Un tempo i murales erano espressione di protesta, denunciavano con la durezza dei tratti e dei simboli l'occupazione "straniera", la disperazione, il pericolo e il disagio sociale, vedendoli non si poteva sfuggire ad un'attimo di riflessione.
Oggi qualcuno ha pensato bene di impossessarsi di quel sistema di comunicazione popolare per adottarlo come loro simbolo, e ci dice che il significato di quell'adozione è in ciò che loro vogliono fare: " un'attraversata nel deserto autonomistico" ... l'unica affermazione accettabile e condivisibile è proprio questa: che l'autonomismo è un deserto, un posto in cui non cresce niente, anzi no, come nel deserto cresce la sete ... loro vogliono far crescere la disperazione, rubando anche le simbologie, le espressioni "libere" e la voglia di dire qualcosa.
“Muralas
per l'autonomia, la libertà,
il lavoro”
... e ce lo dice pure, ma come si può continuare ad asserire un concetto in cui convivono due termini come autonomia e libertà, sono ( in questo contesto) in antitesi e lui lo sa bene, quelli che non lo sanno sono molti sardi ed è a loro che si dirige il Pili ... per condurli nel DESERTO!
Jùliu
Dal GdS di oggi:
La Cdl riparte dai Murales
Pili: la politica torni fra i sardi
Parlamentari, consiglieri,
segretari tornano
in pista e aprono
a contributi trasversali
Sara Panarelli
sara . panare lli@ gd s.sm
Autonomia, libertà, lavoro:
la vita in tre parole. Raccontata
in Sardegna dai bellissimi
murales che sono stati
occhi e voce di fatiche, conquiste,
sofferenze delle piccole
comunità sarde. Quei murales,
da ieri, sono il simbolo di un
nuovo movimento «non politico
» che nasce all'interno del
centrodestra ma «vuole abbattere
schemi e barriere politiche
e culturali», per far diventare
l'Isola regione speciale d'Europa
coltivando al tempo stesso
il seme dell'autonomia. “Muralas
per l'autonomia, la libertà,
il lavoro” è il nome-proclama
del movimento che si
propone di far uscire la politica
dai palazzi e portarla fra i sardi
per imparare ad ascoltarli, ha
spiegato l'ex presidente della
Regione Mauro Pili, tendendo
così un filo rosso verso Armungia,
da dove un anno e mezzo fa
partì la sua marcia a piedi, ma
cedendo il passo soprattutto a
giovani e nuove leve. E a chi gli
chiede il perché di alcune assenze
(ufficialmente giustificato
solo Piergiorgio Massidda
che ha mandato un messaggio
da Roma) sia interne al partito
che alla coalizione, Pili risponde
che «per ora ci interessano i
presenti, poi gli assenti avranno
sempre tempo e spazio per
condividere il nostro percorso.
Questa iniziativa era in gestazione
da diversi mesi, frutto di
un'idea di coinvolgimento dal
basso. Non stiamo costituendo
una nuova formazione politica
né cercando voti e consensi, ma
un'idea diversa di Sardegna, un
punto di partenza per costruire
il nostro futuro, rischiando e
mettendoci in discussione. Vogliamo
passare dalle proteste
alle proposte, indicando una
carta di valori e programmi».
A presentare il nuovo progetto
c'erano consiglieri, parlamentari,
segretari. Ignazio
Artizzu e Matteo Sanna, di An
come Edoardo Usai felice perché
«finalmente abbiamo finito
di autoflagellarci e ripreso
a parlare». E poi il commissario
provinciale di FI a Cagliari
Ugo Cappellacci («Non è
più possibile che un dirigente
passi la maggior parte del suo
tempo a dirimere polemiche e
sanare divisioni e conflitti»), il
consigliere Fedele Sanciu, il
sindaco di Mandas Umberto
Oppus che insieme a Federico
Ibba ha portato i saluti dell'Udc
e del segretario Giorgio
Oppi, il sindaco di San Sperate
Gesuino Mattana e quello di
Armungia Antonio Quartu, il
deputato Giovanni Marras e
l'ex consigliere regionale Mariella
Pilo. Tutti pronti, giurano,
per quella che Pili ha
definito «una traversata nel deserto
autonomistico».




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