UDC/ FOLLINI, PASSI LEGGE ELETTORALE MA POI CHIARIAMOCI
Segretario potrebbe lasciare, partito lavora per evitarlo
06-10-2005 20.28
Roma, 6 ott. (Apcom) - Una linea del partito che, ad oggi, non è più la sua. Sulla legge elettorale, ma anche sulle primarie. Marco Follini ne prende atto, e senza intenti di conta o attacchi ai suoi chiede però un chiarimento politico, in Direzione, pronto anche a lasciare la segreteria del partito. Un'eventualità che spaventa non poco i centristi, consapevoli che si aprirebbe una partita difficile per la successione e in un momento assolutamente delicato, e che tutti cercano di scongiurare, Casini compreso.
La situazione era già chiara ieri, quando nei due incontri alla Camera Casini aveva invitato ancora il segretario centrista a non impuntarsi e quando da tutto il partito arrivava un segnale chiaro: priorità alla legge elettorale, comunque. Non a caso questa mattina è stata maturata la decisione di ritirare l'emendamento che sostituiva il meccanismo delle liste bloccate con quello delle preferenze. Certo, i centristi incassavano una modifica sul premier, proposto e non più indicato dai partiti, e la garanzia di preferenze solo rinviate, al 2011. Ma al segretario non basta: quella modifica andava inserita, magari anche con la sponda dell'opposizione. I tentativi di accordo sono stati molti, specie con i democristiani dell'Unione. Dall'Udeur di Clemente Mastella, che non a caso si è speso con gli alleati perché passasse l'emendamento Udc, alla Margherita: si racconta anche di una cena tra Follini e Ciriaco De Mita.
Altra questione irrisolta, su cui Follini si è esposto in prima persona, sono le primarie. I ministri Baccini e Buttiglione garantiscono che l'impegno nella Cdl va mantenuto, che la consultazione serve, che in fondo è solo una questione di priorità: prima il proporzionale, poi il resto. Ma per il segretario le primarie sono morte da tempo, esattamente due ore dopo il vertice di maggioranza a Palazzo Chigi in cui Silvio Berlusconi, incalzato da Follini in conferenza stampa, aprì ad una consultazione democratica per la leadership nella Cdl, per poi precisare, a Porta a Porta, che il massimo che si poteva immaginare era una consultazione degli eletti. Insomma, per il leader centrista, chi oggi nel partito parla ancora di primarie ha, in un certo senso, la coda di paglia.
Dunque, allo stato delle cose, per Follini la linea politica dell'Udc non risponde più alla sua, ci sono idee e opinioni sostanzialmente diverse, che difficilmente potranno cambiare. Il segretario lo ha fatto capire stamani anche al Presidente della Camera: la situazione è complicata da gestire, meglio allora far passare il voto sulla legge elettorale, rinviando la Direzione per evitare che il dibattito interno incida su quello parlamentare e crei problemi su una questione che per il partito, secondo il segretario, ormai è "spasmodica". Venerdì, però, Follini cercherà un chiarimento sulla sua linea politica, chiedendo in sostanza se il partito è ancora con lui. E se così non fosse, a quel punto le dimissioni "sarebbero una conseguenza inevitabile, per coerenza". Ne avrà parlato anche con il Premier nella telefonata di oggi? Certo è che l'eventuale incontro tra i due si terrà dopo la Direzione, quando le cose saranno più chiare.
Il segretario non punta insomma a conte interne o a minacce, ma certo questa linea mette il partito in una condizione difficile. "Follini non lascia, questo è sicuro", osservava oggi un dirigente centrista. Una sicurezza motivata forse dal fatto che, in quel caso, "ci sarebbe un danno per il partito". Ai centristi serve una guida più coerente con la nuova linea politica, potrebbe ragionare Follini, ma certo la partita non sarebbe semplice. Chi potrebbe succedergli? Cosa dovrebbe fare Casini? Non a caso anche i centristi vicini al Presidente della Camera cercano di scongiurare questa eventualità,cercando un modo per evitare lo strappo.




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