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Discussione: Come vi "sentite"?

  1. #101
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    Bene, ma stai attento che io avevo un altro obiettivo :

    demolire lo stato giacobino : per rivitalizzare non un unica ma
    molte culture millenarie.

    Tornando sul post : non c'è nessun altro che ci dice come si sente etnicamente?

  2. #102
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    Originally posted by Jenainsubrica
    L'unica cosa equivoca è il sostegno llo satto giacobino, tutto lì.

    Un po' di informazioni a caso che metto,e che fanno sempre bene:

    3 - Perché abbiamo gli stessi antenati
    Tutti i popoli della Padania discendono dagli stessi progenitori e dagli stessi popoli originari. Questi possono essere identificati in tre gruppi principali. Il primo e più antico è formato dai Garalditani, dai Liguri, dai ProtoCelti Golasecchiani e da tutte le altre popolazioni a essi assimilabili (Camuni, Salassi, Leponzi, Carni, Reti, Histri eccetera) che costituiscono il più profondo substrato etnico di tutte le comunità padane e che ancora oggi contribuiscono in maniera determinante alla formazione del nostro patrimonio genetico: molta parte dell'aspetto fisico dei Padani deriva da questi antichi progenitori. Il secondo gruppo è formato dai Celti e dai Veneti che, pur provenendo da diverse aree geografiche, avevano caratteri somatici, costumi e culture così simili da non poter essere distinti se non per la lingua. A queste due popolazioni i Padani devono buona parte dei loro caratteri culturali, del loro amore per l'arte, per le autonomie, per l'avventura e per la forte vita comunitaria. L'ultimo gruppo è costituito dai Goti, dai Longobardi e da tutte le altre popolazioni germaniche che con loro si sono stanziate su queste terre. Questi hanno condizionato i caratteri fisici degli abitanti di alcune zone e hanno lasciato come eredità comune l'attaccamento per le autonomie locali e la forte aspirazione alla libertà. Le attuali differenze fra le varie comunità padane sono date dal diverso dosaggio di queste tre componenti principali che sono assieme presenti solo qui e che ci distinguono decisamente da ogni altra comunità di popoli, in particolare da quelli che vivono nella penisola italiana al di sotto dell'Appennino tosco-emiliano. Gli Italiani sono infatti gli eredi degli Etruschi, dei Greci e delle popolazioni italiche che si erano stanziate nel Meridione. Questa divisione è oggi puntualmente confermata dalle più moderne e attendibili indagini scientifiche che mostrano una penisola divisa in tre grandi aree dove dominano rispettivamente il residuo genetico dei Liguri, degli Etruschi e dei Greci.

