcro in un giardino appena fuori città. È nuovo, cioè nessuno è stato ancora sepolto lì: altro elemento verosimile perché un condannato avrebbe contaminato gli altri morti e solo dopo un anno potevano essere deposti insieme agli altri. Non è, quindi, “gettato fra gli empi”, come vorrebbero le Scritture, ma ha una tomba per sé. Allora l’AT non è lo spunto per inventare, ma è usato per giustificare, e neanche tutto né bene, la scandalosa morte.
    Nicodemo
    Giuseppe e Nicodemo sono due sinedriti che diminuirebbero la colpa del sinedrio, il quale perseguiterà i primi cristiani. È un particolare in forte discontinuità con i loro interessi, infatti Matteo e Giovanni, i più ebraici, tacciono questo particolare, senza, però, contraddirlo. La loro presenza, inoltre, mette in risalto la colpa dei apostoli fuggiti. In Giovanni, Nicodemo compare come fariseo, capo dei Giudei, e ammette che Gesù è il maestro venuto da Dio. L’ora notturna delle sue visite a Gesù non è segno di paura. Gli uomini molto impegnati dedicavano le ore notturne alla meditazione religiosa. È ricco, infatti porta una quantità grandissima di mistura di aloe e mirra- cento libbre come per un re. Studi di Flusser hanno dimostrato come sia stato fra i tre uomini più ricchi di Gerusalemme e avesse origini galilee, come gli domanda Gesù. Secondo le fonti, inoltre, si era pesantemente indebitato per ottenere riserve d’acqua per la popolazione, quindi non è strano pensare che si servì dei suoi rapporti con i Romani anche in quest’occasione con Pilato. Con questo personaggio si deduce anche che Gesù non era il Cristo solo per i poveri.
    Frammenti
    A Qumràn nel 1945 è stata scoperta una biblioteca, non solo di esseni, per custodire papiri e pergamene contro gli attacchi romani fino al 66/68, anno in cui fu vietata l’uscita da Gerusalemme. Il frammento 5 con venti lettere di cui solo undici certe, secondo il gesuita O’ Callaghan riporta tre versetti del vangelo di Marco. Sono perfettamente corrispondenti, a parte un tau al posto di un delta, scambio di cui si hanno altri esempi. Anche un calcolo delle probabilità fatto da un gruppo di biblisti di Oxford mostra che O’ Callaghan ha ragione. Questo papiro è databile al 50 circa, ma se l’originale è scritto in lingua semitica, il vangelo sarebbe stato scritto ancora prima del 45. Questa ipotesi è avvalorata dal fatto che il messaggio di Gesù è scritto con parallelismi, parabole, esempi forti che, tradotti in aramaico, sono poetici. Un altro frammento s’incastra perfettamente con la prima lettera a Timoteo, secondo Thiede ancora più incontestabile perché contiene la fine delle parole e non c’è che una macchia, non un segno del copista, come alcuni che non l’hanno visto sostengono.

    Altri sette frammenti appartengono al NT. È probabile che l’anfora con l’iscrizione rwm, vocalizzata in ruma o roma, derivasse dalla comunità di Roma. La tradizione dice appunto che il vangelo di Marco sia stato composto lì. Non risulta strano che nella biblioteca di una comunità essena si trovino scritti cristiani perché già il Battista era in contatto con loro e pure il martire Stefano nel suo discorso al sinedrio mostra di provenire da loro. È probabile, poi, che prima di scappare qualche cristiano abbia riposto lì gli scritti. Se i vangeli sono stati scritti quando ancora vivevano testimoni oculari pronti a smentire un fatto non vero, si ha un’altra prova della loro veridicità.

  7. #7
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    Molto simpatico e curioso "Il Quadrato Magico".
    Patì sotto Ponzio Pilato è apprezzabile soprattutto per il capitolo contro i testimoni di geova.

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    Originally posted by Thomas Aquinas
    Grazie!
    Molto bello quel testo (più nella parte descrittiva, di Cammilleri mi pare, che nella parte interpretativa, di Messori).

    sì infatti ho evitato di riportare quella parte che tuttavia è interessante, a mio parere, ma in contesto tutto "teologico", mentre la prima parte è interessante in sè: cioè anche per un non credente. In ogni caso riporto pure le tesi del buon Messori:

    I numerosi miracoli (non soltanto in Europa) con l'apparizione della Madonna si verificarono in periodi cruciali per il popolo di Dio, quasi a ricordarci che proprio nei momenti di maggiore crisi Maria ci sostiene.

    Nell'estate di quel 1796 grandi avvenimenti si stavano compiendo per le sorti dell'Italia e del Papato: Napoleone stava scendendo nella penisola sottomettendola alla Francia rivoluzionarla ed ecco Maria interviene quasi a consolare e rinforzare il suo popolo nella fede, come anni dopo - nel 1830 - porterà ai fedeli la Medaglia miracolosa a istruire e confortare i cattolici che stavano per vedere ultimo atto rivoluzionario nella deposizione del re Carlo X sostituito dal "re borghese" Luigi Filippo d'Orléans. E ancora nel 1846 a La Salette prima del grande sconvolgimento del '48, nel 1856 a Lourdes quando era più forte l'attacco ideologico dell'ateismo, nel 1871 a Pontmain mentre la Francia é distrutta dalla sconfitta di Sédan dell'anno precedente, dall'occupazione prussiana e dalla Comune di Parigi, nel 1917 a Fatima pochi mesi prima della Rivoluzione bolscevica origine di centinaia di milioni di morti in tutto il mondo, nel 1933 a Beauraing e a Banneux mentre in Germania sta salendo al potere Hitler e ancora dal 1981 a Medlugorje (ma in questo caso la Chiesa non si è ancora pronunciata), in una terra per molto tempo contesa dai turchi

  9. #9
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    Originally posted by Thomas Aquinas
    Molto simpatico e curioso "Il Quadrato Magico".
    Patì sotto Ponzio Pilato è apprezzabile soprattutto per il capitolo contro i testimoni di geova.
    sinceramente non sono oggettiva verso Patì sotto Ponzio Pilato: è il primo libro che ho letto ad argomento religioso e mi ha aiutato moltissimo, anche per la mia conversione, dunque lo trovo stupendo. Tra l'altro l'ho anche studiato a fondo per la scuola...
    il quadrato è un libro veloce: Messori praticamente lo dà per scontato, anche se è stato scritto molto dopo, ma le tesi son date per assodate da Messori, mentre Cammilleri le spiega. io però non ho riportato tutti suoi approfondimenti.
    A proposito: sito di Messori http://www.vittoriomessori.it/
    sito di Cammilleri http://www.rinocammilleri.it
    Si trovano i loro articoli.

  10. #10
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    Predefinito Bella iniziativa

    Bella l'iniziativa di Mariaclaudia.
    Si potrebbero mettere anche
    delle recensioni trovate su internet.
    Purtroppo non ho la possibilità di scrivere riassunti di libri,
    mi limito a segnalare dei titoli selezionati.

    http://www.politicaonline.net/forum/...hreadid=165421
    Gilbert

 

 
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