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  1. #11
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    In Origine Postato da iannis
    E' un fatto positivo invece. L'economia non dipende dalla proprietà dell'azienda ma dal fatto che la sua produzione sia competitiva e si mantengano i posti di lavoro. E sarà sempre più normale che aziende cinesi comprino in Italia e italiane in Cina. La Luxottica per esempio ieri ha acquisito 3 aziende cinesi con 300 punti vendita nelle 3 principali città, e col benessere quello dell'ottica è un mercato in espansione là. Quindi pensiamo alla produzione ed all'occupazione e non al nazionalismo aziendale. L'inghilterra e l'Irlanda hanno visto massicci investimenti stranieri, ad esempio non esiste più un'industria automobilistica inglese, acquistata dai cinesi, ma la produzione è in Inghilterra, e di qualità, grantendo valore aggiunto ed occupazione.
    Qunado accadono questi movimenti non è sufficiente dire:"è positivo" o "è negativo", occorre analizzarne le motivazioni.

    Ad esempio perchè le imprese italiane che in teoria se la passano male acquistano imprese produttive in Cina o costruiscono stabilimenti in Cina?

    La risposta ovvia è: "costa meno la mano d'opera"

    Ma domanda conseguente diventa: "perchè costa meno produrre in Cina?"

    e quì la risposta è disarmante!

    La mano d'opera in Cina viene pagata quel tanto che gli consente di sopravvivere, non esiste orario di lavoro, niente sindacato, niente tutele per i lavoratori, nessuna misura di sicurezza del lavoro, alcuna norma di tutela ambientale,...niente di niente!

    Una specie di far west ove è permesso tutto e di più, ove si può creare imprese dal nulla basta che ci sia guadagno per lo stato cinese tutto il resto non conta!

    Insomma queste imprese si trasferiscono lì semplicemente perchè quà ci sono delle leggi e là non c'è alcuna legge, alcun controllo!

    ...e poi vengono a rivendere gli stessi prodotti da noi!

    Non c'è alcun discorso di nazionalismo in tutto questo.

    Perchè poi i cinesi (ma anche altri di altri paesi) comprano imprese italiane (ormai decotte e non più produttive (altrimenti non sarebbero in vendita))?

    Hanno in tasca la ricetta magica per rilanciarle? Cosa sono? Pazzi, illusi o maghi?

    No! non sono dei fessi! Che interesse possano avere queste imprese ormai decotte?....dove si trovano...il loro marchio...il loro nome...il lro mercato...

    La conseguenza è che queste imprese vengono acquistate con uno scopo preciso: svuotarle di qualsiasi attività produttiva, trasferire tutta la produttività in paesi ove la produzione costa poco (ovviamente in questo caso la Cina) e commercializzare i prodotti cinesi con il marchio e la rete distributiva famosa nel mondo occidentale.

    Quale è il guadagno per le imprese acquistate a questo scopo? che un certo numero di persone (molto ridotto) vengono impegnate solo ed unicamente nella gestione della immagine, del marchio e del mercato! Tutto il resto, tutta la produzione, tutta la occupazione, tutti i guadagni vanno al paese vero produttore dell'articolo!

    Queste non sono ipotesi ma solo il ripetersi di ciò che è avvenuto da decenni nella nostra produzione industriale. Solo chi non è fuori dall'ambiente ed è molto ingenuo può immaginare scenari diversi!

    La realtà storica dimostra che il processo natrale di qusti eventi è SEMPRE uguale.

    Gli esempi di ciò che avviene in altri paesi non vale da noi. Se volete possiamo analizzare i motivi per cui questo avviene da noi e non in altri paesi come GB o Germania. Però questo richiede analisi sui settori e sulle realtà dei diversi paesi.

    Saluti

  2. #12
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    In Origine Postato da il Pasquino
    Qunado accadono questi movimenti non è sufficiente dire:"è positivo" o "è negativo", occorre analizzarne le motivazioni.

    Ad esempio perchè le imprese italiane che in teoria se la passano male acquistano imprese produttive in Cina o costruiscono stabilimenti in Cina?

