Il vertice governativo tra Francia e Italia che si è svolto ieri a Parigi ha segnato il ritorno di convergenze politiche notevoli.
Da anni il rapporto tra Francia e Italia era incrinato da una serie di handicap. Silvio Berlusconi e Jacques Chirac rappresentano due personalità assai diverse: da un lato l’alto funzionario dello Stato francese che costruisce passo passo la propria carriera nelle istituzioni, dall’altro l’imprenditore televisivo che approda in politica mettendo in atto una discesa in campo.
Interpretavano due parabole dell’ascesa al potere, quella legata alle istituzioni e quella legata all’azione individuale, due paradigmi che rendono bene l’idea delle differenze tra il sistema pubblico francese, incentrato sull’amministrazione, e una sociologia del potere italiana dove i partiti politici sono espressione delle varie componenti sociali. Da questo quadro di incomprensione al vertice è spesso derivata una serie di tempeste in bicchieri d’acqua, occasioni in cui lo stile francese era percepito a Roma come troppo arrogante e quello italiano era considerato troppo folkloristico a Parigi.
Ieri nel palazzo dell’Eliseo si respirava però un’aria diversa. Berlusconi e Chirac hanno espresso posizioni comuni, dimostrando anche un’intesa piuttosto inedita.
Già la cortesia dell’approccio del governo italiano che ha declinato il turno di presidenza del vertice per rispettare la convalescenza del presidente Chirac era stato un segno di distensione molto diplomatico.
Alcuni passi in avanti sono stati fatti sui dossier tecnologici e industriali. Nell’energia, la presenza dell’EdF nell’Edison italiana sembra ormai stabilizzata: la ricerca di una reciprocità di accesso per l’Enel al mercato transalpino ha anche significato la fine del blocco dei diritti di voto francesi nel capitale dell’Edison. Inoltre si stanno gettando le basi di un ritorno indiretto dell’Italia alla tecnologia atomica con programmi di cooperazione fra Enel e il nucleare francese.
C’è da parte italiana un chiaro interesse a poter recuperare le capacità tecnologiche e produttive che sono state azzerate dalla chiusura delle attività nucleari sul territorio italiano.
Nell’ambito tecnologico i successi di STMicroelectronics, l’azienda franco-italiana produttrice di semiconduttori, vengono spesso citati, ma poche volte imitati.
La personalità di Pasquale Pistorio, presidente di STMicroelectronics e vicepresidente di Finmeccanica, potrebbe giocare un ruolo chiave nello sviluppo di poli di eccellenza tecnologica fra i due paesi.
Anche perché Parigi ha già lanciato una sua agenzia per l’innovazione tecnologica incaricata d’incentivare distretti di eccellenza e Roma si dichiara intenzionata a percorrere questa strada in comune.
Nel comparto dell’industria aerospaziale e della difesa, l’accordo fra Telespazio, Alenia Spazio e Alcatel aveva già segnato la svolta di un rinnovo delle cooperazioni. Oggi la ricomposizione dell’elettronica della difesa vede la francese Thales guardare con attenzione Finmeccanica. Vanno anche menzionati i progressi registrati sui dossier del collegamento Torino-Lione, un cantiere che è stato promosso dall’Italia e che oggi vede Parigi collaborare pienamente. Ci sono quindi passi avanti settoriali, ma quello che colpisce maggiormente è il ritorno della politica.
Per l’Iraq, si prospetta un futuro autonomo per gli iracheni, modo egregio di conciliare il non intervento francese e la dichiarata pianificazione di ritiro delle truppe italiane. Per la Turchia, Berlusconi e Chirac potevano rallegrarsi dell’apertura dei negoziati, una comune posizione se si lascia nell’ombra il tiro mancino fatto da Chirac a proposito della necessità di un referendum in Francia per l’eventuale adesione di uno Stato membro.
Ma soprattutto Berlusconi e Chirac hanno aperto la conferenza dichiarando la loro visione congiunta del futuro europeo.
In un momento in cui l’alleanza con la Germania si fa più incerta, la Francia ha un interesse vitale a poter rinnovare il proprio discorso sull’Europa con altri partner. Allo stesso tempo anche per il governo italiano bisogna cercare di definire un nuovo corso europeo, necessario anche per un Berlusconi che si deve presentare di fronte al proprio elettorato con un rinnovato progetto politico.
Da il Foglio
saluti




Rispondi Citando