    Per parlare delle cose bisogna conoscerle, non inventarle.
    Come si può sostenere che i popoli del Nord Italia provengono dai Celti , quando la "Padania" era abitata decine di migliaia di anni prima? E quegli altri che fine hanno fatto?
    I popoli padani e alpini derivano sostanzialmente da tre gruppi etnici, Liguri, Euganei e Rezi Gli altri popoli si sono aggiunti dopo e quelli che hai citato, con la sola parziale eccezione dei Leponzi, hanno lasciato tracce trascurabili. Gli unici che hanno avuto un'influenza significativa paradossalmente sono stati proprio gli antenati degli Italici, perché, anche se ciò non è documentato dalle fonti, perché troppo remoto, l'indoeuropeizzazione dell'Italia del nord è avvenuta con la calata dei popoli che hanno dato origine alle culture palafitticole e terramaricole dell'età del bronzo, che sono di molto precedenti a Celti e Veneti, ma che si sono successivamente evolute nel Villanoviano, cioè nelle culture indoeuropee dell'Italia centrale (fino alla Campania, ben prima che ci arrivassero gli Etruschi, e alla Lucania). Tutti gli apporti successivi, fino ai Goti e Longobardi e oltre, hanno dato apporti pressoché nulli.
    Quanto al centro-sud, Etruschi e Greci hanno dato un importantissimo apporto culturale, ma sul piano del sangue minimo. Gli Etruschi infatti erano un piccolo gruppetto di navigatori dell'Asia Minore, che si sono imposti come élite di potere in zone già densamente abitate da una popolazione mista di elementi indoeuropei e liguri, mentre i Greci si sono insediati solo sulle coste e tolte alcune zone della Sicilia meridionale e della Campania costiera, hanno dato un apporto di sangue molto ridotto, che diventa nullo nelle zone interne appenniniche.
    La popolazione dell'Italia centro-meridionale ha una matrice che è sistanzialmente la stessa dell'Italia settentrionale, solo meno indoeuropeizzata (ma come ho detto non sono stati né i Celti né i Veneti a indoeuropeizzare la "Padania", bensì ondate precedenti, le stesse che sono arrivate fino in Calabria e nella Sicilia orientale) ed è preindoeuropea. Può essere identificata con gli Euganeo-rezi nel nord-est, i Liguri nel nord-ovest, comprendendo la Toscana, la Corsica e forse il nord del Lazio, con i Sicani nel sud e nell'Italia appenninica in genere, la cui lingua in seguito rimarrà relegata alla sola Sicilia occidentale interna, Sardi (o Ioli o Ilei) in Sardegna, tutti, questi, popoli affini fra loro per razza e per cultura e lingua e affini agli altri popoli dell'Europa mediterranea e non solo e forse del nordafrica pre-camitico. Liguri erano infati gli abitanti della Francia e delle zone più orientali della Spagna, affini a Liguri, Euganei e Sicani erano anche gli Iberi e i Baschi e affini a questi ultimi e ai Liguri erano gli abitanti preistorici e protostorici delle Isole Britanniche, i cui discendenti più recenti sono stati i Pitti. In Nordafrica le popolazioni dovevano essere molto affini, prima di ricevere l'influenza camitica, così come culture e popolazioni analoghe dovevano esserci in Europa centrale, eredi della cultura neolitica della Bandkeramik, prima dell'invasione indoeuropea. A tutti costoro erano imparentati i Cretesi e gli stessi abitanti preindoeuropei dell'Ellade, che non sono i Pelasgi, di cui si è ormai appurata definitivamente l'indoeuropeità, ma chi li precedeva. E spingendoci oltre possiamo stabilire nessi con gli etei e gli abitanti in genere dell'Anatolia preindoeuropea, del Caucaso (che, come i Baschi, conservano ancora le loro lingue e i loro tratti razziali), forse dei Sumeri e degli Elamiti, molto probabilmente degli stessi Dravida dell'India.

    Ciò non toglie che l'Italia costituisce un caso specifico e ha una fisionomia razziale, ma ancor di più culturale, unica al mondo, come l'ottimo uqbar, che ringrazio per le parole di apprezzamento nei miei confronti, ha giustamente sottolineato.
    E siccome non si tratta solo di una civiltà preistorica, ma anche storica e con forte continuità con l'oggi, ne possiamo ancora constatare la sostanziale unità, pur nell'estrema articolazione delle differenze: la civiltà e l'arte medievale e rinascimentale è fiorentissima, estremamene varia e caratterizza l'Italia tuttta, così come caratterizza l'Italia tutta l'estrema articolazione e differenziazione delle tradizioni locali e dei dialetti, che lungo dall'essere una prova dell'inesistenza dell'Italianità dalla Sicilia alle Alpi, è semmai una dimostrazione inconfutabile della sua esistenza. Perché solo e soltanto in Italia, in tuttta l'Italia e non altrove, basta fare sei chilometri per sentir cambiare dialetto, solo in Italia basta andare nel paesino sconosciuto e trovare una chiesa parrocchiale, un castello, dei palazzi signorili di interesse artistico rilevante, basta fare riferimento a un'area grande metà o un terzo di una provincia per rilevare che ha una cucina diversa, e altrettanto ricca, da quella delle altre zone di quella stessa provincia.
    Tutto ciò si trova in tutta Italia e solo in essa. Chi è nemico delle tradizioni e delle identità locali in nome dell'Italianità, è uno stupido che tradisce l'essenza stessa dell'Italianità, mentre chi crede che la ricchezza e specificità di una cultura locale la rende estranea all'Italia, non ha capito non solo l'Italia, ma l'estero, dove le rivendicazioni autonoiste, spesso più che fondate, sono basate sull'appartenenza a un popolo diverso da quello nazionale centrale, e molto omogeneo al suo interno. Infatti in Spagna si parla castigliano dappertutto, con differenze dialettali minime e solo in alcune zone del nord e in Andalusia, tranne nei paesi catalani (catalogna, Valencia ecc.), dove si parla catalano dappertutto, anche lì con differenze dialettali minime, oppure nel Paese Basco, caratterizzato anch'esso da una distinzione nettissima rispetto al castigliano e da forte omogeneità interna (c'è, fra le province, qualche differenza di natura essenzialmente fonetica), o in Galizia, dove ci sono anche lì piccole differenze.
    In pratica un castigliano non capisce due catalani o due baschi che parlano fra loro (forse i gaglieghi li capisce), ma un andaluso di Cadice capisce perfettamente un cantabro dell'estremo nord, come un valenciano di Alicante capisce perfettamente un catalano di Girona o di Perpignano.
    In Italia basta a volte fare una dozzina di chilometri per non capire più nulla.

