Ai sindacati semplicemente i precari non interessano..è diverso.
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In origine postato da fabiosko
Finalmente un compagno che riconosce questo fatto lapalissiano....
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Ai sindacati semplicemente i precari non interessano..è diverso.
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In origine postato da fabiosko
Finalmente un compagno che riconosce questo fatto lapalissiano....
mica sono l'unicoCitazione:
In origine postato da fabiosko
Finalmente un compagno che riconosce questo fatto lapalissiano....
marx riconosceva nell'operaio il soggetto rivoluzionario...tanto è vero che il suo principale punto di attrrito con bakunin fu che quest'ultimo riconosceva invece il soggetto nei contadiniCitazione:
In origine postato da pietro
C'è un errore di partenza nel ragionamento Matrix:Marx non ha mai parlato nelle sue opere dell'operaio di fabbrica come soggetto inter-modale cioe' capace di trasformare i rapporti di produzione bensi di "lavoratore cooperativo associato" che è un altra cosa.L'equivoco è dovuto alle successive teorie di Engels e del socialdemocratico Kautsky che hanno cosi' inaugurato la sciagurata stagione dell'operaismo, poi rifiutato da Lenin che infatti non avendo alcuna fiducia nella classe operaia teorizzo' il Partito quale unico strumento per la conquista del potere.
Allo stato è impossibile stabilire come possa svilupparsi un soggetto sociale capace di trasformare il capitalismo, almeno nei paesi avanzati è cosi'..Spiace constatarlo ma un marxista deve analizzare la realta' cosi' com 'è e non cadere nell'idealismo.
Ciao
per quanto riguarda lenin non credo che abbia rifiutato l'operaismo anzi....basta vedere l'esempio dei soviet(consigli di fabbrica) per rendersene conto...inoltre va anche notato che tutti e dico tutti i sostenitori boòschevichi venivano dal proletariato cittadino che lavorava in fabbrica...ed è per questo che i bolschevichi non ebbero mai la maggioranza( essendo la russia un paese arretrato dove il proletariato di fabbrica era ancora una piccola minoranza mentre la maggior parte degli sfruttati erano contadini/braccianti)
e Lenin fu cosìoperaista che non appena arruivato al potere ematrginò i contadini e rifiutò sia di appoggiarsi a questi come bacino di consenso di massa(nonostante erano la maggioranza della popolazione ripeto) sia tantomeno nell'inserirli nel nuovo apparato dirigente bolschevico!
sull'ultimo punto,non sono d'accordo...il compito di un rivoluzionario è proprio quello di favorire lo sviluppo di un soggetto sociale che possa trasformare(ma io preferirei il termine "mettere fine") al capitalismo..altrimenti noi che ci stiamo a fare!
perchè i sindacati oggi fanno schifoCitazione:
In origine postato da pietro
Ai sindacati semplicemente i precari non interessano..è diverso.
ma a dei sindacati almeno decenti i precari dovrebbero interessare.
Fabiosko, in Italia ci sono piu' proletari schiacciati dal mondialismo, che borghesi asservitori. E' ovvio che sia lotta di popolo. Ma sempre nel contesto classista.
Il concetto di "popolo" come identità di lotta non potrà mai dirsi internazionalista perchè non andrà mai oltre le nazioni, sarà limitato al nazionalismo e non riuscirà mai a unire tutti nella comune lotta al mondialismo. Anzi, favorirà le divisioni tra i popoli stessi a tutto favore dei poteri forti. Un concetto di classe, invece, andrà oltre le nazioni, le razze, le lingue, e i popoli, e favorirà una coesione migliore tra tutti nella lotta contro il padrone che, come il proletariato, puo' avere la pelle nera come bianca e puo' essere ebreo come cristiano come islamico. Insomma, per battere questa globalizzazione capitalista ci vuole un'altra globalizzazione comunista. Essere per tutto cio' che unisce, contro tutto cio' che divide. Questo è in sintesi il concetto di Lenin, che per un comunista mi pare piu' che attuale, altro che superato.
veroCitazione:
In origine postato da Padanik
Il concetto di "popolo" come identità di lotta non potrà mai dirsi internazionalista perchè non andrà mai oltre le nazioni, sarà limitato al nazionalismo e non riuscirà mai a unire tutti nella comune lotta al mondialismo. Anzi, favorirà le divisioni tra i popoli stessi a tutto favore dei poteri forti. Un concetto di classe, invece, andrà oltre le nazioni, le razze, le lingue, e i popoli, e favorirà una coesione migliore tra tutti nella lotta contro il padrone che, come il proletariato, puo' avere la pelle nera come bianca e puo' essere ebreo come cristiano come islamico. Insomma, per battere questa globalizzazione capitalista ci vuole un'altra globalizzazione comunista. Essere per tutto cio' che unisce, contro tutto cio' che divide. Questo è in sintesi il concetto di Lenin, che per un comunista mi pare piu' che attuale, altro che superato.
infatti noi non siamo contro la globalizzazione tout court, siamo contro la globalizzazione capitalistica
Marx si riferiva al lavoratore cooperativo associato e cioe' a quella classe che andava oltre l'operaio fino al general intellect ..il resto è elaborazione posteriore engelsiana .Cmq oggi il problema è che hai una societa' sul modello americano senza classi dove l'indivduo è protagonista con le sue in teoria illimitate capacita' di consumo..sappiamo che cio' non è vero ma farlo capire a generazioni vissute dagli anni ottanta in questo mito è compito difficile, non impossibile ma difficile sicuramente..
