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  1. #41
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    In origine postato da pietro
    Gianfranco la Grassa è da anni impegnato nell'analisi dei "capitali dei blocchi di potere che si scontrano in Italia e afferma che la vecchia dicotomia borghesia /proletariato ha lasciato il posto alla nuova dicotomia tra dominati e dominanti cio' dovuto anche al processo di americanizzazione della societa' italiana.
    Che si chiami borghesia/proletariato o dominanti/dominati, il divario di classe è sempre presente, è solo un problema semantico. Inoltre il discorso dialettico di classe è più complesso di quello che le scuole marxiste hanno sempre portato avanti. Oltre alla borghesia e al proletariato esistono i contadini, gli studenti, i disoccupati.
    Il discorso di La Grassa è molto interessante, ma mi sembra una riclassificazione che non aiuta più di tanto.

  2. #42
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    si certamente, ma che la borghesia e il proletariato classicamente intesi non esistano piu' fa una grande differenza non solo di tipo semantico ma sostanziale perche' la dicotomiadominanti/dominati è un altra cosa e presuppone ad esempio che esista una classe indeterminata che introietti i valori piu' beceri del consumismo ...Ricordiamoci che la "coscienza infelice" della borghesia ottocentesca ha partorito Marx quella di oggi non è necessariamente una classe di detentori dei mezzi di produzione come lo poteva essere 100 anni fa.In quanto al proletariato non ha piu' una coscienza di classe anzi cerca in tutti i modi di assimilare un modello edonistico individualista che ha la sua radice nella necessita' capitalistica dare la possibilita' a tutti di poter consumare illimitatamente..che poi' nella realta' non sia cosi' è un altra cosa , ma questo è il mito del capitalismo riuscire a far pensare che un giorno anche tu poveraccio arriverai a consumare quello che oggi non hai.L'american dream...
    In origine postato da Orwell
    Che si chiami borghesia/proletariato o dominanti/dominati, il divario di classe è sempre presente, è solo un problema semantico. Inoltre il discorso dialettico di classe è più complesso di quello che le scuole marxiste hanno sempre portato avanti. Oltre alla borghesia e al proletariato esistono i contadini, gli studenti, i disoccupati.
    Il discorso di La Grassa è molto interessante, ma mi sembra una riclassificazione che non aiuta più di tanto.

  3. #43
    Il vero è un momento del falso
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    In origine postato da pietro
    ...In quanto al proletariato non ha piu' una coscienza di classe anzi cerca in tutti i modi di assimilare un modello edonistico individualista che ha la sua radice nella necessita' capitalistica dare la possibilita' a tutti di poter consumare illimitatamente..che poi' nella realta' non sia cosi' è un altra cosa , ma questo è il mito del capitalismo riuscire a far pensare che un giorno anche tu poveraccio arriverai a consumare quello che oggi non hai.L'american dream...
    ...grazie alle crescenti aspettative indotte ed il suo veicolo, il denaro.
    Non cammina gente per strada, ma capitali antopomorfi.

  4. #44
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    complimenti a thematrix: lo spunto - un po' gaberiano - è molto interessante. ma non si può esaurire in un post.
    È evidente che l'attuale fase di "civilizzazione" ha degli assetti culturali, esistenziali e di approccio troppo diversi da quelli deggli anni dei grandi conflitti da cui nacquero le pulsioni sociali e i movimenti di massa di ogni genere e colore.
    È evidente che le classi dirigenti comuniste (così come quelle dell'ultradestra) sono completamente fuori dal tempo e dallo spazio. Già lo stabilirlo potrebbe essere un primo passo per un posizionamento reale e futuribile.

  5. #45
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    In origine postato da pietro
    si certamente, ma che la borghesia e il proletariato classicamente intesi non esistano piu' ...
    Ma esiste sempre la volontà di progredire,

    Anche il prete conservatore Khomeini fu capace di fare una grande rivoluzione,

    basta solo comprendere la propria condizione specifica,

    e questo NON vuol dire andare insieme a prodi.
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  6. #46
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    In origine postato da agaragar
    Ma esiste sempre la volontà di progredire,

    Anche il prete conservatore Khomeini fu capace di fare una grande rivoluzione,

    basta solo comprendere la propria condizione specifica,

    e questo NON vuol dire andare insieme a prodi.

    Già "comprendere la propria condizione specifica" ma è quanto fecero tanti rivoluzionari non marxisti e tanti movimenti anticomunisti. Citi Khomeini e ne è un caso lampante.
    Insomma la questione che era stata posta e a cui non mi pare sia stata data una risposta soddisfacente permane: lo schema biclassistico che circa due secoli fa permise ad una parte della società di trovare una forma di riconoscimento e d'organizzazione nonché un entusiasmo mistico è del tutto tramontato?
    La risposta accademica marxista che si trova in appendice all'analisi marxiana del cpitalismo è troppo sommaria e datata?
    Infine: posto che la tendenza globale è quella ad una proletarizzazione confortevole che si verifica nell'implosione individualistica: quali possibilità esistono di "coscienza di appartenenza" oggi al di fuori delle fasce marginali di disadattati?
    Insomma: in questa nuova civilizzazione cosa resta di potenzialità rivoluzionaria?

  7. #47
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    In origine postato da metapolis
    Insomma: in questa nuova civilizzazione cosa resta di potenzialità rivoluzionaria?
    Forse ignori il fatto che l'economia capitalistica sia in lento ma deciso declino: Ma il capitalismo si espande ancora?

  8. #48
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    In origine postato da Gian_Maria
    Forse ignori il fatto che l'economia capitalistica sia in lento ma deciso declino: Ma il capitalismo si espande ancora?

    Quest'ipotesi - che ha più di un valido perché - apre la strada ad una soluzione "catastrofistica" (l'implosione o la paralisi del sistema). È possibile.
    La mia domanda era un'altra: quali categorie, ceti, classi, ambienti, agglomerati hanno in sé, oggi, una potenzialità rivoluzionaria? Escluderei dalla lista gli insoddisfatti, gli emarginati, i nuovi barboni perché la storia c'insegna che non sono mai in grado di assumere una coscienza attiva.
    Diceva Gabre: "Un giorno finisce che ci svegliamo, ci ritroviamo senza classi e nella merda più di prima!"

  9. #49
    x il Socialismo Mondiale
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    In origine postato da metapolis
    Quest'ipotesi - che ha più di un valido perché - apre la strada ad una soluzione "catastrofistica" (l'implosione o la paralisi del sistema). È possibile.
    La mia domanda era un'altra: quali categorie, ceti, classi, ambienti, agglomerati hanno in sé, oggi, una potenzialità rivoluzionaria? Escluderei dalla lista gli insoddisfatti, gli emarginati, i nuovi barboni perché la storia c'insegna che non sono mai in grado di assumere una coscienza attiva.
    Diceva Gabre: "Un giorno finisce che ci svegliamo, ci ritroviamo senza classi e nella merda più di prima!"
    I lavoratori salariati/stipendiati dei paesi maggiormente sviluppati/industrializzati.

  10. #50
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    In origine postato da Gian_Maria
    I lavoratori salariati/stipendiati dei paesi maggiormente sviluppati/industrializzati.
    Sarebbero questi i ceti rivoluzionari? Dimentichi gli extraterrestri!

 

 
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