  3. #103
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    Originally posted by Peucezio
    Per parlare delle cose bisogna conoscerle, non inventarle.
    Come si può sostenere che i popoli del Nord Italia provengono dai Celti , quando la "Padania" era abitata decine di migliaia di anni prima? E quegli altri che fine hanno fatto?
    I popoli padani e alpini derivano sostanzialmente da tre gruppi etnici, Liguri, Euganei e Rezi Gli altri popoli si sono aggiunti dopo e quelli che hai citato, con la sola parziale eccezione dei Leponzi, hanno lasciato tracce trascurabili. Gli unici che hanno avuto un'influenza significativa paradossalmente sono stati proprio gli antenati degli Italici, perché, anche se ciò non è documentato dalle fonti, perché troppo remoto, l'indoeuropeizzazione dell'Italia del nord è avvenuta con la calata dei popoli che hanno dato origine alle culture palafitticole e terramaricole dell'età del bronzo, che sono di molto precedenti a Celti e Veneti, ma che si sono successivamente evolute nel Villanoviano, cioè nelle culture indoeuropee dell'Italia centrale (fino alla Campania, ben prima che ci arrivassero gli Etruschi, e alla Lucania). Tutti gli apporti successivi, fino ai Goti e Longobardi e oltre, hanno dato apporti pressoché nulli.
    Quanto al centro-sud, Etruschi e Greci hanno dato un importantissimo apporto culturale, ma sul piano del sangue minimo. Gli Etruschi infatti erano un piccolo gruppetto di navigatori dell'Asia Minore, che si sono imposti come élite di potere in zone già densamente abitate da una popolazione mista di elementi indoeuropei e liguri, mentre i Greci si sono insediati solo sulle coste e tolte alcune zone della Sicilia meridionale e della Campania costiera, hanno dato un apporto di sangue molto ridotto, che diventa nullo nelle zone interne appenniniche.
    La popolazione dell'Italia centro-meridionale ha una matrice che è sistanzialmente la stessa dell'Italia settentrionale, solo meno indoeuropeizzata (ma come ho detto non sono stati né i Celti né i Veneti a indoeuropeizzare la "Padania", bensì ondate precedenti, le stesse che sono arrivate fino in Calabria e nella Sicilia orientale) ed è preindoeuropea. Può essere identificata con gli Euganeo-rezi nel nord-est, i Liguri nel nord-ovest, comprendendo la Toscana, la Corsica e forse il nord del Lazio, con i Sicani nel sud e nell'Italia appenninica in genere, la cui lingua in seguito rimarrà relegata alla sola Sicilia occidentale interna, Sardi (o Ioli o Ilei) in Sardegna, tutti, questi, popoli affini fra loro per razza e per cultura e lingua e affini agli altri popoli dell'Europa mediterranea e non solo e forse del nordafrica pre-camitico. Liguri erano infati gli abitanti della Francia e delle zone più orientali della Spagna, affini a Liguri, Euganei e Sicani erano anche gli Iberi e i Baschi e affini a questi ultimi e ai Liguri erano gli abitanti preistorici e protostorici delle Isole Britanniche, i cui discendenti più recenti sono stati i Pitti. In Nordafrica le popolazioni dovevano essere molto affini, prima di ricevere l'influenza camitica, così come culture e popolazioni analoghe dovevano esserci in Europa centrale, eredi della cultura neolitica della Bandkeramik, prima dell'invasione indoeuropea. A tutti costoro erano imparentati i Cretesi e gli stessi abitanti preindoeuropei dell'Ellade, che non sono i Pelasgi, di cui si è ormai appurata definitivamente l'indoeuropeità, ma chi li precedeva. E spingendoci oltre possiamo stabilire nessi con gli etei e gli abitanti in genere dell'Anatolia preindoeuropea, del Caucaso (che, come i Baschi, conservano ancora le loro lingue e i loro tratti razziali), forse dei Sumeri e degli Elamiti, molto probabilmente degli stessi Dravida dell'India.

    Ciò non toglie che l'Italia costituisce un caso specifico e ha una fisionomia razziale, ma ancor di più culturale, unica al mondo, come l'ottimo uqbar, che ringrazio per le parole di apprezzamento nei miei confronti, ha giustamente sottolineato.
    E siccome non si tratta solo di una civiltà preistorica, ma anche storica e con forte continuità con l'oggi, ne possiamo ancora constatare la sostanziale unità, pur nell'estrema articolazione delle differenze: la civiltà e l'arte medievale e rinascimentale è fiorentissima, estremamene varia e caratterizza l'Italia tuttta, così come caratterizza l'Italia tutta l'estrema articolazione e differenziazione delle tradizioni locali e dei dialetti, che lungo dall'essere una prova dell'inesistenza dell'Italianità dalla Sicilia alle Alpi, è semmai una dimostrazione inconfutabile della sua esistenza. Perché solo e soltanto in Italia, in tuttta l'Italia e non altrove, basta fare sei chilometri per sentir cambiare dialetto, solo in Italia basta andare nel paesino sconosciuto e trovare una chiesa parrocchiale, un castello, dei palazzi signorili di interesse artistico rilevante, basta fare riferimento a un'area grande metà o un terzo di una provincia per rilevare che ha una cucina diversa, e altrettanto ricca, da quella delle altre zone di quella stessa provincia.
    Tutto ciò si trova in tutta Italia e solo in essa. Chi è nemico delle tradizioni e delle identità locali in nome dell'Italianità, è uno stupido che tradisce l'essenza stessa dell'Italianità, mentre chi crede che la ricchezza e specificità di una cultura locale la rende estranea all'Italia, non ha capito non solo l'Italia, ma l'estero, dove le rivendicazioni autonoiste, spesso più che fondate, sono basate sull'appartenenza a un popolo diverso da quello nazionale centrale, e molto omogeneo al suo interno. Infatti in Spagna si parla castigliano dappertutto, con differenze dialettali minime e solo in alcune zone del nord e in Andalusia, tranne nei paesi catalani (catalogna, Valencia ecc.), dove si parla catalano dappertutto, anche lì con differenze dialettali minime, oppure nel Paese Basco, caratterizzato anch'esso da una distinzione nettissima rispetto al castigliano e da forte omogeneità interna (c'è, fra le province, qualche differenza di natura essenzialmente fonetica), o in Galizia, dove ci sono anche lì piccole differenze.
    In pratica un castigliano non capisce due catalani o due baschi che parlano fra loro (forse i gaglieghi li capisce), ma un andaluso di Cadice capisce perfettamente un cantabro dell'estremo nord, come un valenciano di Alicante capisce perfettamente un catalano di Girona o di Perpignano.
    In Italia basta a volte fare una dozzina di chilometri per non capire più nulla.
    Le analisi di voi mediterranei risentono di presupposti culturali che dimostrano una marcata adesione alla visione del mondo italiana. Sia nella lettura dei dati storici ufficiali, cioè imposti, sia su quelli alternativi, cioè considerati apocrifi.
    Inoltre non considerate i dati interiori, quelli che ciascuno di noi, sia dal punto di vista individuale, sia da quello comunitario, si porta appresso. Su questo fronte le menzogne e le omissioni emergono, come l'olio nell'acqua.
    Potete affermare ciò che volete, esibire dotte citazioni, ma la realtà delle nostre origini non è falsificabile, alla lunga. Da alcuni decenni a oggi, tale realtà negata è ritornata gagliardamente in evidenza e all'attenzione del mondo.
    Che lo ammettiate o meno.

  4. #104
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