    La risposta ovvia è: "costa meno la mano d'opera"

    Ma domanda conseguente diventa: "perchè costa meno produrre in Cina?"

    e quì la risposta è disarmante!

    La mano d'opera in Cina viene pagata quel tanto che gli consente di sopravvivere, non esiste orario di lavoro, niente sindacato, niente tutele per i lavoratori, nessuna misura di sicurezza del lavoro, alcuna norma di tutela ambientale,...niente di niente!

    Una specie di far west ove è permesso tutto e di più, ove si può creare imprese dal nulla basta che ci sia guadagno per lo stato cinese tutto il resto non conta!

    Insomma queste imprese si trasferiscono lì semplicemente perchè quà ci sono delle leggi e là non c'è alcuna legge, alcun controllo!

    ...e poi vengono a rivendere gli stessi prodotti da noi!

    Non c'è alcun discorso di nazionalismo in tutto questo.

    Perchè poi i cinesi (ma anche altri di altri paesi) comprano imprese italiane (ormai decotte e non più produttive (altrimenti non sarebbero in vendita))?

    Hanno in tasca la ricetta magica per rilanciarle? Cosa sono? Pazzi, illusi o maghi?

    No! non sono dei fessi! Che interesse possano avere queste imprese ormai decotte?....dove si trovano...il loro marchio...il loro nome...il lro mercato...

    La conseguenza è che queste imprese vengono acquistate con uno scopo preciso: svuotarle di qualsiasi attività produttiva, trasferire tutta la produttività in paesi ove la produzione costa poco (ovviamente in questo caso la Cina) e commercializzare i prodotti cinesi con il marchio e la rete distributiva famosa nel mondo occidentale.

    Quale è il guadagno per le imprese acquistate a questo scopo? che un certo numero di persone (molto ridotto) vengono impegnate solo ed unicamente nella gestione della immagine, del marchio e del mercato! Tutto il resto, tutta la produzione, tutta la occupazione, tutti i guadagni vanno al paese vero produttore dell'articolo!

    Queste non sono ipotesi ma solo il ripetersi di ciò che è avvenuto da decenni nella nostra produzione industriale. Solo chi non è fuori dall'ambiente ed è molto ingenuo può immaginare scenari diversi!

    La realtà storica dimostra che il processo natrale di qusti eventi è SEMPRE uguale.

    Gli esempi di ciò che avviene in altri paesi non vale da noi. Se volete possiamo analizzare i motivi per cui questo avviene da noi e non in altri paesi come GB o Germania. Però questo richiede analisi sui settori e sulle realtà dei diversi paesi.

    Saluti
    guarda che l'occupazione della Benelli è italiana, non spostano la produzione in Cina, e la Luxottica non sposta la propria produzione in Cina, ma acquisisce aziende che esistono già, come hanno fatto i cinesi con la Benelli,producendo prodotto in più là in cina per venderlo ai cinesi. GLi stabilimenti italiani dlela Luxottica rimangono in Italia.
    Against all odds

  3. #13
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    In Origine Postato da antman
    L'inettitudine e il campanilismo degli industriali nostrani hanno fatto morire interi settori merceolocigi (chimica, metallurgia, tecnologia).
    Il loro maggiore cruccio era intastacare i profitti senza curarsi di far crescere il settore in cui operavano.
    Ed ora hanno anche pretese, pretese di essere salvaguardati...salvaguardati dall'invasione cinese... Ma se i primi sono loro ad abbandonare l'Italia..... per creare fabbriche nei paesi dove vi è manodopera sottopagata.
    Una analisi un po' superficiale dellle motivazioni. Forse ci sono state anche delle inettitudini, ma campalinismi non direi.

    Piuttosto le imprese italiane hanno sempre risentito della loro dimensione molto "famigliare" ove "il padrone" teneva tutto sotto controllo. Quando le imprese diventavano un po' più grandi e richiedevano conoscenze diverse e capacità di delega le iprese crollavano come un mazzo di carte schiacciate dai problemi di espansione nel settore.

