Addio Che
Trentotto anni fa veniva ucciso Ernesto Guevara
nato in Argentina, di famiglia comunista, Ernesto Guevara, medico dei poveri, sarebbe divenuto capo guerrigliero durante la rivoluzione cubana. Una rivoluzione che permise al popolo dell’isola di liberarsi dal regime di Batista, paravento che copriva gli interessi della mafia israelo/americana. Divenuto ministro, “El Che” preferì abbandonare gli agi dell’isola per impegnarsi nel sogno di una rivoluzione popolare continentale latino/americana. Per questo sogno il Che si trovò presto in conflitto non solo con gli interessi classisti locali e con quelli imperialisti americani ma anche con la dottrina estera dei sovietici e con i partiti comunisti classici. Rimase sorpreso quando, poco prima di iniziare il suo tentativo insurrezionale si accorse che era più accetto da politici a lui del tutto opposti (come Francisco Franco in Spagna), da lui assai diversi (come Juan Peron, esule in Spagna), o parzialmente distanti (Boumedienne in Tunisia) che non dai leaders marxisti. L’otto ottobre del 1967, catturato per il tradimento di un “campesino” - che sembra sia stato dettato dallo stesso partito comunista boliviano - il Che, ferito a freddo al ventre, sarebbe morto a seguito di una straziante agonia. Di lui, al di là delle immondizie borghesi/occidentali del marchandising progressista, ci restano l’esempio e il credo: “trasporre i valori della guerriglia nella vita di tutti i giorni”.
g. adinolfi
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