....Cav.
Roma. I dirigenti di centrodestra sono indaffaratissimi in dichiarazioni ottimistiche e orgogliose sulle primarie che verranno. Se verranno, perché ad ascoltare i loro discorsi privati non paiono così convinti che saranno primarie aperte e in grande stile. Qualcuno - ma sono pochi – dice addirittura che non se ne farà nulla. Tutti però, dopo le risse delle ultime ore, vogliono un compromesso.
Silvio Berlusconi ha in mente una convention di eletti, non solo parlamentari ma anche consiglieri regionali e comunali (quelli di Forza Italia si stanno già contando e sono calcolati più o meno in otto-novemila). Il che dovrebbe riprodurre i rapporti numerici esistenti fra i partiti di centrodestra, consegnando la vittoria al premier e gli sfidanti il più possibile nell’ombra.
Pier Ferdinando Casini non è entusiasta all’idea di esporsi in una competizione dall’esito scritto, fa sapere che cercherà di essere pronto e non potrebbe essere diversamente.
Mentre il segretario dell’Udc, Marco Follini, a differenza di alcuni dirigenti del suo partito molto più possibilisti, non vuole saperne di primarie che non siano “realmente aperte a tutti e democratiche”. Considera questo appuntamento come l’ultima occasione per garantire la tenuta del centrodestra.
E se il Cav. fosse irremovibile?
A questo punto è difficile, semmai lo fosse, gli udc minacciano un Congresso straordinario in cui sancire l’abbandono della Cdl.
Lo annuncerebbero nel corso dell’assemblea dei moderati che hanno fissato per il 22 di ottobre.
Se entro quella data Follini non otterrà le garanzie richieste, trasformerà l’assemblea del mese prossimo in un atto d’accusa contro Berlusconi (“Diremo che manca una risposta adeguata, e non è casuale che chi è contrario alle primarie sia la stessa persona che mal sopporta l’idea di andare al voto”).
Dopodiché Follini dovrebbe battezzare il nuovo partito moderato e lanciarlo nella sua corsa elettorale solitaria. Al momento fra i centristi prevale un opinione meno cruenta.
Se autentiche, le primarie possono garantire la giusta visibilità e soprattutto consacrare il principio secondo il quale la leadership della coalizione non è più scontata. Non sarà un risultato enorme né una prova scintillante di strategia politica. Ma è qualcosa, considerando che due giorni fa i centristi rischiavano di rirovarsi lì dove erano partiti: con Berlusconi capo indiscusso e poche chance di modificare la legge elettorale.
Nuovo vertice, la prossima settimana
Sarà un nuovo vertice, la settimana prossima, a evidenziare quante possibilità abbia la Cdl di trovare un accordo sulle primarie (ma pure su Finanziaria e legge elettorale). In Forza Italia dicono che rispetto all’Udc non esistono ancora posizioni impostate sulle quali mediare. Bisogna attendere – ragionano i forzisti – ma non è detto che non convenga estendere lo spettro dei votanti, visto che il numero degli eletti centristi, come nel caso dei collegi uninominali, è largamente sovradimensionato rispetto all’appartenenza politica degli elettori.
Umberto Bossi lancia segnali solo in apparenza contraddittori. Attraverso i ministri Calderoli e Maroni dice che Berlusconi è il solo candidato possibile, e se venisse scavalcato non esisterebbe più un motivo per mantenere in vita l’alleanza. Ma il segretario della Lega lombarda, Giancarlo Giorgetti, promette che il Carroccio “non si metterà di traverso alle primarie”.
Perché si sa che i voti leghisti convergerebbero sul Cav., rendendo scontato l’esito della consultazione.
Un po’ diverso è il discorso da fare su Alleanza nazionale. Gianfranco Fini ha più di qualcosa da guadagnare con eventuali primarie.
A differenza di Casini, che nei confronti della leadership ha scelto una tattica a metà strada tra l’Opa ostile e la guerriglia, il capo di An crede nella via morbida alla successione al trono, e per la prima volta potrà far pesare l’elevato indice di popolarità di cui gode nell’elettorato di centrodestra. La sua speranza, confortata da un partito così radicato nel territorio come può esserlo quello dei Ds a sinistra, è di attestarsi a un’incollatura dal premier. E poi non si sa mai: con i brutti sondaggi che circolano a Palazzo Grazioli, tutto è possibile.
La particolarità della posizione di Fini sta pure nel fatto che un suo impegno esplicito nel contendere la leadership al Cav. dovrebbe riaprire la partita per la guida del suo partito. E’ noto che Gianni Alemanno voglia affiancare il presidente Fini nel ruolo di segretario di An, e anche per questo è stato il primo a spingerlo affinché vincesse ogni ritrosia.
Tuttavia la posizione del capo della Destra sociale non è particolarmente smagliante.
E’ stato fino a ieri troppo vicino a Casini e all’Udc per non essere guardato oggi con perplessità.
In più è naufragato nell’insofferenza di Fini il suo tentativo di opporsi al rispescaggio dell’odiato Giulio Tremonti.
Ma non è che la concorrenza interna se la passi molto meglio.
Da il Foglio
saluti
p.s. Il candidato Casini avrà pure i suoi problemi quando salterà fuori il "conflitto d'interessi" tra una "figura istituzionalmente fuori dalle parti" che partecipa alla elezione da premier presentandosi ad una sola delle suddette parti.
Mentre Fini se la dovrà vedere pure con Tremonti, vice-segretario di FI e di nuovo ministro del Tesoro, dopo esserne stato cacciato da Follini in combutta proprio con Fini.




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