    Per questo le imprese italiane si sono limitate nelle dimensioni e nel livello tecnologico. Questo ultimo infatti o sfuggiva "all'occhio" del padrone o richiedeva investimenti che le ridotte dimensioni non erano in grado di permetterseli.
    Così le nostre imprese sono rimaste "piccole" ed in tecnologie consolidate. Tutto vincolato alle capacità di controllo del "padrone"!

    Per non parlare di quando "il padrone" non raggiungeva guadagni tali da farsi prendere dalla sidrome dello spendaccione nella quale dilapidava tutte le risorse dell'impresa.

    Ora avrebbero "pretese" di essere salvaguardati dalla invasione cinese? Bah! Forse vorrebbero solo continuare a guadagnare senza nuovi problemi. Per loro comunque il problema la massimo può essere quello di perdere il loro "giocattolo" (la "fabbrighetta") per dovere reinvestire i propri denari in qualche altra speculazione che magari procuri lo stesso guadagno senza però accrescere occupazione e produzione.

    Il problema è degli imprenditori o dei lavoratori e del paese?

    Temo che il problema sia soprattutto di questi ultimi!

    Saluti

  4. #14
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    In Origine Postato da iannis
    guarda che l'occupazione della Benelli è italiana, non spostano la produzione in Cina, e la Luxottica non sposta la propria produzione in Cina, ma acquisisce aziende che esistono già, come hanno fatto i cinesi con la Benelli,producendo prodotto in più là in cina per venderlo ai cinesi. GLi stabilimenti italiani dlela Luxottica rimangono in Italia.
    La storia industriale insegna che questi processi non finiscono mai come si illude ma come ho precedentemente descritto.

    Anche la falsa informazione che la Cina sia attualmente un mercato è una falsità smentita dalla realtà e dalla logica.

    Con gli stipendi attuali che si percepiscono in Cina non c'è alcun mercato!

    La dimostrazione è nel numero di auto in circolazione in Cina. Con una popolazione di oltre un miliardo di individui circolano tante auto quante se ne possono trovare in una piccola regione italiana!!!!

    Saluti

  5. #15
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    In Origine Postato da iannis
    E' un fatto positivo invece. L'economia non dipende dalla proprietà dell'azienda ma dal fatto che la sua produzione sia competitiva e si mantengano i posti di lavoro. E sarà sempre più normale che aziende cinesi comprino in Italia e italiane in Cina. La Luxottica per esempio ieri ha acquisito 3 aziende cinesi con 300 punti vendita nelle 3 principali città, e col benessere quello dell'ottica è un mercato in espansione là. Quindi pensiamo alla produzione ed all'occupazione e non al nazionalismo aziendale. L'inghilterra e l'Irlanda hanno visto massicci investimenti stranieri, ad esempio non esiste più un'industria automobilistica inglese, acquistata dai cinesi, ma la produzione è in Inghilterra, e di qualità, grantendo valore aggiunto ed occupazione.
    Ma ci credi a quello che scrivi?

    Secondo te, quando avranno saccheggiato l'ufficio tecnico che faranno i cinesi?
    Quando avranno in mano i progetti e gli studi fatti dalla Benelli se ne torneranno quatti quatti in Cina... e puppa!!

    Si devono fare delle joint ventures, noi ci mettiamo il nostro "know how" blindato e loro le risorse e la mano d'opera, solo così si può pensare di sopravvivere, altrimenti sarà una corta agonia...

  6. #16
    Viva la piadina!!!
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    In Origine Postato da T34
    Ma ci credi a quello che scrivi?

    Secondo te, quando avranno saccheggiato l'ufficio tecnico che faranno i cinesi?
    Quando avranno in mano i progetti e gli studi fatti dalla Benelli se ne torneranno quatti quatti in Cina... e puppa!!