Ciao
Citazione:
In origine postato da thematrix
marx riconosceva nell'operaio il soggetto rivoluzionario...tanto è vero che il suo principale punto di attrrito con bakunin fu che quest'ultimo riconosceva invece il soggetto nei contadini
per quanto riguarda lenin non credo che abbia rifiutato l'operaismo anzi....basta vedere l'esempio dei soviet(consigli di fabbrica) per rendersene conto...inoltre va anche notato che tutti e dico tutti i sostenitori boòschevichi venivano dal proletariato cittadino che lavorava in fabbrica...ed è per questo che i bolschevichi non ebbero mai la maggioranza( essendo la russia un paese arretrato dove il proletariato di fabbrica era ancora una piccola minoranza mentre la maggior parte degli sfruttati erano contadini/braccianti)
e Lenin fu cosìoperaista che non appena arruivato al potere ematrginò i contadini e rifiutò sia di appoggiarsi a questi come bacino di consenso di massa(nonostante erano la maggioranza della popolazione ripeto) sia tantomeno nell'inserirli nel nuovo apparato dirigente bolschevico!
sull'ultimo punto,non sono d'accordo...il compito di un rivoluzionario è proprio quello di favorire lo sviluppo di un soggetto sociale che possa trasformare(ma io preferirei il termine "mettere fine") al capitalismo..altrimenti noi che ci stiamo a fare!
Non esattamente. Era ed è ancora costituito dai membri della società (la stragrande maggioranza della popolazione) che per sopravvivere devono vendere a una minoranza privilegiata (capitalisti) le proprie capacità lavorative per una retribuzione, quindi non solo gli operai, ma anche per esempio i lavoratori di concetto (impiegati). Poco importa il tipo di contratto, sono tutti sfruttati.Citazione:
In origine postato da thematrix
Noi tutti sappiamo qual'era la definizione del proletariato di marx: il proletario sostanzialmente era identificato con l'operaio di fabbrica.
A parte il fatto che le fabbriche e le catene di montaggio ripetitive esistono ancora eccome, al massimo sono state spostate nelle aree geografiche (paesi) dove il lavoratore (in questo caso l'operaio) è maggiormente sfruttabile (p.e. Asia), altrimenti dovresti spiegarmi come cavolo viene prodotta quella gigantesca massa di beni (in gran parte superflui) che solo l'occidente consuma.Citazione:
questa definizione, che corrisponde alla collocazione naturale del proletario nell'era fordista( caratterizzata dalla catena di montaggio, dalle grandi industrie,dal lavoro ripetitivo sempre uguale e fisso in fabbrica) aveva dei vantaggi nella possibilità di dare vita alla lotta di classe.
Perchè? bè semplice: perchè gli operai lavoravano tutti nella stessa fabbrica, erano in tanti(perchè la fabbrica era grande), facevano quasi tutti le stesse cose(poca specializzazione) e comunque restavanoin genere nella fabbrica per molto tempo.
Questo consentiva agli operaiin questione di intessere una comunicazione, inpoche parole di iniziare a comunicare, a parlare, a parlare dello sfruttamento che tutti loro vivevano...e piu si comunicava piu ci si rendeva copnto della loro situazione di sfruttamento...e da questo alla lotta di classe il passo è breve.
I lavoratori dei paesi cosiddetti post-industrializzati per diffondere la coscienza di classe hanno a disposizione oggi mezzi di comunicazione che un tempo si potevano soltanto sognare (p.e. Internet), ma devono impegnarsi direttamente, non aspettare che ciò avvenga spontaneamente o delegando altri (p.e. leader politici/sindacali). L'emancipazione della classe lavoratrice deve essere il frutto della stessa classe lavoratrice!
Per l'abolizione del sistema delle retribuzioni,
Gian Maria
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OGGETTO: l'istituzione di un sistema di società basato sulla proprietà comune e il controllo democratico dei mezzi e degli strumenti per la produzione e la distribuzione delle ricchezze nell'interesse di tutta la società. Il Movimento Socialista Mondiale (http://www.worldsocialism.org) sostiene solamente l'immediata sostituzione del capitale e dei salari/stipendi con la produzione universale per l'uso; esso è organizzato in partiti compagni in Africa, Australia, Canada, Gran Bretagna, Nuova Zelanda, USA e altrove (http://worldsocialism.blog.excite.it).
senza classi? scusa e tu dove lo vedi il "senza classi"? io vedo i datori di lavoro di molti miei amici che vanno in giro col macchinone mentre loro non riescono ad arrivare alla fine del meseCitazione:
In origine postato da pietro
Marx si riferiva al lavoratore cooperativo associato e cioe' a quella classe che andava oltre l'operaio fino al general intellect ..il resto è elaborazione posteriore engelsiana .Cmq oggi il problema è che hai una societa' sul modello americano senza classi
altro che "assenza di classi":rolleyes: