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Discussione: dal sito del pdci 2

  1. #1
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    Predefinito dal sito del pdci 2

    NUOVA "NUOVA CINA"






    Passate le montagne del Caucaso ed il mar Caspio quando inizia la Cina sei appena a metà del viaggio. Servono ancora quattro ore di volo per attraversare l’infinita, arida, desolata distesa del deserto dei Gobi. Guardare questo immenso paese scorrere sotto la pancia dell’aereo è però anche un modo per prendere contatto con la realtà cinese. Per vincere gli stereotipi con cui la Cina è oggi raccontata bisogna infatti aprire gli occhi e la mente ad una realtà che, per dimensioni e numeri, a noi europei sembra quasi impensabile.








    L’immenso deserto e le sterminate zone aride e spopolate che possiamo vedere dall’alto ci insegna per esempio a tener conto che la Cina, sempre dipinta solo come terra dei fiumi e delle risaie, è in realtà per gran parte un paese arido o semi arido cresciuto proprio attorno all’uso razionale della risorsa acqua.
    Grandissima parte del paese è quindi spopolata ed i primi insediamenti significativi che si possono riconoscere durante il volo sono quelli che, attorno alle montagne del nord, si sviluppano appunto attorno ad enormi laghi artificiali realizzati per la produzione elettrica e l’approvvigionamento idrico o alle gigantesche “ferite” nel terreno prodotte dall’impetuoso sviluppo dell’industria mineraria. Questi “segni” (come le infinite canalizzazioni che collegano il sistema dei grandi fiumi e garantiscono la distribuzione razionale dell’acqua a tutta la grande pianura centro-meridionale) ci dicono di un paese che, come nei millenni passati, ancora oggi ha bisogno di una forte azione di organizzazione delle risorse interne per poter sostenere i bisogni, anche primari, di una popolazione che rappresenta un quarto dell’umanità.
    Allo stesso modo è dall’alto che appaiono i segni evidenti della grandiosa opera di infrastrutturazione del paese in piena realizzazione. Viaggiando da nord a sud ( da Pechino a Shanghai) si può ammirare infatti un continuo susseguirsi di immensi cantieri dove prendono forma i pezzi delle nuove strade, autostrade ferrovie, che presto si congiungeranno tra loro a formare il sistema circolatorio dello sviluppo cinese. L’impressione è quella di un immensa tavolozza su cui già oggi si colgono i tratti di un nuovo disegno, del piano, del progetto per la realizzazione della “Nuova Cina”. Che sia il cantiere per la nuova linea di treni a levitazione magnetica, che sia quello per il nuovo immenso aeroporto di Pechino o l’ordinatissimo disporsi, come fossero microchip su una scheda per computer, delle fabbriche (e delle risaie) nella infinita zona industriale che copre gran parte del sud-est cinese, tutto dice di una idea regolatrice che programma sino nei dettagli (tutti i tetti delle industri sono azzurri!) la direzione dello sviluppo.
    Questa “impressione” trova poi la sua conferma negli incontri con i dirigenti cinesi. Che siano i vertici del Dipartimento Esteri (dove lavorano 3000 persone), quelli della Assemblea del Popolare (il parlamento Cinese) o le autorità di Shanghai e dello Shanxi, che ci accolgono nelle loro province, tutti spiegano ai “cari compagni italiani” che non siamo di fronte ad un caotico determinarsi delle logiche di mercato ma al realizzarsi concreto di un progetto stilato ormai decenni orsono.
    Le Olimpiadi a Pechino nel 2008 e l’expo mondiale a Shanghi nel 2010 mostreranno al mondo come è stato possibile per un paese povero, poverissimo, entrare a testa alta nel club che conta.
    Il “segreto” per i compagni cinesi, il segreto dei successi della “riforma” avviata ormai 26 anni, sta nel ruolo e nella forza che ha avuto, ed avrà nel futuro, lo Stato cinese nel rendere coerente, con gli obiettivi del piano, lo sviluppo economico. A differenza di altrove qui in Cina la politica mantiene al suo centro categorie come programmazione, previsione, intervento. Del resto lo sviluppo di oggi, il successo che tutti orgogliosamente rivendicano della “via cinese al socialismo”, nasce dalla decisione, tutta politica, dello Stato e del Partito Comunista di affrontare l’immensa crisi in cui si trovava il paese alla fine degli anni ’70 e, attraverso la formula del “socialismo di mercato” consentire al paese di uscire dal sottosviluppo e rimodernarsi dalle fondamenta.
    Ciò significa che, dopo l’abbandono del modello di sviluppo e dell’idea di piano di tipo “sovietico”, cinesi hanno deciso di viaggiare in mare aperto alla ricerca di un sistema nuovo. Nel farlo però hanno però deciso di mantenere ben saldi gli strumenti fondamentali che consentono allo stato di intervenire nell’economia. Così, resistendo alle potenti pressioni del WTO la Cina continua mantenere il pieno controllo sul cambio della propria moneta e nello stesso tempo, le pur importanti ristrutturazioni del sistema della proprietà in Cina, non hanno intaccato il principio che la proprietà pubblica (e tra le sue varie forme quella statale) resta il soggetto economico principale. Risulta così più chiaro come le grandi aperture (ed i vantaggi fiscali) che hanno consentito l’accesso di capitali e tecnologia dall’estero hanno comportato, anche dal punto di vista dell’apparato economico di proprietà statale, una mutazione positiva che le ha consentito di evitare il possibile collasso che si sarebbe prodotto con il perpetuarsi di quella che era una cronica inefficienza.
    Evitato il crollo e la decadenza la Cina è oggi un protagonista indiscusso dell’economia mondiale al punto che risulta il principale compratore dei titoli di debito pubblico degli USA.
    La nuova Cina tratta quindi alla pari con i grandi della terra e manda i propri taikonauti oggi in orbita e domani sulla luna. Chiede al mondo rispetto e lavora per un multipolarismo di pace.
    Ma ovviamente non ci sono solo i 1000 meravigliosi grattaceli di Shaghai. Lo sviluppo ha comportato anche l’emergere di nuovi importanti problemi. La ristrutturazione dell’industria ha prodotto disoccupazione, l’urbanizzazione non sempre è ordinatissima, la campagna resta molto, troppo povere. Sono ovviamente i cinesi i primi ad avere la piena consapevolezza che non tutto va bene e che servono correzioni ed interventi importanti.
    Noi abbiamo avuto l’opportunità di essere presenti nel paese nei giorni in cui si è prodotta quella che potrebbe essere una nuova, profonda svolta nella politica cinese.
    La delegazione del PdCI è arrivata infatti in Cina in un momento molto, molto importante. Si è appena conclusa la stesura dell’11° piano quinquennale che modifica radicalmente le priorità dello sviluppo cinese. Il centro del ragionamento è semplice e quindi frutto di una seria ed approfondito confronto sulle caratteristiche dello sviluppo.
    Raggiunto l’obiettivo di aver innescato un impressionate processo di crescita economica che ha consentito di abbattere il tasso di povertà estrema nel paese dal 30 al 3% si tratta ora di intervenire sui processi economici per indirizzarli verso uno “sviluppo armonioso”.
    Affrontare il divario tra città e campagne (dove vivono ancora 800 milioni di cinesi), tra aree sviluppate e non ancora sviluppate del paese, tra ricchi e poveri è la priorità assoluta dei prossimi anni. L’allargarsi progressivo del reddito e della base produttiva del paese ha reso possibile a centinaia di milioni di cinesi di uscire da una situazione di sottosviluppo liberandosi da condizioni materiali spesso di stampo medioevale. Ma molti, troppi, soprattutto nelle campagne ma anche nelle città sono ancora troppo poveri.
    I dirigenti cinesi hanno ben chiaro il rischio che nasce da un eventuale cronicizzarsi di questi nuovi problemi sociali. Per questo il nuovo piano indica obiettivi precisi. Uno sviluppo “scientifico” che punti in primo luogo ad affrontare la condizione della immensa campagna ma anche a rendere autonoma la Cina sul piano scientifico e tecnologico. Allo stesso tempo l’utilizzo delle nuove risorse che lo Stato ha ottenuto dallo sviluppo economico per un massiccio intervento nei settori della sanità e dell’istruzione. E questo piano, lo sviluppo del welfare, che l’esperienza europea è guardata con interesse e curiosità crescenti.
    La Cina alla fine della “Rivoluzione culturale” era ad un passo dal collasso. La riforma ha consentito di evitare la catastrofe e di riconquistare il ruolo millenario che la Cina ha sempre avuto nel mondo. Ora però il gruppo dirigente cinese sente la responsabilità di consolidare la stabilità sociale del paese e di assumere su di se responsabilità globali. Tra queste, registriamo con grande e positiva sorpresa, quella della compatibilità ambientale dello sviluppo. Tutti ci spiegano infatti che l’impegno prioritario della Cina è oggi quello di correggere gli errori di uno sviluppo che non ha tenuto conto delle compatibilità ambientali. La Cina si sta dotando così di uno strumento “rivoluzionario” : la valutazione del PIL ambientale. Tutte i processi di sviluppo dovranno quindi dimostrare il loro positivo impatto nella riduzione dell’inquinamento, nel risparmio energetico, nella difesa delle risorse biologiche.
    Accanto a ciò c’è la riforma politica fondamentale e cioè il fatto che lo Stato cinese deve applicare il principio assoluto del primato del diritto e della legge. Riforma non facile per un paese uscito in fondo da poco dal feudalesimo e dove quindi conta ancora molto il potere del singolo individuo e l’appartenenza ai clan familiari.
    La decisione con cui si è deciso di procedere nella riforma politica è la diretta conseguenza dell’obiettivo proclamato di garantire la salute politica del Partito Comunista e la sua funzione di architrave del sistema istituzionale cinese. Per il PCC, che conta 70 milioni di iscritti, è però chiarissimo che la salute del partito non è però una questione di numeri dato che, ci fanno giustamente notare, il PCUS ha fatto la rivoluzione quando aveva 200 mila iscritti, ha vinto la guerra contro il nazi-fascismo quando ne aveva 2 milioni ed è scomparso in una notte quando ne aveva 20 milioni. Il Partito Comunista, perno di un sistema multipartitico che prevede la presenza anche di altre 8 formazioni minori, deve in realtà conquistarsi ogni giorno il consenso del popolo e vuole sempre più mettere i propri dirigenti alla prova di questo consenso. Per questo è stato cambiato il sistema di elezione delle autorità locali e si procederà progressivamente a tutti i livelli.
    L’obiettivo della riforma politica è ottenere la profonda riforma del ruolo dello Stato e delle istituzioni per garantirne l’efficienza, per sconfiggere la corruzione, per compensare le pericolose spinte centrifughe delle periferie.
    Come sul piano economico la Cina è quindi anche un grande campo di ricerca sul piano giuridico ed istituzionale con esiti, anche in questo caso, non scontati. Colpisce ad esempio la scelta del Diritto romano come base del nuovo Codice Civile cinese in fase di approvazione. Risulta infatti significativo (anche allo scopo di avvicinare le categorie giuridiche cinesi e quelle europee) che si sia scelto di affidarsi non al modello anglosassone oggi dominante ma a quello nato 2000 anni fa nel cuore del Mediterraneo. Di questo si è discusso in un convegno internazionale sul Diritto romano appunto tenuto a Pechino. Tra gli oratori anche il “professor” Diliberto soddisfatto di aver contributo già nel 1999, in qualità di Ministro della Giustizia, ad indirizzare la scelta cinese.
    A Pechino, a Shanghai e nella provincia mineraria dello Shanxi (il cuore politico, quello economico e quello energetico) la delegazione del PdCI ha potuto vedere ed incontrare nel suo viaggio ufficiale alcune delle realtà più significative della “nuova Cina”. Siamo tornati con la consapevolezza, ancora più solida, che è da qui, dal successo o meno di questo straordinario esperimento, che passa un pezzo fondamentale della possibilità di tener aperta una prospettiva di pace e stabilità per l’intero pianeta. Chi sottovaluta, chi si lascia travolgere dai preconcetti pieni di pigrizia ideologica ed intellettuale (o peggio di malcelato razzismo), non ha capito che siamo di fronte ad un popolo intero che ha deciso di prendere in mano il proprio futuro.
    Questo popolo è, appunto, un quarto dell’umanità. La Cina si muove e con essa il mondo intero.

  2. #2
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    Predefinito Viva la democrazia!


  3. #3
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    le esecuzioni capitali in cina sono fatte su veicoli IVECO

  4. #4
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    non ho visto commenti da parte di quelli del pdci

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    Citazione Originariamente Scritto da willy
    non ho visto commenti da parte di quelli del pdci
    Precisamente, Willy, che cosa volevi dire con quel lungo articolo?

  6. #6
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    che il pdci non ha fatto i conti con la storia e che rifondazione è avanti anni luce su certi temi
    (poi volevo pure provocare un po' il nostro Astino....)

  7. #7
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    su questo sono d'accordo però sono molto più affidabili di rifondazione per fare un governo

  8. #8
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    non c'è dubbio. rifondazione non è fatta da marxisti ortodossi ma da movimentisti che si chiamano comunisti solo per andare controcorrente. Il pdci è composto da marxisti e i marxisti, fedeli custodi del socialismo scientifico, non fanno mai il passo più lungo della gamba

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da willy
    che il pdci non ha fatto i conti con la storia e che rifondazione è avanti anni luce su certi temi
    (poi volevo pure provocare un po' il nostro Astino....)
    Capirai... Bertinotti se ne è accorto una settimana fa che in Cina non c'è più il comunismo....
    Detto tra parentesi, da parte di Rifondazione, la mossa di Bertinotti è politicamente astuta... punta a raccogliere qualche deluso delle ultime scelte politiche dei DS (quelle del progetto unitario, intendo).
    E' finito il tempo in cui un DS si sarebbe sparato piuttosto che andare a votare Rifondazione...

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da Red River
    E' finito il tempo in cui un DS si sarebbe sparato piuttosto che andare a votare Rifondazione...
    E meno male! Finalmente stiamo diventando un paese un pochino più laico: un partito è un mezzo, non un fine in sè, mica uno se lo deve sposare.

 

 
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