    Si devono fare delle joint ventures, noi ci mettiamo il nostro "know how" blindato e loro le risorse e la mano d'opera, solo così si può pensare di sopravvivere, altrimenti sarà una corta agonia...
    E' anche probabile che facciano come i Giapponesi giocando di anticipo su possibili quote "volontarie", quindi mettendo sedi produttive all'interno dei mercati, ad esempio oggi, le Toyota, Nissan ecc ecc prodotte in USA hanno piu' parti "made in USA" che una Ford o una GM.

    Non solo, anche al livello porgettuale, hanno una componente made in USA maggiore.

  7. #17
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    In Origine Postato da Amati75
    E' anche probabile che facciano come i Giapponesi giocando di anticipo su possibili quote "volontarie", quindi mettendo sedi produttive all'interno dei mercati, ad esempio oggi, le Toyota, Nissan ecc ecc prodotte in USA hanno piu' parti "made in USA" che una Ford o una GM.

    Non solo, anche al livello porgettuale, hanno una componente made in USA maggiore.
    Magari...forse quando i loro stipendi saranno a livello giapponese...non credi?

  8. #18
    Ridendo castigo mores
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    In Origine Postato da FLenzi
    Rimango in attesa di una risposta dai bananas,
    come mai se le aziende italiane vanno coi' bene le svendiamo ai Cinesi?????
    in realta' i cinesi si sono comprati il marchio e poi sposteranno " gradualmente" la produzione in cina cosi' come " gradualmente" i posti di lavoro in italia spariranno...

    di rilevante rispetto ad altre vicende gia' strombazzate come l' accordo piaggio-cina di colaninno e che adesso i cinesi hanno abbastanza dollari da saltare " l' intermediazione" de "l' imprenditore " italiano ..
    "dammi i soldi, e al diavolo tutto il resto "
    Marx


    (graucho..:-))

  9. #19
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    In Origine Postato da il Pasquino
    Una analisi un po' superficiale dellle motivazioni. Forse ci sono state anche delle inettitudini, ma campalinismi non direi.
    ..................
    ..................
    Il problema è degli imprenditori o dei lavoratori e del paese?

    Temo che il problema sia soprattutto di questi ultimi!

    Saluti

    Il problema è degli imprenditori che cercano SOLO di lucrare il massimo dai propri investimenti senza avere un'ottica di Paese Italia.
    Un esempio è dato dalla Magneti Marelli. Quando nel 1988 ideò e mise a punto il "common rail" avrebbe potuto avere un temibile asso nella manica per lo sviluppo futuro dell'industria motoristica italiana. Invece cosa fece? Vendette il brevetto, nel 1994, alla Bosch consentendo a tutti i principali concorrenti di disporre di una tecnologia made in Italy. Una tecnologia, ripeto, che avrebbe potuto far crescere l'industria automobilistica nostrana.

    Per T34.
    Hai ragione riguardo il "blindaggio".
    Per il "puppaggio" ricordo la cessione alla Thyssen-Krupp delle Acciaierie Speciali di Terni (AST), che producono acciai pregiati (lamierini magnetici), che ne sottrarà la tecnologia chiudendo lo stabilimento.


  10. #20
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    In Origine Postato da il Pasquino
    La storia industriale insegna che questi processi non finiscono mai come si illude ma come ho precedentemente descritto.

    Anche la falsa informazione che la Cina sia attualmente un mercato è una falsità smentita dalla realtà e dalla logica.

    Con gli stipendi attuali che si percepiscono in Cina non c'è alcun mercato!

    La dimostrazione è nel numero di auto in circolazione in Cina. Con una popolazione di oltre un miliardo di individui circolano tante auto quante se ne possono trovare in una piccola regione italiana!!!!

    Saluti
    Guarda che adesso in Cina c'è un mercato di livello italiano. Ovvero le persone con il nostro reddito sono tante quanto in Italia, il che vuol dire una piccola proporzione dei cinesi, ma sono comunque sui 60 milioni di persone, tra Shanghai, Pechino, la zona fuori hong kong eccetera. Quindi di spazio ce ne è e sono affamati cose ocidentali, di moda, sicuramente di occhiali importanti
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